ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 18 maggio 2008
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

A man with beautifull eyes << Capitolo Settimo >>

di Lineabianca. Letto 675 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dopo la parentesi sentimentale su Mun e Aoi, ritorna un pò di azione in questo settimo capitolo.Quale minaccia grava sulla succursale della Wings?Qual fantasma del passato affiorerà in questo nuovo capitolo?

I pipistrelli



Hana era concentrata nell’osservazione di un monitor che illuminava quando un mecha irruppe nella stanza.

<< Tenente, mi perdoni, ma abbiamo un problema.>>.

Il Mecha in questione era senza ombra di dubbio il robot più umano che Hana avesse costruito sinora,. Vi aveva lavorato per cinque anni, aveva trascorso ore notturne a studiare ogni singolo ingranaggio. Aveva lavorato al più efficace microchip. E alla fine aveva costruito Thom.

Thom era alto due metri e cinquanta centimetri, aveva un corpo di acciaio resistente ad ogni tipo di materiale contundente e al fuoco e un paio di bellissimi occhi viola, simili a radar.

Il chip che Hana aveva inserito nel corpo metallico di Thom era una memory stick da 1000 gb. Il tenete aveva regalato ad un automa un presente e un passato. Thom credeva di essere a tutti gli effetti un ragazzo di ventisei anni americano che per le sue capacità intellettive era stato scelto per la Wing’s corporation. Thom era nato nel Kansas da padre americano e madre italiana e aveva vissuto in una cittadina di campagna di 100 abitanti. Thom era stato fidanzato con diverse ragazze, prima che le sue doti lo portassero lontano dalla sua terra. Nel Kansas aveva lasciato una ragazza ancora perdutamente innamorata di lui, alla quale aveva promesso di tornare e di prenderla in moglie.

Peccato che niente di tutto ciò avesse anche un piccolo riscontro con la realtà. Thom era nato dalla fusione di diversi materiali chimici e dalla grande maestria di un piccolo genio dell’elettronica, la notte della vigilia di natale e in un freddo laboratorio di un’anonima provincia giapponese.

“ Anche gli oggetti hanno un’anima, così come noi. E se anche non fosse così, credo ne vorrebbero una.” Aveva sempre pensato Hana, fino a quando non aveva creato un’anima artificiale per un uomo artificiale.

<< Che succede Thom? >> chiese Hana, senza distogliere lo sguardo dal monitor, sul quale ora era comparso qualcuno.

<< La signorina Aoi mi ha inviato un messaggio nel quale mi ha comunicato che il laboratorio è circondato da Insetti.>>.

Hana non disse una parola. Adesso la persona comparsa sul monitor del computer era familiare…

<< Insetti? >> chiese infine Hana, voltandosi a guardare il mecha.

Il robot annuì con vigore. << Sono come pipistrelli. Li ho visti spessissimo di recente aggirarsi intorno al bosco. Credo siano stati inviati da qualcuno.>>.

Hana pigiò rapidamente le dita su una tastiera li accanto, e un altro monitor si illuminò. La cupola del laboratorio, che spuntava appena dalla terra, era circondata da un’aura negativa. Hana poteva vedere un nugolo di piccoli uccelli assediare il plexiglas, desiderosi di entrare.

Hana fece schioccare la lingua nervosamente . << Questa non ci voleva…Sono più perspicaci di quanto immaginassi…>>.

Alla ragazza non fu difficile immaginare chi avesse inviato quei terribili pipistrelli. Rabbrividì e un ricordo parzialmente rimosso scivolò dalla sua mente, alla sua coscienza turbata.


Hana era finalmente sola. Non riusciva più a sopportare quei terribili bambini che suo padre aveva invitato alla sua festa di compleanno senza chiederle il permesso. Chissà perché poi tutti la guardavano in quel modo strano… Come se avessero voluto prendere il suo posto, diventare i figli di suo padre… Se fosse stato possibile, avrebbe ceduto il suo posto in quella famiglia al migliore offerente.

