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lavoro pubblicato mercoledì 28 maggio 2008
ultima lettura lunedì 19 agosto 2019

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Una foto color seppia

di redheadlove. Letto 1715 volte. Dallo scaffale Amore

 In soffitta alla ricerca di una cosa che non sono riuscito a trovare, mi sono imbattuto in una vecchia cartella di pelle, tipo portadocumenti. Il cuoio annerito dal tempo era estremamente rigido e si sgranava sotto la pressione delle mie dita m.....

In soffitta alla ricerca di una cosa che non sono riuscito a trovare, mi sono imbattuto in una vecchia cartella di pelle, tipo portadocumenti. Il cuoio annerito dal tempo era estremamente rigido e si sgranava sotto la pressione delle mie dita mostrando la sua anima chiara. Scricchiolando e facendo attenzione a non rovinarla troppo l’ho aperta. C’era dentro una sola, unica foto. L’ho estratta delicatamente con le mie mani che sembrano badili, l’ho portata alla luce della piccola finestra a tetto per vederla meglio. Era un caldo soffocante, secco e polveroso, che

ti entrava nel naso facendoti tossire. Mi sono tolto la fruit, mi ci sono messo a sedere sopra e ho cominciato ad osservare la foto. Una foto color seppia, abbastanza grande da non essere sgranata e per gustarne gli antichi dettagli. La prima cosa che ho pensato è stata: “Ma chi ce l’ha portata?” l’ho voltata, c’era scritto con una calligrafia che aveva anche mia nonna, solo più tremolante e sbiadita Napoli, 15/04/1894. Sono rimasto stupito per la data e per la grafia. L’ho annusata, sapeva di cuoio, di vecchio. Mi asciugo il sudore dalla fronte e comincio ad osservarla. Si vede una moltitudine di persone in un porto, alle loro spalle una gigantesca ed antica nave che sbuffava poderosamente vapore e cenere dalle ciminiere. In un attimo ero con loro. Posso sentire l’odore del carbone e di mare fermo, odore di alghe e di sudore dei braccianti che affollano il porto chi con le gomene in spalla, chi a fare niente seduto sul ciglio ad osservarsi i piedi, odore di cibo che gli emigranti portano con se nella speranza di portar via qualcosa di più materiale dei loro ricordi, dei loro cuori lasciati nei loro letti caldi appena disfatti, sulle labbra delle loro mogli e sulla fronte dei loro figli. Odore di pesce appena pescato, odore di grasso che unge gli ingranaggi della nave che soffia un “Bof!” a cadenza regolare. Vedo la tristezza e la speranza negli occhi degli uomini, il cercare di rincuorare e di rendere meno doloroso l’addio in quelli delle donne. Donne che avevano passato i giorni precedenti alla partenza a rammendare gli abiti dei loro uomini, per dar loro un aspetto meno da cenciosi, per farli accogliere in maniera migliore nella pancia calda e tumultuosa della sconfinata e infinitamente lontana America. I bambini giocano e si rincorrono nella loro beata inconsapevolezza, non sanno che forse non vedranno più i loro padri, la loro attenzione va ad un bastardino che scodinzola allegro tenendo in bocca uno straccio. Guardo i mariti che tengono le mani alle mogli e le lacrime dentro di loro, vedo il brillare di un diamante agli angoli degli occhi delle mogli mentre una striscia argentea solca loro le fresche guance, incipriate per l’occasione, odore di sapone, ma non di deodoranti né di profumi, odore di pane fresco. Grida stridule di gabbiani fendono l’aria come lame, in un cielo sgombro da nubi brilla un sole impietoso e caldo, di una bellezza quasi fuori luogo, nel dolore che c’è nell’aria.

Si ode un fischio come di treno ed uno sbuffo di vapore esce da un piccolo tubo in vetta alla nave azzittendo il brusio circostante. Gli sguardi si perdono nel vuoto, le mani si stringono e le labbra si cercano come ad immobilizzare per sempre un attimo che è giunto all’apice del piacere e del dolore. Poi, frettolosi, gli uomini abbracciano prima le donne, poi i bambini. Caricano le loro braccia di valigie spesso improvvisate e legate con delle piccole corde e si avviano con il capo chino, come buoi al macello, verso la nave...

Scusate, ma ho dovuto tagliare il resto perchè questo, ed altri testi, stanno per uscire in stampa, se volete questo è il link.... intanto ringrazio davvero di cuore chi mi ha sostenuto finora con tenacia ed entusiasmo.. http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/418



Commenti

pubblicato il 11/06/2008 20.01.06
Mario Vecchione , ha scritto: una bella pagina dal punto di vista descrittivo che ricorda la dolorosa emigrazione della gente del Sud...Napoli era un punto di partenza per un sogno lontano, povera gente esclusa dal grande processo industriale del nord, vittima del secolare e irrisolto problema del Mezzogiorno, costretta a troncare, a volte le radici, per un trovare altrove un pezzo di pane...Poi all'arrivo l'umiliazione, la ghettizazione, il lavoro duro. Se vuoi approfondire il tema potresti leggere il magnifico affresco che ne dà Loriano Machiavelli in Macaronì ciao!!!

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