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lavoro pubblicato venerdì 23 maggio 2008
ultima lettura mercoledì 19 giugno 2019

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Cielo Nelsen Piatti

di marco gagliardi. Letto 1343 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Abitudini. Riti domenicali. Svegliarmi. Mattina molto silenziosa. Accendere la radio. In bagno. Rasarmi. Una doccia, un caffè. Vestirmi, mettermi le scarpe, allacciarle per bene.Abitudini. Le ripeto nella mente. Svegliarmi, radio, bagno, doccia,...

Abitudini. Riti domenicali. Svegliarmi. Mattina molto silenziosa. Accendere la radio. In bagno. Rasarmi. Una doccia, un caffè. Vestirmi, mettermi le scarpe, allacciarle per bene.
Abitudini. Le ripeto nella mente. Svegliarmi, radio, bagno, doccia, vestiti, scarpe.
Mi hanno detto che bisogna essere scrupolosi, che nel nuovo mondo del lavoro non ci sarà spazio per fantasia, perché fantasia è uguale a disordine e disordine è uguale a spazzatura.
Dall'alto mi hanno senza dubbio scrutato, analizzato, campionato. E se per loro vado bene, ne sono orgoglioso. Davvero orgoglioso. E dovevate vedermi, un vecchio come un bambino, che leggeva e rileggeva la lettera che un postino misterioso mi aveva consegnato pochi mesi prima, sussurrandomi "sei uno di quelli in grado di collaborare, uno dei privilegiati", e dicendomi che, se facevo del mio meglio, mi avrebbero dato anche un vero stipendio di denaro, frusciante denaro.
E nella lettera c'era proprio scritto che, acqua in bocca, proprio oggi domenica mattina ventidue dicembre 2002, alle ore 11,00, sarebbero arrivati dal cielo.
Dunque io, e solo io in questa città, quando oggi sbircio dalla porta, non mi stupisco.
Sapete, è anche tutta la vita che ci penso. Forse anche voi, qualche notte d'inverno, chiusi sotto le coperte al sicuro del vostro tepore, dimentichi delle stanchezze quotidiane, forse anche voi talora avete dedicato qualche secondo all'idea. Marziani incuriositi, sabotatori transgenici dalle stelle, crudeli papere e per forza verdi esseri, magari con occhi sporgenti a molla, oppure rettili insidiosi, con la faccia dei politici.
Ma poi perché stupirsi? In fondo sono anni ce la contano, e ci hanno fatto anche dei film.
Oddio, forse capisco un certo senso di fastidio, come quando arrivano i cugini della città lontana, e oggi sulla tavola ci sono due piatti in più, e bisogna cambiare le lenzuola del letto degli ospiti, e so che forse può non sembrare molto educato, ma vi chiedo se potete strisciare sulle pattine che ho da poco lucidato il pavimento?
E' questo il senso di fastidio, che potete anche chiamare "turbativa della quotidianità", soprattutto quando i cugini arrivano proprio di domenica, giorno del Signore e di abitudini precise e svizzere, il momento della settimana che amate di più, perché uscite con la sciarpa al collo, andate a comprare il giornale all'angolo e a casa vi sedete sul divano con una coperta sulle gambe.
Oggi, invece, fuori dalla porta c'è una strana luce verde.
A questo non ci avevo pensato.
Chi l'avrebbe detto che avrebbero potuto cambiare anche l'odore dell'aria, che adesso odora di arbre magique al pino silvestre? Chi avrebbe detto che il colore del cielo potesse diventare quello del Nelsen Piatti?
In questo momento, davanti al portone di casa, c'è anche il mio vicino.
Guarda il cielo stranito, si accarezza la barba e non capisce, proprio non capisce. Mi chiede che cosa stia succedendo. Mi chiede perché.
Era uno di quelli che mi rideva dietro, quando raccontavo che mi avevano spedito una lettera, forse da Marte o da Saturno, che arrivavano i sabotatori e avremmo dovuto dire loro di togliersi cortesemente le scarpe prima di entrare in casa.
Mi consideravi un pazzo, eh, povero imbecille? Adesso lo guardo con ironia, e una scarica di adrenalina attraversa le mie spalle. Nessuno mi ha creduto, mai nessuno mi ha creduto, mai. Anche quando giocavamo a poker e l'alcool scorreva nelle nostre vene. E dicevano che ero solo un vecchio arteriosclerotico. E ridevate, eh?
Ah. Ah. Adesso rido io, rido io, come se fossi davvero un malato di mente.
Perché guardate, ah, ah, adesso il cielo è verde. E' verde. E i piattititi-i-piattitititi-con-Nelsen-piatti-li-vuol-lavare-lui!!!
Quando il vicino mi chiede di nuovo che cosa sta succedendo gli rispondo che aveva solo da ascoltarmi, e in fondo è meglio il pino silvestre che la vaniglia.
Poi aggiungo che sono loro, sono loro. I sabotatori. I sabotatori.
Intanto un senso di orgoglio si diffonde tra le mie vene.
Perché mentre loro ci guardavano al microscopio, spulciavano tra le nostre zecche e osservavano le nostre abitudini, facevano una selezione, e sceglievano me.
Perché io avevo capito! E nessuno di voi mi dava retta.
Ora però un'altra scossa mi ferisce dentro, quando penso a mia moglie che non mi sopportava più quando lasciavo in giro i vestiti, o che non aveva voglia di partire per andare a vedere tutto il mondo, e mi insultava se andavo a vedere la partita di pallone o se andavo a giocare a poker. E penso a mia moglie che scappava un giorno di novembre, lunedì 4, ore 13.45 per la precisione (mi ricordo perfettamente), sbattendosi la porta alle spalle e dicendomi che non ero affatto un buon marito. E penso ai miei figli, ingrati, che passavano a casa mia per Natale, mi dicevano che forse, forse, forse se ci pensavano bene, loro stavano dalla parte della mamma, che viveva nella villa del commercialista.
Sì. Ma adesso mi viene da ridere. Penso ai caschi dei sabotatori e alle divise che fanno paura. Al silenzio dell'attesa, all'aria bruciata.
Poi mi sveglio. E' domenica, ore 10,59.
Un minuto solo, di questa mattina molto silenziosa, poi accendere la radio. In bagno. Rasarmi. Una doccia, un caffè. Vestirmi, mettermi le scarpe, allacciarle per bene.



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