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lavoro pubblicato venerdì 18 gennaio 2008
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

storia di un allenatore e di una donna che gli insegnò a volare

di alix. Letto 1116 volte. Dallo scaffale Amore

Era stremato, proprio al limite delle forze che il suo organismo gli metteva a disposizione. Proprio come sempre.Stavolta era in macchina, stav...

 

Era stremato, proprio al limite delle forze che il suo organismo gli metteva a disposizione. Proprio come sempre.

Stavolta era in macchina, stava svolgendo l'ultima parte dei compiti del buon allenatore: riaccompagnare le allieve impossibilitate a casa.Aveva a malapena le forse di tenere i gomiti alzati sul volante, infatti le sue braccia praticamente pendevano dal volante, vi aveva affidato tutto il loro peso. Così come le gambe sui pedali, e quando si distraeva, talvolta, sull'acceleratore. Ma che ci si può fare, le dipendenze sono dipendenze, si paga con troppo dolore un briciolo di assuefazione, della quale non puoi fare a meno.  E' come il principio di conservazione dell'energia: ogni dipendenza non può essere né creata né distrutta, ma solo trasformata.

Questo era per lui la pallavolo. L'indispensabile minuto di assuefazione dal mondo, l'unica cosa paragonabile a Paola. Solo che Paola va, viene, rivà, ritorna, la pallavolo è sempre lì che ti aspetta in palestra alle venti in punto, personificata in palloni, reti, presidenti, e giocatori, che, esattamente come lui, aspettano con ansia il loro doloroso quanto ridotto momento d'assuefazione.

Quindi, come dicevamo, son le dieci e un quarto, e in macchina ci sono ancora tre fedelissime da riportare all'ovile. Dai su ce la puoi fare, nostro è eroe, ogni giorno vale la sua pena. Sull'orlo dello svenimento squilla il telefono, lui si avventa con una mano, che con le poche forze restanti. Risponde.

<ciao, si, sono io, ma non urlare ne perdere la calma per favore>, lo dice con un sorrisino sulla faccia, lui se ne era ovviamente accorto, e quel sorrisino gli spostò il piede sull'acceleratore.

Paola c'era.

No, meglio: Paola ora c'era.

<tranquilla non ce la potrei fare>. uh se ce la poteva fare.

Quindi cercò di dire una cosa piuttosto normale, che sembrasse pura routine alle ragazze. <butta la pasta, sto per tornare>.

Lei sghignazza ora.

<si, lo sapevo che saresti tornato anche stasera. Io ho sempre creduto in te, e anche ora ci credo abbastanza da sapere che ce la farai anche stasera. Buonanotte.>

Sentiva gia il bip bip, ma rispose lo stesso: <arrivo, aspettami per cena.>

Ora si che lo faceva consapevolmente, quel pedale sotto il suo piede, costretto ad obbedire alla sua volontà di tornare a casa. Ancora una volta. Di trasformare la sua dipendenza da pallavolo a Paola. Anche stavolta.



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