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lavoro pubblicato lunedì 5 novembre 2007
ultima lettura sabato 2 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La gioia immensa -8-

di ilbarlengo. Letto 1346 volte. Dallo scaffale Sogni

-Le ripeto che non so minimamente chi sia, cosa sia, perché esista! Prima di un'ora fa non sapevo neanche che vivesse!--Ma a me serve il suo nome- -E glielo vada a chiedere a lui- -Ma non vede come è scosso?- Enrico e l'infermiera del pro...

-Le ripeto che non so minimamente chi sia, cosa sia, perché esista! Prima di un'ora fa non sapevo neanche che vivesse!-
-Ma a me serve il suo nome-
-E glielo vada a chiedere a lui-
-Ma non vede come è scosso?- Enrico e l'infermiera del pronto soccorso si girarono verso lo stronzo figuro ancora silente.  Per fortuna, non si era mosso da quella cazzo di sediella in plastica rossa in sala d'aspetto.
-Senta- Ed Enrico accompagnò la simpatica infermiera fuori da quella sala d'aspetto che aveva troppe orecchie indiscrete.
-Le ripeto che non so nulla di quel tizio. L'ho trovato in mezzo alla strada e...-
-Ah, allora l'ha investito. E' un PIRATA DELLA STRADA lei-
- Ma che ca....- Ed Enrico si guardò intorno, poi si avvicinò alla stronza d'infermiera alquanto paonazzo, con fare circospetto.
-Non l'ho investito, infatti per schivarlo per poco non ho distrutto la macchina. Che peraltro per portarlo qui ho dovuto mettere in divieto di sosta e se mi arriva la multa...- L'infermiera puttana intanto batteva il piede destro a terra, fastidiosamente, a braccia conserte.
-Insomma, per caso ho colpito la sua testa con la portiera, mentre la stavo aprendo. Pure lui poteva stare più attento. E poi l'ho soccorso, mi sembra, visto che siamo qui- e sorrisone a 34 denti.
-Senta lei- e l'infermiera lesbica iniziò ad agitargli l'indice su per il naso.
-Di tipi come lei ne ho incontrati a bizzeffe nella mia vita! Veda di darmi il nome di quel povero Cristo, per quando ritornerò fra 5 minuti. Altrimenti...-
-Altrimenti?-

-LA DENUNCIO!-

"Brutta puttana baldracca succhiacazzi del cazzo che da secoli non vede un cazzo neanche marcito. Devi morire, massacrata e buttata nel cesso e affogare nello sciaquone.
TROIA"

-Va bene. Sarà fatto- educatamente codardo.
Mentre la dolce infermiera già si era voltata, Giovanna d'Arco di ‘sto cazzo e maleducata, e s'avviava verso l'entrata del Pronto Soccorso con camminata plebea e sbiascicata.

 Enrico si girò verso la sala d'aspetto. Sbiancò di colpo.
La sediella in plexigrass rossa sul quale era seduto il losco tipo fino ad un secondo fa, ora era vuota.

"Merda"

Riuscì solo a pensare Enricuccio. Era esausto.
Così fece un semplice passo avanti, sperando che il rompicoglioni di figuro avesse semplicemente cambiato loco su cui sedersi.
E iniziò a roteare gli occhietti vitrei Enrico, in cerca di una speranza, della speranza, l'unica.
E grazie a dio, il bastardo e losco figuro c'era. Era seduto vicino a una strana signora, un tempo sicuramente bellissima, ma ora...
Guardava l'infinito davanti a sé la signora. Come se davanti a sé ci fosse tutta la sua vita che lentamente le scorreva innanzi.
Guardava il vuoto quell'antica donna dalla sfiorita bellezza, con occhi secchi di speranza. Una volta quei capelli giallo grigi dovevano essere stati biondi e maestosi come l'aurora. Quegl'occhi frastagliati di rosso dolore, un tempo blu come l'oceano immenso, ora sbiadivano di luce. Quel viso e quella pelle sorda, un tempo sarebbero state organza e azalee al tatto di chi, forse, aveva avuto, seppur per un istante, il dono di sfiorarle col tatto.
Ma ora quella donna era stata battuta dalla vita, inesorabilmente.
E il figuro per tutto questo tempo, accanto a lei, era rimasto immobile a fissare quell'eterea bellezza ormai sfiorita. Chissà perché, per chi, per cosa...
Quanti anni avrà avuto quella donna? 40, 50?
-Perché è così triste?- Mosse lieve le labbra il figuro. Enrico fece tre passi avanti di scatto, per fermarlo, ma...
La donna sorrise
-Lo sa che è la prima persona che me lo chiede da tanto, troppo tempo?-
-Veramente?-
-Sì- e tornò a fissare davanti a sé la donna, il vuoto della vita che si era arresa a vivere.

