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lavoro pubblicato sabato 29 settembre 2007
ultima lettura venerdì 18 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 3923 volte. Dallo scaffale Racconti

Si vede che il nostro Celestino aveva lasciato il cervelletto a casa, o forse ristaccato perché surriscaldato, poiché neanche allora nulla fece, nulla...

Si vede che il nostro Celestino aveva lasciato il cervelletto a casa, o forse ristaccato perché surriscaldato, poiché neanche allora nulla fece, nulla.
E si vide morire il sorrisone di Daisy proprio in faccia, lì.

“Guardala, muore”

Senza capirci un cazzo, peraltro. O forse sì…
Certo…
Perché… Misteri della fede…

La qual pora Daisy, in pezzi e cocci ancora a terra, non poteva far altro che rigirare i tacchi e tornare a morire, appoggiata al siepone, lentamente.

“Perché amare,

è un po’

come morire,

lentamente.

Goccia

a goccia.

Ploff…”

Quando Celestino si rese VERAMENTE conto di quello che era appena successo, e della sua eterna e profonda coglionaggine genetica, tutto il branco si era avviato già verso i fuochi, sul fiume.
E lui, morto che cammina, non potè far altro che martellarsi in testa, così dolce “Coglione coglione coglione coglione. Cazzo Cazzo cazzo cazzo, etc etc etc etc…”.
Ma il Divin Signor lassù sapete com’è misericordioso no?
E così, stanco di quell’eterna manfrina che sbirciava coi pop corn d’ambrosia in mano, e soprattutto impietosito da cotal relitto d’uomo che avea innanzi, fece arrivare a Celestino, dritto al suo cuore rattoppato e storpio, quel coraggio che finora, Celestino, mai aveva avuto.
Perché il cuore gli riprese a pulsare così forte, caldo, nuovo.

                                            TUM

                                                                    TUM

TUM

Perché in due balzi Celestino fu proprio dietro una Daisy accasciata.
E prendendole la spalla destra, la rigirò verso sé, e sorrise.

Rise.

–Ciao-
Un bacio bagnato di saliva di vinaccia, ma Daisy rise, rise, finalmente sciolta.
Finalmente soli, fermi.
E il mondo, fuori.
Per ora, almeno.
Sempre.

“Sia lodato Gesù Cristo, capperottola!”

Fu tutto così naturale. Si ritrovarono intrecciati l’uno all’altra, dentro, e camminarono. Semplicemente.
E tutto il resto, beh, diventò il resto. Perché Daisy, esausta, si era totalmente appoggiata al cuore di Celestino, forse, finalmente uomo. Almeno per una volta.
Intanto gli altri correvano, e correvano, per prendere i famigerati posti in prima fila. Come l’altra gente lì, ansimante, di vita che perde.
Ma Celestino e Daisy, semplicemente veleggiavano, e veleggiavano, ebeti, ma felici.
Felici, sì. Perché tutto il resto è noia. O no?
E quel fiume di Civiltà occidentale confluì tutta lì, sulle sponde dell’Adige.
Mille rivoli di speranze infrante o appena nate, sogni a bocca aperta o chiusi da tempo, vite piccole, grandi, immense, nulle, patetiche, “nella norma” o bruciate troppo in fretta.
Da mille buchi, e strade, e vicoli, e fogne, reali o fittizie o immaginate, un mondo intero spuntò lì, proprio lì, in attesa di qualcosa. Un segno? Che?
 
Ma poco importava in quel momento, forse. Perché c’era l’erba fresca, umida di notte, e di nuove voglie, ad accoglierli, eterna. E c’erano i fuochi che bruciavano e bruciavano il cielo, in mille colori, e sfumature, -vibra il vento, nuovo-, odori di rosso azzurro, verde e lillà. E c’era Giangi vicino a loro che forse, col cuore in pezzi, aveva capito. Come Gino, arrivato troppo tardi. E Armando, Ciccio, Mario.
Ma questo non importava adesso. No.
Perché Daisy era in Celestino, a fianco a lui.
Che fosse poi durato per quell’istante, per quella notte, o un anno, dieci o una vita intera, poco importava.
L’importante era viverlo, quel momento, tutto per sé, con i fuochi, e il fiume, e l’odore di lei, vaniglia, finalmente addosso. Adesso.
L’importante era farlo proprio, per sempre tuo, e basta. Tatuato a fuoco nel sangue.
Ed eclissarlo e cristallizzarlo, in attimi, istanti, in cui occhi sudati e dilatati di stupore intravedono qualcosa, nel buio. L’eternità?

“lascialo lì, Celestino. Dentro.”

Perché è questo ciò che ci resta addosso. Questo.
E quell’odore di vaniglia –già, l’odore di vaniglia-. E quell’affanno così nuovo, panico fresco, e sogni grandi come il mare, bimbi in fasce. Celestino sapeva già che li avrebbe dovuti tenere in un cassetto, il suo, curati, stirati e piegati ben bene, per vestirli nuovi ogni tanto, ancora e ancora, quando la vita gli avrebbe sputato addosso. Ancora e Ancora.
Perché tutto sarebbe finito prima o poi, come finì.
E si sarebbe svuotato di presente, come avvenne.
Per poi farsi ricordo, com’è stato.
Ed è…

 Mano nella Mano. Già.
Passarono il Fersina e scesero giù, verso il buio. Ma si fermarono a metà, dove il lampione ancora lasciava un segno.
E si baciarono. Senza nulla attorno, perché non serviva.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz. Ci fu solo una scarica elettrica. Elettroshock.
-Beh…insomma….me la sono cavata abbastanza bene, credo…non come Rino ma…- “Ma che cazzo dici, coglione?! Cos’è, il vino, o sei di natura così deficiente?!”
-QUESTA TE LA POTEVI RISPARMIARE- Terrore bianco.
-Anima mia, torna a casa tua…- Cantò a squarciagola Celestino, fatale. “Salvato in corner o…deficiente?”.
Per fortuna, Daisy rise.
-Cos’è un nuovo modo per chiedere scusa?- Celestino ringraziò l’Altissimo con un soffio. Poi, solita faccia da schiaffi…
-Può darsi, ma anche un invito…- E risero ancora, ebeti e felici.
E mano nella mano, insieme, squarciarono la notte, e il silenzio, sempre

“…ti aspetterò dovessi odiare queste muraaaaaaaaaa…ahahah…”

http://ilbarlengo.splinder.com



Commenti

pubblicato il domenica 30 dicembre 2007
ulisse45, ha scritto: Ero partito con le più buone intenzioni per scrivere un commento, ma francamente me ne ne manca il coraggio...
pubblicato il mercoledì 22 febbraio 2012
pasqualemanganiello, ha scritto: Sicuramente originale ma non ci ho capito un bel cazzo di niente...
pubblicato il sabato 28 novembre 2015
Salander, ha scritto: Il tuo racconto mi ha totalmente affascinata. Complimenti!
pubblicato il sabato 20 agosto 2016
Pippy, ha scritto: Mi piace molto il tuo stile....
pubblicato il lunedì 22 gennaio 2018
silviapettinicchio, ha scritto: In presa diretta, interessante

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