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lavoro pubblicato lunedì 9 giugno 2008
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Seconda notte: Andrew

di fiordiloto. Letto 961 volte. Dallo scaffale Fantasia

Secondo capitolo della saga. Un nuovo personaggio fa il suo ingresso nella storia. Chi sarà? Leggere per scoprire. Spero vi piaccia!

Seconda Notte

Andrew

"No, fratellino! Te l'ho ripetuto mille volte! Qui devi usare il congiuntivo!"

"Kya-chan, non arrabbiarti!"

"Non sono arrabbiata. Abbiamo fatto questo esercizio almeno venti volte, Aki!"

Sbuffa, e lascia cadere la penna sul tavolo. "Perché non usi i tuoi poteri da vampiro e mi risolvi tutti i compiti?"

Gli do un buffetto alla base del collo. "Zitto testa quadra! Ci sono le amiche di mamma di là! Vuoi che scoprano il mio segreto?"

"Ops...scusa"

Lo guardo. Mi fa gli occhi dolci, il piccolo farabutto.

"Sei incredibile! Non si può restare in collera con te! Dai, facciamo una pausa!"

"Dove vai?"

"Torno subito"

E' incredibile. A volte penso che dovrei proprio imparare a perdere le staffe, con il mio fratellino. Ma non ci riesco. Ogni volta che lo guardo, mi viene il cuore di burro. Entro in camera, per prendere degli appunti, e avverto qualcosa di strano. Come un presentimento familiare.

Un foglietto. C'è un foglietto sul materasso. Ma chi l'avrà lasciato? Lo prendo e leggo. E' scritto con un'ortografia molto semplice e chiara.

Stanotte, quando sarai in pausa

Ti aspetto alle panchine del giardino.

Non c'è firma. Ma so chi è. Andrew usa spesso questi stratagemmi. Un brivido di eccitazione mi percorre la schiena. Stanotte lo vedrò. Il vampiro che mi ha creata.

Due di notte. Come al solito, esco a prendermi una boccata d'aria. L'aria della notte è leggera, e ho sentito dire che ad ogni ora cambia profumo. A Karol le ali sono piaciute. Le ho fatte di plastica trasparente, perché potessero cambiare disegno ogni volta che si spostava, ma oggi non ha potuto usarle, perché è stata male. Le ustioni non la lasciavano in pace. Le sono stata vicina, non ho quasi fatto altro. Ho finto di essermi dimenticata della promessa, e poi le ho tirate fuori. Nonostante il dolore, è riuscita a sorridere.

C'è uno spiazzo con delle panchine, poco distante. Mi dirigo in quella direzione. Un vento fresco spazza il giardino e una nuvola nasconde la Luna. Rabbrividisco all'improvviso, come se mi avessero fatto scivolare del ghiaccio lungo la schiena.

"Serata fresca, non trovi?"

Mi volto, il cuore in tumulto.

Accanto a me, Andrew sorride. La luce lunare fa risaltare la sua figura in un bagliore argentato. Il fisico compatto, i capelli neri legati in una coda, lo sguardo profondo sembrano avere una loro luce interiore. Mi dimentico sempre quanto sia bello. Ogni volta che lo vedo è un piacevolissimo shock.

"Mi hai spaventata!"

"Le mie scuse, milady"

Il cuore mi batte all'impazzata. Succede sempre così. Andrew ha più di cinquecento anni, è un vampiro potentissimo, ed è il mio creatore. Perciò, a conti fatti, è normale che mi faccia quest'effetto.

