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lavoro pubblicato mercoledì 26 marzo 2008
ultima lettura giovedì 23 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sulle tracce del lupo bianco

di Promethium. Letto 859 volte. Dallo scaffale Fantasia

Impugnava la spada con entrambe le mani. La lama era disposta a perpendicolo rispetto alla sua fronte e tenuta a pochissima distanza dal volto. Il suo sguardo era orientato in una direzione ben definita, così come le aveva insegnato il vecchio Hiyang

I racconti del bosco di Hern
(parte prima)
SULLE TRACCE DEL LUPO BIANCO

...Impugnava la spada con entrambe le mani. La lama era disposta a perpendicolo rispetto alla sua fronte e tenuta a pochissima distanza dal volto. Il suo sguardo era orientato in una direzione ben definita, così come le aveva insegnato il vecchio Hiyang.
Quanti tramonti passati insieme sulla collinetta della fattoria.
L’anziano maestro, dopo aver addestrato il capitano Cliff all’arte del combattimento con la spada ma anche alla profonda conoscenza dello spirito, veniva considerato un componente della famiglia, e da alcuni anni si era dedicato ad indottrinare quanto di sua conoscenza ai figli del suo grande amico. Purtroppo da un mese a quella parte aveva deciso di lasciarli per "portarsi" a miglior vita:
- Seguirò le orme del niveo lupo, mi condurranno nel regno della vita eterna. -
Ma per lei era come se il suo vecchio maestro era ancora lì vicino, come una volta.
- Immobile! Sguardo in avanti. Non fissare nulla, ma nello stesso tempo tutto ciò che hai intorno deve essere controllato dal tuo sguardo! Userai l'udito per vedere alle tue spalle. Fai fuoriuscire l’aria dal naso e con essa tutti i cattivi pensieri. Ricorda sempre che non sono i muscoli e le mani che reggono la spada, ma è la tua mente a farlo... Mantienila libera. Se fai tremare la lama, il riflesso perderà la sua staticità, e tu non sarai più in grado di sentirla. -

Catturare i raggi del sole... Era quello il suo fine. Raccogliere i raggi del sole e convogliarli su una metà del suo viso. Non i freddi raggi del mattino e neanche quelli troppo caldi di mezzogiorno. Solo quelli del tramonto, sfumati d’arancio, erano in grado di far comunicare la spada con il suo compagno. Una leggera carezza di calore generato dalla lama, garantiva la percezione di sintonia di spirito fra due cose apparentemente così differenti, ma che durante il combattimento divenivano un tutt’uno. Agli occhi dei due fratelli, Hiyang ne pareva molto convinto: un oggetto creato ed usato anche per porre fine ad una vita, di per sé doveva essere vivo, spiritualmente. Ed anche chi ne aveva la disponibilità di usarlo, doveva essere cosciente di ciò.
Probabilmente Hiyang, nella sua interiorità, era ben consapevole che la spada era solo un freddo pezzo di metallo... Ma era altrettanto consapevole che tutto ciò sarebbe servito ai suoi allievi per cercare di liberare la mente e trovare immediatamente la concentrazione, all'occorrenza. Sarebbe servito anche a far capire che in un combattimento non c'è necessità soltanto di forza fisica e di tecnica, servirebbero a poco senza il controllo della mente. Riuscire a dare un certo "essere" alla propria spada, sarebbe riuscire a fidarsi di più delle sue potenzialità, ma soprattutto fidarsi di più di se stessi.

Fu calda quella moina che sulla sua guancia non tardò ad arrivare. Trasgredendo alla regola dell’immobilità, si lascio scappare un leggero sorriso. Era soddisfatta, ci era riuscita anche quella sera. Peccato però che il suo maestro non era lì... Aveva imparato a concentrarsi e rimanere immobile per lungo tempo. Era riuscita ad entrare in armonia con la natura intorno a lei, permettendole di raccogliere ogni messaggio apparentemente insignificante, come quello dell’erbetta calpestata da qualcuno che da dietro, sembrava si stesse avvicinando cercando di non farsi scorgere. Nonostante ciò, lei rimase ferma mostrando una certa impassibilità.
- NELLA! Stai attenta! Un temibile cavaliere alle tue spalle cerca di colpirti! -
Pareva strano vedere una fanciulla così bella ed apparentemente esile, spostarsi di scatto sulla sinistra roteando il polso ed il braccio in modo tale da far sostituire la sua sagoma con la lama della sua lunga spada. Ne scaturì un colpo secco fra i due metalli. Un suono quasi irreale... Un tintinnio amico di due armi sicuramente forgiate dalla stessa mano, che persisteva nell’aria dissolvendosi lentamente. Mantenendo le due lame ancora in contatto, si voltò repentinamente spingendo all’indietro il suo aggressore e riuscendo così a guadagnare una certa distanza.
- La piccola Nell... Vedo con piacere che sei diventata brava quasi quanto il tuo maestro. -
- Tu non sei il mio maestro. Hiyang lo era! E poi non sono più piccola, fra pochi giorni la mia vita compirà venticinque primavere, sono ormai adulta. -
- Potrai esserlo per gli altri, ma per me resterai sempre la mia piccola sorellina. -
Gilbert era solito attaccare alle spalle sua sorella prima di iniziare all’allenamento. Si illudeva di prendere il posto di Hiyang per completare il suo addestramento, ma ben presto si rese conto che la ragazza era ormai diventata una vera combattente, molto più brava di lui nella tecnica e nella determinazione.

I due fratelli assunsero una posizione che consentiva loro il reciproco studio dell’avversario. Portando la mano armata dietro il loro corpo, sulla stessa veniva distribuita gran parte della forza in attesa dell’attacco; mentre il braccio libero era rivolto in avanti. Diversamente, su di esso, veniva riversata tutta la concentrazione che, trasmessa da un filo immaginario, partiva dalla mente per collegarsi con il dito medio, utilizzato per puntare l’avversario. Anche le altre quattro dita della mano avevano un compito ben preciso, raccogliere la concentrazione dal luogo in cui le stesse venivano puntate: il cielo, la distanza, la terra e l’infinito. Adottavano la stessa tecnica. Difficile immaginare chi potesse decidere di attaccare per primo. Continuavano a muoversi con passo flessuoso senza mai distogliere lo sguardo l’una dall’altro, disegnando un cerchio invisibile sul terreno... Quella collina era divenuta famosa nella zona. Poteva essere riconosciuta anche da lontano perché erano stati collocati all’interno della recinzione di legno, due grandi fantocci in paglia utilizzati per l’apprendimento e gli allenamenti. Ma per quella sera dovevano fare solo da spettatori. Ebbe inizio un duello che apparentemente sembrava ostile, ma in realtà quei movimenti a balzi felini, le movenze eleganti di Nell e gli spostamenti con grande stile di Gilbert, lasciavano immaginare ad un omaggio alla tecnica di combattimento orientale, appresa grazie al loro grande amico Hiyang. Il susseguirsi di colpi di spada generò un continuo tinnio che ben presto si trasformò in melodia, e il guardare da lontano in penombra quel luccichio delle lame come risposta agli ultimi raggi del sole, pareva assistere ad una suggestiva danza delle spade.