Evitando di inciampare nella scomodissima gonna a balze che sua madre le aveva regalato e costretto ad indossare, sgusciò dietro la grande villa in cui abitava da tempo e si inoltrò in un labirinto di siepi alte, che Tatami, il giardiniere di famiglia, curava come fossero suoi figli. Quando fu sufficientemente nascosta dal muro di siepi, si sedette scompostamente sul terreno curato e , sbuffando, alzò gli occhi al cielo notturno.

“ Vorrei tanto essere sola con i miei veri amici” pensò, mentre i rumori di voci eccitate e festose la raggiungevano anche li. Ma sapeva che non avrebbe visto i suoi amici fino al giorno seguente.

Sua padre le aveva spiegato che presentare un computer, un robot domestico di sua invenzione e un tamagotchi come suoi migliori amici sarebbe stato sconvenevole, scandaloso anche.

Hana non ci vedeva nulla di male. Quelli erano in assoluto i suoi migliori amici ed avevano vita proprio. Non come tutti quei mocciosi che si trovavano li quella sera. Quelli si che erano falsi e costruiti. Parlavano solo di macchinine e bamboline, giocattoli grezzi e rudimentali, da paleolitico.

<< Mi chiedo quando potrò vedere i miei amici…. Mi mancano…>> disse ad alta voce.

In quel preciso momento, nella fetta di cielo che intravedeva oltre le cime delle siepi ciclopiche, comparvero degli uccelli neri. Erano in gruppo, e disegnavano linee oblique fra le nuvole.

<< Cosa sono? >> si chiese.

<< Sono pipistrelli…>> rispose qualcuno. La voce era molto vicina.

Hana sussultò dalla paura e si voltò nella direzione della voce. Dal buio, comparve un bambino.

Era vestito in maniera molto elegante, con una camicia bianca sovrastata da un gilet nero e da una cravatta dello stesso colore del gilet. Le gambe sottili aderivano perfettamente al pantalone di seta nera, e le scarpe classiche, lucide e luccicanti come la luna piena, davano al tutto un tocco di classe.

Il viso del bambino era scavato, sottile e caratterizzato da un pallore innaturale. Per di più, i capelli lunghi e gelatinati erano in pendant con gli occhi: Il colore dominante era il grigio.

Hana si sforzò di ricordare se avesse visto quel bambino fra gli invitati della sua festa. Ma alla fine concluse che anche se fosse stato così, non lo avrebbe mai saputo, dato che aveva semplicemente salutato quei mocciosetti ed era scappata via senza avvisare.

Il ragazzino fece un altro paio di passi avanti e si fermò sotto la luce fioca della luna. Sembrava un immagine in bassorilievo, come quelle che Hana aveva visto alla Galleria degli Uffizi a Firenze, in uno dei suoi viaggi con suo padre e la sua super azienda. Al richiamo di un fischio, un pipistrello planò verso il basso e si poggiò sulla spalla del bambino. Le ali unghiate si chiusero sul roditore alato.

<< Hai paura? >> chiese il bambino, forse notando il disappunto e il disgusto di Hana.

Quando Hana ebbe annuito, con un gesto della mano, il ragazzino scacciiò il pipistrello, che si unì alla combriccola volante sulle loro teste.

<< Il mio nome è Charmann. >> si presentò infine.

<< Piacere, Hana. Eri alla mia festa? >>.

Charmann non rispose, si limitò a sorridere e ad osservare la luna sopra le loro teste.

<< Sai cosa si dice di questo paese, Hana? >> fece ad un tratto Charmann.

Hana non disse nulla. Tanto sapeva che Charmann gli e l’avrebbe detto ugualmente.

<< Questo paese scoppierà. E con esso tutto il mondo, forse tutto l’universo.>>.

<< Anche noi? >> chiese Hana, improvvisamente allarmata.

Charmann annuì debolmente. I suoi occhi vitrei color del ghiaccio erano rivolti ancora alla Luna.