"Sei perdonato. Ma solo perché sono maledettamente felice di vederti"

"Anche io", sussurra abbracciandomi. "Anche io"

Una mano mi cinge la vita, l'altra raggiunge il colletto della mia uniforme, e slaccia il primo bottone. Un attimo di esitazione, poi capisco cosa vuole fare. Ci sono molti gesti rituali fra i vampiri. Il mio preferito in assoluto è il Saluto. Il vampiro più giovane espone il collo in segno di rispetto. Il vampiro anziano deve ripagare la fiducia dimostrando il suo affetto. Reclino il capo, liberando il lato sinistro del collo. Quello del cuore. Le labbra di Andrew mi sfiorano. Sento il suo respiro sulla pelle. E' un contatto gentile, ma la sua stretta è mozzafiato. Potrebbe uccidermi, se fossi ancora umana.

"Mi sei mancata!"

"Andrew...va tutto bene?"

"Certo! Non avere quell'aria preoccupata. Mi rattrista un po'"

"O...Ok! Se dici che è tutto a posto...."

"Camminiamo, ti va?"

"Mi va eccome!"

Passeggiamo fianco a fianco lungo il vialetto. Andrew mi passa un braccio intorno alla vita.

"Accidenti", sorride. "Mi dimentico sempre quanto sei minuta"

"Non preoccuparti. Adesso ho un destro che può stendere qualunque bruto!"

"E' uno dei vantaggi dell'essere vampiro. Come stanno i tuoi piccoli pazienti?"

Ci penso su. "Tutti in dimissione. A parte...". A parte Karol, mi dico. Quella piccolina soffre ancora tanto.

"La piccola con ustioni di terzo grado non sta ancora migliorando?"

"No", sospiro, "per nulla. Ho provato di tutto per farla star meglio, ma..."

"Non scoraggiarti. Ricorda che non solo sei un'infermiera, ma anche un vampiro. E ti svelerò un segreto che forse ti sarà utile...Alcuni di noi hanno la capacità di combattere il dolore con la semplice imposizione delle mani"

"Pensi che io possa farlo...cioè...combattere il dolore?"

"Non sono sicuro che tu abbia questa capacità, ma tentare non costa nulla, ti pare?"

"Ma tu hai detto più volte che noi non abbiamo poteri curativi!"

"Infatti non si possono curare le ferite, solo ridurre il male"

"Sarebbe stupendo se riuscissi a dare a Karol un po' di sollievo"

"Allora provaci. Sei tu quella che non si arrende mai, no?"

Gli sollevo il viso per guardarlo negli occhi. Quegli splendidi occhi neri, screziati di blu. Eppure, quando lo incontrai, era un vampiro ferito...Il mio orologio suona, segnando le due e un quarto.
"Accidenti! E' già così tardi?", domanda.

"A quanto pare..."

"Sono molto crudeli a rubarti così tanto tempo"

"Smettila", dico. "Ne abbiamo già discusso"

"Oh...A proposito! Dopo domani notte"

"Cosa succede?"

"Il Barone, vuole conoscerti"

Sussulto. Il Barone. Il capo dei capi. Il vampiro più antico di tutta Torino.

"Cosa? E come mai proprio dopodomani?"

"Non lo so. In ogni caso, lui è il capo. E le sue decisioni non si discutono"

"A essere sincera, ho un po' paura ad incontrarlo. Voglio dire, un vampiro millenario..."

"Non ti accadrà nulla, Kya. Lui è quello che ha istituito il Codice. Si deve a lui la nostra convivenza pacifica con gli umani. E' molto potente, è vero, però ha un grande rispetto per la vita. Non devi averne paura"

"D'accordo", dico, stringendomi a lui. "Se tu sarai con me, so che non ci sarà nulla di pericoloso"

Le sue braccia si chiudono intorno a me, come un'armatura.

"Devo tornare a lavoro, Andrew...", dico dispiaciuta.

"Allora vai, infermierina"

Sospira. Mi da un bacio. E mi lascia andare. Mi allontano, con sempre maggiore decisione. Finisce sempre così. Stare insieme è come un sogno, che termina in una fitta mozzafiato al momento di svegliarsi. Prima di rientrare mi volto. Lo cerco con lo sguardo. Ma c'è solo più oscurità, e il silenzio della notte immota.

To be continued...



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