Uno strano spettatore, nel frattempo, si era avvicinato per vedere quel combattimento senza sangue e senza feriti. Non appena Nell se ne accorse, con un improvviso colpo di spada roteata con maestria, disarmò il fratello che afferrato dalla giacca finì per essere scagliato a terra. Anche lei si distese sul terreno cercando di nascondersi.
- Resta Fermo! Hai visto chi c’è vicino alla grande roccia del sentiero che porta al bosco? Guarda! -
- E’ un lupo bianco... Ma perché ci nascondiamo da lui? -
- Possibile che non riesci a capire? Non nevica mai qui. Non ti pare strano un lupo tutto bianco in questa regione? Ricordi cosa diceva Hiyang?: "Seguirò le orme del niveo lupo, mi condurranno nel regno della vita eterna". Il niveo lupo, bianco come la neve. E’ quello! Proverò ad avvicinarmi a lui. -
- No! Non andare, potrebbe essere pericoloso! -
Nell non ascoltò le parole del fratello e con un salto scavalcò la staccionata per poi correre con impazienza verso l’animale. Fu un errore mostrare tutta quella decisione. Alla sua vista il lupo bianco che probabilmente non si era avvicinato con l’intenzione di attaccare, fece dapprima qualche passo indietro, ma notando la donna continuare a correre verso di lui, si voltò ed iniziò la corsa verso il bosco.
- No, aspetta! Non voglio farti del male! -
Sparì dietro alle ombre già inoltrate degli alberi che delimitavano il confine tra il bosco e la campagna. Ciò nonostante lei continuò a rincorrerlo.... A seguire le sue orme.
- TORNA INDIETRO NELL! Torna indietro sorellina, sta arrivando la notte. Papà e mamma non saranno contenti di questo... -
Lei era velocissima. Il maestro le aveva insegnato i segreti per la corretta respirazione e la giusta distribuzione di forza e peso sulle gambe, da sfruttare fino alle punte dei piedi... "- Ti servirà nei brevi ma anche nei lunghi spostamenti, non pensare che sia poco importante. -"
Quasi riusciva a sentire le sue parole. Ma quel lupo, già per sua natura più agile e veloce, si spostava con dei lunghi balzi che parevano innaturali. Impossibile stargli dietro.

