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lavoro pubblicato mercoledì 5 dicembre 2007
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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Vestito per uccidere ( Brian De Palma 1980)

di RD. Letto 1246 volte. Dallo scaffale Cinema

Che De Palma sia stato studioso ed estimatore di Hitchcock non è un mistero per nessuno, in quasi ogni suo film sono presenti omaggi e citazioni del grande maestro. "Dressed to kill" (la traduzione italiana non ne rende completamente i...

Che De Palma sia stato studioso ed estimatore di Hitchcock non è un mistero per nessuno, in quasi ogni suo film sono presenti omaggi e citazioni del grande maestro.

"Dressed to kill" (la traduzione italiana non ne rende completamente il senso, che in originale significa anche "Vestito in modo provocante") può a ben ragione parere una versione di Psycho in qualche modo più esplicita e spudorata.

Il film ha una struttura circolare: si apre e si chiude con un sogno, o meglio un incubo, di rimando appunto hitchockiano dove la doccia è l'elemento proverbialmente inquietante e delittuoso; in mezzo ad essi c'è la vicenda, narrata con incalzante e depistante pathos e con una sequenza di circa dieci minuti (dentro il museo) in cui De Palma dilata sapientemente la tensione senza far proferire parola ai protagonisti.

La pellicola si apre sul sogno - incubo( forse ad occhi aperti) di Kate, moglie insoddisfatta e alla ricerca ossessiva di continue conferme, in cui la vediamo fare la doccia con movenze sensuali davanti ad un marito indifferente e occupato a farsi la barba, finchè uno sconosciuto, afferrandola da dietro, tenta di soffocarla. E' forse questo il desiderio inconscio della protagonista? Arrivare ad attirare l'attenzione, spingendosi al limite massimo di essere uccisa, protagonista- vittima per rivalsa contro un marito indifferente?

Recatasi nello studio del dott. Elliott, psicoanalista da cui è in cura, Kate confessa di non sopportare più il proprio consorte e si rivolge all'impassibile e rassicurante dottore con modi dichiaratamente seduttivi, benché le avances della donna vengano garbatamente ma fermamente rifiutate dal medico.

Il dott. Elliott appare subito come una figura integerrima, professionale e confortante, con quella venatura di algido distacco che l'attore Michael Caine rende alla perfezione.

Nel seguire il pomeriggio della donna, che ha un figlio, nato da un precedente matrimonio, che pare avere tutte le caratteristiche dell'enfant prodige, la vediamo avventurarsi con uno sconosciuto in un gioco seduttivo all'interno di un museo, dove paura ed attrazione si intrecciano fino a portare la tensione ai massimi livelli. L'episodio darà luogo ad un'avventura fra i due, dove la passione verrà prima consumata in un taxi e dopo a casa dell'uomo.

Depistando lo spettatore, con un alone di pericolo incombente di cui non si riesce a decifrare mai l'origine, De Palma userà come luogo delittuoso e chiuso non la doccia ma un'altra cabina, quella dell'ascensore. Avendo dimenticato la fede nuziale nell'appartamento dello sconosciuto, Kate fa ritorno al settimo piano dove si trova davanti una donna bionda, vestita di nero, che le mostra un minaccioso rasoio e la costringe a ritornare dentro l'ascensore. Mentre le porte dello stesso si stanno chiudendo, con una magistrale inquadratura, riusciamo a vedere soltanto di riflesso il primo colpo sferrato sulla vittima, attraverso uno specchio posto all'interno dell'ascensore. Seguono vari flash della carneficina con la macchina da presa sempre fissa sulla vittima, in un rituale terrorizzante, claustrofobico e apparentemente insensato.

Sarà una giovane prostituta a cercare di prestarle soccorso inutilmente, impugnando terrorizzata l'arma del delitto e creando per un attimo l'equivoco della propria colpevolezza, al punto che le sue richieste d'aiuto si convertono in un fuggi fuggi generale.

"Non sono io lo strizzacervelli" proferisce il detective Marino alla centrale "Ma sembra proprio che quella se l'andasse a cercare in tutti i modi, una che si comporta in modo tanto promiscuo ed azzardato prima o poi finisce per forza in quel modo", quasi rievocando inconsapevolmente l'incubo (desiderio?) di Kate che abbiamo visto nelle prime sequenze.

Nessuno immagina che il colpevole altri non è che il rassicurante dott. Elliott, in cui si dibattono una personalità femminile ed una maschile, che si è appunto vestito- travestito per uccidere allorché il femmineo ha prevalso in lui per distruggere l'oggetto del desiderio da cui la parte maschile è stata attratta.

Questa è la differenza sostanziale che ravvedo fra questa pellicola e Psycho: nel capolavoro del maestro lo sdoppiamento avviene in Norman Bates con la figura di una madre castrante e punitiva ma Norman appare inquietante sin da quando entra in scena, con la sua impacciata timidezza e il suo sguardo torvo, coi suoi animali impagliati, col suo spiare attraverso un buco nella parete la povera Marion, nella proverbiale e fatidica doccia. Il colpo di scena in Psycho è il suo schizofrenico sdoppiamento, non tanto la sua colpevolezza.

Al contrario il dott. Elliott, confessore- psicoanalista rassicurante, razionale e distaccato, di cui per tutto il film percepiamo un'immagine positiva e pacata, destabilizza lo spettatore nel paradosso che il vero pazzo è lui: i suoi modi confortanti e sicuri non sono che una maschera.

Ciò che mi ha turbato in questo film è l'angosciante assunto per il quale chi dovrebbe curare in realtà uccide, annienta.

Ovviamente il prossimo bersaglio sarà la prostituta Liz, costretta dalla polizia a far da "esca", in parallelo con l'aiuto che la ragazza offre nelle indagini che il figlio di Kate intraprende autonomamente. La prostituta infantile e ingenua e il ragazzo precoce, pullulante di trovate ingegnose, formano un duetto in perfetto equilibrio che condurrà allo scioglimento dell'enigma, non senza l'entrata in scena finale e salvifica della polizia che non aveva mai perso d'occhio Liz.

Per molti versi questo è un film basato sul doppio e l'antitetico: è doppia e contrapposta la figura mascolina- femminile del medico così come la sua aria rassicurante ma assassina, doppia è l'ambivalenza della poliziotta che pedina Liz (per proteggerla) e che lei scambia erroneamente per l'omicida (che la ucciderebbe), doppia e opposta è persino la figura delle due donne principali del film: Kate, signora perbene in cerca di avventure- conferme sino all'autodistruzione e Liz, prostituta di mestiere che gronda candore, doppio e contrario è il loro incubo: in Kate pare più una fantasia desiderio, in Liz è soltanto terrore. Il solo equilibrio stabile pare essere quello fra quest'ultima, bambina non cresciuta e il figlio della vittima, ragazzino già adulto: non a caso sarà proprio lui a rassicurare Liz, abbracciandola, dopo l'incubo finale che chiude il cerchio.



Commenti

pubblicato il 24/12/2007 9.46.12
Ironic, ha scritto: Ok, per questo natale (laico) ho un bel film da recuperare. Ottima recensione.
pubblicato il 12/06/2011 14.37.05
rosco115, ha scritto: Grande de Palma, ingiustamente sottovalutato se vuoi collaborare su questo blog, ne saremmo lieti http://fondazionerosewater.blogspot.com/

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