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lavoro pubblicato domenica 29 giugno 2008
ultima lettura martedì 11 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Settima notte: Arigatò, Ren!

di fiordiloto. Letto 942 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ho scritto questo capitolo pensando. Non importa se le ferite del passato ci fanno soffrire. Chi ci ama c'è da sempre. E ci sarà sempre...

Settima notte

Arigatò, Ren!

Panico. Terrore. Raccapriccio!

Un brivido freddo mi attraversa il cuore. Ma come ho potuto non accorgermene?

"Kya", domanda Ren al mio fianco. "Cosa succede? Perché all'improvviso sei così terrorizzata?"

La sfumatura rosa ad Est si fa sempre più viva.

"Kya!"

"L'alba! L'alba sta arrivando!"

Ren segue il mio sguardo, fino a rendersi conto di cosa sta succedendo.

"Sei in pericolo?"

"Sì, se il Sole mi colpisce direttamente"

Non posso scappare. Eppure devo provarci, a spuntarla. Inizio a correre, ma Ren mi afferra per un braccio.

"Dove vai?"

"Devo trovare un rifugio, alla svelta!"

"Vieni a casa mia. E' vicina. A piedi sono cinque minuti"

Cinque minuti? Io non li ho, cinque minuti.

"Non basta, Ren. E' troppo tardi..."

A quel punto, il suo sguardo cambia. Diventa quello di un ragazzo deciso. Cinque secondi dopo, è tutto buio. Mi ritrovo in un'oscurità soffice e calda. Ren mi ha gettato addosso il suo impermeabile.

"Che diavolo...?!"

"Copriti con questo. Sta' tranquilla. Ti conduco io"

Ren...

"Tu mi hai salvato. Adesso ricambierò il favore"

Respiro affannato. Corsa forsennata. Mi affido a Ren come l'unico appiglio in un fiume in piena. Corriamo abbracciati. Nonostante la situazione, il mio cuore ora e più calmo. E non posso fare a meno di ricordare...

...che Ren c'è sempre stato.

Ero una bambina, quando l'incontrai. In quel primo giorno di scuola media. Mi era sembrato un ragazzo qualunque. Poi, durante l'ora di educazione fisica...

"Ragazzi, si gioca a pallavolo!"

Pallavolo? No! Perché?! Non voglio fare un'altra brutta figura!

"Professoressa, posso tenere i punti?"

Restai a bordo campo tutto il tempo. Con la cartellina segnapunti in una mano e il fischietto nell'altra. Guardavo quelle ragazze giocare, e mi sembravano così belle! Leggere nell'aria, e aggraziate. Di che cosa mi illudevo? Non sarei mai stata come loro. Inutile crearsi false speranze.

"Hey, non giochi?"

Lo stesso ragazzo. Capelli biondissimi e occhi da elfo.

"Oh...no, meglio di no"

"E perché mai? Non ti piace la pallavolo?"

"Sì, certo ma..."

"Allora forza! Una partita sola!"

"No, credimi. E' meglio così"

Fece spallucce. "Come vuoi. Hey, Lena, passa qui!"

Più tardi, al parco, non potei fare a meno di ripensare a quella mattina. Perché non posso essere come quelle ragazze, mi domandavo. Mentre loro erano cigni, io mi ero sempre sentita un pinguino. Tenero e buffo. Nel corpo di una bambina. Una bambina che non cresceva. Che non avrebbe mai potuto diventare una donna.

E poi lo rincontrai.

"Qui! Qui! Sono libero!"

Nel campetto da calcio alcuni ragazzi facevano rotolare un pallone. Avevano tutti più o meno la mia età, e stavano a torso nudo.

"Hei, attenzione!"

SBAM!

Caddi a terra. Prima che me ne rendessi conto, un rivolo di sangue cremisi mi usciva dal naso, e qualcuno correva verso di me.

"Accidenti! Che pallonata!"

Capelli biondi legati. Occhi da elfo. Il ragazzo di oggi. Merda, che figura!

"N-no", balbettai, tentando di arginare l'emorragia con un pezzetto di carta. "Va tutto bene, davvero..."
"Mi dispiace. Avevo il sole in fronte. Non volevo colpirti. Eh? Ma tu sei la ragazzina che ho conosciuto oggi! Aspetta...Ecco tieni"

Mi porse un fazzoletto.

"Oh, grazie!"

"Stai bene davvero?"
"Sì, sì", assicurai. "E' solo una pallonata"
"Menomale!"

Dal campo, qualcuno chiamò.

"Ren, che fai non rientri?"

"No! Giocate voi! Io accompagno questa ragazza"

Che? Voleva accompagnarmi? "No, non è necessario che tu..."

"Non preoccuparti. Ti riaccompagno a casa volentieri. E poi, meglio assicurarsi che tu non ti capiti altro o che tu non svenga durante il tragitto, no?"

Sorrise, un sorriso bello e cordiale.

"Non credo che sverrò per un po' di sangue", dissi.

"Hai ragione, ma non si sa mai. A proposito, io sono Ren"

"E io Kya"

"Kya...E' dolce! Molto piacere di conoscerti!"

Ci ritrovammo in classe il giorno dopo. Il mio naso era completamente guarito, ma non l'avevo ancora ringraziato per avermi riaccompagnata fino a casa.

"Devo rimediare", gli dissi. "Perciò, grazie. Anzi...Arigatò!"

