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lavoro pubblicato sabato 28 giugno 2008
ultima lettura mercoledì 25 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mors omnia solvit

di valentinaromeo. Letto 1193 volte. Dallo scaffale Generico

Era una di quelle sere d'estate terribilmente afose che ti lasciavano senza fiato senza possibilità di respirare come se dovessi annegare nel ...

Era una di quelle sere d'estate terribilmente afose che ti lasciavano senza fiato senza possibilità di respirare come se dovessi annegare nel più tortuoso mare in tempesta. Il vento caldo soffiava dolcemente sulla mia pelle pallidissima. La luna era splendida e impassibile davanti i miei occhi.

Camminavo con le mani in tasca, gironzolando senza una meta.

Regnava il silenzio più totale.

Ed è proprio per questo che cominciarono a vagare come anime erranti pensieri strani, pensieri tristi che potevano trovare la più completa dissoluzione nel bere. Avevo giurato a me stessa che quella sera non mi sarei "dissetata" neanche con un bicchiere di alcool per disperazione o per noia.

Ma non era solo l'aria ad essere terribilmente insopportabile e a indurmi a bere...La mia testa, desiderosa di un po' di pace, desiderosa di spegnersi e non pensare più mi incitava.

Solito locale, solito bicchiere di vodka liscio o di rum...Tutto nell'oscura notte di Venezia che illuminava gli animi degli amanti, che portava sconforto a povere entità come me...La dovevo smettere di sentirmi sempre e comunque profondamente depressa e stare lì davanti a quel barman che mi osservava con quegli occhi neri e mi vedeva disperata e bisognosa d'aiuto. Ma non era così semplice. La voglia di riuscire in qualcosa la possedevo. Era mia da tempo ma non ce la facevo...Avevo bisogno di uno stimolo.

Stranamente quella sera non bevvi i miei soliti 17 bicchierini di vodka, anzi corsi a casa a cambiarmi. Mi misi una canottierina bianca e dei jeans. Stranamente presi il mio violino. Non so perchè, non so cosa mi diceva quello schifo di testa che possedevo, ma lo presi. Mi inoltrai allora nelle oscure vie veneziane. Arrivai di fronte al Ponte dei Sospiri e cominciai a suonare il violino. Era dannatamente scordato e non intonato. Lo accordai. Presi l'arco. Lo suonai improvvisando una dolcissima melodia che richiamava i miei stati d'animo e gli occhi verdissimi di mia madre. Era una melodia che mi cantava da piccolina. Una lacrima scese dai miei occhi di color miele.

Stanca. Di tutto, di vivere.

Osservai ben intenzionata il fiume al di sotto di me....Pensieri di suicidio, pensieri infinitamente invitanti mi stavano portando a fare il più grosso sbaglio della mia vita. Suonai un'altra melodia "Sola, perduta e abbandonata" tratta dalla Manon Lescaut, un'opera lirica di Giacomo Puccini. Mi sentii profondamente male. Male al cuore...Smisi di suonare. Neanche come musicista ero tagliata....Neanche...Che senso aveva vivere se non avevo un obbiettivo da raggiungere?

Mi misi in piedi sopra la ringhiera...Tenni stretto al petto il mio violino...Chiusi gli occhi... Sospirai l'ultima volta davanti al Ponte dei Sospiri come narra la leggenda. I prigionieri traevano un respiro l'ultima volta, davanti a quel ponte, prima di essere giustiziati e non rivedere mai più la luce del sole...

Si,Prigioniera. Ero prigioniera anche io ma della depressione, dell'inerzia, di quella testa che non volevo con me...

Mi buttai...

E tutto sparì nelle profondità di quel fiume...Compagno dei miei dolori, unica gioia che possedevo, unico strumento per porre fine alle mie sofferenze....



Commenti

pubblicato il 28/06/2008 13.13.04
MichaelJ, ha scritto: poco interessante la vita di un suicida...mai, però probabile che qualcuno parli di aver ritrovato significato alla propria esistenza.
pubblicato il 29/06/2008 19.33.40
SUPERMANlio, ha scritto: io penso che vale abbia davvero emozionato cn questo brano..la vita di un suicida è importante tanto quale quella di un'anziana che passa i pomerig. seduta in poltrona,di un muratore... nessuna vita è poco interessante..tutte,cn avventure, esperienze diverse sanno emozionare.
pubblicato il 29/06/2008 19.33.57
SUPERMANlio, ha scritto: io penso che vale abbia davvero emozionato cn questo brano..la vita di un suicida è importante tanto quale quella di un'anziana che passa i pomerig. seduta in poltrona,di un muratore... nessuna vita è poco interessante..tutte,cn avventure, esperienze diverse sanno emozionare.
pubblicato il 30/06/2008 1.03.22
MichaelJ, ha scritto: il suicida è un inconcludente...non lo metterei a raffronto con un buon lavoratore o una anziana, che comunque, ha dato agli altri un contributo in gioventù..quando aveva la tempra per il lavoro. Se vuoi idealizzare il suicida...fallo pure...ma non ha nulla da insegnare, questo "malato".
pubblicato il 30/06/2008 20.46.42
SUPERMANlio, ha scritto: tutti abbiamo da insegnare ed imparare... il suicida è colui che purtroppo lotta ma alla fine nn ce la fà...nn c riesce..che purtroppo anche volendo nn può continuare perchè ormai la pazzia l'ha rapito.... è una persona da aiutare nn da etichettare cm fai te

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