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lavoro pubblicato venerdì 18 gennaio 2008
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Lettera a G. (mio padre)

di Cecilia. Letto 1168 volte. Dallo scaffale Epistole

Gianfranco,ti scrivo perchè ci è stata negata la possibilità di parlare.Ti scrivo perchè sono passati più di vent'a...

Gianfranco,ti scrivo perchè ci è stata negata la possibilità di parlare.Ti scrivo perchè sono passati più di vent'anni dall'ultima volta  che ti ho visto e da quel giorno mi sono dovuta accontentare dei miei pochi ricordi, della nostra faccia nello specchio e delle foto.Ti scrivo solo adesso perchè solo adesso mi rendo conto, a più di vent'anni dalla tua morte, che io non l'ho mai accettata e mai elaborata, finora ho portato il lutto per te.Ora ho iniziato a capire che hai lottato come solo un uomo vero sa fare, chissà quante volte in questi anni mi hai chiesto perdono mentre dormivo ed io continuavo a cercarti in ogni uomo che ho avuto accanto.Ti scrivo adesso perchè ti sento vicinissimo, più vicino che mai. Ti scrivo perchè mi mancano le maratone fatte sulle tue spalle, il suono vivo della tua voce  registrato su una vecchia cassetta che non ho ancora avuto  coraggio di riascoltare, mi manca dormire con te nel lettone e sentirmi al sicuro dai mostri sotto il letto, mi mancano le costruzioni con i lego che mi facevi trovare sul tavolo di cucina quando mi svegliavo per andare all'asilo e tu eri già al lavoro. Mi mancano le serate in cui ti portavi il lavoro a casa e allora era il Bolero di Ravel  messo in loop per ore mentre stavo a guardarti quando con le tue pinzette e la tua lente facevi meraviglie con gli orologi e piccoli capolavori di oreficeria.Mi mancano tanto le tue carezze, la tua curiosità per il mondo e per le persone, mi manca soprattutto il tuo amore assoluto, Cecilia amata tutta per intero senza compartimenti stagni, un amore che non ho mai più ritrovato.In questi anni mi sono mancate la tua guida e le nostre discussionisull'orlo della gonna troppo corto o sui ragazzi con cui uscivo,mi manca quello che sarebbe potuto essere e mi chiedo se avrei fatto tanti errori se ci fossi stato tu. Mi manchi e mi mancherai ogni giorno della mia vita, ma adesso sento che stiamo facendo pace,che non sono più arrabbiata con te e che  sei orgoglioso di me, anche per quel poco che sono riuscta a costruire finora. Spero che il viaggio sia stato buono e che tu adesso stia riposando come meriti. Aspetto il giorno in cui ci rivedremo e quel giorno non serviranno più parole ma sarà solo un abbraccio lungo un'eternità. Non te l'ho mai detto:ti voglio  bene.  

Tua figlia, per sempre.        

 

 



Commenti

pubblicato il 18/01/2008 21.51.57
Mario Vecchione , ha scritto: letta e riletta questa epistola così struggente e tenera di sentimento, soprattutto di cambiamento nel rapporto con un genitore che non c'è più...ora riascoltala quella voce, la sentirai più vicina e il tuo volergli bene avrà davvero un senso e sarà percepito in quel mondo, si auspica, di luce e di pacata pace di noi stessi....
pubblicato il 18/01/2008 22.44.50
redheadlove, ha scritto: Ti volevo scrivere qualcosa, ma non mi viene in mente niente, o forse troppo. Questa tua, conferma ciò che penso di te. Vai avanti!
pubblicato il 19/01/2008 22.12.13
Saso Rapper, ha scritto: ti accompagnerà sempre,la sua voce la sentirai nel tuo cuore,ti farà fare meglio le cose. Sei sempre brava a scrivere,dovrei prendere lezioni da te.........
pubblicato il 23/01/2008 14.41.15
kiriku, ha scritto: Anche se ha ragione Mario Vecchione, quando commentando un racconto di "mafammiilpiacere" ha detto che il commento è una piccola arte, cercherò comunque di dirti cosa ne penso. Ho già letto qualche tuo pensiero anche perché volevo capire cosa c'era di speciale in te. perché qualcosa doveva esserci. Da questa lettera ne esce una persona estremamente sensibile, provata da uno degli eventi più tristi della vita e cioè la perdita di un genitore. E' una specie di viaggio in cui torni bambina, con un bagaglio da donna, e ripercorri quei momenti, cercando di metabolizzare, accettare e soprattutto non colpevolizzandosi sull'accaduto. Cosa aggiungere. Che mi sono venute le lacrime agli occhi quando l'ho letta? A presto.

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