ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 24 giugno 2002
ultima lettura sabato 8 febbraio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Festa di compleanno

di PaHo. Letto 8546 volte. Dallo scaffale Eros

Una festa di compleanno in una villa di provincia: lui, l'ospite particolare, desideroso di proposte indecenti; lei, la festeggiata, si lascia andare a esse nella speranza di averlo, di sentirsi amata da lui…

Fermò l'Audi A4 dinanzi al cancello. Non era stato facile trovare la villa. Si accese una sigaretta. Era in ritardo di mezz'ora. Sapeva di essere atteso. L'ospite particolare, così era stato definito. Perché l'effetto continuasse a esserci, doveva attendere ancora del tempo là fuori. L'attesa avrebbe reso ancora più deliziosa la serata. Dalla casa seminascosta dalle chiome degli alberi, giungeva la musica e l'allegria delle voci. La festa era in pieno corso. La sigaretta si stava consumando. "Sicura di volermi?", aveva domandato, sfidandola a respingerlo. "Sì! Voglio che conosci la mia famiglia", aveva risposto lei, mordendosi le labbra. "Perché?". "Lo sai, il perché! Ti prego, cerca di venire alla mia festa di compleanno. Saresti la ciliegina della mia torta. Pensa, il famoso Vittorio alla mia festa…". Poi, perché Vittorio non le dicesse di no, come spesso faceva per indispettirla, aveva preso in bocca il pene e, con ritmi forsennati, non smettendo di fissarlo, glielo aveva masturbato sino a riempirsi di sperma la bocca. Altro Vittorio non cercava da lei, che quegli incontri fugaci dove lei si lasciava usare dalla lascivia di lui. Vittorio era all'apice della giovane carriera. Era già una delle firme più apprezzate del Corriere. La Elena era stata colpita dal suo stile, da quel modo strano di portare avanti, con caparbietà, le inchieste, senza mollare mai la preda che inseguiva. Era seguito tra loro un fitto scambio di lettere, in cui lei sprecava le proprie lodi. Fin quando, la Elena aveva cominciato a confidargli le proprie più segrete perversioni. Si era sentita subito attratta da lui, più di ogni altra cosa! Il fatto che lui la respingesse, la portava a supplicare ancora di più le attenzioni di Vittorio. Gettò un'altra sigaretta appena fumata. Forse era tempo d'entrare. Aprì la portiera, scese, si avvicinò al cancello, premette il pulsante del citofono. "Sì… chi è?", una voce maschile rispose. "Sono io, Vittorio". "Venga, le apro. Parcheggi pure dentro, nel piazzale". Il cancello si aprì lentamente. Tornò in auto. Mise in moto. L'Audi si avviò a percorrere la stradina in mezzo a file di roveri e faggi. Vide un piazzale in fondo, dove altre auto sostavano. Parcheggiò, scese dall'auto e si avviò dove la musica giungeva forte. Venne incontro un signore dai cappelli bianchi. "Salve, sono Piero, il marito di Elena", disse porgendo la mano. "Piacere, Vittorio…", strinse quella mano. "Il piacere è più nostro. Avere qui, il celebre Vittorio!!". "Sua moglie Elena ha insistito per avermi qua…". "Sì, le ha fatto un bel regalo di compleanno ad accettare! Siamo emozionati di averla tra noi!". "Sua moglie mi loda sempre…". "Sì, lei ama molto i giornalisti che non temono il potere, come lei! Venga… E' una festa alla buona… Abbiamo invitato pochi intimi amici. Spero che sarà tutto di suo gradimento. Venga, su, Elena l'attende per introdurla agli altri". Vide la Elena. Lo sguardo di lei tradì una certa impazienza. Indossava un abito lungo leggero che risaltava le sue forme e lasciava nude le spalle e le