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lavoro pubblicato venerdì 30 maggio 2008
ultima lettura martedì 21 novembre 2017

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Suggestioni di Budapest

di francesca mazzucato. Letto 1705 volte. Dallo scaffale Epistole

Recensione del critico e poeta Leandro Piantini del mio romanzo Kaddish profano per il corpo perduto, Azimut editore 2008

Francesca Mazzucato, Kaddish profano per il corpo perduto, Azimut, Roma, 2008, pp. 194, euro 12,50

Francesca Mazzucato è andata a Budapest, dove ha conosciuto i libri di Imre Kertèsz. La scrittrice bolognese è sempre alla ricerca di luoghi che la ispirino, la riscaldino, per continuare l'avventura fondamentale della sua vita, la scrittura.

Francesca l'ho conosciuta di persona una sola volta ma conosco bene la narratrice. Ama raccontare, spesso di quello che la sua persona proietta dovunque la vita la porti. Non per narcisismo ma perché, a un certo punto, la Mazzucato ha capito che per soddisfare la sua passione e necessità per la scrittura,doveva soprattutto fare leva sul proprio personaggio, reale o immaginario che fosse. Questo la calma, la fa stare bene, e allora le bastano carta e penna, il tavolino di un bar, e il piacere è assicurato.(Quello che accade alla protagonista di Kaddish)

Francesca non s'annoia mai quando scrive. Sia poca o tanta la fantasia che l'assiste in quei momenti, le è sufficiente per sentirsi nel proprio elemento. Tutto può ispirare, l'amico che le fa compagnia, le persone che incontra,le città che le capita di visitare (o di inventare), meglio se nuove e ancora da scoprire.

I luoghi sono fondamentali in tutta la sua produzione. Budapest è un trampolino di lancio per nuove scoperte, per sollecitare humour, estro affabulatorio , pensieri ondivaghi, suggestioni.

In questo ultimo libro, al centro di una prosa sgargiante e sincopata c'è il corpo, il corpo di una donna di quarantadue anni, che affronta di petto il motivo principale delle sue angosce e dei suoi dolori: l'obesità. Di essa questo racconto ci fa sapere tutto. Come è cominciata, che cosa la persona che ne è affetta è riuscita a fare per nasconderla, finché è stato possibile farlo,e tutti quei complicati stratagemmi messi in opera perché l'obesità non le causasse troppa sofferenza.

La nostra scrittrice non ha peli sulla lingua e racconta una donna sovrappeso, che è stata una bambina amata dai genitori borghesi, benestanti e tolleranti -e soprattutto dall'impareggiabile padre- racconta di una donna che si sente precaria e che si torce la pancia contro un destino che l'ha voluta perdente. "Io seduco lo stesso anche se grassa...L'ha compiuto altre volte il mio corpo questo virtuosismo, è stato madre e puttana, schiavo e prigioniero, profugo, guerriero, arrendevole, di panna, di burro, di latte ma anche di legno, di ferro e mattoni. Preparavo piatti sugosi e nutrienti, presentavo carne (la mia brutta) con altra carne. Torte casalinghe ogni sera, glassa e mandorle, cioccolato, peperonata, acciughe ripiene, macedonie, liquori, chiedete e vi sarà dato, io davo...dicevano di me. Ha tette da urlo, pazzesche..."

I suoi dolori non impediscono all'io narrante/protagonista di amare la vita, le persone, di farsi tanti amici: accetta l'indecente obesità (a tre cifre) come una condanna, una punizione del suo amor proprio che si inchina davanti ai modelli delle magre, delle ragazze anoressiche,delle top model giovani e senza cellulite che in ogni angolo della terra trionfano. Non c'è altro da fare.

La narrazione procede tra il passato e il presente, gli anni dell'infanzia, gli amori, i libri scritti, le traduzioni fatte. Tante sono le frustrazioni dichiarate, le umiliazioni subite.

Eppure la protagonista/io narrante/Mazzucato- che in queste pagine spietate aggiunge un nuovo capitolo alla sua sterminata autobiografia narrativa che somiglia a un mosaico- ha un carattere forte e sa resistere alla disperazione. Non si sa mai, può essere che una dieta efficace un giorno riuscirà a farla dimagrire e a rendere di nuovo amabile il suo corpo.

Quel corpo che, in questo libro, vulcanica esternazione di umori ribollenti, viene raccontato nei suoi segreti, nelle sue tenere debolezze, nella sua indifesa e toccante precarietà.

Non scopro nulla a dire che la Mazzucato si conferma una scrittrice dotata, che sa liberare i propri estri fantastici ed esprimerli sulla pagina. Di rado scrive cose scontate, si "butta" secondo l'umore del momento, ambisce a scrivere cose definitive, fondamentali. Cerca l' espressione perfetta, ultimativa, segno di un desiderio che non può, naturalmente, trovare pieno appagamento.

Sembra abbandonato l'erotismo, che tanta parte ha avuto in passato e a cui è stata legata, anni fa, la sua immagine pubblica. Viene da domandarsi se l'assenza dell'erotismo sia dovuta ad una sorta di stanchezza, di assuefazione o ad una ripulsa etica. La Mazzucato con questo romanzo esprime con forza il bisogno di rinnovarsi, cerca nuove forme linguistiche e nuove strade espressive delle proprie pulsioni di scrittrice ricca di umori e di sangue.

Leandro Piantini

Poeta, saggista e critico letterario ha pubblicato in volume "Presenza di Tozzi nella cultura italiana di primo Novecento", ed Liviana, 1970 e "Io e Van Gogh. Zavattini e il sogno di un film", Nuova Edizioni del Gallo, 1991. Ha effettuato corsi e seminari sulla letteratura italiana del Novecento per i Comuni di Firenze, Empoli. Prato, Scandicci, Sesto Fiorentino, Chianciano Terme, Greve in Chjianti, San Miniato e San Casciano. Ha pubblicato saggi e studi su G. Verga. F. Tozzi, la narrativa toscana del ‘900, C. Zavattini, V. Pratolini, V. Brancati, C. Cassola, P. Volponi, F. Jesi. L. Bianciardi, P.P. Pasolini, G. Parise. G. Celati, C. Magris, L. Baldacci, L. Pariani, A.M. Carpi. C. Betocchi, D.Campana . Ha pubblicato centinaia di recensioni soprattutto su opere di narrativa del secondo Novecento. Ha scritto su La Rassegna della letteratura italiana, Nuova Antologia, Forum Italicum, Il Ponte, Paragone letteratura, Il Cristallo, Studi filosofici, Il Portolano, Caffè Michelangiolo, L'Indice dei libri, Erba d'Arno.

Ha collaborato ai quotidiani Paese sera, e a Il Giornale di Montanelli.

In poesia ha pubblicato: IL DUELLO, con prefazione di Giovanni Raboni, Ed. Erba d'Arno, 1997, con il quale ha vinto il premio di poesia Giuseppe Giusti di Monsummano Terme nel 1999. Ha pubblicato anche TEMPO CHE VERRA', Ed,



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