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lavoro pubblicato domenica 30 settembre 2007
ultima lettura venerdì 19 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nel regno astratto tolgo.....

di FRANCESCO VESPA. Letto 3929 volte. Dallo scaffale Racconti

Nel regno astratto tolgo Gregor Samsa e inserisco Alfred. Racconto del primo anno di liceo. Mentre faccio scorrere gli occhi sulle pag...

Nel regno astratto tolgo Gregor Samsa e inserisco Alfred.

Racconto del  primo anno di  liceo.




Mentre faccio scorrere gli  occhi  sulle pagine di  un buon  libro osservo  il  brutto Alfred,  che  ormai  tanto bruttone  non  è  più. I  caldi  gnocchi  della  signora  Berenice,  cercano  di  penetrare  attraverso  le  fessure  del  piacere,  infiltrandosi   tra  i  cuspidi   palatali  diffondono  un  tenue  ancestrale  riverbero. Attraversano  quindi  la  nube  molecolare  del  mio  alito, strutturando particelle in  corpi  al  plasma. La  puzza  è  rivoltante, interrotta  solo  dal  sommesso  respirare  dell’insettoide  steso  sul  letto, il  suo  torace a  squama  molle  si  alza  e  si  abbassa  regolarmente   in   un  gioco  infinito. Alfred  dorme  un  sonno  tranquillo, un  sonno  libero  da   preoccupazioni  e  da  problemi,  mentre  nel   mio  cervello   si   sta   consumando  un  tumore  al  wormhole. Le  lunghe  antenne  solleticano  morbidamente  il  mio  nasone,  una  zampa  abbandonata   lungo  il  corpo, l’altra  adagiata  sullo  stomaco. Di  tanto  in  tanto  rimette  qualche  secrezione  bubbosa ,  ma  non  mi  schizza  mai. Lo conosco  troppo  bene, inondarmi  di  liquame bobbuloso  non  è  nel  suo  stile, e sembra  che  in  qualche modo il suo inconscio  rispetti  la  sua volontà. La prima volta che lo vidi 
Fu  una  specie di orrore  a  prima  vista. Era una giornata ventosa, ricordo che il giorno prima era piovuto e l’aria era fresca. Alto due metri e mezzo, con i suoi follicoli tuboformi che svolazzavano catturati dal vento, correva come un Ortottero da una parte all’altra di quel grande giardino che si trova vicino casa. Assomigliava ad una di quelle sfere ovoidali che, quando girano, impazziscono di  elettricità generando bagliori nel buio. Mi passò vicino e d’improvviso mi diede una slinguazzata. Si girò, sorrise e mi fissò con occhi grandi binoculari, composti da centinaia di sfaccettature come un favo di miele , occhi rossi  ma  vuoti come il vetro. Tuttora , ogni volta che li guardo ritrovo quel barlume, quello che ogni pensatore dovrebbe accendere o minimamente immaginare. Il suo alito è carico e lo vedo perdersi nell’aria come verde esalazione di fogna , lo stesso alito che la mia donna si fece odorare ingerendo del dentifricio alla salsa di soia. I suoi bulbi oculari si sporcarono di muco giallo, e allora le lacrime diventarono un torbido guazzabuglio , un concentrato di aromi bulbolari,  come un torrente gelatinoso; molliccio, flaccido e glutinoso. 



Commenti

pubblicato il domenica 30 dicembre 2007
ulisse45, ha scritto: Embè?
pubblicato il venerdì 20 gennaio 2017
abisciott1, ha scritto: Sono righe veramente significative!

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