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lavoro pubblicato domenica 18 maggio 2008
ultima lettura martedì 9 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

A man with beautifull eyes << Capitolo Sesto>>

di Lineabianca. Letto 1018 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ecco il sesto capitolo di " A man with beautifull eyes", nel quale alcuni personaggi già conosciuti si scopriranno per ciò che sono realmente... eccetto uno... Grazie per l'attenzione. ^ ^

Anime


Mimi diede un ultimo sguardo al cellulare. Le otto e cinque.

Ma Yu dov'era? Perché non era ancora arrivato?

" Sarò ad aspettarti fuori scuola" le aveva detto. Eppure era passata quasi un'ora dalla fine delle lezioni. Non c'era più nessuno, ne nella scuola, ne nel giardino.

Mimi cominciò a sentire anche freddo. Si abbracciò le spalle con le braccia e lasciò cadere la borsa per terra.

"Yu. perché non vieni ?" pensò. "Cosa stai facendo?"

Iniziò a pensare al peggio. E se fosse ferito? E se avesse incontrato nemici?

Ad un certo punto gli parve anche di vedere il corpo esanime di Yu, immerso in una pozza di sangue.

La paura cominciò a farsi strada nella sua mente, una paura che non lasciava spazio a nessun pensiero positivo. Era nel panico più nero.

Compose il numero di cellulare del ragazzo, per la ventesima volta suppergiù.

Ma per la vent4esima volta trovò la linea disattivata.

<< Ma dove sei? >>.

Si scostò dal muro della scuola e prese a camminare per il viale alberato esterno alla scuola. Sarebbe andato a scuola di Yu, se solo avesse saputo dov'era precisamente. Aveva tanto sentito parlare del liceo Maho. Però non aveva idea di dove si trovasse. Eppure, Tomoeda era una città a misura d'uomo.

<< Mimi? >> una voce femminile alle sue spalle pronunciò il suo nome.

Mimi si voltò e riconobbe Mun, l'affascinate ragazza coreana che aveva conosciuto il giorno precedente. Era appena uscita dal cancello scolastico, e lo stava chiudendo.

>< Ah. Buonasera rappresentante.>> salutò cordialmente Mimi.

La ragazza chiuse il cancello della scuola con una chiave enorme, che infilò poi nella borsa. Infine si diresse verso Mimi con un sorriso splendido in viso.

<< Chiamami Mun. Come io ti chiamerò solo Mimi. Non mi piacciono le formalità. >>.

Mimi annuì e si sforzò di sorridere, ma l'ansia per Yu non le permise di rappresentare al meglio la sua gratitudine. Mun parve accorgersi del marasma che ribolliva dentro la ragazza perché assunse un'espressione interrogativa.

<< Come mai sei ancora qui? Le lezioni sono finite un'ora e mezza fa. E oggi nessun club si incontrava.>>.

Mimi non rispose, si limitò ad osservare nervosamente l'orario sul display del cellulare. Le otto e mezza.

<< Mimi. va tutto bene ? >>.

Mimi vagò con lo sguardo per il viale. Vide l'ombra di qualcuno per terra e il suo cuore fece un balzo in petto. Quando un cane svoltò l'angolo, però, si sentì sconfortata.

Fu in quell' istante che le parve di vedere Mun per la prima volta da quando si erano incontrate.

La ragazza la guardava con un fare enigmatico, con quegli occhi da cerbiatta che avrebbero rapito il cuore di qualsiasi uomo.

Per un secondo, Mimi vide una luce balenare dietro gli occhi di quella ragazza.

Poi sentì una sensazione crescente di disagio.

<< Ma cosa. >> adesso si sentiva soffocare. Mun le cinse la vita, prima che potesse cadere.

L'ultima cosa che vide, fu la vetta del platano sotto al quale si era più volte data appuntamento con Yu.

" Yu.. Dove sei.. "


Mun trascinò la ragazza nel parco comunale che si stagliava dietro la scuola e la adagiò delicatamente dietro una schiera di siepi. Nessuno poteva vederle lì.

<< Chi sei veramente, Mimi Ayuhara? >> disse fra se e se la ragazza. Si chinò su di lei e la osservò. In quel momento era come morta, avvolta in un languido sonno. Non poteva sentire, non poteva nemmeno svegliarsi fino a quando non l'avrebbe deciso lei.