Il nobile animale si fermò un istante per guardarsi indietro ed assicurarsi così che la giovane donna non avesse desistito nel tentativo di raggiungerlo. Quando ne ebbe la conferma, restò immobile qualche istante per richiamare la sua attenzione e poi nuovamente a fuggire per addentrarsi ancora di più nel bosco. Ormai era calata la sera, e con essa l’oscurità. Non lo vedeva più, ma continuò ugualmente a procedere nella stessa direzione, con la speranza di poterlo incontrare. Nonostante tutto il suo coraggio, camminare di notte nel bosco le incuteva timore, anche a causa di strani rumori e versi di animali che sicuramente non venivano uditi di giorno. E poi c’era anche il lupo bianco che aveva qualcosa di misterioso. Decise così di abbandonare il suo intento, ma quando cercò di tornare indietro si accorse di aver perso il piccolo sentiero che attraversa parte del bosco. Si era persa...
Nella cercò di prendere la direzione che credeva opposta a quella presa dal lupo, ma dopo aver percorso molta strada, capì di essere nuovamente allo stesso punto. Era inutile. Non le restava altro che sedersi ai piedi di un grande albero e cercare di riposare, attendendo la nuova alba. Osservando la direzioni dei primi raggi del sole, sarebbe stato più facile orientarsi, non c’era molta strada da fare. Posò la schiena e la testa al tronco. Chiuse gli occhi, ma riuscì a mantenerli così solo per pochissimo tempo. La paura era più forte della stanchezza e per un po’ di tempo non fece altro che indirizzare lo sguardo verso la direzione della fonte di ogni singolo rumore che riusciva a scorgere. Il lontananza notò un puntino di luce che si stava avvicinando con un movimento irregolare. Stranamente quella irregolarità le era familiare, ma non riusciva a capire quale strana e piccola creatura magica fosse. Veniva verso di lei. Era una splendida farfalla. Così luminosa da non permettere a chi aveva la fortuna di osservarla, di capire quali colori pregiavano le sue piccole ali. Non appena giunse all’altezza dei suoi piedi, la farfalla sprigionò una polverina luminosa che veniva giù molto lentamente. Continuando il volo ben presto quella polverina accarezzò tutto il suo corpo, rilasciando nello stesso tempo una forte sensazione di benessere e rilassamento. Improvvisamente tutta la paura era andata via, ora era tranquilla e sorrideva.
- Che meraviglia! Sembra polvere di stelle... -
Le venne subito in mente sua madre, e lei da piccola. Accadeva che ogni anno in alcune sere d’estate, giorni ben prestabiliti, avveniva un fatto strano nel cielo... Alcune stelle smettevano di rimanere ferme. Decidevano di cadere verso la terra, ma dopo pochi attimi svanivano lasciando dietro di loro una piccola scia di polvere di stelle. Nell tutte le volte ne rimaneva affascinata, assisteva regolarmente ad un evento magico grazie al quale ogni volta poteva sognare avventure fantastiche. Perciò in quei giorni costringeva sua mamma e Gilbert ad accompagnarla sulla collina per poter vedere l’ennesima discesa sulla terra di magiche stelle che per lei, la sera successiva, ritornavano a riprendere il loro posto.
Una sensazione di tranquillità e distensione quasi la costringeva a dormire, era più forte di lei. Ma dentro di sé era ben sveglia, cercava di tenere a tutti i costi i suoi occhi ben aperti per capire i movimenti della farfalla che continuava a volteggiare su di lei. Poco dopo il rumore di foglie secche calpestate da qualcuno in lontananza attirò la sua attenzione. Erano tre lupi, che giunti fino ad una certa distanza si fermarono a guardarla. Due di loro erano grigi e quello più grande, che sembrava il loro capo, aveva il mantello tutto bianco. Nell faceva fatica a tenere gli occhi socchiusi, ma riuscì a capire che il lupo bianco era lo stesso sfuggito poco tempo prima. Quasi contemporaneamente i tre animali chiusero gli occhi e ripiegarono a sé le zampe anteriori per avvicinarsi al terreno, alzando la testa verso il cielo. Si stavano circondando di una luce soprannaturale ed il loro folto pelo ne risaltava l’intensità. Un fremito trapassò i loro corpi da lupo, accompagnato dal frusciare delle foglie degli alberi più vicini. In pochi istanti, magicamente si tramutarono da lupi, in corpi di un uomo. Apparentemente sembravano fatti di luce e si muovevano con lentezza. Assunsero la posizione eretta restarono fermi qualche momento. La chiara luce che continuava ad avvolgerli, ebbe una certa persistenza anche dopo la trasformazione. Svanì successivamente dissolvendosi nell’aria in tante minuscole particelle luminose. Nell era nuovamente spaventata, non aveva mai visto una magia simile. Sempre se di magia si poteva parlare. Potrebbe anche essere qualcosa di naturalmente straordinario che chissà da quanto tempo si nascondeva nel bosco.
Cercò istintivamente di alzarsi per trovare un posto sicuro dove nascondersi, ma sentiva che i suoi muscoli erano bloccati. A stento solo gli occhi riuscivano a mantenersi socchiusi e grazie a ciò poté notare l’uomo che fino a poco prima era stato un lupo bianco, si stava avvicinando a lei. Non riusciva a capire quale strano vestito potesse indossare, sembrava fatto di foglie che lo ricoprivano aderendo sul suo corpo e mettendo così in rilievo una muscolatura ben scolpita. Anche il suo volto era coperto da due grandi foglie le quali nascondevano il viso e lasciavano scoperti solo gli occhi.Erano chiari, forse era l’unica cosa rimasta immutata dopo la trasformazione. Di sicuro appartenevano ad un uomo giovane dalla straordinaria bellezza. Lui si accostò al suo fianco mettendosi in ginocchio. Continuava ad ammirarla in tutta la sua bellezza. Ne rimase così affascinato da non poter più resistere alla tentazione di poterla sfiorare... Soltanto sfiorare però. Il contatto con gli umani non era concesso loro. E così fece.
Nell non era in grado di stabilire se era tanto spaventata quanto incuriosita, di certo intenzionata a capire cosa stesse accadendo. Riversò tutta la sua forza, anche quella interiore, sul braccio sinistro e con un brusco movimento afferrò il polso dell’uomo che stava tentando di accarezzare la sua guancia. Anche i suoi occhi riuscirono ad aprirsi completamente per fissarlo.
Dopo quel gesto lui appariva più spaventato di lei, con lo sguardo sembrava volerle esprimere che non vi era nessuna ostilità nei suoi confronti. Si svincolò in modo repentino, sollevandosi subito in piedi e continuando a fissarla. Nella era ancora a terra, si ritrovò nella mano una sorta di braccialetto rudimentale, con una strana medaglietta in metallo a forma di testa di lupo. Era stato strappato dal polso di quell'uomo. Gli altri due, che erano rimasti ad una certa distanza, avevano assistito al risveglio della giovane donna ed anche loro spaventati voltarono le spalle per scappare. Dopo i loro primi passi ebbe luogo un’altra metamorfosi, questa volta più repentina, che li riportò nuovamente alle sembianze di lupo. Sparirono verso l’oscurità del bosco.

Esser toccato da un umano... Fu un evento quello, che non si verificava da centinaia di primavere. Ne era rimasto così sconvolto che non riuscì a ritornare nella forma di lupo per poter raggiungere i suoi compagni, mentre la luminosità che lo circondava era ormai senza controllo. Illuminava l’ambiente circostante ed era ben visibile anche da lontano. Rivolse lo sguardo in direzione dei suoi amici che si erano già allontanati e poi di nuovo su Nell. Con la mano sinistra afferrò il suo polso, proprio nel punto dove era stato toccato da quella fanciulla. Aveva percepito un certo scambio reciproco di energia, dalla stranissima sensazione, sicuramente uno scambio di energia positiva. Voleva riflettere, ma non vi era più il tempo per farlo. Cercò di allontanarsi quanto prima fuggendo verso la stessa direzione da dove era giunto e Nell che intanto aveva riacquistato ragione e forze, gli corse dietro. Fortunatamente per lei, riuscì a notare quell’uomo sparire dietro un grande cespuglio a ridosso di una parete rocciosa. Rinunciò a rincorrerlo, decise di avvicinarsi lentamente perché aveva capito che dietro a quel cespuglio era nascosto l’ingresso di una grotta ed il suo stesso corpo luminoso avrebbe allontanato l’oscurità all’interno di quel luogo. La giovane donna, per evitare l’ostruzione dei rovi, fece un balzo cercando di proteggersi con gli stivali, ma dall’altra parte non vi era dura roccia dove poter terminare il salto in modo stabile. Era terreno friabile ed inclinato, ricoperto di foglie provenienti dal bosco ed accumulate lì da molto tempo. La sua eccessiva inclinazione le fece perdere l’equilibrio e Nella si ritrovò a scivolare giù travolta da terra, sassolini e foglie secche.
Finì di venir giù dopo un tempo che le pareva interminabile. Anche quella volta era stata impulsiva e ora aveva il terrore di rimanere nel buio totale. Temeva che non sarebbe più riuscita a risalire quella parete che appena toccata si sgretolava sotto i suoi piedi. Stranamente si ritrovò all’interno di una piccola sala scavata nella roccia e parzialmente illuminata da torce situate sulle pareti di un corridoio poco distante.
- Almeno non è tutto buio. Devo cercare di uscire subito da qui! -
Era ancora molto spaventata, ma già l’esistenza di una anche se lieve fonte di luce, le aveva sollevato un po’ il morale. Sguainò la sua spada e decise di passare per il corridoio, probabilmente dall’altra parte avrebbe incontrato qualcuno che potrebbe consentirle, nel bene o nel male, di lasciare quel posto.