<< Tutto avrà fine, Hana, quando l’angelo del Bene e l’angelo del Male si scontreranno per l’ultima volta. Tokyo crollerà,il Giappone crollerà… Il mondo intero crollerà. Si avrà una grande esplosione, in seguito alla quale, probabilmente, l’universo si incrinerà. E tu e io, giovane amica, non ci saremmo più. Come anche il tuo danaroso papà e i tuoi simpatici amici immaginari.>>.

Nessuno si era mai rivolto ad Hana in quel tono. Ma, per una ragione che in quel momento le sfuggiva, al ragazzina non riuscì a reagire,ad attaccare. Stette in silenzio, a guardare Charmann.

<< Per quale dei due angeli favoreggerai, Hana ? Per l’angelo del Bene, fallito e decaduto, peccatore a sua volta ma inconsapevole, superbo e conservatore ? O per l’angelo del Male, il signore del futuro e della verità?>>.

Hana riflettè una manciata di secondi. Stava cercando di ricordare qualcosa sugli angeli, qualcosa che aveva appreso durante una messa cattolica a Madrid.

“Gli angeli sono le creature predilette da Dio, dopo gli uomini. Gli angeli sono i custodi della sapienza divina e sono portatori di bene.”.

<< Credo che sarò dalla parte dell’angelo del Bene. Gli angeli di Dio, mi hanno insegnato, sono più forti di quelli scomunicati o decaduti.>>.

Ad Hana parve di vedere un ghigno innaturale dipingersi sul viso di porcellana di Charmann. Questo le permise di notare la lama fra le sue labbra.

Erano i suoi denti ad avere quella luce così intensa?

<< Io, invece… Sarò dalla parte opposta alla tua…>> annunciò Charmann, mentre, lentamente, flettè le gambe e si accovacciò accanto ad Hana.

Adesso Hana poteva vedergli bene il viso. Gli occhi avevamo fulmineamente cambiato colore. Adesso erano vagamente rossastri.

La bocca serrata,rivelava la presenza di qualcosa. Qualcosa che Charmann si sforzava di tener nascosto fra le labbra carnose.

<< che .. cos’hai… >> cominciò a chiedere Hana… Ma qualcosa le diceva che l’avrebbe scoperto presto.

Infatti, le labbra di Charmann si fecero sempre più vicine al suo viso.

Hana aveva visto mille volte quella scena in tanti film holliwoodiani. Ma non voleva… O forse… si….

<< Io… >> l’alito fresco e profumato di Charmann investì le sue narici. La ragazza inspirò l’odore del suo respiro e quello acre dell’erba appena tagliata. Chiuse gli occhi. << credo… che … tu… >> le parole di Charmann vibravano come note musicali stonate ma piacevoli lungo il collo di Hana. << non vedrai.. mai… quel giorno.>>.

Hana sentì un qualcosa di gelido e tagliente sfiorarle il collo.

Sussultò e spalancò gli occhi.

Un enorme uccello nero, simile ad un pipistrello, era seduto accanto a lei, e aveva le zanne lunghe come falci molto vicine al suo collo.

Era difficile riconoscere in quella belva la bellezza surreale del ragazzino che fino a pochi istanti guardava la Luna.

Hana urlò talmente forte, da costringere la bestia a volar via. Charmann, o chiunque fosse quell’essere abominevole, sbatté le ali e si innalzò in cielo. Scomparve, oltre le nuvole, seguito da uno stormo di suoi simili.

Hana si rimise in piedi, e barcollando, a fatica, scappò via.

Quello fu il suo primo incontro con Charmann.

Da quella notte, Hana cominciò a pensare che non tutto è così razionale come sembra, che l’ordine naturale delle cose può essere sconvolto da un evento illogico.

Ma soprattutto, Hana quella notte aveva capito di aver perso per sempre il suo cuore.


<< TENENTE!>> Thom emise un urlo, mentre la cupola di plexiglas veniva distrutta dal vigore degli attacchi dei pipistrelli. . La nuvola di roditori volanti penetrò sfrecciando per il buco.

Hana si precipitò al microfono grazie al quale comunicava con tutte le sale del laboratorio sotterraneo.

