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lavoro pubblicato lunedì 8 ottobre 2007
ultima lettura mercoledì 5 giugno 2019

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IL COLORE DELLE PAROLE

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 1118 volte. Dallo scaffale Viaggi

IL COLORE DELLE PAROLE Dopo aver viaggiato per tutta la notte il rumore dei vagoni sulle rotaie occupa ogni silenzio ogni spazio ed il pensiero muta forma , prende vita diviene illogico, sopraffacendo la razionalità delle cose interio...

IL COLORE DELLE PAROLE Dopo aver viaggiato per tutta la notte il rumore dei vagoni sulle rotaie occupa ogni silenzio ogni spazio ed il pensiero muta forma , prende vita diviene illogico, sopraffacendo la razionalità delle cose interiorizzate.Un buco profondo dove cado e cerco invano la formula o la parola magica che tramuterà ogni male in bene. Immerso nel caos mi chiedevo cosa significa tutto ciò , se l’ordine delle idee procede secondo l’ordine delle cose , sé comprendere il mistero linguistico fenomenologico può cambiare la mia vita secondo una nuova estetica . Eppure non comprendendo il fine ed il senso segreto dello scrivere e per quanto cercassi di coniugare la mia singola individualità alla universale forma dialogica non riuscii mai a varcare il cancello della realtà e divenire così simile al mio collega d’ufficio o al zelante edicolante che incontravo sempre impeccabile ogni mattino andando a lavoro. Non per questo l’isolamento intellettivo creò in me dissapori sociali ma fingere dietro quella maschera di comune impiegato divenne per me un dramma. Il tempo guarisce m’ avvolte riapre ferite nascoste , ogni dolore diviene un iceberg pronto a cozzare contro una nave ed affondarla .Aldilà di ogni logica , ogni goccia, ogni tentativo di sabotare quel marchingegno idiomaticosi ripercuoteva infine sulla mia persona portandomi come nel gioco dell’oca ad ogni errore commesso all’inizio del gioco intrapreso. Il tempo dalle unghie dipinte di rosso, pronte ad affondare nella pelle facendo zampillare il sangue dalle ferite allagando la stanza in cui mi rifuggo ,la città in cui vivo ,la terra in cui sono nato , il mio sangue che genera mostri ,incubi ,sortilegi , visioni oniriche , dal mio sangue si genera ogni cosa eserciti di guerrieri, chimere , ippogrifi alati che solcano il cielo in cerca d’una preda. Non è vero voi lo fate apposta, mi volete mettere in prigione vi volete liberare di me della mia fantasia . Reagisco provo a scappare via ma ogni volta che mi guardo indietro vedo una folla di persone pronte a saltarmi addosso , vedo un vecchietto scalzo corrermi indietro con un martello , vedo un gatto insieme ad un topogiocare a guardia e ladri , vedo e non comprendo ma alfine trovo un vicolo dove fuggire e vi scivolo dentro portandomi appresso ogni paura ,ogni gioia ,il sorriso dei passanti, i fuochi d’artificio che vedo esplodere nel cielo sul mare che lambisce la funebre città immersa nello spirito di settembre. Sacco in spalla con dentro ogni delusione, ogni sconfitta ,ogni credo tutti i miei racconti che non hanno mai vinto un premio letterario, tutte le mie poesie inutili buone a sciacquarsi i denti appena sveglio . Quando esco da quel buco orribile di male parole di violenze verbali trovo lei fuori la fermata della metro che m’aspetta chi sa da quando , vestita come una popolana come una vajassa , vestita come una gentildonna con ombrellino e capello . Non so cosa dirgli non trovo nessuna scusante a quel mio comportamento a quel mio stato d’animo e trovo tutto ridicolo e mi prenderei a calci da solo ma non posso c’ è un sacco di gente che mi guarda mi prenderebbe per matto cosi fingo di non capire ,gli vado incontro, gli dico ciao, la bacio così proseguiamo insieme il cammino sotto la luna che ci fa boccacce e rifletto sulla mia condizione psichica e mi rammarico assai di me e provo a spingere lontano da me stesso l’idea della follia che cova in me, illusioni e fantasie che fanno male. In questo secolo cibernetico dal canto vacillante nell’ugola d’ un motore turbodiesel mi muovo come un robot.Altri due metri e forse saremo liberi di decidere di cosa fare della nostra vita di comprendere sta minchiata di cacofonie verbali ripetute innumerevoli volte senza alcuna ragione da quel pappagallo d’un professore di cattedra troppo vecchio per raccontare neologismi cazzuti a scolari disubbidienti . Il vento d’oriente , le navi barbute i soldati panciuti ,tutto molto triste molto su di giro come le nude donne danzanti a poppa dell’intelletto. Se non mi fa pagare ciò che le devo disse il passante forse entro anch’io in questo racconto underground. La fine di una storia l’ombra agonizzante in una pozza di sangue .Lei fotocopia d’un amore romantico macchiato d’inchiostro. Tragico destino sbattuto dapprima in prima pagina poi retrocessoin cronaca nera insieme al ladro di figurine panini. Non so ,vede nessuno s’interessa di me ognuno sottovaluta la mia personalità , cosi io continuo a vivere la mia vita dietro questo naso ,dietro questi occhi , ed il mio sorriso è avvolte uno scherzo della natura. Nero come le labbra della sera , stanca signora in mezzo al tramonto delle idee con in mano un moccolo cammina sul dorso della notte senza far male i sogni di nessuno. Debbo dipingere quest’ultima tela raffigurare questa mia smorfia questo riflesso condizionato dalla società delle macchine. Una lunga linea nera che affianca una rosa, una verde ,una gialla un arcobaleno ,strade , linee , punti . File interminabili d’auto dentro il traffico caotico di personaggi fantastici anime e animali ben vestiti cartoni animati che fanno Zumb, crasch, losch, bump, plumb . Il viaggio continua nel vagone deserto della metro lei seduta sedotta dalla notte con gli occhi rossi di ritorno dalle vacanze con lo zaino pieno di ricordi di foto di sabbia di amori , ferita forse nel cuore ascolta cantare la città, la sua rabbia la sua agonia, la sua rinascita.Non riuscirò mai a raggiungerla a dirle quanto l’amo a spiegargli perché continuo a scrivere di lei senza neppure conoscerla per quanto mi sforzi dal correrle dietro , la bianca notte di settembre mi prende per il bavero e mi getta dentro un buco nero come una cosa inutile io vi scivolo dentro scrivendo il colore delle parole.


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