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lavoro pubblicato martedì 6 agosto 2002
ultima lettura giovedì 19 settembre 2019

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L'Uomo Di Latta

di Martin. Letto 1139 volte. Dallo scaffale Racconti

L’uomo di latta, vagava per le vie della città, senza un nome, senza un cuore. Finalmente si fermò su di una panchina verde da poco liberatasi da una ...

L’uomo di latta, vagava per le vie della città, senza un nome, senza un cuore. Finalmente si fermò su di una panchina verde da poco liberatasi da una famiglia ben vestita. Lui era lì che, non aveva un cuore, né un posto dove andare. Non aveva un cervello, non poteva ragionare, ma guardava l’infinito, che piano piano, faceva posto all’oscurità. - Ciao - disse e poi tacque, fino a quando non gli si avvicinò una persona. Era una donna, non una bella donna, una di quelle che a vederla dava l’impressione di essere un’impiegata, che non aveva fatto strada per merito delle sue grazie. Era molto magra, sembrava malata di anoressia, ma non lo era. Anzi sembrava molto debole di costituzione, ma aveva qualcosa che la rendeva forte. Lei disse - Devo sfuggire alla morte -. Lui rispose - Morte?, Cosa è la morte? - Lei - Non so rispondere, ma è una cosa bella quando arriva -. Lui poi disse - Spero arrivi presto anche a me - poi le domandò - perché allora stai fuggendo -. Lei - Perché vivere è meglio -. Allora l’uomo di latta si alzò e se ne andò. Voleva sapere cosa fosse la morte. Camminò a lungo arrivò su di un ponte. Era molto alto, il mare era agitato, ma gli piaceva, voleva vederlo da vicino. Egli tutto vedeva, nulla sapeva, ma non riusciva a capire. Era come un bambino appena nato, che piangeva senza sapere il perché. Quando arrivò a metà del ponte, vide un uomo che piangeva, egli si avvicinò e domandò - Perché sta piangendo? - - Perché voglio morire - rispose l’uomo. E l’uomo di latta disse - Allora perché non morire? -. - Perché non ho il coraggio di farlo - disse piangendo. Lui allora disse - Ma morire è bello, ma vivere è meglio - L’uomo rispose - Si, lo so, ma la morte è come cambiare casa. Morire, vivere, restare soli, che differenza c’è, tutti sono felici tranne me. Ieri sentì una voce che mi disse <>. Non voglio morire, ma questa è una costrizione, è una vita che non ha senso se tu non hai voglia di cambiarla. Non ho più nulla e il tempo è passato troppo velocemente, rubandomi la vita, rovinandomi la mente -. E l’uomo si gettò nell’oscurità del mare. L’uomo di latta allora continuò a camminare per le vie della città, il luogo dove tanta gente costruì i propri sogni. Gente stanca, gente sola e tutti i loro pensieri erano tristi, e trascorrevano i loro giorni a guardare vecchie foto, di un passato che non tornerà più. E camminava ancora per le vie della città dove quella gente ha odiato la crudeltà di un mondo che non amava più e pensava che oltre la vita c’era la morte che la porterà lontano da tutti quei ricordi che non torneranno mai più. La notte si era fatta più fitta ma l’uomo di latta continuava il suo cammino, non aveva nulla, non aveva una meta, ma lui viveva ancora. Improvvisamente cominciò a piovere e piano piano la pioggia bagnava il suo corpo di latta. Lentamente si stava arrugginendo e lentamente stava morendo. E l’uomo di latta, allora capì che la sua vita stava per giungere al termine. - Ma vivere - disse - era meglio -.


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