"Ari...gatò? Oh, ma è giapponese! Parli giapponese!?"

"Solo qualche parola. Non mi dirai che ti piace?"

"Vuoi scherzare? Ho tutti manga possibili e immaginabili a casa e..."

Da quel giorno, mi riaccompagnò spesso a casa. Parlavamo di tutto. Con lui era facile. Forse per il suo carattere espansivo. O forse, semplicemente perché avevamo parecchio in comune. E' così che è cominciata. Con un grazie. Per tutte le cose avvenire.

Grazie. Anzi, arigatò!

Rumore di chiavi. Ren mi tiene sempre stretta nel suo impermeabile, ma ora ci siamo fermati. Lentamente, sento scattare una serratura, e poi girare una manovella. Procediamo, e la porta si chiude alle nostre spalle.

Non è possibile! Questi odori...queste sensazioni...così familiari!

"Siamo a casa tua?", domando.

"Sì. Siamo arrivati", dice, continuando a tenermi stretta.

"Puoi lasciarmi andare, adesso"

"Come?"

"Lasciami"

"Oh, sì. Scusa"

Mi levo di dosso l'impermeabile, e osservo il suo viso nella penombra.

"Ora starai bene?", domanda.

"Sì, finché c'è oscurità. Però..."

"Che c'è che non va?"

"Non posso uscire"

"Non importa. Puoi restare qui quanto ti pare. Anche fino a sera"

"Dovrai chiudere tutte le serrande", dico. "Sicuro che non ti crea problemi?"

"Niente affatto. E poi, non puoi andare più da nessuna parte, o sbaglio?"

Una luce dorata penetra dalle tende. Un raggio di sole si rifrange sul lampadario di vetro.

"Hai ragione. Sono bloccata"

"Non va così male. Mettiti comoda. Come se fossi a casa tua"

"Ren io..."

Si ferma sulla porta della cucina. "Mi hai aiutato. E io ora aiuto te. Perché così fanno gli amici"

"Arigatò, Ren"

"Siediti dove vuoi", dice, sorridendo. "Preparo del caffè"

Non l'avrei mai detto. Che mi sarei trovata di nuovo qui. A casa di Ren, sul suo divano. Con una tazza di caffè in mano e lui seduto accanto a me.

"Allora", dico. "Quali sono le tue sensazioni?"

"Riguardo a cosa?"

"A ciò che è successo prima. Non sembri...Ecco... sconvolto"

"Forse perché non lo sono"

"Ma mi hai vista uccidere quel mostro!"

"Appunto", dice. "Era un mostro. E poi, guardavo te"

"E...?"

"E non avevo paura. Un momento prima che arrivassi, credevo che la mia vita sarebbe finita. Poi sei comparsa, e ai mandato via quel vampiro inquietante. Ho capito di essere in salvo"

Se il cuore può esplodere di gioia e di sollievo, allora è quello che sento.

"Sono felice che la pensi così. Io...volevo solo evitare che ti facesse del male"

"E tu? Potresti farmi del male?"

"No! Per niente al mondo! Possibile che ancora tu non l'abbia capito?"

"Scusami", sospira. "E solo che, tu che diventi un vampiro...Credevo di conoscerti, invece..."

"Mi conosci meglio di chiunque", dico. "In fondo, è stato Ren che mi ha aiutata durante quel primo giorno di scuola, no? Ed è stato sempre Ren a convincermi a non mollare, nonostante il mio corpo fragile. Perché tu mi hai vista. Hai sempre capito come mi sentivo. E poi, anche quando papà è morto, tu..."

La voce mi si spezza in un singhiozzo.

"Io ci sono sempre, Kya. Perdonami se ti ho fatto pensare il contrario"

"Volevo solo stare meglio", spiego. "Non intendevo far soffrire nessuno"

"Va bene così. Se tu stai bene, allora è ok"

La sua voce è come una ninnananna. I contorni diventano sfocati. Tutto si fa distante.

"Kya, tutto ok?"
"E' giorno, anche se non sembra. Ho sonno. Non riuscirò a star sveglia ancora per molto"

"Allora sdraiati", dice. "Puoi dormire finchè vuoi"

Lentamente, mi fa stendere sul divano.

"Come quando eravamo ragazzini", dico.

A quel punto, mi abbraccia. E posa la testa sul mio petto.

"Ren...!?"

"Quando eravamo ragazzini, Kya-chan mi stringeva sempre così tutte le volte che avevo paura"

"Adesso hai paura?"

"Non lo so...Forse, l'esperienza di poco fa mi ha sconvolto, dopotutto. Per favore, lasciami stare un po' così..."

D'accordo, mi dico. Non mi muoverò. Non farò nulla.

"Che cosa c'è che non va, Ren? Non si tratta solo del vampiro di poco fa, vero?"

"Non importa se appartieni ad Andrew", dice, stringendomi di più. "Non so cosa succederà, d'ora in avanti. So solo che, quando ti sveglierai, voglio essere al tuo fianco. E continuare a starti vicino"

Che strana sensazione...

Solo qualche sera fa, mi ha scagliato addosso parole dure come la pietra. Però mi ha salvata dal Sole. E ora è qui fra le mie braccia. E' tornato quello di sempre. Forse, non ho il diritto di appoggiarmi a lui come facevo in passato. Eppure, adesso, non desiderò altro.

Non vorrei essere da nessun'altra parte.

To be continued...



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