 -Cosa guarda?-
La donna rise lieve, ancora...
-La felicità, o forse la gioia immensa, chi lo sa... sì quella gioia immensa che non è per sempre, che non è per tutti. Che è una fortuna se ti capita- Enrico le si avvicinò di un altro passo.
-Vedo una rotonda sul mare, sì. Che ormai probabilmente neanche più esiste, ma vive nei miei ricordi. Vedo il mare scuro con la luna ed il suo riflesso che lo taglia lucente fino all'orizzone. Sì, sento l'odore del sale, quell'aroma che m'increspava i capelli ed i sogni. Ne avevo tanti, sa? Dopotutto avevo ancora addosso la forza dei diciotto anni e... il mio primo e unico amore. Vedeste com'era bello il mio Mario. Abbronzato di mare, secco di gioventù, forte d'incoscienza. Aveva occhi neri come la pece, e grandi come solo i sognatori ne hanno. Era bellissimo Mario.
Ogni volta che mi si avvicinava il cuore iniziava a battermi dentro, come il martello che usava mio padre per aggiustare l'intelaiatura del mio letto. Era tutto sbilenco, sa?
Eppure lì, per la prima volta, ho fatto l'amore con Mario. Quella notte fu solo dei nostri sospiri. I miei genitori erano andati a ballare. Sempre in quella rotonda, l'unica rotonda del paese. La rotonda che affacciava sul mare ed il mondo fuori.
Ma i miei genitori non vedevano di buon occhio Mario. Dicevano che era troppo comunista... eh eh...
Eppure quella sera, non c'era nessuno a ballare. Solo qualche coppia di anziani che ballava gli ultimi lisci. La banda che stanca finiva di suonare. E quell'odore di sale...
Poi, l'ho visto. Ha guardato mia madre, seduta accanto a me, poi mio padre, poco più in là.
E' andato dal cantante quel pazzo, e gli ha sussurrato qualcosa nell'orecchio. Ed il cantante sorrise e annuì. Poi finì quella canzone, e lui venne da me.
Camminava come un Dio, fiero e felice per quello che stava per fare. Veniva da me. Ed io avevo il cuore che urlava dalla voglia di stringerlo. Mentre anche la luna si era fatta rossa, come solo il mare sa fare. E quel vento che mi accarezzava i lobi delle orecchie, accarezzava i sogni.
Lui venne da me. Guardò prima mia madre. Poi mio padre poco più in là. E mi prese la mano. Mi tirò a sé. Proprio mentre le prime note del nostro tango già vibravano nell'aria. E la pista in cotto rosso era nostra. Come il mare e le stelle in quel momento. La nostra vita...
Poi venne la vita insieme. Ed il nostro amore che era troppo grande anche per avere figli. Ci bastavamo io e lui. E quella rotonda, quel ballo, la luna rossa di mare. Non ho rimpianti, sa? E questo credo che sia già una gran fortuna, non crede?
Poi, anche lui è morto, ed io con lui, proprio qui. Non aveva cambiato il mondo, ma aveva vissuto sempre onestamente, guadagnandosi il pane senza mai pentirsene, o rubare. E' sempre rimasto coerente con ciò che era, era stato e credeva.
Poi anche lui è morto.
Come quella rotonda che ora non c‘è più. Me lo disse mia madre un autunno di qualche anno fa. Come la luna rossa, il mare, e quell‘odore di sale che non si poteva non ascoltare.
Quanto era bella la nostra rotonda sul mare-
E tornò nel mondo da cui era venuta la donna. Il vuoto, era l'unico abbraccio che ora voleva. 

ilbarlengo.splinder.com



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