braccia; le scarpe erano laccate chiare con tacco piccolo. I capelli chiari erano stati raccolti dietro. La vide avvicinarsi con un ampio sorriso e allargando le braccia. Notò le labbra colore rosa lucido: il rossetto che lei metteva appositamente per lui e che lui lordava di sperma. "Buonasera, Vittorio. Come sta?", lo abbracciò con il sorriso; poi, porse la mano, lui la prese dolcemente nella sua e la sfiorò con le labbra. "Grazie per l'invito. Auguri!". "Lei è il solito galante, Vittorio. Mi fa arrossire! Venga, desidero presentarle i miei amici!", lo prese sottobraccio e lo condusse verso un gruppetto di persone che avevano smesso di chiacchierare per osservare il suo arrivo. Iniziò a presentargli gli amici più importanti, lui sorrise e strinse le mani; poi fu la volta della figlia Martina e del genero. Vittorio notò quanto fosse splendida la figlia: era il ritratto giovanile della madre, come aveva avuto modo di osservare in una foto di moltissimi anni prima, in cui la Elena stava seduta su un muretto, dietro la spiaggia di sabbia e la schiuma bianca del mare; lei mostrava le lunghe gambe sottili, le caviglie sporche di sabbia, i capelli lunghi sciolti al vento e un languido sorriso al fotografo, probabilmente lo stesso marito. Gliela aveva inviata prima del loro incontro, forse perché lui restasse colpito dalla bellezza, ora coperta dalle rughe e dalla cellulite, anche se non gli aveva mai nascosto l'età. Vittorio si perse nelle chiacchiere di circostanza della festa. La Elena era dovuta scappare per ultimare i preparativi e dare indicazioni ai camerieri. Lo aveva affidato alla compagnia del marito e della figlia, perché lo mettessero a proprio agio. Lui le aveva voltato le spalle ma sapeva che da qualche parte la Elena lo stava fissando. La festa procedeva, tra sorrisi, pettegolezzi e chiacchiere spensierate. La figlia, il marito e il genero erano una piacevole compagnia. Lo invitavano continuamente a raccontare episodi della propria professione, ritenuta da loro molto affascinante. "Favorisce un aperitivo?". Si voltò e finalmente vide la Elena avvicinarsi con un vassoio tra le mani. "Mi perdoni se l'ho trascurata, ma in cucina necessitava la mia supervisione… Comunque, spero che non si stia annoiando…". "Per niente. E' molto simpatica la sua famiglia…". "Mamma, è il signor Vittorio una persona proprio deliziosa…". Vittorio prese dal vassoio il bicchiere, lo sollevò nell'aria: "Alla sua salute… E ancora auguri!", brindò, sorridendo alla Elena, poi lo accostò alle labbra e mandò giù l'aperitivo. "Dovrei lavarmi un attimo le mani… E' una mia abitudine antipatica dopo che bevo qualcosa… Posso usufruire del vostro bagno?". "Ma prego… Non si senta a disagio con noi. Venga. La toilette è di sopra. Le faccio strada…". "Ecco, accomodati…", gli aprì la porta del bagno degli ospiti. Avevano attraversato l'ingresso e salito una rampa di scale. La Elena davanti e lui dietro, in un imbarazzante silenzio… "Ti aspetto qua, sulla porta…". Si avvicinò al lavandino, aprì il rubinetto placato oro, l'acqua cominciò a scorrere, fissò lo specchio. "Che bel bagno… Si nota la tua cura… In ogni angolo della casa…". "Sei gentile…". "Mi passi l'asciugamano?". "Aspetta…". La Elena gli fu vicino e gli porse l'asciugamano di lino. Le sfiorò la mano fissandola negli occhi. Lei non resse quello sguardo, lo abbassò. Lui le strinse la mano, le tolse l'asciugamano e, con fermezza, guidò quella mano verso il proprio sesso. "Ma che fai? Sei pazzo?", esclamò