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lavoro pubblicato lunedì 23 giugno 2008
ultima lettura lunedì 26 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

diario di un trentenne sfigato parte dodicesima

di carlo72. Letto 1670 volte. Dallo scaffale Umoristici

Come dice Rita, la vita non è fatta di solo lavoro e così stasera mi sono visto con Corrado, il mio caro amico culturista. Pensavo sarebbe stata un'uscita leggera e piacevole, perché il più delle volte con Corrado va a finir...

Come dice Rita, la vita non è fatta di solo lavoro e così stasera mi sono visto con Corrado, il mio caro amico culturista. Pensavo sarebbe stata un'uscita leggera e piacevole, perché il più delle volte con Corrado va a finire così. Stasera però non era proprio aria. L'ho capito subito, appena sono entrato nella sua BMW con la quale facciamo sempre una bella figura ogni volta che andiamo a qualche festa di quelle in. Corrado aveva una faccia che solo a guardarlo capivi che era molto, ma molto depresso. E quando Corrado è depresso - in media gli capita tre o quattro volte al mese - sono cazzi amari per chi gli sta attorno. Perché non parla. Poco male, si direbbe. In effetti se uno sta giù ma non ha voglia di parlartene, ha tutto il diritto di farlo e a te che te ne frega. Ma Corrado è il tipo che quando è giù non fa nulla per nasconderlo e te lo fa pesare sino all'inverosimile. Ogni cosa che gli proponi gli va storta e, ogni tre parole che dice, trova il modo di infilarci un <che palle>. Allora ti senti in dovere di chiedergli che ha. Ma lui, no. Non gli va affatto bene che tu glielo chieda una sola volta, devi almeno insistere 4 o 5 volte e subirti il suo sfogo per il fatto che lo stai stressando. Alla fine, dopo una ventina di <che palle> e due bicchierini di rum e pera o di wiskye, forse capitola e inizia a mugugnare qualcosina. Stasera era proprio una di quelle serate. Così, invece di andare al Gioia discoristo come avevamo preventivato al telefono, ho optato - mi correggo - l'ho costretto ad andare al più tranquillo Drum a San Giovanni. Lì almeno, fra una bevuta e l'altra, avremmo avuto modo di parlare un po'. Tanto andare al Gioia in queste condizioni sarebbe stato un suicidio. Già mi immaginavo la scena, io che ballavo in mezzo alla folla e cercavo di puntare qualcuna, lui appoggiato su qualche colonna con in mano il solito bicchiere di Caipirigna e con sulla faccia stampato un eterno sbadiglio. No, non ce la potevo fare. E ho fatto bene. Dopo che gli ho fatto bere un Glen Grant secco, infatti, Corrado si è sciolto e mi ha raccontato che è in crisi con Francesca, la sua ragazza storica. Sono rimasto senza fiato. Il fatto che lui fosse in crisi non mi colpiva più di tanto. Lui è sempre in crisi:quando non è il lavoro è Francesca, quando non è Francesca è il padre, quando non è nemmeno il padre è in crisi e basta. Stavolta però la crisi ce l'ha per un motivo reale. Francesca, di punto in bianco, pare decisa a lasciarlo.

