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lavoro pubblicato domenica 4 novembre 2007
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Federico da Roncisvalle

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 2003 volte. Dallo scaffale Teatro

Federico: (trafelato, come chi sia appena uscito da una battaglia vinta più per disperazione che per abilità) ...E' andata, la pu...

 

Federico: (trafelato, come chi sia appena uscito da una battaglia vinta più per disperazione che per abilità) ...E' andata, la pugna è vinta, ma quale atroce tormento reca all'alma in subbuglio il ricordo inquietante di quell'ora funesta...Unqua sì truce fu per cavaliere par mio ora del giorno e cotal verità di fatto: il solo pensiero è un favellare continuo di agonia nella mente.

Ah quale impero di voluttuosi sensi sarebbe ora il lasciar codesta esistenza infamante come si lascian disperdere vestigia di cenere in preda ad un vento nemico; ma io devo esistere, e lo devo così: ucciso in eterno dal mio stesso peccato, carnefice e vittima di un incessante dolore, schiavo e padrone dello strazio che ho inferto! (pausa, poi come rivolto ad un sovrano) Oh dolce signora perché, perché faceste di me quel che io sono? (P) Ah se solo non l'aveste mai fatto, oggi avrei        ancora ragione d'agire e l'ira cadrebbe dal cuore lasciando gran spazio alla speme dovuta , ma ciò è solo sogno nel sogno e follia irrealizzabile: un misfatto è un misfatto! (riflessivo, guarderà in alto, come in cerca di conforto, poi quasi sospirando) Piaccia a Dio ed al suo Sommo Nome ch'io paghi in giusta misura l'esiziale entità del mio truce agire insensato: possa la mia carne lavarsi dall'onta ch'l mio stesso sangue le arreca e l'alma tornare al conforto del sonno! Ah quanta invidia porto a coloro che vagano, vagano, per mari e per monti, scevri di cotanta amarezza perché ignari a se stessi; e quanta ne porto a chi uccide, perché avvezzo al mestiere o ben addestrato alle armi, senza confondersi di fronte nessuno: né padre né madre! Costoro uniranno il regno, non io che ho saputo tremare di fronte ad un'ombra nell'ora finale!: (pausa, pavido dapprima assumeva via via sicurezza e l'atteggiamento di chi stia narrando un fatto da poco avvenuto) Placido e feroce ad un tempo, così come spesse fiate al mio stile s'addice, avanzavo spargendo sangue in fgran copia, non uomo aveva sufficiente possa o baldanza da chiudermi il passo. Violento e sanguinario, ma d' animo amaro, travolsi insieme coi compagni, ordate e ordate infedeli fin dentro le mura dei castelli nemici, ove giacquero silenziose e tremanti: niuno mostrò la valenza che si conviene al decoro d'un vero gendarme, e noi facemmo schiavi dei vinti.

La battaglia era nostra e la guerra conchiusa senza che niuno di quei ribelli potesse fuggire la legge di codesta mia spada (Alzerà la mano come se brandisse una spada) o la volontà del mio eccellente signore Carlo il grande. (Pausa)

Oh Dei delle stelle avessi ascoltato il vostro consiglio e fermato il passo che mi portò alla disperata agonia in cui oggi mi trovo quanta angoscia avrei risparmiato a me stesso... ma il libro delle stelle per me non cantò mai di gloria in sorte e così tal cupidigia reclamò a voce stentorea il suo nutrimento.

Avanzai ancora (non l'avessi mai fatto), intento a scolpire il mio nome in leggenda sulla pelle nemica con l'eroicità dei miei atti, quand'ecco all'improvviso, appetto al mio guardo basito, oltre un muro d'acqua chiara non molto distante, intravedo in penombra come una figura di cavaliere guardarmi torva e minacciosa...Avanzo lentamente.

Nello stesso identico modo la figura si mosse anch'essa in avanti, ma senza uscir dall'ombra; tentennai indispettito:quella fece altrettanto: allora spazientito oltremodo accesi ogni furia nel gesto supremo della prima carica e l'altro, infocato nel volto al par d'un dimonio, mi si precipita incontro con la stessa furia rovente d'un'arpia forsennata: tutto è silenzio, poi un urlo, un grido, il frastuono di qualcosa andata in frantumi e la consapevolezza d'una vittoria definitiva e schiacciante...

Il mio nome alla storia!

Ma nell'attimo prima ch'ogne cosa giungesse a tal fine, un conflitto artigliò la mia mente raggelando le vene e agghiacciandone il sangue: la percezione distinta d'un immagine assai familiare; un'immagine tante e tante volte intravista fra le onde schiumose dei laghi: la mia!

Oh sensazione inquietante di fratricidio compiuto! Quale visione infernale allora devastò la mia vista! Era davvero quell'ombra sconfitta e inghiottita dal nulla il gemello da tempo perduto di cui balia e nutrice m'avean sì spesso cantato nelle notti più tristi? In qual luogo diabolico era rinchiusa, chi o cosa avea potuto piegar la natura a cotale abominio?

Nulla, nulla di cui abbia esperienza puote operare tal giuoco di ombre o sì giostra di inganni.

Stregoneria! Stregoneria, certo! In niun altro modo si puote appellare la danza seduttrice e sinistra, ch'oggimai, non è ancora gran tempo, condusse vestigia e pensiero d'una sostanza a me tanto cara entro e non oltre un efferato incantesimo dal nome insensato: Specchio!

 

Coro:...Specchio...Specchio...(Adlibitum) Specchio...Specchio...

 

                                          Tela

                                        Sipario



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