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lavoro pubblicato martedì 15 aprile 2008
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Azenora e Tristan

di Astfy. Letto 1099 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Azenora e Tristan  Azenora si reca ogni giorno alla casupola di Tristan. Gli prepara da mangiare, gli riordina un poco quella sua oscura dimora, mentre lui se ne sta al suo scrittoio, gli occhi fissi sulle sue carte che gli parlano di chiss.......

Azenora e Tristan

Azenora si reca ogni giorno alla casupola di Tristan. Gli prepara da mangiare, gli riordina un poco quella sua oscura dimora, mentre lui se ne sta al suo scrittoio, gli occhi fissi sulle sue carte che gli parlano di chissà cosa.

Azenora non è la moglie, né la compagna di Tristan, non lo è mai stata: loro due non hanno mai avuto altri compagni che la loro solitudine.

Azenora parla a Tristan ogni tanto, ma Tristan nemmeno se ne accorge, nemmeno la saluta quando poi va via.

Sono vecchi ormai, Tristan e Azenora, vecchi, soli e senza memoria. Non si ricordano di quando erano giovani e un po'innamorati, anche perché non è mai stato un amore da ricordarsi il loro...

Tristan a volte pensa che la sua vecchia amica Azenora se ne ricordi ancora un po', ma solo perché è sempre stata molto sciocca.

Azenora lì ogni mattina che tira via la polvere dai suoi quattro mobili tarlati, che gli rifà il letto, che gli mette sulla tavola sbilenca il pranzo preparato per lui la mattina...

E mentre fa tutte queste cose ogni tanto gli parla...

Tristan farebbe volentieri a meno di tutto questo, se sapesse accudirsi almeno un poco da solo.

Azenora farebbe volentieri a meno di tutto questo, se sapesse bastarsi almeno un poco da sola.

Gli anni sono passati su quel suo affaccendarsi per lui, sul suo vano brontolargli, sui silenzi che lui gli ha sempre dato in risposta.

Ma perché poi avrebbe dovuto risponderle? In fondo Tristan non le ha mai chiesto nulla, nemmeno nella loro remota giovinezza, lei invece gli ha sempre chiesto...

Sogni, sogni, sogni e magia, ma che poteva saperne Tristan di tutti i suoi sogni e soprattutto perché mai avrebbe dovuto capirli?

Tristan non ha mai avuto bisogno di sognare, Tristan sta bene nella sua realtà di carta, Tristan legge e studia chissà cosa, forse matematica, forse astronomia, ma qualcosa di reale certo, nessun mondo fantastico o magico...

Azenora spolvera i suoi mobili, fantasticando come una bambina, e gli passa vicino, lo sfiora.

Anche se non gli parla, Tristan sente che lei vorrebbe da lui qualcosa.

"Tu vuoi da me qualcosa

Tu vuoi da me qualcosa

Tu vuoi da me qualcosa

Sempre

Tu vuoi da me che cosa

Tu vuoi da me che cosa

Tu vuoi da me

Cosa ti serve

Ti serve

Ti serve

Ti serve...

...Pretendi da me

Qualcosa che io

Non so!

Che cosa è?

Che cosa vuoi?

Che cosa hai?

Che cosa c'è?"[1]

Lo disturba quel suo voler da lui qualcosa sempre, come se la vecchiaia non le bastasse ancora per rinunciare alle richieste, ai sogni, alla magia, ai desideri vani.

La vecchiaia, si sa, toglie il vigore, ma lascia intatte tutte le voglie, deve averlo detto qualche grande saggio del passato, il cui nome Azenora di certo ricorda, ma Tristan no, né gli importa di ricordarlo.

Le voglie di Azenora, quel che di bello e magico lei ha sempre creduto di conoscere meglio di lui...

"Tu credi ma non sai

Cosa è veramente importante

Tu sei sicuro che

Sicuro ma non ci pensi sempre.

Lasciati andare

Segui il tuo cuore e arrivando alle stelle

Prova a prendere quelle

Nessuna è più bella di me

E non dirmi ti amo anche tu

Dammi soltanto il tuo cuore

E niente più..."[2]

Lei voleva il suo cuore, lo voleva tutto per sé, come se con un cuore si potesse fare qualsiasi cosa, andare da qualsiasi parte, anche volare via...

E' sempre stata strana Azenora, con quella sua fissazione di volare via, chissà dove, fino alle stelle...

