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lavoro pubblicato martedì 6 agosto 2002
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un Uomo

di Martin. Letto 908 volte. Dallo scaffale Racconti

Stavo ancora rovistando la mia roba quando la sentii urlare, era un urlo agghiacciante che mi trapassava il cuore e che arrivava al cervello. Non sape...

Stavo ancora rovistando la mia roba quando la sentii urlare, era un urlo agghiacciante che mi trapassava il cuore e che arrivava al cervello. Non sapevo cosa fare, non riuscivo ancora a crederci, le mie paure si erano racchiuse dentro di me, bloccandomi in un vuoto immenso, che mi paralizzava le gambe e soprattutto l'anima, facendola così impazzire dal terrore. Non potete mai immaginare la follia che si stava magnetizzando davanti ai miei occhi. Non credete al destino? Bè io ci credevo e pensavo proprio che il demonio stava venendo a prendere la mia anima e a fare a pezzi il mio povero e vecchio corpo. Era venuto a punirmi per ciò che avevo fatto, anzi che avevamo fatto, perché questa storia era nata per colpa di mia moglie, appunto la donna che aveva urlato. Ma toccava a me, non era venuto quella notte, ma presto verrà a prendermi. Fate si che il destino si compia e tutto finirà in tristezza com'era iniziato. Lui non accetterà muri che ostacolino il suo cammino, altrimenti li abbatterà, non vorrà nessuno che gli spari contro, altrimenti vi distruggerà senza pietà.

Io non volevo vedere mia moglie, orripilante dalla follia umana, ma voi senza pietà me l'avete presentata davanti ai televisori o ai giornali! Io volevo ricordarla com'era da viva, con i suoi sorrisi, le sue paure e voi avete fatto si che la mia vita diventi sempre più un Inferno! Come se questo non bastasse i veri mostri siete voi con le vostre telecamere che ci presentate sempre morte e distruzione, distruzione e morte, film di guerra su quel maledetto Vietnam, che noi italiani non abbiamo neanche combattuto, oppure partite di calcio che sembrano vere e proprie battaglie o ancora comizi politici, ma è veramente questo che la gente vuole? Non bastano i problemi che abbiamo ogni giorno? Ecco si sta avvicinando, sento i suoi passi sempre più vicini, il suo respiro è gelido come il ghiaccio, io chiudo gli occhi, non voglio vedere la morte.

Improvvisamente c'è uno strano silenzio tombale e melanconico che si nasconde tra il vento che soffia fuori e il mio cuore che batte come non aveva mai battuto prima di quel momento ed io lì che attendevo la morte come se fosse veramente la mia ora. Non ho scelto io di morire, neanche il Dio che mi sta guardando e che non può far niente, è qualcosa che va oltre ogni suo potere che ha su di noi, non esistono miracoli, non vi è salvezza, è la fine del mondo che si abbatte su di me. Cosa è successo? E' soltanto il forte vento che ha sbattuto le porte facendo cadere uno dei tanti ricordi che mi legava a mia moglie. La porta si aprì lentamente, dal lungo corridoio che attraversava tutta la casa vidi venirmi incontro una figura spettrale che avanzando bruciava tutto ciò che incontrava e avanzando ancora riuscii a scorgere il suo viso forse invecchiato dagli anni e pieni di rancore verso di me. Avevo commesso l'errore più grande di questo mondo e quindi dovevo pagare.

Non avevo mai avuto paura della morte, ma ora credo che il tempo, sia giunto e avanzava senza rispetto per la mia vecchiaia. Perché avevo venduto la mia anima al Demonio? Perché mio figlio non era morto? Dopotutto dovevo pagare.

Lui era venuto a riscuotere il debito, era così vicino che sentivo la sua presenza ovunque, bruciava la mia casa, bruciava tutto ciò che avevo sudato e guadagnato con il mio lavoro, bruciava la mia vita.

Non avevo più nessuno su cui contare, nessuno poteva far nulla, mio figlio era venuto, avevano mandato proprio lui. Io che avevo venduto la mia anima e anche lui che amavo più della mia vita.

Non serviva piangere, gli errori si dovevano pagare, e il prezzo era molto alto, non potevo rinunciare.

 Ora ha 32 anni, ma è come se fosse morto. Sono le ultime parole che scrivo, prima che il mio corpo finisca di bruciare nelle ali disperate dell’inferno.



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