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lavoro pubblicato martedì 18 dicembre 2007
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

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Articolo sull'horror italiano

di Marnie. Letto 2255 volte. Dallo scaffale Cinema

Aggirandosi tra gli scaffali del reparto horror di un qualsiasi video-noleggio non possiamo fare a meno di notare l'interminabile serie di film...

  Aggirandosi tra gli scaffali del reparto horror di un qualsiasi video-noleggio non possiamo fare a meno di notare l'interminabile serie di film di recente uscita, di tutti i generi e, letteralmente, per tutti i gusti. Ma quanti di questi film sono italiani? Direi praticamente nessuno, a meno che non si vada a sfogliare l'archivio filmico dei gloriosi anni '70 e '80. Attualmente le produzioni horror italiane sono decisamente scarse e tale fenomeno no è assolutamente nuovo nella storia del cinema italiano. Le prime sperimentazioni del genere in Italia sono state disastrose a causa della scarsa ricettività del pubblico italiano. L'horror, infatti, sembrava non interessare particolarmente agli italiani, dato che i film maggiormente seguiti erano produzioni straniere, in particolare, americane. Il mito di Holliwood ha sempre attratto gli spettatori della penisola, costringendo numerosi registi e case di produzione ad "americanizzare,, i propri nomi per realizzare maggiori profitti, con risultati spesso ridicoli!(Il regista Fumagalli divento Sir Smockcock!). Uno dei primi in ordine cronologico ma sicuramente primo per bravura e maestria, fu il maestro e precursore del bel cinema horror all'italiana: il mitico regista Mario Bava. Per i cultori del genere basta il nome a far venire la pelle d'oca! Il Maestro si presentava nei primi anni '60 con diversi film già all'attivo ma il successo planetario arrivò con due dei suoi film più celebri ed acclamati nel 1963: "La maschera del demonio" e "I tre volti della paura". Come ogni buon regista italiano, Bava riscosse il dovuto successo soltanto dagli appassionati e dall'estero. In america, in particolare, fu idolatrato e molti capacissimi registi, come Tim Burton, ammettono di averlo preso ad esempio. Con uno stile impeccabile e con il potere dell'innovazione, Mario Bava lancia il genere dell' horror "di classe" distante dalla futura corrente splatter e gore che monopolizzerà l'Italia dai primi anni '70. Cito alcuni dei capolavori di Bava: "Il gatto nero", "Cinque bambole per la luna d'agosto", "Shock" e "Black Sabbath" (da cui il gruppo musicale prese nome). Come già citato, contemporaneamente all' horror di Bava, si sviluppò il genere noto come Splatter, ovvero, film cruenti con un alto tasso di succo di pomodoro ma che furono i pionieri degli effetti speciali, con risultati, per quel tempo, straordinari. I capisaldi di tale genere sono Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Joe D'Amato e Ruggero Deodato. Quest'ultimo fu regista della pietra dello scandalo "Cannibal Holocaust", film che tratta il tema del cannibalismo con scene di efferata violenza su uomini ed animali più volte censurate. Famosi i dieci minuti ininterrotti raramente reperibili su video degni del più perfido snuff movie e, personalmente, eccessivi. Meno cruenti ma, comunque, da stomaci forti i più famosi film dei registi sopra citati come "Quella villa accanto al cimitero", notevole opera di Fulci, "Le porte dell'inferno" di Lenzi e "Antropophagus" di D'Amato che si specializzerà nell' horror erotico. Alcuni registi si dedicarono, o si dedicano, a più correnti cinematografiche di orrore, come il famosissimo e ben noto Dario Argento. I primi, nonché indimenticabili, film di Argento, che hanno preso prepotentemente posto nella storia del cinema italiano di genere sono, tra il ‘70 e il ‘71, racchiusi nella trilogia con riferimento agli animali composta da "L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code" e "Quattro mosche di velluto grigio".Il ‘75 segna la ribalta di Dario Argento attraverso la sua opera più conosciuta: "Profondo Rosso".La particolarità dei film di questo regista sta nella perfetta miscela tra orrore e giallo che non si limita alla semplice violenza visiva ma che, con una certa componente psicologica, coinvolge lo spettatore più profondamente, in pieno stile Bava. Segue un'altra trilogia, stavolta di carattere soprannaturale formata da "Suspiria", "Inferno", e "Tenebre" , tutti promettenti e degni di nota.La produzione successiva all' '82 risente del legame di Argento con case di produzione restrittive e dirette principalmente al guadagno dei botteghini. Si perde così un po' della creatività indipendente di uno dei registi italiani più acclamati dell' horror nostrano (Dario Argento è acclamatissimo in Giappone!).Purtroppo la produzione italica attuale è piuttosto ristretta, come già detto inizialmente, poiché non emerge più quella genialità che ci aveva contraddistinto in passato, i film indipendenti non trovano finanziatori e forse il pubblico è rimasto refrattario al cinema autoctono come una volta, accecati dalle grandi luci di Holliwood e dai film da evasione come i "polpettoni di natale,, ,  così definiti dalla capo redattrice di Ciak, Piera Detassis. I film italiani hanno bisogno, quindi, di essere riscoperti e riapprezzati. In questo caso si parla di horror, anch'esso sottovalutato e privato delle sue potenzialità come mezzo di denuncia, ironia o semplice arte, ma il fenomeno è largamente più esteso.  Il patrimonio cinematografico italiano si sta impoverendo per lo scarso seguito, paradossalmente, degli stessi italiani!Quindi, la prossima volta che vi aggirate tra gli scaffali di un video-noleggio ponderate la possibilità di guardare un film italiano, perché è il pubblico a fare la differenza!

Eva Cabras



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