Era intenzionata a scoprire che ruolo avesse quella liceale in quella battaglia. Se aveva un rapporto così stretto con L'angelo dagli occhi verdi, senz'altro era diversa dalle altre ragazze. Doveva avere dentro di se un potere speciale. che Mun , nonostante la sua sapienza magica, non riusciva assolutamente a comprendere. Eppure dal primo momento che l'aveva vista, aveva carpito in lei qualcosa di strano.

<< Vorrà dire che entrerò dentro di te..>> sussurrò, più a se stessa che alla ragazza svenuta. << Anche se è rischioso è l'unica via per la comprensione.>>

Accostò il viso a quello della ragazza e chiuse gli occhi. Le fronti si toccarono, e Mun si sentì sgretolare. Il suo copro stava perdendo consistenza. La sua anima stava scivolando via dal corpo e riversandosi, come una goccia d'acqua in un ocenano immenso, nel corpo di Mun.

Per una manciata di minuti, Mun vide solo colori accecanti. Stava attraversando l'organismo della ragazza. Scivolò su quello che aveva tutta l'idea di un polmone, e si lasciò inghiottire dai succhi gastrici.

Un attimo prima era in una voragine di rifiuti organici.

Un attimo dopo, nel santa sanctorum dell'anima di Mimi.

Aveva sempre immaginato l'anima delle persone come un qualcosa di inconsistente, come una sorta di spirito diffuso in tutto il corpo.

Da quando aveva imparato a penetrare nei corpi delle persone, si era resa conto che si sbagliava di grosso. Che tutti sbagliavano al riguardo.

L'anima degli uomini ha la forma che essi vogliono darle.

Aveva visto svariate anime, e ognuna era diversa dall'altra. L'anima di un cacciatore di vampiri, aveva la forma di una croce. Quando l'aveva penetrata, Mun si era ritrovata in un luogo freddo ed inospitale, abitato da strane creature. In quell'occasione, aveva dovuto cancellare un ricordo dall'anima del cacciatore. L'ultimo ricordo che ancora lo legava alla terra, un ricordo che ancora lo rendeva un essere umano. Aveva dovuto cancellare il ricordo della sua sorellina, morta divorata dai vampiri.

Una volta era entrata nell'anima di un bambino in fin di vita, sotto suggerimento di sua nonna. In quel caso si era trovata a vagare in un variopinto parco giochi affollato di esseri non del tutto umani. Aveva dovuto uccidere un essere nauseabondo che , da alcuni mesi, terrorizzava i "clienti" di quell'assurdo fairy park.

L'ultima volta aveva dovuto abbattere l'anima di un monaco cristiano, che aveva la forma di una chiesa barocca.

Ma mai si era trovata davanti a qualcosa del genere.

L'anima di Mimi era una sfera di ghiaccio. Compatta, brillante come una gemma. Mun fece un passo in avanti e posò la mano sul globo di ghiaccio.

<< Ahi! >> ritrasse la mano di scatto e osservò una lunga bruciatura sul palmo.

Un globo di ghiaccio che bruciava? Ne aveva viste di cose assurde. Ma questa le era del tutto nuova.

La voce di sua nonna la riportò al giorno in cui le aveva insegnato la pratica della penetrazione delle anime.


" Tutti gli esseri umani hanno un'anima. Da quando nascono, l'anima assume la forma che l'individuo, spesso inconsciamente, decide. Il neonato ha un'anima formata come quella di un adulto. L'anima è il centro propulsore di tutti gli esseri viventi. Non il cervello, come alcuni vorrebbero farci credere, ma l'anima. E' li che prendono vita i pensieri. Infatti, se malauguratamente un uomo dovesse perdere l'anima, seppure la sua vita potrebbe continuare, dentro sarebbe vuoto. Sarebbe come un involucro vuoto.Se ti guardi in giro, ti rendi conto che ce ne sono tanti di uomini che hanno perso la loro anima."

" Nonna, che forma ha la mia anima? "

La vecchia sorrise dolcemente, accentuando le rughe intorno alla bocca e agli occhi. " Prima o poi, mia cara, lo scoprirai".

" Va bene. Ah. Quindi, seguendo la tua teoria. Anche Mochi ha un'anima?"