<< A tutte le unità, qui è il tenente Hana. Vi ordino di restare ai vostri posti, di non muovere un passo e soprattutto di chiudere bene tutte le porte dei laboratori. Il nemico è riuscito a penetrare la Tela ed ora si aggira per il laboratorio. Ve lo ripeto, non muovetevi, può essere pericoloso.>>.

Hana ritornò al computer e pigiò alcuni tasti. Una frazione di secondo, e sullo schermo apparve una ragazza che aveva un espressione allibita e preoccupata.

<< Aoi, ho bisogno che tu faccia qualcosa per me.>>.

<< Tenente, i pipistrelli sono penetrati nel laboratorio..>> urlò la ragazza.

<< Lo so, lo so. >> la interruppe Hana.<< Adesso attiviamo i mecha del primo piano, sono solo pipistrelli infondo. Ma io ho bisogno che tu faccia esattamente quel che ti dico.>>

Aoi annuì, ma i suoi occhi erano rivolti probabilmente alla cupola di plexiglas distrutta.

<< Lascia la ragazza da qualche parte qui intorno. Fai in modo che sia ben nascosta, nessuno deve trovarla. Poi sonda il bosco che circonda il laboratorio con il tuo super senso e cerca un aura malvagia. Il pericolo è lui.>>.

<< Di chi stiamo parlando? >>.

Hana non rispose. Si limitò a mangiarsi nervosamente un unghia. << Fai ciò che ti dico, Aoi. Trova la persona che controlla questi pipistrelli. E catturala.>>.

Aoi annuì. La comunicazione si spense.

<< Bene. >> Hana si voltò. << Thom, libera i mecha del primo piano. Ci penseranno loro a trattenere i pipistrelli, almeno fino a quando non interveniamo.

Thom fece un inchino e sgusciò fuori dalla stanza. Hana tornò ad osservare i monitori accesi. Su uno di questi, adesso, si vedevano zampe ed ali vorticare. Lo stomaco di Hana fece le capriole.

Un altro, invece, monitorava il bosco. Hana si concentrò su quest’ultimo schermo.

“So che sei qui da qualche parte.” Pensò. “ Tu solo sai controllare questi esseri rivoltanti“

Dal piano superiore provenivano rumori sordi e ovattati.

Hana azlò gli occhi al soffittto.


<< Yu, per favore, siediti ! >>.

Shion era in ginocchio. Sopra di lui, torreggiava uno Yu completamente invasato, sospeso a mezz’aria, sostenuto solo dalle sue ali di angelo. I suoi occhi verde giada erano furibondi.

<< NON MI VOGLIO SEDERE!>> urlò Yu e scaraventò Shion contro il muro con la forza del pensiero.

<< Sta succedendo qualcosa! Hana ha detto che il nemico è penetrato nel laboratorio… Devo combatterlo..>>.

Shion si rialzò a fatica, ansimando dal dolore. La sua spalla destra sanguinava visibilmente.

<< Ragiona… Non ce la farai mai da solo… >>.

In tutta risposta, Yu lo colpì di nuovo. Shion urlò dal dolore e si accasciò per terra.

<< Smettila di dire che non ce la farò! Io sono un angelo forte. Io sono l’unico che può sconfiggere la Stella nera….>>.

Shion avrebbe voluto dirgli che si stava sbagliando su tutti i fronti. Ma non aveva più le forze per ribellarsi. Yu, adesso, aveva il potere su di lui.

<< Come faccio ad uscire da questa gabbia? >> chiese Yu. Shion finse di non sentire.

L’angelo, allora, si avventò su di lui e afferrò il cranio biondo del dottore.

Shion urlò di dolore.

<< Dimmi .. come… si … esce.. da qui… >> Yu sibilò le parole all’orecchio del medico.

Shion strinse i denti. Non gli restava che dirglielo.

<< C’è un pulsante sotto la scrivania a destra della porta. Premilo.>>.

Yu lasciò la testa del medico e fece per dirigersi alla luogo indicato, quando una sirena cominciò ad ululare nella stanza.