Dopo i primi passi, si accorse che qualcosa scricchiolava sotto i suoi piedi, ma la rigidezza del cuoio dei suoi stivali non le permetteva di farle capire di cosa fosse stato cosparso il pavimento. Accelerò l’andatura per arrivare di fronte al corridoio, dove la luce delle torce era più intensa, quel rumore la stava rendendo ancora più nervosa. Man mano che si avvicinava riusciva a scorgere sempre di più un qualcosa che sembrava animato, anzi si muoveva velocemente.
- AAAAAAAH! Scarabei! E... scarafaggi! -
Nella li odiava. Fin da piccola ne aveva il terrore, più di quello che poteva provare nel rimanere al buio. Con lunghi balzi finì a percorrere gran parte del corridoio, ma la sua corsa venne ostruita da uno stuolo di pipistrelli che proveniva dalla direzione opposta.
- NOOO! Anche i pipistrelli! Maledizione! -
Se ne sentì completamente travolta. Una interminabile sequenza di colpi di piccole ali su tutto il suo corpo. Fortunatamente quella sfilza di piccoli e fastidiosi animaletti finì di lì a poco e lei si ritrovò in un’altra sala, questa volta più illuminata e soprattutto priva di quegli odiosi insetti.
Notò davanti a sé un tavolo in pietra non tanti libri, sparsi in modo disordinato. Anche le sedie erano fatte di roccia e su quella più vicina a lei vi era un uomo seduto, da lì poteva vederlo solo di spalle.
- Finalmente... Ti aspettavo piccola Nellarine, vieni avanti. -
Quella voce resa così cupa forse a causa della forma circolare della sala e dalle pareti molto spesse fatte di roccia, pareva irriconoscibile. Solo due persone la chiamavano col suo vero nome, Nellarine: sua madre ed il maestro Hiyang. Stentava a crederci e i suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime.
- Maestro Hiyang! Che gioia rivederti. Ma allora non sei morto. Eppure io ho visto il tuo corpo bruciare il giorno dopo la tua morte... -
- La mia allieva prediletta continua a fare l’errore di soffermarsi a quello che vedono i propri occhi ed evitare di capire ciò che percepisce lo spirito. Purtroppo non mi riferisco a quel giorno, ma a ciò che i tuoi occhi vedono ora. -
- Ma... Io non capisco. -
- Sei proprio sicura... Che sia la mia mano quella che continui a stringere? ... E che sia dura roccia il terreno sotto i tuoi piedi? -
- Chiedo di perdonarmi, ma continuo a non capire. -
Si guardò intorno stringendo ancora più forte la mano del suo maestro. Era lui, ne era sicura ed era proprio lì di fronte a lei.
- Tu sei una donna speciale... Hai coraggio, forza e tecnica da vero guerriero, ma anche saggezza, sagacità, buon senso e all’occorrenza sai essere umile, come una grande donna. Probabilmente in un futuro alquanto prossimo, ci saranno molte donne come te, forse riusciranno a cambiare il mondo, nel bene... Ma ora è un altro tempo, c’è una comunità che ha bisogno di te, un giorno capirai. Non sarà facile incontrare un’altra Nellarine. Tu dovrai prima completare il tuo cammino spirituale, per questo ho chiesto a Set di condurti qui. -
- Set... è l’uomo lupo? -
- Sethium è un uomo molto speciale. Lui e i suoi compagni hanno fatto una scelta, a seguito della quale è stata donata loro l’essenza di lupo, per proteggere il bosco. Vi siete toccati vero? –
- Si. E’ stato lui a farlo. -
- Era scritto anche questo. Farete cose straordinarie insieme, ma ora non è il momento giusto per parlarne. Devi finire da sola ciò che tanto tempo fa abbiamo cominciato insieme, il tempo non concede favori a nessuno.
- Da sola? Io ho ancora tanto bisogno della tua presenza. Da sola cosa potrei fare? -
- Completarti! L’armatura che indossi nei combattimenti serve per proteggere il corpo... Ma anche il corpo di per sé, è un’armatura, serve a proteggere la mente e l'anima. E’ questo che devi imparare a capire. Non si vive solo per il corpo, ma si vive con il corpo per lo spirito. La vita terrena è solo l’alba della nostra esistenza. Di seguito non vi sarà più bisogno del nostro corpo quale protezione. Come accade a me in questo momento. Abbi più fiducia in te stessa e poni più attenzione ai pericoli dell’animo. Quelli che minacciano la nostra persona, sono solo delle sfumature che servono a formare la nostra personalità. -
- Ma alcuni pericoli potrebbero portare alla morte, non credi? -
- Allora vorrà dire che era scritto e che già si è pronti per venire qui, da questa parte. Ora io devo andare, mia signora. Ma ricorda: non sempre il nemico è colui che vedi armato di fronte a te... –
- No! Aspetta! -
Nell, abbassando lo sguardo per cercare di tirare a sé la mano del suo amico per non lasciarlo andare, si accorse che sul suo braccio vi era un grosso scorpione. Lasciò immediatamente la presa per cercare di liberarsi di quell’ospite molto sgradito.
- Ma da dove è saltato fuori? Che posto è questo? Siamo al di sotto del bosco? -
Riportando lo sguardo in avanti si accorse che Hiyang non c’era più. Era giunta l'ora di andare. Fece qualche passo per avvicinarsi ad una porta e guadagnare l’uscita, ma ancora una volta udì quel fastidioso scricchiolare sotto i suoi stivali. Istintivamente saltò sulla sedia di pietra per evitare il contatto con gli insetti, poi però ripensando alle parole del suo maestro, trovò il coraggio per passare oltre la porta e percorrere un altro corridoio, questa volta molto più l’ungo.
- La luce del sole lì in fondo. Finalmente potrò uscire... Possibile che sia già mattina? Non importa, devo tornare a casa ora! -
Quella luce proveniva da un passaggio molto stretto che comunque Nell riuscì ad oltrepassare non senza pochi problemi. Una volta all’esterno riconobbe subito quel posto, un luogo familiare.