lei, imbarazzata. "Sentilo come si sta indurendo sotto la tua mano, signora Elena…". "Oddio… che stai facendo…". Le teneva stretto la mano sul proprio sesso e la faceva scorrere su e giù, ad accarezzarglielo da sopra i pantaloni. Lo sentiva duro, fremente. La porta del bagno era aperta, chiunque poteva arrivare e trovarla in quella situazione non certo piacevole per una signora come lei. "Così mi fai impazzire… Mi fai venire voglia di te…". "Sei proprio una lurida porca! Hai sempre voglia del mio cazzo!". La Elena dimenticò per un attimo dove stava, giocherellò con i bottoni, scostò il boxer, e rapidamente si ritrovò il pene tra le mani, duro e caldo. Si abbassò per accoglierlo tra le labbra e sentirne il sapore. "Troppo bello, mia Signora! Devi guadagnatelo!". Vittorio si svincolò, scoppiò a ridere e uscì dal bagno. "Aspetta…", con un filo di voce cercò di fermarlo… Sentì i suoi passi scendere per le scale: era rimasta là in mezzo, pronta al piacere, con l'asciugamano tra le mani, la sorpresa mista a delusione nel viso, un immenso desiderio che le bruciava tra le gambe, l'acqua del rubinetto aperta. "Tutto bene? Mia madre dov'è?". "Eccola… ci sta venendo incontro". La Elena aveva l'aria amareggiata. Si era ricomposta un attimo, lavata le mani che avevano per poco trattenuto la follìa. Vittorio aveva percepito quanto desiderasse essere presa, anche in quel luogo così sacro. "Mamma, ma che hai?". "Nulla… Sono passata un attimo in cucina… Tutta questa organizzazione un poco mi stanca", si rivolgeva alla figlia, cercando però gli occhi di lui. Vittorio scorse il suo disappunto. La Elena cercava di leggergli che gioco stesse facendo. Per lui la serata era solo agli inizi. Rivolse lo sguardo altrove. Non valeva la pena di darle alcuna soddisfazione! Non era più una ragazzina per tenere il broncio. Poi, a lui! Lui che sapeva bene di essere la sua fissa. Lui che la rendeva così inerme alle proprie proposte indecenti. La Elena non avrebbe dovuto… Invece, l'aveva sentita pronta ad abbandonarsi senza ritegno, quando non avrebbe dovuto… Invitarlo poi alla sua festa! Era la sua follìa… la sua orrida fissa! "Sei un bastardo!", aveva sussurrato senza farsi notare dagli altri. "Dici?". "Non puoi farmi questo… No… Dopo quanto accaduto…". "Dici? Allontanati un attimo, devo dirti una cosa", le ammiccò, prese un bicchiere di spumante dal vassoio di un cameriere e si allontanò lasciandola là, a stringere i pugni. "Scusate un attimo…", e lo seguì. "Che vuoi da me? Sbrigati che mi aspettano gli altri!". "Io non ho fretta, sai…", la fissò, con uno strano sorriso. "Voglio che ti levi le mutandine…". "Come? Tu sei pazzo!!!". "Non mi interessa ciò che sono… Lo voglio, punto!". "Smettila… ci sono i miei amici e la mia famiglia…". "Devo chiamare tua figlia? Non vorrei che sapesse qualcosa sulle tue prestazioni…". "Non puoi farlo, ti prego… Non ci credo che lo faresti…". "Dici?". "Non lo farai…". Vittorio cercò con lo sguardo la figlia e a gesti le disse di avvicinarsi a loro. "Sei proprio un bastardo…". "Qualcosa non va, mamma?". "Tranquilla, Martina. Il signor Vittorio voleva conoscere Paolino". "Vero. Sua madre parla con amore del nipotino e di quanto sia già in gamba e promettente!". "Senta, signor Vittorio, venga, vediamo se riusciamo a trovare quella peste", lo prese sotto braccio e lo portò via dalla figlia. "Sei uno stronzo, un maledetto bastardo!". "Vedi di levarti le mutandine…". "Hai vinto tu… Vado un attimo in casa e le tolgo, contento?". "La