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lavoro pubblicato mercoledì 7 maggio 2008
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Forse il Titolo...

di nevedispagna. Letto 917 volte. Dallo scaffale Generico

Forse Il titolo poteva apparire come una giusta definizione di quello stato un poco duro, confusionale, e la frase riportata d....

Forse Il titolo poteva apparire come una giusta definizione di quello stato un poco

duro, confusionale, e la frase riportata di sotto, ovvero "Non oserei mai parlare

di realtà Xchè la Realtà mi fa schifo" conteneva due elementi che avrebbero

incuriosito anche il più distratto passante, quella "Ics", quella "Erre" .

Sulla "Erre", mi pare pure inutile discutere, rimanda in modo neanche tanto

obliquo al titolo, la "Ics", invece, con le sue nervature di muscoli umani che

terminavano in alcune strane protuberanze, spiegava in un solo gesto, l'unione fra

impatto visivo e significante, la natura del mistero del quale era tinto il finale del

film.

Geniale: si entrava in sala sapendo già dove si andare a parare.

Di conseguenza, anche inconsapevolmente, questa pellicola diventava una sfida:

perché ci si sarebbe dovuti interessare ad un evento del quale se ne conosceva già

lo scopo, il motivo?

Eppure il protagonista, alla fine, viene inquadrato di colpo, frontalmente, e da

entrambo i lati, con angolo di campo costante, mentre di notte scrive qualcosa sul

secretaire di noce fiammata(qualche critico suggerisce che forse fra quelle pagine

è da ricercarsi il "vero" finale. Ndr. ), la telecamera si allontana verso la porta

in modo goffo, quasi a sottolineare che dietro all'immagine c'è sempre e comunque

un essere umano che sta camminando, poi spariscono i colori, abbandonando la scena ad

una torbida scala di grigi, e dopo una colonna sonora fatta di suoni fragili, lievi

e praticamente inconsistenti, si sente ad altissimo volume sfruttando tutte le

possibilità psicofoniche della sala, un "click".

Che si riferisce presumibilmente allo spegnimento della lampada di Mart.

E non accade nulla, non partono i sottotitoli, non scorre niente, e la cosa in sé

potrebbe anche far sorridere, ma il senso del disagio si insinua, e deriva dal

fatto di non poter sapere, conoscere il nome dei compositori delle musiche, i

costumisti, i doppiatori, sceneggiatori, stuntman, comparse.

La Casa di produzione.

I Protagonisti.

Il loro Nome viene citato solo nei titoli d'apertura, ma sono i nomi dei personaggi

interpretati, assieme a quello del regista, l'esordiente ed ottimo Benitez.

Ma sarà quello un cognome vero?

E perché mai, che senso avrebbe?

E' il nome che tradisce l'inganno, quello non è un nome proprio, è una metafora.

Dopo circa tre minuti appare una scritta bianca, ovvero "I nati nel 1938 oggi hanno

67 anni", subito appresso, luci in sala.

Non volava quasi mai una mosca, alcuni(la maggior parte di solito), rimanevano

muti, con lo sguardo perso su di uno schermo ormai piatto, bianco ed illuminato,

non si capiva bene cosa esattamente provassero, ma non era raro indovinare dei

sorrisi in mezzo a quegli occhi fissi.

L'atmosfera rimandava a certe teorie dei giochi semplici, nei quali si mostrano

figure dal significato univoco e si domanda ai candidati che cosa ci vedono, ed in

realtà potrebbe essere stata tutta una grossa operazione mirata ad esaminare il

rapporto fra le immagini percepite ed il significato a esse assegnate.

Al vestito con il quale la nostra mente le ricopre.

In precedenza, nel 2006 Lemuel MornHoff aveva portato a Praga "Luci", nel quale

tentava , attraverso l'uso di fondali mobili, di mettere in scena la scala

cromatica di tutti i colori visibili ed indistinguibili ponendo le basi della

successiva fondazione della "scuola di Praga".

La sua teoria del "Gradiente a coda variabile" è ancora oggi oggetto di studio e

discussione a causa delle sue sottili implicazioni con svariate branchie delle

scienze applicative.

Un cinema che ragiona su se stesso per travalicare i propri confini.

Un cinema che non si nega, ma si definisce.

Un cinema che non pone come orizzonte quello dell ' "Imitare", ma piuttosto quello

dello "Scoprire".

Ed è forse questo il senso imprigionato nelle iridi sgranate di quegli spettatori

comuni, il tocco di ciò che un tempo si definiva "Maraviglia".

La quale si sa, non abbisogna di alcuna educazione.

Ma non tutti erano così arrendevoli.

I pochi coraggiosi si alzavano, ed in mezzo al silenzio iniziavano a discutere,

proponendo le interpretazioni più articolate, si potevano chiaramente distinguere

dei "Ti sbagli, lo so, c'è un errore" accanto a dei "Dove?Poco sopra.Dove?", oppure

"Lo so. C'è un errore. Ti sbagli.", e così per parecchi minuti.

Infine, forse disturbati dalle estasi degli Altri, si riunirono in piccoli gruppi

di discussione, rimanendo agli angoli delle sale, scambiando pareri persino durante

la proiezione, così nacquero i primi rendez-vous, durante i quali diversi

appassionati ripetevano esattamente l'esperienza vissuta all'interno del cinema.

Naturalmente riuscirono in qualche modo ad organizzarsi, e ne nacque presto una

forma istituzionalizzata (meglio nota con il nome de "Gli Esegeti". Ndr.), che si

distinse ben presto per il suo atteggiamento un poco sdegnato di fronte all' afonia

stupita del pubblico che li circondava riempiendo la sala.

Di solito ci si limitava a qualche mugugno o borbottio, a volte partivano epiteti

francamente irriferibili, in latere a qualche evidente provocazione artistica.

"Scimmie", "Stupidi", oppure "Scimmie stupide".

In alcune sale teatrali, dinnanzi allo schermo, comparvero delle sedie vuote, sparse misteriosamente sul palcoscenico.

Qualche frangia di groppuscolo oltranzista si pose addirittura alla "Fine del

Pensiero Occidentale" (gli "Action Pantagruelle").

Come un valzer nel quale si confondevano antropomorfìe e primordi animali, come

una valida testimonianza dell' efficacia e della ricchezza del vocabolario umano, passavano duri ed impettiti la durata del film componendo e scomponendo significati.

E non lo capivano, non capivano quanto gli stupidi fossero loro stessi.

Non avevano letto bene il Titolo.



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