Era a causa di quella sua eccessiva fantasia, certo, di quella smania infantile che ora continua a farla sentire una ragazza, anche se ormai non lo è più da tanto, tanto tempo.

Oggi Azenora si é messa un vestito rosa, Tristan lo nota per puro caso (non la guarda mai..), quando lei gli passa vicino borbottandogli che si sbrighi a mangiare, perché si sta facendo tutto freddo.

Una vecchia dai capelli canuti col vestito rosa, ma che assurdità!

A Tristan viene quasi da ridere, anche se lui non ride mai.

Getta un altro sguardo vagamente curioso ad Azenora che apparecchia la tavola, e s'accorge che lei è scarmigliata e molto pallida, che i suoi piccoli occhi neri si sono infossati ancor di più, che la ragnatela di rughe sul suo volto è diventata ancora più fitta.

La sua ragazza sempre, la sua vecchia sempre...

Azenora si toglie il grembiule, lo ripiega, lo ripone con cura, poi va via, mormorando un saluto a Tristan, senza ottenere risposta, come sempre. Tuttavia qualcosa spinge l'uomo a volgere lo sguardo verso l'uscio, dopo che lei l'ha richiuso dietro di sé.

E ora quella cos'è?

C'è una bambina ferma immobile a scrutarlo presso l'uscio, una bella fanciulla senza sorriso, dalla pelle chiara e i lunghi capelli neri, come Azenora da giovane.

Poi, la follia è che quella bambina ha un bel paio d'ali rosa...

Tristan scuote il capo senza scomporsi. Indubbiamente si tratta di uno scherzo di Azenora. Ha preso quella povera orfanella dalla strada, l'ha travestita così, da fatina triste, gliel'ha lasciata lì come un monito per chissà che cosa.

I sogni, i magici sogni che prima o poi si risvegliano, i sogni che ti trovano anche nel buio del tuo rifugio nascosto, i sogni muti che ti gridano la loro rabbia per non averli mai voluti sognare...

Si stancherà quella bambina, prima o poi, si stancherà di star lì senza nulla da mangiare e se ne andrà via.

Tristan decide d'ignorarla e si rituffa nelle sue carte che parlano di chissà quali mondi reali.

Pian piano si fa sera e lui s'addormenta lì, sullo scrittoio, come spesso gli accade, senz'accorgersi che la bambina è ancora là, ferma immobile a osservarlo con gli occhi neri colmi dello sguardo stanco di Azenora...

"Tu vuoi da me qualcosa

Tu vuoi da me qualcosa

Sempre..."

"...Dammi soltanto il tuo cuore

E niente più..."

Il giorno dopo Azenora non viene a riordinargli casa, non viene a preparargli il pranzo.

A mezzodì, Tristan comprende che lei è morta.

Dalla finestra guarda verso casa sua, vede la gente ferma lì vicino a parlottare con aria contrita...

Se n'è andata di notte, nel sonno.

Tristan non va a renderle l'ultimo saluto. Chiude la finestra, si volta lentamente, vede la bambina ancora lì, immobile e senza sorriso.

Non gli risponde, quando Tristan le urla con una furia improvvisa che non gli è propria: "Chi sei?"

Si accuccia a terra silenziosa, abbracciandosi le ginocchia, nascondendo il pallido viso. Forse piange.

Tristan ora tace, torna alla sua abituale indifferenza.

Sa che quel piccolo fantasma non gli risponderà, ma non se ne andrà mai, resterà sempre lì, nel suo angolo presso l'uscio di casa, a ricordargli in silenzio la miseria della sua realtà, come faceva Azenora.

Sa anche che lui imparerà a non vederlo, come faceva con Azenora...

La storia di Azenora e Tristan è una storia che si ripete un po' ogni giorno, quando una donna muore nell'indifferenza di un uomo, quando la fantasia muore nell'indifferenza del mondo moderno, lasciando di sé solo uno sbiadito, deluso riflesso che l'uomo, che il mondo ormai non vede neanche più.


[1] Vasco Rossi - Tu vuoi da me qualcosa

[2] Irene Grandi - La tua ragazza sempre



Commenti

pubblicato il 15/04/2008 19.58.37
kirikù, ha scritto: E' triste ma vero il concetto di questo tuo racconto, e vedrai che sarà sempre peggio. A presto.

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