serata è lunga, cara Elena…". "Aspettami, ora torno". "No... devi farlo davanti a me!". "Ma non qui!!!!". "Perché no? Là, c'è un bel cespuglio, andiamo là!". "Oddio… per favore, no...". "Chiamo Martina?". "Lo faccio subito, aspetta mi nascondo". "Brava, fammi vedere come ti levi le mutandine!". La Elena abbassò le mutandine di raso beige, le tolse, prima da una caviglia poi dall'altra, le fece diventare piccole piccole e le nascose nel pugno della mano. "Contento?". "No...", le afferrò la mano. "Le mutandine ora devono essere lasciate qua!". "Ok, le butto nel cestino…". "No... per terra!". "Ma dai! Qui c'è gente che passeggia... c'è mio nipote che gironzola…". "E allora? Buttale a terra!". "Sì, le butto per terra...". Aprì il pugno, le mutandine caddero sul terreno. "Qualcuno penserà che siano tue, vero?". "Beh, temo che potrebbero ricondurle a me… Non so… Ora però torniamo dagli altri, ti prego". "Aspetta…". "Che altro hai in mente? No!!!!, che stai facendo!". Vittorio si era sbottonato i pantaloni, lo aveva tirato fuori. "Voglio lasciarvi un segno". "Oddio… e se ti vedono?". "Inizio a masturbarlo dinanzi a te. Guardarlo come si sta ingrossando". "Smettila… mi aspettano…". "Riprendi le mutandine". "Devo andare dai… non puoi farlo ora… non puoi…". "Prendile!". "Sì, va bene… Eccole!". "Ora avvolgilo e continua te". "Sì, continuo io… sì…". "Fammi venire sulle tue mutandine, bagnale del mio seme. Muoviti!". Dei passi parvero avvicinarsi. "Oddio, sta arrivando gente… Che mi stai facendo fare… Se ci vedono?". "E allora? Continua… Fammi venire". La Elena aumentò il ritmo e, al passaggio di voci a lei familiari, le sue mani divennero forsennate fin quando il seme di lui non sgorgò e scivolò sul proprio indumento. Sollevò lo sguardo e vide l'espressione di voluttà sul viso di Vittorio. Proseguì a pulirglielo, lo rimise dentro, abbottonò i pantaloni. "Contento, ora? Potevano scoprirci, lo sai? Per fortuna, sono passati senza avvedersi di noi". La Elena si guardò intorno in cerca di un punto lontano e invisibile dove gettare le proprie mutandine. Vittorio le afferrò il polso. "Non ho detto di buttarle via… Rimettile". "Come?! Sei matto? Sono sporche…". "Lo so. Sanno di me. Rimettile!". "No, mai... Questo non puoi chiedermelo… Ti prego!". "Come? Uhm… Ora vado di là da tua figlia con le tue mutandine! Le dirò quello che abbiamo fatto". "Ma sei matto?! No, non ci crederà mai, lei mi conosce bene! Sa che non faccio mai di certe cose…". "Dici che non riconoscerebbe le tue mutandine? Mi sembrano particolari e molto costose. Poi, con la mia sborra sopra… pensa, che sorpresa per tua figlia: un dubbio lo avrà, no?". "Sì...". "Mettile! Mi stai facendo perdere tempo". "Va bene, le metto. Aspetta…". La Elena rinfilò le mutandine piano piano su, si sistemò la gonna, sotto lo sguardo compiaciuto di lui. "Brava… Ora possiamo andare. Ah, come ti senti signora Elena?". "Porco… Sei un lurido porco!". "Senti dell'umido là in mezzo?". "Sei un bastardo, ecco!", gli voltò le spalle. Voleva avviarsi a gran passi verso gli altri non ancora in vista, ma non sarebbe stato opportuno, che avrebbero pensato a vederla scappare con lui dietro? Rallentò il passo e lo aspettò. Vittorio gli fece una specie di riverenza. Poi, la raggiunse e la prese sottobraccio. Si incamminarono in direzione della festa. Scoppio a ridere, lei lo fulminò con lo sguardo. La serata era ancora lunga. 24 giugno 2002


Commenti


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: