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lavoro pubblicato lunedì 23 giugno 2008
ultima lettura mercoledì 28 ottobre 2020

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Il Suicidio di Giuda

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 1498 volte. Dallo scaffale Epistole

  Era l'anno della crocifissione di Cristo, la notte degli orrori, e Giuseppe D'Arimatea scendeva dal Golgota, il luogo del delitto, piangendo lagrime e sangue. Tutti i discepoli piangevano la scomparsa del Rabbi e come loro piangevano le donne e ...

Era l'anno della crocifissione di Cristo, la notte degli orrori, e Giuseppe D'Arimatea scendeva dal Golgota, il luogo del delitto, piangendo lagrime e sangue. Tutti i discepoli piangevano la scomparsa del Rabbi e come loro piangevano le donne e i bambini, e tutti avevano in testa un nome soltanto: Giuda! "Se soltanto Giuda non l'avesse tradito" si dicevan l'un l'altro, "se soltanto il Figlio dell'Uomo fosse stato più accorto...ah traditore, farebbe bene ad impiccarsi" ed eran voci sì ricorrenti da acquistare un autorità tale per cui ancor oggi si pensa che l'Iscariota si fosse per certo impiccato; o almeno questo credevano e in questo speravano.

Anche Giuseppe D'Arimatea in fondo, pur non volendolo ammettere, aveva in testa quel nome, ma poiché diversamente dagli altri volle astenersi dal pronunciarlo, ad egli, tenuto presso tutti già in conto di Santo, fu concesso incontrarlo....

L'uomo, addoloratissimo per la morte dell'adorato maestro dal quale tanto aveva imparato, scendeva dal luogo del teschio con fare distrutto, puntando verso la sua miserrima casa quando, ancor pregando per la sorte del morto, vide vicino ad un albero, come un'ombra sinistra.

Giunto nei pressi dell'albero stesso, mentre ancora glorificava il maestro, si vide di fronte l'Iscariota in persona. Era questi con una corda in mano e nell'atto di avvolgerla attorno ad un ramo dell'albero presso il quale sostava e dava tutta l'impressione, come nella volontà popolare s'iniziava a sperare, di volersi impiccare per pagare con la vita il rimorso insopportabile d'aver tradito il migliore degli uomini.

Giuseppe lo vide, e in un primo tempo sperò, egoisticamente forse, che quell'uomo pagasse per l'esecrabilità del suo crimine e del gesto suo folle, ma poi pensando alla bontà del Maestro e alle leggi da questi lasciate, dal profondo del cuore, seppe che doveva provarne pietà.

"Fermo!" disse volgendosi all'uomo "il peccato è ormai stato commesso, non serve che tu te ne penta adesso: non avrebbe più senso! La tua vita, Giuda, è un bene prezioso, se tu vi rinunciassi adesso faresti un ulteriore torto a quel povero agnello che tanto v'ha dato... Io che ne ho raccolto il sangue lo so meglio di chiunque altro... "

Al che l'altro si voltò e disse: "Ma io non ho alcuna intenzione di uccidermi!"

Giuseppe rimase come stordito e interdetto, poi dopo un attimo di perplessità "Come..." disse "non prova il tuo cuore rabbia e rimorso per ciò che ti ha consigliato di fare?"

"Questo accadrebbe, forse, se io un cuore ancor l'avessi, ma vedi, quando il Figlio dell'Uomo venne fra noi e mi fece suo apostolo me ne privò: lo prese, lo rapì e lo portò via con sé, altrimenti in che modo avrei potuto dar compimento a quanto era scritto? Che rimorso dovrei soffrire ora se per soffrire non m'è rimasto alcun cuore?... E ora và...và e cerca quel cuore che è sepolto sotto una croce insieme con quell'uomo nel silenzio del Golgota dove tutto è compiuto! Io qui devo pensare ai miei alberi, e occuparmene, e curarli affinché possano dare buoni frutti per me e la mia discendenza..."

Giuseppe non capì mai cosa Giuda volesse dire, ma sentiva che un'amara verità si celava dietro quelle parole ed intuì che non avrebbe dovuto parlar con nessuno di quanto gli era accaduto e che sarebbe stato più conveniente lasciar credere a tutti, come essi stessi volevano, al pentimento e al suicidio del più stolto degli uomini, come se realmente dovesse espiarne la colpa e difatti ancor oggi in ogni luogo del mondo tutti ricordano il suicidio di Giuda!



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