Noi tutti del gruppo sapevamo che prima o poi sarebbe successo. E ci credo. Fra' è un pezzo di ragazza che, solo a vederla, ti fa girare la testa tre volte. Era inevitabile che un giorno si rendesse conto che, se vuole, può avere il mondo ai suoi piedi e si stancasse di Corrado. Lui infatti si comporta in un modo che, già a me, qualche volta dà fastidio. Figuriamoci a chi deve viverci accanto. Diciamo che non è propriamente la simpatia fatta persona. Ad esempio, se una sera si va tutti insieme in un locale e c'è da fare la fila per entrare - a Roma devi fare la fila per entrare in ogni locale che si rispetti -, Corrado è capace di mettersi a smadonnare davanti a tutti e di prendere Francesca per mano ed andarsene. Oppure, se gli proponi invece che la solita trattoria romana, un locale alternativo, anche in questo caso non c'è santo che tiene: lui ti deve smadonnare davanti perché non gli va. Ma dove ha sempre toccato l'apice è con Francesca. Io non ho dubbi che lui la ami veramente. Però non riesce a trattarla come una persona con un cervello pensante. È più forte di lui. Senza contare che ultimamente, ogni volta che litigavano, Corrado aveva escogitato un'arma diabolica per farla sentire in colpa <<dimmelo che tanto mi vuoi lasciare, su forza, abbi almeno il coraggio. Tanto voi donne tutte uguali siete, mi prendete, mi usate e poi mi mandate affà ‘nculo>>. La poveretta nel giro di un anno se la sarà sentita ripetere almeno un centinaio di volte questa simpatica frase. Normale che deve esserle entrata in testa.

Ovviamente tutte queste osservazioni mi sono ben guardato dal dirgliele a Corrado. Stasera aveva solo bisogno di uno che lo stesse ad ascoltare e così ho fatto. Altrimenti gli amici che esistono a fare? Per non farlo sentire solo gli ho pure fatto compagnia mentre si scolava tre bicchieri - dico tre -del buon vecchio jack. Dio non voglio più bere wiskie per i prossimi vent'anni . Alla fine lui s'è calmato, o almeno credevo, ma io ero a pezzi. Mi si poteva raccogliere con un cucchiaino. Intanto si era fatto tardi e così faccio per alzarmi quando lui sbotta in un pianto a dirotto e appoggia la sua testa sulla mia spalla. Doveva essere molto ubriaco per fare una cosa del genere. Non sapevo che fare e d'istinto gli accarezzo i capelli con la mano. Come si fa con qualcuno di cui ti vuoi prendere cura. Mentre faccio questo noto tre ragazze che ci osservano. Una in particolare era una bomba e mi guardava fissa negli occhi con uno sguardo allegro da esperta furbetta. Ho pensato che il mio atteggiamento di protezione nei confronti di Corrado doveva essere molto virile e che doveva aver fatto colpo su di lei. Si sa, alle donne piace sentirsi protette. Non che ne abbiano tutto questo bisogno, ma a loro piace. Lei mi sorride, io le sorrido, le lancio un'occhiata profonda ed insisto nell'accarezzare ancora di più la testa del mio amico. Vai che stavolta ho fatto colpo, ho pensato. E...incredibile a dirsi, quella si alza e si avvicina a me. Non potevo crederci, d'un colpo ero sulla luna quando mi dice<<siete proprio carini insieme. Come vorrei avere io un compagno così avvolgente>>. Gelo. Non sapevo che dire. Cioè, avrei voluto dirle che si stava sbagliando ma avevo bevuto troppo e non sono riuscito a far uscire una fottuta parola dalla mia fottuta bocca. Sono rimasto fisso come un manichino. Che figura. Questa mi mancava da aggiungere al mio repertorio di malintesi. La bimba ci aveva scambiati per due gay in vena di effusioni amorose in pubblico. Era decisamente troppo. Ho trascinato Corrado in macchina, l'ho portato a casa mia e, siccome era troppo andato per poter guidare fino a casa sua, l'ho infilato a dormire con me nel mio letto. Tanto, ormai, siamo fidanzati secondo quella cretina. Ma il bello doveva ancora venire perché Corrado, non so se suggestionato da quello che ci era stato detto o perché ubriaco, durante tutta la notte ha cercato di abbracciarmi e stringermi a lui. Io mi sono preoccupato finché non mi ha sussurrato in un orecchio <<Francesca, ti amo>> e allora ho capito che stava sognando di dormire con la sua quasi ex - ragazza e mi sono tranquillizzato. Ma non ho chiuso occhio lo stesso. Ero troppo occupato a divincolarmi da quegli abbracci avvolgenti. Non bastavano i vicini del piano di sopra a rovinarmi le nottate. Pure Corrado ci si doveva mettere.



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