Yu sussultò e fece un giro su stesso. << Cosa succede adesso ?>>.


<< Qualcuno ha distrutto la Tela! >> Hana si portò una mano alla bocca, allibita.

Avevano ingenuamente creduto di potersi difendere dai nemici solo con una rete elettrica? Oppure i nemici erano più forti di quanto avessero immaginato? A che livelli giungeva il loro potere?

La Tela era stata completamente disintegrata. Qualcuno vi era entrato e l’aveva annullata definitivamente, forse lo stesso che stava controllando quei pipistrelli.

Charmann.

Hana ritornò ad osservare i monitor dei computer.

In uno, si vedeva Aoi alla disperata ricerca dell’autore di quel misfatto. In un altro, un gruppo di mecha all’attacco. I pipistrelli erano ferocissimi. Attaccavano tutti insieme i mecha, volavano via velocemente, per poi tornare nuovamente all’attacco. I mecha non riuscivano nemmeno a sfoderare i loro guns.

In un altro monitor, che controllava il secondo piano, Hana vide la porta di un laboratorio aprirsi con uno scatto.<< Oh no… >>.

Yu fece capolino dalla porta e uscì nel corridoio.

Hana corse al microfono nuovamente.

<< Yu >> lo chiamò. L’angelo si immobilizzò e si mise alla ricerca della telecamera che l’aveva tradito.

<< Ti scongiuro, torna dentro. Non impicciarti.>>.

<< Taci ! >> urlò l’angelo, inferocito, rivolto ovunque e da nessuna parte precisamente. << Qui sta succedendo qualcosa… La stella nera… >>-

<< Te lo chiedo per favore. Torna nel laboratorio. >> lo interruppe Hana. Frattanto, con la coda dell’occhio, osservava preoccupata i mecha che, disorientati dai suoni e dai movimenti fulminei degli animali, non riuscivano ad avere la meglio.

“ Si mette male” pensò Hana. “ E adesso ci si mette anche questo ragazzino viziato.”.

Yu, nel frattempo, stava scandagliando il corridoio con il suo super senso, probabilmente alla ricerca della fonte di tutto quel trambusto.

<< Yu… Ti scongiuro… >> cominciò Hana. Ma si fermò, quando notò il panico negli occhi del ragazzo.

Yu muoveva la bocca, cercando disperatamente di dire qualcosa.

<< C’è… Mimi… è qui…>> disse infine, balbettando.

<< NO, YU! >> urlò Hana al microfono. << Lei sta bene , è al sicuro.>>.

Ma Yu era già sfrecciato vero le scale. Hana lo perse di vista.

<< Merda… >> Hana corse ai monitori. Un Mecha era disteso a terra, sconfitto. Un altro era sul punto di crollare a sua volta. Uno cercava goffamente di liberarsi dalle zampe unghiate di tre bestie.

Hana , disperata e in preda ad una crisi di nervi, si mise in contatto con Aoi.

<< Aoi, hai trovato qualcuno? >>.

La ragazza scosse il capo. << No, tenente. Anche se la Tela è stata distrutta. >>

<< Deve esserci qualcuno… >> cominciò Hana.

<< Tenente, col suo permesso, io tornerei al laboratorio sotterraneo. Con i miei poteri, posso distruggere quelle bestiacce demoniache in una frazione di secondo>>.

Hana si morse il dito. << Va bene, torna qui in fretta.>>

Aoi annuì e la comunicazione si chiuse.

Hana si abbandonò su una sedia li accanto.

“ Io quel giorno lo vedrò, Charmann.” pensò “ Sarà per merito mio e del mio esercito di mecha che tu e il tuo angelo del Male perirete. Ma prima, io voglio il mio cuore indietro. Io voglio quel bacio che eri sul punto di darmi…”

La ragazza nascose la faccia fra le mani.

Nessuno avrebbe potuto vederla in quel momento. Quando era sola, si abbandonava a quei sentimentalismi che, davanti agli altri, nascondeva spudoratamente.