Mochi era una gatta che sua nonna aveva portato a casa quando Mun aveva appena un anno. Da quel giorno, sua nonna e la gatta non si erano mai separate. Dov'era la vecchia Yung Li, c'era anche Mochi.

La nonna accarezzò il pelo color mogano della gatta di casa. E Mun non riuscì a non notare uno lampo di tristezza che le balenò negli occhi.

" Certo, cara. Anche Mochi ha un'anima. Solo che la sua è ancora diversa dalla mia e dalla tua. E anche da quella degli altri gatti ".

Nonostante volesse interrogare ancora sua nonna, decise di non profferire altra parola. Aveva imparato ormai ad interpretare la reticenza di sua nonna come un rifiuto di parlare di un determinato argomento.

Tuttavia, il giorno dopo, quando era andata a portare il cibo a Mochi, e l'aveva trovata distesa scompostamente in un angolo del giardino, fredda, cadaverica, non aveva smesso più di pensare alle parole di sua nonna.


Mun fluttuò intorno al globo ghiacciato con fare circospetto e tenendosene alla larga. Di cosa poteva trattarsi? Di certo, quella, non era un'anima qualunque. Era una sorta di. anima in potenza. un anima che sta aspettando di nascere..

<< E' un uovo! >> esclamò. E in quello stesso momento notò anche una piccola crepa che percorreva un lato del globo.

<< Esatto>> qualcuno le stava parlando. Mun sussultò e si sentì trascinare fuori dal corpo.

Attraversò con una violenza inaudita l'organismo di Mimi, urlando ogni qualvolta che una vena pulsante, o un globulo rosso, la feriva.

Un attimo dopo, era dentro il suo corpo, distesa accanto a quello di Mimi. Respirava a fatica, era anche ferita in più punti del corpo. Rigetto corporale. Sua nonna glie ne aveva parlato.

Ma c'era qualcuno oltre loro due, in quel luogo, adesso.

Mun sentì uno scalpiccio di passi oltre la sua testa. Si sforzò di guardare attentamente chi fosse.

<< Sai che la penetrazione dell'anima è una pratica perseguibile dalla legge magica? >> le disse qualcuno. Finalmente Mun riuscì a vedere chi l'aveva aggredita.

Era una ragazza, una liceale come tante, con indosso un'uniforme che Mun riconobbe come quella della prestigiosa scuola Maho. Le spalline dell'uniforme erano completamente sbrindellate e un paio di piccole ali rosa sbucavano dalla sua schiena.

Con un colpo di ali , la ragazza / angelo fu vicino a lei. Mun poteva vederla bene adesso.

Aveva uno sguardo vispo, allegro. Eppure, nonostante l'espressione inoffensiva, Mun percepiva in lei tanta determinazione.

Cercò di muoversi, ma le ferite che si era procurata da sola per fuggire dal corpo di Mimi le facevano troppo male.

<< Non sforzarti.>> le intimò la ragazza. Poi raccolse delicatamente il corpo di Mimi e se lo caricò in spalla.

Prima di spiccare il volo e allontanarsi, tuttavia, la ragazza angelo le lanciò qualcosa.

<< E' una caramella. Mangiala, e sarai in forze in meno di cinque minuti. >> sorrise, socchiudendo gli occhi. << Ci rivedremo presto, Mun-chan.>>.

Le foglie secche si sollevarono da terra a formare un piccolo vortice quando, con un balzo, la ragazza era volta via, portando con se il corpo di Mimi.

Mun raccolse la caramella e la osservò.

Ancora ricordi.


Mun aveva lo sguardo perso nel vuoto, rivolto ad un punto indistinto, oltre la finestra della sua classe, oltre il cancello della scuola, oltre il cielo stesso.. Era appena suonata l'ora della ricreazione, che Mun trascorreva da sola in terrazza. Fece per uscire dal banchetto, quando vide una bambina avvicinarsi a lei.

<< Ciao. Mi chiamo Aoi Shiba, siamo nella stessa classe, ma non ci siamo mai parlate. Lo sai che sei davvero bella? Anche le mie amiche lo pensano. Solo che hanno paura di te. Dicono che fai cose strane, a volte. Ma io non credo che tu sia strana, credo solo che tu abbia bisogno di parlare un po'.>>.