Era venuta fuori da una fenditura della grande roccia, quella che costeggiava il sentiero per arrivare al bosco. Aveva passato tutta l'infanzia in quel posto intorno alla fattoria, eppure non aveva memoria di quel, se pur piccolo passaggio. I primo impatto con l'esterno le causò un disturbo agli occhi a causa dell'eccessiva luminosità del sole che in quel mentre era ben alto nel cielo.
- E’ la collinetta! Finalmente l’incubo è finito. Ma quelli sono mamma e papà, c’è anche Gilbert! Ehi! Sono qui! C’è l’ho fatta! -
Pareva che i suoi genitori e suo fratello non l’ascoltassero. Prestavano la loro attenzione da un’altra parte, parlavano con qualcuno.
La ragazza si avvicinò lentamente, poiché aveva compreso che c’era qualcosa che non andava nei suoi cari. Possibile che lì c’era qualcuno più importante di lei? Quel quesito venne ben presto svelato. Parlavano con una bambina, poteva avere tre o quattro anni, era seduta per terra. Nell la vedeva di spalle, non riusciva a capire chi fosse.
- Mamma, papà aiutatemi non ci riesco da sola. -
- Nella, dai alzati! Vieni qui dal tuo papà, ce la puoi fare. -
Nella si fermò all’istante e trattenne il respiro. Quella vocina non aveva niente di umano ma era così maledettamente familiare. Riuscì a riconoscere la sua voce da bambina, in lei. Era la Nell di tanti anni fa, ma i suoi familiari erano gli stessi di quei giorni... Cercò, con molta difficoltà, di allontanare tutte le sue paure decidendo di andare incontro a quella bambina. Indossava il vestitino rosso con fiorellini ricamati, che suo padre le regalò al ritorno da un lungo viaggio in oriente. Anche i capelli, lasciati in parte sciolti ed in parte raccolti in due piccole e simpatiche ciocche, erano gli stessi che le sistemava ogni mattina sua madre.
Giunta a pochi passi da lei, Nell si accorse fortunatamente, che uno scorpione le si stava avvicinando.
- Uno scorpione! Attenta! -
Pensò che era troppo piccola, non poteva resistere al suo veleno. Fece un repentino salto e con un successivo colpo con la punta dello stivale, scagliò l’insetto molto lontano, sicuramente non avrebbe più disturbato.
- Tutto bene piccola? -
Ebbe un ingenuo e sonoro sorriso, come risposta. La bambina allungò le braccia e si voltò verso Nell.
- Aiutami ti prego. Non mi lasciare anche tu, tutta sola... Ho paura, Aiutami! -
Per Nell fu la cosa più orribile che mai avesse visto prima.
- Oh NO. Non può essere... NOOOOO! -
Quella bambina era senza volto. Solo i lineamenti marcati dalle piccole ombre create dai raggi del sole. Soltanto pelle chiara e vellutata dei bambini che le ricopriva tutto il viso. Continuava ad allungare sempre di più le sue braccine verso di lei, implorando di aiutarla. Nell era scioccata, alzò lo sguardo verso i suoi genitori, ma non c’erano più. Ritornò a fissare quella bambina... Le tremavano le mani. Non riuscì a fare nulla. Anzi, era così tanto spaventata che fece qualche passo indietro, fino a voltarle le spalle ed allontanarsi. Così la piccola si vide ancora una volta abbandonata...
Non ebbe il coraggio di aiutarla, scappava verso casa senza mai voltarsi indietro. Cercava sua madre, voleva abbracciarla, anche lei si sentiva da sola. Improvvisamente fermò la sua corsa. Solo un attimo, per riflettere:
- Nell ma che fai? Dicevi a tuo fratello di essere diventata grande? Cercavi di convincere tuo padre di essere un vero soldato, e poi? Scappi quando la persona più esile e debole di questo mondo ti chiede aiuto? Devo ritornare a prenderla! –
Piangeva Nell. Finalmente aveva capito a cosa si riferiva il suo maestro. Tornò indietro correndo con tutte le sue forze. Lei era ancora lì, era rimasta con le braccia rivolte verso l’alto. Probabilmente non era in grado di vedere e neanche di ascoltare. Solo di sentire, quello si.
Sentire la persona che poco dopo la sollevò da terra per portarla in braccio.
Sentire la sua guancia poggiata sul proprio viso per aumentare smisuratamente quel senso di protezione che le era mancato così tanto.
Sentire scivolare una lacrima dagli occhi della sua salvatrice.
Sentirla cadere su di sé, sentirla calda, sentirla come se volesse dire...
- Perdonami piccola, Non sarai mai più sola. E scusa a tutti quei bambini... Sapevo che erano soli, che soffrivano eppure non ho fatto nulla per aiutarli. PERDONATEMI! -
Si riferiva ai bambini del villaggio di Darlem. Quel fazzoletto di terra che ebbe la sfortuna di trovarsi proprio sul confine fra due regni. Per anni fu conteso dai ribelli di Hugh ed i soldati di Re Bartolomeo di cui il capitano Cliff, padre di Nell, ne era a capo. Continui attacchi ai ribelli nascosti nelle case di contadini provocarono moltissime vittime innocenti, soprattutto fra gli adulti. In poco tempo molti bambini e ragazzini si ritrovarono da soli, abbandonati, senza poter contare su nessuno.
- Non possiamo occuparci di loro Nell. Io ricopro un ruolo molto importante... Un giorno capirai. -
Lei accettò la decisione del padre e per molto tempo fece finta di non sapere. Cercò di convincersi che quel villaggio era come tutti gli altri, senza problemi. Nell capì che quella bambina era apparentemente senza volto perché non era una singola bambina. Rappresentava tutti i bambini che avevano subito violenze ed ingiustizie, tutti i bambini che soffrivano, che venivano lasciati soli. Voltarle le spalle sarebbe stato l’ennesimo segno di alta vigliaccheria. A volte è più facile combattere con attaccabrighe e briganti che affrontare problemi che, soltanto perché a prima vista sembrano più grandi di noi, vengono messi da parte con la presunzione che qualcuno più grande(?) o più forte(?), un giorno sarà in grado di risolvere.

- Grazie Nellarine! Ti voglio bene tanto tanto! Smack! -
Lo schiocco di quel bacio risuonò forte sulla guancia di Nell. Lei incredula allontanò la bimba da sé per guardarla in viso... Con grande meraviglia ed estrema gioia, la piccola ora aveva due occhioni grandi e bellissimi, le guance rosse e labbra sorridenti a forma di cuore.
- Ecco la mia mamma, lasciami qui, voglio tornare da lei. -
Una donna sconosciuta, ferma sul sentiero, aspettava con impazienza che la sua piccola bambina tornasse da lei. Nell non esitò neanche un attimo a lasciarla andare, pensava che ormai era tutto finito, forse...
- Finalmente a casa! Gilbert, ho un sacco di cose da raccontarti. Eccoli! Mamma, papà! -
Erano entrambi vicino all’ingresso di casa. Stranamente, parevano dimostrarsi indifferenti alla voce della loro figlia. Infatti aprirono la porta e rientrarono senza neanche voltarsi. La natura ottimistica della ragazza la indusse a pensare che sicuramente non erano riusciti a sentirla per la lontananza, ma ciò non aveva molta importanza, fra poco li avrebbe riabbracciati.