Nessuno, eccetto lei, avrebbe mai saputo il vero motivo che l’aveva spinta a costruire un esercito di computer umanoidi: non voleva più sentirsi nuda e indifesa davanti a Charmann , come quella notte.


L’uomo, guidato da uno spirito della natura, giunse all’estremità nord di Tomoeda, dove cominciava un bosco molto fitto, aldilà del quale, si narrava vi fosse un caratteristico tempio scintoista. Insieme alla laguna, il bosco era fra le caratteristiche più interessanti della piccola provincia giapponese.

<< Devo entrare nel bosco? >> chiese l’uomo allo spiritello che danzava entusiasta davanti a lui. Lo spiritello emise delle piccole luci che si dispersero nell’aria come tante lucciole in estate. Poi scomparve, semplicemente trasportato dal vento notturno. L’uomo restò per un attimo ad osservare le luci, poi si fece coraggio e penetrò nel bosco.

Camminò a lungo, prima di rendersi conto, di stare girando in cerchio. Gli alberi sembravano sempre gli stessi, così i cespugli e i sentieri. Era come in una sfera di vetro con al neve. Girava a vuoto.

<< C’è qualcosa che non va… >> disse ad alta voce.

Poco prima aveva visto entrare in quello stesso bosco una ragazza alata, probabilmente uno degli angeli a cui avrebbe dovuto consegnare i carismi. Eppure non l’aveva incontrata in questo suo peregrinare continuo.

L’uomo , allora, impose le mani e pregò. Immediatamente , un gruppo di spiriti della natura comparve dal nulla e lo circondò.

<< Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificatati il Tuo nome… >> gli spiriti illuminavano, urlavano, disperdevano luce ovunque. Era uno spettacolo incredibile, meraviglioso.

<< …Nei secoli, dei secoli, amen>>. Gli spiriti convogliarono tutti in una stessa direzione, illuminando gli alberi, la strada, i cespugli e i pochi animali notturni. Tutti gli spiritelli si fermarono fra un grande platano e un albero cavo. Formarono un cerchio di luce, all’interno del quale, l’uomo vide qualcosa di sconvolgente.

Vi era una sorta di rete di ferro invisibile, come quella che circonda e protegge le aree della Nasa. Gli spiritelli allargarono il cerchio, e l’uomo vi entrò.

Il cerchio di luce alle sue spalle si dissolse. Uno spirito della natura si fece avanti e disse qualcosa all’orecchio dell’uomo.

L’uomo allora, posò le mani sulla rete di ferro. Il suo corpo fu percorso da una scossa elettrica. Strinse i denti dal dolore. Era lancinante.

Nonostante il dolore, l’uomo percorse la rete fino al punto in cui lo spiritello gli aveva detto che era stata perforata.

Raggiunse il buco. Era davvero piccolissimo. Nessun essere umano poteva passarci.

Ma i pipistrelli si.

L’uomo aveva appena notato un nugolo di questi uccelli pendenti dalla rete. Scosse la testa, e si allontanò dalla rete. Quando fu a debita distanza, congiunse le mani e chiuse gli occhi.

Quando allontanò le palme delle mani, fra di loro si era creata una piccola sfera azzurra. I pipistrelli cominciarono ad inquietarsi. Alcuni volarono via, altri si mossero semplicemente, infastiditi dalla luce.

La sfera divenne delle dimensioni di un pallone da calcio e sprizzava tutta. Aveva l’aspetto di un pianetino.

Quando la sfera fu sufficientemente grande, l’uomo, da una distanza di sicurezza, la lanciò contro la rete, che si sfondò definitivamente. L’uomo si rannicchiò in un angolo, mentre il rumore di una sirena assordante e gli strepitii dei pipistrelli assordavano le sue orecchie.

Quando le bestie si furono dileguate, dove poco prima c’era la rete, c’erano solo ferri rotti e pipistrelli morti.

Accompagnato dal suono della sirena, l’uomo valicò quello che restava della rete e si trovò davanti ad una cupola enorme, completamente spaccata in un punto.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: