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lavoro pubblicato venerdì 12 ottobre 2007
ultima lettura mercoledì 2 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il pacchetto di cicche - ottava sigaretta - 3

di ilbarlengo. Letto 1247 volte. Dallo scaffale Sogni

Si sentiva proprio Modigliani, Davide, in quel momento. Era lì, davanti alla finestra, seduto su quella sua cavolo di sediella in plexigrass che appiccicava tutto. Con grande fastidio, ogni tre minuti, aveva l'obbligo di dondolare leggermente, i...

Si sentiva proprio Modigliani, Davide, in quel momento. Era lì, davanti alla finestra, seduto su quella sua cavolo di sediella in plexigrass che appiccicava tutto. Con grande fastidio, ogni tre minuti, aveva l'obbligo di dondolare leggermente, il poro Davide, su quella dannata sediella. Perché appiccicava tutto il sotto dei suoi poveri attributi esausti e rossastri, nudi come un verme. Come il resto, d'altronde. Dannato plexigrass...
Ma per il resto, il nostro Davide, si sentiva proprio un dio in terra.
Perché aveva il sole in faccia, così caldo, accogliente abbraccio di madre.
Perché si sentiva vero uomo, e non rabbocco, almeno un pò.
Aveva appagato la sua donna, vero amante, e di questo ne era orgoglioso. Pavone.
E soprattutto, si sentiva amato, già.
Aveva addosso quella strana consapevolezza che ti fa pensare "Cascasse il mondo, ma almeno un essere, uno, solo, che mi vede unico, vivo, in questa cazzo di terra santa e apostolica, c'è. Almeno per un po', s'intende...".
Ed era proprio questo, forse, che rendeva tutto miele in bocca.

E poi c'era lei, Clelia, Maya Desnuda solo per lui.
Perché era nuda sul letto, Clelia, da morirne il fiato. Lei era la sua Rose, e lui il Di Caprio biondiccio che, mentre la nave affonda, schizza dritto nel suo cervello ogni pixel colorato di cotanta bellezza, e grazia, e eleganza, e beatitudine, che il buon Dio gli ha concesso misericordioso e immensamente magnanimo di avere di fronte, solo per lui. Almeno una volta. Prima che tutto coli a picco.
Anzi no, la sua Clelia era la maestade della Pietà michelangiolesca. La nobiltà Femmina della "Paolina Bonaparte" del Canova. L'ambiguità sulfurea e mistica della Monna Lisa. Tutto insieme, unito, in un unico schizzo di vita pura, vera.
Perché aveva la vera Arte rimodellata in carne e sangue, Davide, davanti a sé.
E non poteva far altro che riempirsene gli occhi, e i sensi. Scossi. 

 E Clelia, beh, ci giocava anche con tutto questo. Piedi sul cuscino, arricciati, ma che si accarezzavano, e strusciavano, l'un l'altro. Invito. E passava la sua mano destra, avanti e indietro, lieve, a lisciare quella pelle che le vestiva il fianco, e la coscia, e il gluteo, e il ventre...seta di persia, da levigare, e trattare.
Regina, guardava Davide, Clelia, come un po' assorta. Ma liquida. E si umettava le labbra, attesa.
Umida.

Potente

Oh sì, perché quella strana fiammella sbifida che nasce appena sotto l'ombelico, quando il desio schiude, rosa...
Dai, quella là che sta proprio attaccata alla prostata, parassita...Hai Capito no?!
Beh, fu allora che tornò a  schioppettare bastarda. Urlava "Davide, iuuuuu, Davide, iuuuuu".
E Davide l'aveva ben sentita, peraltro, ma era il buon vecchio capitano che non aveva proprio le forze di alzarsi, perché esausto. Distrutto. Patetico ?
E Davide se lo guardò anche il suo capitano, istante, e cerco anche di risollevarlo un po', carezza di mano, lieve.
Ma era morto. Segnale piatto.
Ma quando rialzò nuovamente l'occhio strizzato, Davide non vide pietà, o scherno, nelle labbra di Clelia. Perché lei aveva capito, forse. O più semplicemente non ce n'era bisogno, già.
Perché lo accolse tutto, intero, in quella sua pupilla di grigio, verde, azzurro, e lillà che sa d'infinito. E Davide sguazzò felice, protetto, in quello strano mare d'immenso che Clelia gli stava concedendo innanzi proprio allora. Già...
Occhi d'infinito, erano suoi in quel momento, solo suoi. E non giudicavano, né chiedevano alcunché in cambio, se non l'essere esplorati, scartati, come il più bello dei regali.
Ed  così che Davide fece, mentre Clelia, immensa, lo condusse lì.
In quel luogo dove tutto è bianco e rosato e sa di calda umanità. In quel posto dove solo tu ci puoi andare, perché velato di ricordo, che ti appartiene...

 E si ritrovò, Davide, a quella sghemba notte di inizio luglio.
Clelia sarebbe dovuta partire il giorno dopo, per un mare che nessuno voleva avere. Soprattutto loro due. 
E su quel motorino scassato di uno Spy, lui, e lei, si scartavano e scartavano curiosi, prime volte, amanti.
Ed era continua sorpresa, sapori, forme, calore, e odori nuovi. Strani colori mai sentiti addosso prima, ma solo immaginati, in notti calde e un po' sudate. Agitate e sole.
S'intrecciavano Davide e Clelia, l'uno nell'altra, Uno, a vibrare con il sangue, già, e quel cuore così nuovo che cercava e cercava l'altro, nelle pieghe di sospiri sospesi di fresco stupore.
Ma c'era anche qualche vecchietta che ogni tanto passava, per quel cortile troppo affollato, e si fermava un attimo, interdetta. Occhio secco, dilatato. Poi, ancora un po' scossa, si rimetteva a posto la parrucca, e se ne andava arrossita e scuotendo il capo, la qualche vecchietta. Invidiosa. O prugna secca?
Ma l'amore fresco di rugiada, è incosciente, e si crede unico, e spavaldo. A muso duro a spaccare il mondo, perché può, o almeno crede.
E Davide e Clelia ne ridevano ogni volta, un po' pazzi, ma vergogna rossa, appena appena, e paura, tanta, anche.
Fiato contro fiato.
Ed alla trentacinquesima vecchietta che passava, occhio secco portasfiga, decisero di appartarsi in un posto un po' più...privato. E scelsero di rifugiarsi nell'atrio del palazzone in cui viveva Clelia, i due furbacchioni. Perché buio, dicevano loro poco convinti.
Ma avevano troppa voglia di appiccicarsi addosso, per soffermarsi sulla validità o meno di quella loro bislacca decisione appena presa. E quei pensieri cretini non è che fossero al centro dei loro ormoni al galoppo, per giunta.
Così, fu dentro all'atrio che continuarono ebeti ad assaggiare quella dolce loro follia. E poco importava che ogni trenta secondi la luce si riaccendeva, e c'era qualche inquilino che scendeva, o saliva, salutava. E sapeva, ridendosela, ma educato. Perché i due piccioncini avevano almeno la decenza di ricomporsi un po',  ma non è che si è cretini tutti.
Forse, quei due...
Appena la luce si rifaceva buio, era ancora e ancora odore di saliva che s'incarta, grano maturo. Già, quel grano maturo e giallo, che veste a migliaia e migliaia i campi del salento, quando il sole spacca il cielo a mille da quanto è caldo. Labbra bollenti, che colavano un po' male, perché screpolate, consumate, uccise. E pazze continuano e continuano, a cercare il miele, o almeno cercare di farlo. Saliva e arsura.
All'ennesimo involontario guardone, però, fu Davide che, fuori da ogni melone, sussurrò bislacco
-Senti ma...non è che c'è un posto un po' più...ehm...intimo qua...-
-Beh...insomma...Davide...non...- Ma Clelia ormai era riscaldata a dovere, e come tutte le donne, quando il sesso preme, e freme, fra le gambe sue trema, difficilmente tengono ancora, scudo, la Ragione femminea della "Selezione Naturale". Così
-Beh sì! Vieni- E lo trascinò per mano nell'ascensore, motore  diesel che va a tremila, ormai, Clelia.
E si ritrovarono nell'atriuccio buio buio delle cantine, sopra. E Clelia sbatté Davide proprio per terra, lì, appiccicati al muro. Si strappò quel vestiario troppo fastidioso, ora, poi lo strappò a lui, bocca aperta, e tutta bagnata lo accolse, forno a legna, chinandosi porca su di lui.
Quella fu la prima volta che Davide vide l'amore colare, rosso, su un corpo di donna. Si spandeva dentro di lei, come un sasso gettato nell'acqua che creava onde sempre più grandi, grandi. Splof.

"Ohhh...sììì..."

E mentre Clelia lo cavalcava, vaso che trabocca, e si irrigidiva, per poi sciogliersi, e di nuovo tesa, poi acqua che bagna, Davide vide il papi di lei, con la lupara in mano, proprio di fronte a lui. Flash. Sapeva Davide che quella era solo la sua immaginazione, o il suo Super Ego rompicazzo. Ma quella visione del padre baffuto di Clelia, che schiumante d'offesa, gli puntava la lupara carica, proprio di fronte a lui, fu uno shock che il povero ragassuolo in questione non riuscì proprio a superare. Nonostante Clelia si tendesse ultima volta, "...Sìììì...", primo orgasmo che lui gli dava. E lo prendeva a sé, che venisse con lui. Ma lui... beh, non lo fece...
Ma la felicità, beh, quella la leccò anche lui sul dorso, perché aveva cancellato quell'orribile prima volta, da lui, e da lei. Per sempre. E solo questo importava. Solo questo. E basta.

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