Un’altra veloce corsa le consentì di trovarsi in casa in poco tempo. Non vi era nessuno all'interno. Solo il silenzio ricoperto parzialmente dal suo respirare in modo affannoso.
- Mamma? Papà? Gilbert! -
Nessuna risposta. Andò subito in cucina, forse sua madre era lì a preparare il pranzo, ma poco dopo ne rimase delusa. Era tutto in ordine, ogni cosa maledettamente al suo posto. Pensò alla camera da letto, probabilmente uno dei due non si era sentito tanto bene ed era andato a riposare. Il rumore dei suoi stivali che battevano sul pavimento di legno, si riflettevano in tutta la casa fino ad arrivare alla porta, dietro la quale, sperava di trovare la sua famiglia. La aprì con molta impazienza, lasciandola sbadatamente battere contro il muro. Il letto era occupato da due persone completamente coperte dalle lenzuola, sembrava che dormissero. Stranamente però, al rumore della porta sbattuta contro il muro, le due persone sul letto erano rimaste impassibili.
- Ma mamma... Perché vi siete messi a dormire a quest’ora del giorno? E dov’è Gilbert? -
Ancora nessuna risposta. A quel punto le era evidente che era accaduto qualcosa che non prometteva niente di buono. Decise di avvicinarsi lentamente dal lato occupato abitualmente dalla madre, ma dopo pochi passi si accorse che dietro le pieghe delle lenzuola, si muoveva qualcosa di estremamente piccolo. Avvicinandosi ulteriormente notò che era uno scorpione, forse cercava di fuggire.
- Padre! Uno scorpione! State Attenti! -
Istintivamente afferrò il lenzuolo dalla parte superiore portandolo bruscamente verso l’alto. L’animale dopo un piccolo volo finì per terra guadagnando la fuga in una fessura nell’angolo basso del muro. Nell, assicuratasi dello scampato pericolo, voltò lo sguardo su coloro che ormai erano stati privati di ciò che li copriva e che lei credeva fossero i suoi genitori. Il suo respiro fu trattenuto per l’ennesima volta, mentre il cuore le batteva così forte che sentiva i suoi battiti risuonare nella testa.
Erano i due fantocci di paglia della collinetta che lei aveva trafitto con la sua spada centinaia e centinaia di volte durante gli allenamenti. Sulla testa di entrambi erano stati pitturati due piccoli cerchi ed una striscia per rappresentarne gli occhi e la bocca. Erano stati fatti con un pennello abbondantemente inzuppato nella vernice rossa per fare in modo che le gocce in eccesso, scivolando giù, dessero l’effetto del sangue.
- NOOOOOO! -
Afferrò quello più vicino a lei per scaraventarlo violentemente a terra. La rabbia aveva quasi preso il sopravvento sulla ragione, era piena di odio ma non sapeva contro chi doveva rivolgere tutta quella ostilità. Portò le mani sulla fronte, sentiva la testa scoppiare. Nello stesso tempo cercò di pensare a chi potesse aiutarla... Forse Hiyang avrebbe saputo consigliarla. Ci pensò un po’. Probabilmente il consiglio le era già stato dato: "La mia allieva prediletta continua a fare l’errore di soffermarsi a quello che vedono i propri occhi ed evitare di capire ciò che percepisce lo spirito"...
- Ma certo! Questi fantocci non esistono! E neanche questa, è la mia casa. Uscendo da quella grotta, non sono ritornata al mio mondo, ma in un altro parallelo costruito apposta per me, ideato su misura delle mie paure e delle mie incertezze. Mamma, papà, Gilbert ovunque voi siate io vi amerò sempre e sappiate che non vi dimenticherò mai. Ora Basta! Tornerò in quella grotta. -
- Nella! Aiutami! -
Era la voce di Gilbert. Sembrava provenire da un ambiente chiuso, forse la cantina.
- Gilbert?... No. Sarà l’ennesima illusione. Chiunque tu sia non riuscirai più a spaventarmi anzi, sarò io che verrò a prenderti! -
Impugnò la spada con entrambe le mani, in posizione di guardia. Uscendo dalla camera da letto, cercava di muoversi senza fare rumore con gli stivali. Attendeva di udire ogni piccolo suono, anche una vibrazione dell’aria sarebbe stata sufficiente a consentirle di stabilire dove si potesse nascondere quel nemico sconosciuto.
- Nell sono qui! Aiutami ti prego! -
Come sospettava quella voce proveniva dalla cantina, qualcuno aveva lasciato volutamente la porta aperta. Inutile quindi camminare senza far rumore. Al contrario, ogni contatto col gradino era volutamente marcato dal colpo del tacco dello stivale, quasi per farsi annunciare. Quella stanza sotterranea, a forma rettangolare, era molto diversa da come la ricordava, non per la forma ma per il suo contenuto. Erano rimaste poche cose insignificanti, ma nel complesso si presentava quasi vuota. Era parzialmente illuminata da decine di piccole candele ad olio sistemate adiacenti ad entrambi i lati più lunghi. Piccole anche le loro fiamme che donavano l'illusione di tante ombre sfumate, partite dalla sua persona ed orientate in tutte le direzioni.
In fondo nella penombra, proprio dalla parte opposta alla scala, si intravedeva una donna e con lei il riflesso di quella che potrebbe essere una lunga spada. Era Armata. Nell si fermò un attimo per studiare l’ambiente, il nemico ed eventuali vie di fuga. Osservando anche il terreno si accorse che uno scorpione era appena salito sul suo stivale, stava cercando di raggiungere il ginocchio che era senza alcuna protezione. Se ne liberò con un veloce gesto di disimpegno, scagliandolo contro il muro. Intanto quella donna misteriosa marcò la sua presenza.
- Ce ne hai messo di tempo per giungere qui... -
Ancora una volta chi era di fronte a lei parlava con voce innaturale. Forse anche lei non era reale. Ma doveva prestare molta attenzione perché era armata ed era una minaccia. Nell pensava che "perdere la vita" in quel mondo che non le apparteneva, sarebbe stata la condanna a rimanere lì, per sempre.
- Fatti avanti vigliacca! Voglio vedere la tua sporca faccia! -
- Sei sicura che sia tanto sporca? Dovresti essere più gentile con te stessa... -
- Con me stessa? Cosa intendi? -
Quella donna fece qualche passo avanti, fino a quando la modesta e tremante luce delle lampade più vicine ne rivelò la sua persona. Era così forte la determinazione di Nell da essere convinta, qualsiasi cosa fosse accaduta, che lei non avrebbe avuto più paura. Eppure... Al primo momento, guardandola, ebbe l'impressione di essere di fronte ad uno specchio. Vide una donna, con il suo stesso vestito, la stessa spada e soprattutto col suo stesso volto... Fu l'arma impugnata dal lato opposto a farle comprendere che non era lei a specchiarsi, ma stava per battersi contro se stessa. Al massimo della confusione, non era in grado di stabilire se era più facile pensare ad una domanda logica, oppure darsi direttamente una risposta:
- Ma che senso ha battersi contro sé stessi? Entrambe avremmo il coraggio di colpirci o perfino... Di uccidere? E se ciò dovesse accadere, che succederebbe a lei? E a me? Di sicuro c'è che è ostile e se non mi difendo, farà certamente male... -
Impugnò la spada con entrambe le mani e cercò di andarle incontro attaccandola per prima al fine di studiarne la reazione. Ma un istante dopo anche lei si fece avanti in modo deciso, attaccandola a sua volta. Il colpo fra le due lame risuonò in tutta la casa. Un suono così marcato poteva essere ottenuto soltanto da due mosse quasi simmetriche. Quelle lame permasero in contatto e le due schermitrici, per spingere indietro l'avversaria, riversarono tutto il loro peso sulle braccia e di lì, sull'arma. Per aumentarne l'efficacia entrambe avvicinarono anche la testa. Erano a pochissima distanza...
La somiglianza era impressionante ed anche l'espressione del viso, semmai non l'avesse mai vista nei momenti di lotta, Nell sentiva che era la stessa, finanche nei minimi particolari. Tutto ciò contribuì a distrarla dal combattimento, aveva trasgredito ad una delle regole più importanti: lasciare libera la mente. La sua antagonista invece approfittò del vantaggio di agire senza distrazioni e Nell finì sospinta contro il muro. Involontariamente colpì rovesciandola, una delle lampade in terracotta e l'olio che finì per spargersi sul pavimento, investì anche lo scorpione che ora faceva fatica a tirarsene fuori.
- Anche tu in difficoltà eh? -
Ironizzò. Ma un colpo di spada finito sulla parete, appena più in là della spalla, le ricordò che si faceva sul serio.
- Cosa cerchi da me? -
Ottenne la stessa domanda per risposta...
- Cosa cerchi da me? -
L'allontanò con un calcio, voleva cercare di studiare quell'avversaria così misteriosa perchè trovava molto difficile colpirla direttamente.
- Non voglio farti del male. Fammi uscire di qui e nessuno avrà problemi. -
Quella donna ripeteva tutti i suoi movimenti... Ed anche le parole. -
- Fammi uscire di qui e nessuno avrà problemi. -
Forse era sua intenzione innervosirla?
- Ma perché continui a ripetere tutto quello che dico? -
- ...ma perché continui a ripetere tutto quello che dico? -
Tutto ciò la indusse a pensare che il suo nemico non era un estraneo, ma la parte malvagia di se stessa. Era la prima volta che lei combatteva "sul serio". Ebbe inizio così un combattimento senza esclusione di colpi, le due avversarie adottavano la stessa tecnica e la stessa forza, probabilmente solo le menti erano diverse. Quella donna usò qualsiasi mossa non consentita ed utilizzava ogni oggetto che trovava davanti a lei per cercare di colpirla. A quel punto Nell capì che si trattava di un'altra illusione. Il suo maestro non le avrebbe mai consentito di usare atteggiamenti e mosse scorrette, la sua avversaria invece lo faceva e con tanto odio nei suoi confronti... Quell'incredibile scontro durò a lungo. Ogni mossa di Nell era avvertita in anticipo dalla sua avversaria ed evitata senza problemi. Succedeva la stessa cosa contro gli attacchi messi in atto da quella donna. Poteva essere uno scontro senza fine?
Probabilmente no. Nell già sentiva la stanchezza sulle ginocchia e nei suoi polsi. Diversamente, la sua avversaria non dimostrava nessun segno di affaticamento, era sempre più determinata a colpirla.
- Non è per niente stanca... E' più forte di me, non so quanto potrò resistere. Se questa è un'altra prova da superare, sarà la più importante. Ma se superare vuol dire sconfiggere quella donna, non ce la farò mai. Ma forse... Non è una prova di forza. Probabilmente è una prova di conoscenza. Conoscenza di me stessa, dei miei limiti. Del saper quando è il tempo di usare il coraggio o quello di dimostrare il lato umile di noi stessi. Quando è il tempo di usare tutte le proprie forze o quello di ricorrere all'astuzia... Nella grotta Hiyang mi disse:
"non sempre il nemico è colui che vedi armato di fronte a te..." cosa voleva intendere? -
Cercò di trovare cosa potesse accomunare quegli episodi che lei considerava delle prove. Mentre evitava i colpi della sua avversaria, ripercorse tutte quelle avventure, le persone che aveva incontrato e... Improvvisamente ipotizzò qualcosa che illuminò la sua mente. La risposta era proprio dentro a quella stanza, quasi vicino a lei. Cercò di guadagnare una certa distanza dall'avversaria e con un salto atletico, senza sbagliare, trapassò perpendicolarmente l'addome dello scorpione che ancora si dimenava cercando di liberarsi dalla trappola dell'olio. Un ultimo fremito delle sue zampe ne anticipò la morte. Stranamente svanì nell'aria dissolvendosi lentamente. Si voltò immediatamente verso quella donna. La vide che era immobile, con l'arma puntata verso di lei, ma si stava anch'ella dissolvendo nell'aria, in poco tempo non sarebbe più rimasto nulla del suo corpo. Come Nell aveva ipotizzato, anche quell'animale non era reale. L'aveva visto sul suo braccio quando il pavimento era stato invaso dagli insetti; per terra vicino alla bambina che cercava aiuto; sul letto dei suoi genitori ed infine nella cantina prima del combattimento contro la parte ostile di se stessa. Era lui, l'essere chiave di tutti quegli episodi ma anche dell'intera avventura. Forse decidere di assumere la forma dello scorpione non era stato un caso. Il suo veleno è una complessa miscela di sostanze tossiche che cambia da una specie all'altra e una volta iniettato attacca principalmente il sistema nervoso delle sue prede.

