ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 22 settembre 2007
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 2743 volte. Dallo scaffale Racconti

La situazione si era acquietata alquanto, si poteva dire. Ed anche la terza bottiglia di Fragolino (si erano dati alle spese pazze i nostri eroi) era ...

La situazione si era acquietata alquanto, si poteva dire. Ed anche la terza bottiglia di Fragolino (si erano dati alle spese pazze i nostri eroi) era andata. Celestino aveva la testa che galleggiava, tutto attutito e sereno, intorno.
Giangi stava dicendo qualcosa riguardo un appuntamento che aveva, e che si doveva andare, perché c’erano Mimì e Dina che l’aspettavano, etc etc etc . Ma parlava all’aria viziata, Giangi, perché i suo interlocutori fittizzi, erano un Armando che ascoltava una barzelletta sconcia di Gino, e un Mario  che si toccava il pistolo, come per vedere se c’era ancora.
Era tutto rosso, Mario. Come il vino che a frotte aveva bevuto. Quasi fratelli, forse. Già, perché fu questo che pensò Celestino di Mario e di sé. L’unica cosa, peraltro.

 Non l’aveva cagata per tutta la sera. Beh, neanche lei si era sforzata tantissimo di cambiare lo stato catatonico delle cose. Però, forse, era Celestino che doveva fare qualcosa. Forse.
Il fatto, però, era che Celestino non aveva il coraggio neanche di sfiorarla di sbieco, a Daisy. Vigliacco.
Perché Daisy era tesa come uno stoccafisso, cattiva. Delusa?
Si erano evitati per tutta la sera, sì. Come se avessero il morbillo, la peste.  Per paura.
E sempre della solita cosa, peraltr essere rifiutati, nonostante tutto se stessi, dato all’altro. Bastava che lo volesse…

“O basta darglielo?”

 E chi glielo diceva che fosse proprio lui, Celestino, l’uomo paraculato dalla Divin Provvidenza?
Chi glielo diceva, a Celestino, che magari era un altro il coglione ad aver scippato il cuore a Daisy?
Chi era lui per meritarsi questo?
Chi?
Chi chi chicchichicchirichi?
Anche se una vocina strana, nella sua testa, gli bofonchiava alticcia che magari, forse, anche Daisy provava le stesse cose, gli stessi dubbi, le stesse paure. Fragile. Come lui.
Ma Celestino non era un santo, ma un semplice uomo. Uomo?
Daisy era cordiale con Ciccio. Che le raccontava e confidava della tipa che gli aveva rubato il cuore, forse, o per sempre. Ma era elettrica Daisy, molla pronta a saltare alla minima sollecitazione. E beveva controvoglia la sua coca, e ascoltava educata Ciccio, ma tutta l’energia confluiva nella volontà di non sfiorare Celestino neanche con un soffio, uno, solo, perché l’avrebbe ucciso altrimenti.

“Ma ti par che devo fare sempre tutto io?”

E Celestino l’aveva capito questo. E per questo fischiettava, facendo finta di nulla. Nulla.
Mentre Virgi, al tavolo in fondo al locale, faceva vedere le poppone all’esterrefatto figlio Rasta man del costruttore edile più importante di Trento. Posticcia.
E il nostro eroe, ricevendo la botta finale di una serata troppo alcolica, salutava il mondo, e i suoi abitanti, per  un po’. Ma solo per un po’. Perché la notte era ancora così giovane…

 Click. Lentamente, sentì il cervelletto tornare a girare, rotellina dopo rotellina.
Click, sdenk, bong, vrrrrrrrrrrr.
Anche la vista, quietamente, tornò a mettere a fuoco in maniera decente. “Connesso? Connesso”.
Si ritrovò in Piazza Fiera, Celestino, in mezzo a una fiumana di gente di ogni risma che correva, e correva, chissà per cosa, perché. “Ma se correte anche per andarvi a vedere i fuochi, che cazzo li andate a vedere a fare…Non dovrebbe essere un svago, un hobbies? Veramente è così importante prendersi il posto in prima fila?”.
Questo fu il primo pensiero sensato di Celestino, dopo ben quindici minuti, trentatre secondi, e quattro decimi di oblio.
Perché prima, per arrivare in Piazza Fiera, era stata alquanto bislacca la cosa. Daisy aveva pagato anche per lui, bofonchiando acidella, delusa, a un Ciccio ignaro –Ma non vedi? Non riesce neanche a starsene dritto. Che vuoi che paghi, la sua coglionaggine?!-, e poi si era usciti.
E Celestino non aveva trovato male la sua ebetaggine. Era come ovattato, tutto, da capo a piedi. Protetto.
Nulla lo scalfiva, né poteva farlo. Né le coppiette, e le vecchiette. Né i post comunist schic, chic, o checc. Né Daisy, che in quel momento voleva qualcosa da lui che ora, lui, non voleva dargli. Sempre se era vera, la cosa.

