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lavoro pubblicato mercoledì 28 novembre 2007
ultima lettura lunedì 19 ottobre 2020

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Due querce

di antesputnik. Letto 1376 volte. Dallo scaffale Amicizia

  Due querceLà sulla cima della collina erbosa stavan due querce ardimentose, eterne, ridean del caldo nell'estate afosa, e poi d'inverno delle calaverne.   In primavera, pioggia? un'acqua santa, d'autunno, la tempesta era un sospiro, ...

 

Due querce

Là sulla cima della collina erbosa

stavan due querce ardimentose, eterne,

ridean del caldo nell'estate afosa,

e poi d'inverno delle calaverne.

 

In primavera, pioggia? un'acqua santa,

d'autunno, la tempesta era un sospiro,

anni passâr così più di millanta

e sol guardarle dava il capogiro.

 

Orto era quella che volgea a mattina

e il primo Sole ossequiava presto;

Occaso 'l salutava serotina

allor che il buio si levava infesto

 

il mondo nelle tenebre avvolgendo:

che gridi, che stridii, che male intorno

velava Notte d'un dolor tremendo,

di quelle doglie onde nasceva il giorno.

 

Parlavan lo stormir delle lor foglie

e il sussurrìo dei rami scricchiolanti,

come usa al marito dir la moglie

sol se i lor anni sono molto avanti.

 

Che si dicevan? Gli antichi dolci detti

che dall'alba dell'uom dicon gli amanti,

che, se sinceri, sono ognor perfetti,

graditi al cuor, agli occhi sfavillanti.

 

D'edera i tralci le avviluppavan tutte,

le univa il caro verde delle liane,

intracciavan i rami d'amor strutte

eran creature più dell'uomo Umane.

 

Erano ignare che su una mappa umana

un tratto di matita sulla carta

facea come la Parca che addipana

il destino di tutti; e lor disparta.

 

Venne il padron d'una e portò gente

con asce, seghe, carri e grida e risa,

lavorarono un poco, e poi più niente

restò sul lato dov'era la recisa.

 

Essa partì da legno d'un vascello,

inanimata ormai vaga nel mare.

L'altra i venti percuoton senza appello;

ha freddo, senza più nulla da amare.

 

29/8/1992 S 16:20 - 20/6/2007 E 14.02



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