Fortunatamente sembrava tutto finito. Ora non rimaneva altro che ritornare alla grande roccia ed entrare nuovamente in quella grotta per cercare di venirne fuori dalla parte del mondo reale. Aprendo la porta di casa per uscire, con grande meraviglia si accorse che tutta la fattoria era immersa nel bosco. Fece pochi passi e si guardò intorno. Era notte fonda... Possibile che aveva combattuto tutto quel tempo? E poi perché la sua fattoria era al centro del bosco? Pensò che si trovava ancora nella dimensione parallela, lì tutto era possibile. Decise di prendere un piccolo sentiero che conduceva all'interno del bosco, forse quella stradina era un invito per andare in quella direzione. Camminò a lungo aiutandosi con la debole luce della luna che ogni tanto riusciva a filtrare fra i rami degli alberi. Era molto stanca ma per niente intenzionata ad interrompere il suo cammino per riposare. Improvvisamente si fermò a fissare in lontananza... Questa volta non era spaventata ma sorrideva. Si guardò intorno scoprendo che da fonte di tutta quella felicità che stava provando in quel momento, non era una ma tante e provenivano da tutte le parti del bosco. Erano decine e decine di farfalle luminose, come quella che incontrò la notte prima. Si stavano avvicinando con quel caratteristico movimento irregolare.
In poco tempo erano tutte intorno e sopra di lei a danzare e sprigionare anche quella volta, tante minuscole particelle di luce che in un attimo illuminarono tutta quella parte di bosco. Nell fu colta da un'innaturale contentezza. Allargò le braccia rivolgendo i palmi delle mani verso l'alto come un gesto naturale per cercare di cogliere tutte quelle minuscole fonti di luce brillante. Rideva...
Rideva forte continuando a girare su se stessa.
- La polvere di stelle. E’ tutto così stupendo... -
Incredibilmente si rivide da piccola sulla collina. Sentiva il suo sorriso manifestato a voce alta, come quello di una bambina, poteva essere ascoltato per tutto il bosco di Hern... Nel cielo tante stelle cadenti che passavano su di lei rilasciando cadere la loro polvere magica che più l'accarezzava e più percepiva quella straordinaria sensazione di benessere e di rilassamento. Poco dopo, sfinita per la troppa stanchezza, ma anche per tutta quella felicità di cui non ne era abituata, si avvicinò ad un grande albero per sedersi ai suoi piedi. Posò la schiena e la testa al tronco chiudendo gli occhi e questa volta non ebbe alcuna difficoltà per prender sonno.
Le farfalle luminose continuarono a danzare intorno al grande albero, richiamando l’attenzione di una presenza ormai amica di Nell. Era il lupo bianco. Si avvicinò lentamente forse per non far rumore, ed appena giunto proprio accanto alla sua amica, restò lì vegliando su di lei fino all’alba. Nell si svegliò che il sole era già alto nel cielo. Riusciva perfettamente a ricordare tutto ciò di buono e di cattivo che le era capitato il giorno prima. Era soddisfatta. Ricordando le parole del suo maestro e pensando a come ne era venuta fuori, si sentiva quasi completa perchè non osava avere la presunzione per dire di aver imparato tutto. Probabilmente fu proprio per volontà di Hiyang che si ritrovò protagonista di quell’avventura per metterla alla prova di fronte alle sue paure e alle cose che le creavano difficoltà.
Il salto nel buio, la stanza invasa dagli insetti, i pipistrelli. Paure che portava con se fin da bambina. Era stata sempre consapevole che il buio, e gli insetti non potevano farle del male, eppure ne aveva il terrore. Per superarli bastò una piccola dose di coraggio in più e la consapevolezza che se non fosse in grado di sovrastarli, non avrebbe più rivisto i suoi cari. Già, i suoi cari...
Lì, in quel mondo parallelo, le era stato concesso di incontrare il suo maestro. Soffrì moltissimo per la sua morte, ancora non aveva accettato la sua perdita e non si sentiva pronta per separarsi da lui. Anche la paura di non rivedere i suoi genitori e suo fratello era molto sentita.
Eppure bastarono solo alcune parole del vecchio Hiyang, per farle capire che ad un certo punto della vita bisogna anche saper contare su se stessi accettando tutto ciò che il destino ci riserba nel bene e nel male, ma non le ingiustizie. Per quelle bisogna battersi, sempre. Fu messa alla prova anche la sua coscienza. La bambina bisognosa del suo aiuto fu la cosa che più le toccò il cuore. Per anni la sua coscienza, che cercava di nascondersi dietro la falsa convinzione di non essere in grado di far nulla per aiutare quei bambini, aveva accumulato tanto malessere interiore che non riusciva a venir fuori e dare così lo stimolo per reagire. Il sorriso ed il bacio sulla guancia di quella piccola le schiarirono le idee, ora sapeva come comportarsi appena rientrata in casa...
Quella mattina si svegliò dal sonno una Nellarine diversa di quella che poteva essere stata fino ai quei giorni. Fu soprattutto il confronto con sé stessa a farla crescere interiormente, a farle avere una visione più chiara delle sue potenzialità, dei suoi limiti ed anche del saper decidere come dosare e miscelare tali virtù, accettando all’occorrenza il momento di dimostrare l’umiltà che era dentro di lei.

Preferì restare seduta ancora un po’ ai piedi di quell’albero. Voleva gustarsi il profumo di muschio che si confondeva con quello dei pini, di cui il bosco di Hern ne era gremito. Guardandosi intorno scoprì che l’albero usato da lei per appoggiarsi e dormire, era lo stesso di quella sera quando incontrò i lupi, ma non si meravigliò più di tanto.
- L’avevo sospettato che era un sogno e questa ne è la conferma. Ciò non cambia nulla, perché Hiyang è realmente venuto a trovarmi ed a trasmettere nel mio pensiero i suoi preziosi consigli. Un sogno molto utile quindi. Non posso fare altro che ringraziarti, maestro... -
Appoggiando le mani per terra con l’intento di facilitare i movimenti per mettersi in piedi, si accorse che un laccio attorcigliato fra il pollice e lo stesso palmo della mano, le causava un certo disturbo. Controllando meglio e con grande meraviglia si accorse di avere in mano una sorta di braccialetto rudimentale, con una strana medaglietta in metallo a forma di testa di lupo.
Sorrideva di nuovo, era ancora più serena.
- Sethium... Sono contenta di sapere che almeno tu... esisti. -

FINE PRIMA PARTE

segue la seconda perte del racconto con:"Ritorno di un Eroe".



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