“A dopo la realtà”

Insomma, l’allegra combriccola giunse in sta Piazza, perché Giangi altrimenti avrebbe sclerato. E per punirlo, a Giangi, si era messo in scena un tenero linciaggio mediatico del tip
–Tanto non vengono-
-Ma vaffanculo stronzi. Verranno invece. Verranno. E ve la dovrete ficcare in quel posto-
-Che cosa?- “Sibillini che siamo”.
-L’invidia, stronzi. Invidia Invidia invidia. I N V I D  I A-
-L’invidia di che, scusa? Eh eh eh-
-Beh, che sono venute per me-
-E chi te lo dice che sono venute per te? Magari, boh, non avevano altri cazzi da fare, o i loro RAGAZZI le hanno tirato un pacco. O MIMI’ HA TROMBATO TROPPO COL SUO TIPO, DA AVERNE A NOIA…- Questo era stato Gino a stoccarlo, in verità, con la sua solita bastarda non chalance. Ma forse, era perché neanche a Gino Mimì si era lietamente concessa. Quindi…
- Non è vero stronzi…hic…non capite un cazzo. Ecco- Mutismo di Giangi, che a testa bassa correva e correva.

“Cazzo, ma questa è una moda ormai”

E fra le risate e ghigni e sberleffi del gruppo, alla fine Giangi era riuscito a portare tutti in Piazza Fiera, come voleva.

“Eh già, Volere è potere”

Ma ormai si era lì da un po’ troppo, e delle dolci pulzelle, beh, neanche l’ombra…
E Giangi soffriva, circumnavigando bollente un metro quadrato di bolognini bastardi, e Gino infieriva stoccando
–Che t’avevo detto, eh?! Che t’avevo detto?-
Mentre i restanti prendevano un po’ pel culo Ciccio, e la sua Inter, porella anch’essa, ahimé.
Tranne Daisy, appoggiata al siepone inkazzata nera (o almeno così sembrava), e Celestino, che implorante, succube dello sguardo di lei, le chiedeva perdono del suo essere così coglione.
“Come hai fatto ad ubriacarti proprio stasera?”
“Ma non sapevo”
“Cosa non sapevi? Cristo Santo, ma che credi che sia deficiente?!”
“Ma non sapevo…”
“Senza palle del cazzo. Ma è possibile che debba fare sempre tutto io?”
“O Ciccia, adesso non esagerare”
“Ma vaffanculo va”
“Ma vaffanculo te”
“Stronzo”
“Stronza”   E si erano girati uno da una parte, una dall’altra, bimbini dell’asilo.
E tutto questo, perché gli occhi son lo specchio dell’anima, ohibò.

 Se la Divina Provvidenza non avesse guardato giù proprio allora, probabilmente i nostri due eroi sarebbero ancora lì, di fronte al Tabaccaio. Uno rivolto da una parte, l’altra rivolta dall’altra, statue di sale e orgoglio.
Troppo Orgoglio.

Ma la Divina Provvidenza diede prova della sua esistenza e…
Probabilmente, il buon vecchio Padre, sbirciando giù, deve aver fatto quattro calcoli. “Agisco su quell’ebete di uomo, o sulla divina donzella”.
Poi, deve aver preso una monetina di oro zecchino, deciso che testa era l’ebete in questione, croce la divina donzella. Per divertirsi un po’, s’intende.
L’avrebbe lanciata. E la monetina avrebbe iniziato a roteare e roteare nell’aria paradisiaca, come impazzita.
Certo, il Divin Padre nostro in questione avrebbe saputo già l’esito a prescindere, ma sai com’è.
Pro forma…

Perché fu Daisy ad essere illuminata.
E mise da parte l’orgoglio, per ora, e con aria e piede da sfida apocalittica si avviò verso un Celestino, ebete.
Si pose di fronte a lui, Daisy, sorrisone forzato a trentanove denti. Teso.
-Ciao- gli confessò. Nuda.
E Donna, gli schioccò sulla guancia il bacio più pazzo di tutta la sua vita. Ormai fottuta.

Sigillo.

Ma Celestino non poteva certo deludere le aspettative.
Perché da ebete qual è, non è che si rese subito conto di quello che era appena successo.
O forse fece finta. Non vedere…
Perché la cerchi vita. Ogni singola briciola.
E la paura è tanta. Mare.
Di quella Gioia Immensa che finalmente, ora, tutta…
Ma che non cogli. Verme.
Per paura. Sì.
Neanche stavolta.
Sempre…

“Perché?”

http://ilbarlengo.splinder.com



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: