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lavoro pubblicato sabato 28 giugno 2008
ultima lettura martedì 13 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il nuovo comandamento

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 1354 volte. Dallo scaffale Fiabe

Era notte ed egli era solo al freddo su di una fredda croce di legno. Con soltanto una stretta cerchia di adepti attorno a sé. E vide le tenebre liberarsi dalle catene del giorno e il dolore levarsi dal suo letto di spine. E quando le stanche...

Era notte ed egli era solo al freddo su di una fredda croce di legno. Con soltanto una stretta cerchia di adepti attorno a sé.

E vide le tenebre liberarsi dalle catene del giorno e il dolore levarsi dal suo letto di spine. E quando le stanche mani del sonno mortale sfiorarono il suo corpo, egli udì il pianto dei pochi seguaci come un’offesa al silenzio.

Ed egli li fissò dolcemente, li accarezzò con lo sguardo e disse loro: “Perché piangete miei diletti?”

E i discepoli si voltarono levando gli occhi sul solo maestro, e Pietro, fra di loro il più caro, rispose e disse:

“Per te! Perché il bene è stato la tua vita e col bene hai ricambiato il male, e con il perdono ogni sopruso, perché le bontà nascoste tu le hai cercate e i peccati in mostra li hai ignorati. Chi ti ha ferito se ne andò via sfamato e colui che venne da te senza acqua andò via senza sete. I tuoi nemici da imboscate salvasti e con parole di pace hai combattuto ogni guerra. Hai mostrato al sole la tua lealtà e alla luna ogni clemenza”.

E il maestro rispose e disse:

“In fede mia tu dici il vero: così ho fatto!”

E di nuovo il discepolo prese parola e disse:

“La tua vita è stata specchiata e scevra di male. Hai mostrato benevolenza agli ignavi ed hai portato soccorso agli indegni, e il tuo agire ti ha cagionato tormento e di ha arrecato dolore. Il tuo amore per l’uomo è stato il sangue di Satana e l’inferno di Dio e poiché insegnasti la vita oggi impari la morte. Hai prostrato te stesso dinanzi le offese e desti la pace a chi ti offrì il suo supplizio; da anguste dimore risvegliasti i defunti e da tutti i luoghi del mondo ogni virtù gridava il tuo nome: come potremmo non piangerti?”

E il redentore rispose e disse:

“In fede mia tu dici il vero: così ho fatto!”

E una terza volta il discepolo parlò, e disse:

“Amore e giustizia hanno guidato i tuoi passi. Anche le promesse non fatte le hai mantenute e chi ti ha odiato hai difeso, la mano che ti colpì risanasti e ai tuoi persecutori desti rifugio. Hai lodato lo spirito che dura e non la carne che muore e nella palude dei sensi non mettesti mai un piede, più di te stesso il prossimo è amato e con unguenti preziosi ne lavasti le carni. Ai ciechi ridonasti la luce e ai prigionieri del buio rendesti la vista. Negli arazzi del pensiero erano ricamate sacre e virtuose intenzioni e con esse hai nutrito i tuoi giorni, e dal letto della virtù ti sei levato al suono dei flauti, e a chi ti chiese la vita oggi doni la morte: come potremmo non piangerti!”

E di nuovo il redentore rispose, e disse:

“In fede mia tu dici il vero: così è stato!”

E il discepolo chiuse gli oggi, baciò il maestro e pianse.

“Certo amara deve essere stata la tua vita, amara oltre ogni dire, amara come fiele, amara come polvere d’elleboro e disseminata di spine: nessuno potrebbe imitarti! La stessa follia non rinasce due volte, ma tu lo rifaresti in fede mia posso giurare che lo rifaresti”.

E il redentore gridò:

“Non puoi, non lo puoi giurare!”

E il discepolo chiese:

“Perché, perché non posso giurarlo?”

“Perché non lo rifarei” egli rispose.

E allora i discepoli tutti, sorpresi e non meno stupiti, chiesero al maestro:

“Perché non lo rifaresti, per quale ragione?”

“Perché oggi” disse il redentore “Una nuova verità mi ha baciato in volto e mi ha svelato il mistero”.

Un cupo silenzio scese sul campo di croci.

E dopo una pausa un discepolo riprese coraggio e mordendo il silenzio che ne era disceso domandò al maestro:

“Qual è dunque il mistero?”

“L’illusione!” gridò il maestro “Io mi sono illuso di amarvi ma sono soltanto riuscito a viziarvi. Ora, solo ora so. Ora so che vuol dire amare il prossimo senza conoscersi”

“Che… che vuol dire?” balbettò intimidito il discepolo.

Il maestro compitò lentamente:

“Amare il prossimo senza conoscersi vuol dire odiare se stessi, ed è per questo che prima di andarmene voglio lasciarvi un nuovo comandamento…”

I discepoli guardarono inquieti interrogando con gli occhi e il redentore disse loro:

“Amate pure il prossimo come voi stessi, ma prima di tutto imparate ad amare voi stessi!”

E vi fu silenzio nel campo di croci.



Commenti

pubblicato il 28/06/2008 1.57.18
Lineabianca, ha scritto: davvero... maestosa... leggendola, mi è sembrato quasi di udire la voce tonante del maestro... Bella!
pubblicato il 28/06/2008 17.21.55
Lineabianca, ha scritto: non ho intenzione di prolungare ad oltranza la narrazione, ti confesso. Ho paura che ad un certo punto possa scadere nel ridicolo, oppure possa io incorrere in una seconda fase di sterilità fantastica. Quello che è certo è che ho intenzione di spezzare il romanzo in due, forse tre momenti differenti. Mi piacerebbe dare vita ad una trilogia fantastica =) Ovviamente ci sono cose che non vanno nel mio racconto. Leggendolo, ho notato delle piccole inadeguatezze, che spero di poter risolvere nie prossimi capitoli. Già il nono offre delle risposte a molti di questi interrogativi irrisolti che ho proposto.Tutto ciò per arrivare a dirti che quando avrò completato A man with beatifull eyes, ti contatterò in modod che tu possa leggere la prima parte nella sua interezza, possa farti un'idea globale e quindi consigliarmi, commentarmi, criticarmi. Tu ringrazio comunque per aver letto il primo capitolo. ciao!
pubblicato il 19/09/2008 16.16.39
Sardina, ha scritto: chi si ama ha già fatto passi da gigante per donare un pò dell'amore che possiede anche agli altri che gli stanno intorno... bell'insegnamento.

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