Mun non aveva mai dimenticato gli occhi di Aoi quella volta. Piccoli, luminosi, determinati, in un viso paffutello ma carino. Le infondevano allegria, calore.

Erano diventate amiche in poco tempo. Mun non pranzava più da sola in terrazza, ma in giardino con Aoi, che si era rivelata una vera chiacchierona. Parlava di qualsiasi cosa. Anche e soprattutto di cose futili e banali.

Una volta , le aveva raccontato di aver conosciuto un uomo che camminava con le braccia, invece che con le gambe.

Probabilmente Mun aveva sorriso più del dovuto, perché Aoi stette ad osservarla a lungo, con un sorriso a trentasei denti.

<< Non ti ho mai visto sorridere così. Sei ancora più bella quando sorridi. Dovresti farlo più pesso, invece che startene in silenzio e con lo sguardo cupo.>>.

Con Aoi, Mun parlava spesso del suo sogno di diventare una sacerdotessa. Aoi le dava consigli su come potesse cucirsi un vestito abbastanza dignitoso per quella casta. Di Aoi, Mun sapeva solo che abitava con il nonno in una casa ai confino di Tomoeda, e che avrebbe voluto, in futuro, intraprendere la carriera politica. Era , infatti, la rappresentante degli studenti della scuola elementare che entrambe frequentavano. Mun sapeva che Aoi sarebbe stata una leader ovunque fosse andata.

Un giorno, lei e Aoi si erano date appuntamento al parco giochi. Mun era arrivata in anticipo e si era seduta comodamente su un ceppo d'albero ad aspettare l'amica. Aoi era comparsa dieci minuti dopo, con la testa bassa e con gli occhi gonfi.

<< Mio nonno dice che non devo più vederti. >> le aveva detto. << Dice che io e te siamo diverse, che ci aspetta un futuro diverso.>>.

Mun aveva finto di non sapere nulla per tutto quel tempo. Non ce la fece a nascondere ancora quello che da un po' di tempo le dilaniava il cuore.

<< . Tuo nonno ha ragione. Io e te apparteniamo a due realtà diverse. Io e te non potremmo mai essere amiche. Siamo, piuttosto, nemiche. >>

Aoi era scoppiata a piangere e le si era avvinghiata al collo. << Ma perché, Mun-chan? Io ti voglio tanto bene! Io e te siamo amiche! Non capisco.>>.

Mun l'aveva stretta forte a se e si era abbandonata alle lacrime.

Singhiozzarono per alcuni minuti senza dire niente.

Infine, Mun la allontanò e cacciò dal taschino della gonna una caramella, che porse ad un Aoi ancora singhiozzante.

<< Prendi questa caramella. Non mangiarla, ma conservala fino al giorno in cui ci rivedremo. In quella occasione, me la regalerai a tua volta. Sarà il simbolo della nostra amicizia.>>

Aoi aveva preso al caramella e l'aveva stretta forte al petto, scosso dai singhiozzi.

Il giorno seguente, mentre era a rassettare il giardino per ordine della nonna, Mun aveva avuto una visione per la prima volta.

Nella visione, un uomo anziano moriva in preda a convulsioni, ai piedi di una donna, che invece, restava impassibile davanti allo spettacolo raccapricciante.

Mun si rannicchiò e attese che la scena fosse scomparsa del tutto dalla sua mente.

Faticò poco a capire che la donna altri non era che sua madre, erede di una stirpe di ladri di anime,e l'uomo che aveva ammazzato, il nonno di Aoi, il mago più potente del Giappone.

Non riusciva a spiegarsi come era a conoscenza di queste cose. Eppure le sapeva.

Da quel giorno, ovviamente, Mun non rivide più la sua cara amica Aoi.


<< Infine sei tornata, Aoi.>> sussurrò Mun, mentre lacrime calde le rigavano il viso. << Non sei affatto cambiata.I tuoi occhi, nonostante le tue sofferenze, sono ancora vispi e allegri, come lo erano una volta. Potrai mai perdonarmi, Aoi? Potrai mai perdonare la colpa che non ho commesso?>>.

Mun restò in quella posizone innaturale ancora per un po'. Con gli occhi bagnati rivolti al cielo notturno, come se si aspettasse di vedere ritornare la sua amica di infanzia, da un momento all'altro.



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