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lavoro pubblicato martedì 28 agosto 2007
ultima lettura domenica 1 settembre 2019

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Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 2656 volte. Dallo scaffale Racconti

Il bicchiere mezzo pieno. Sì. Occhi esposti alle stelle, piedi stanchi sotto il gazebo. Lo stesso cielo, lo stesso. Come i cieli d’Irlanda nanana. Chi...

Il bicchiere mezzo pieno. Sì.
Occhi esposti alle stelle, piedi stanchi sotto il gazebo. Lo stesso cielo, lo stesso. Come i cieli d’Irlanda nanana.
Chiara era assorta col naso all’insù, anche lei soffusa nell’erba appena fredda di sera umida. Accanto a lui.
Daniel era felice, sì. Bicchiere mezzo pieno.
Se ne erano andati tutti via, con una faccia tanto affranta. Solo sua madre ancora sogghignava, non si sa per cosa, perché. Forse era una francese camuffata, bah…
E Daniel era felice, perché Chiara era rimasta.
Quando Daniel aveva bofonchiato al padre
– noi scendiamo un po’ quaggiù…beh…a prender aria…-
lui aveva semplicemente sorriso. Capito tutto.
Con Chiara paonazza in volto, Mimmo in bagno e Mamma Enrica che metteva a posto.
Poi, scendendo le scale, avevano incrociato anche Daria. Lei saliva e puzzava di fumo.
-Lasciala stare- Gli aveva sussurrato allora Chiara nell’orecchio. Come se gli avesse letto negl’occhi. Solo lei.
E Daniel, beh, aveva solo salutato la sorella, che frettolosamente, e guardando ben bene le scale, gli aveva risposto falsa frettolosa
–Ciao-
Per poi chiudersi la porta di casa alle spalle, sua sorella, ormai troppo grande per stantie prediche fraterne da sorbirsi.
E adesso erano lì, Daniel e Chiara, ancora.
Chiara aveva tirato fuori dalla tasca di dietro dei jeans un foglio curvo, che si vede che era tanto che stava lì, perché aveva ormai preso la forma del suo sedere. Morbido, da affondarci. Ma dolcemente.
-Tieni- Gli aveva poi detto, parola sospesa a metà in aria, metà rimasta in gola, profonda e fragile. Rossa.
E Daniel aveva letto la poesia di Chiara, che lo faceva nuvola di fumo nell’aria, nel vento, come nuvola di fumo era ora la poesia di Chiara, sopra le loro teste, nella bocca di Daniel.
Tirò un’altra lunga boccata Daniel.
E ancora.
Ancora.
Nuvola di fumo, voleva Chiara che lui fosse, per sputarlo via con un soffio, e sputar via quella sua paura, di chissà che cosa poi. O forse lui lo sapeva. E anche lei.
Era riuscito a sbarrarle semplicemente
- Bella-
posandola sull’erba bagnata, fra lui, e lei.

“Codardo”

Era un ultimo estremo tentativo di renderlo uomo? Nostalgia? Rabbia? Caso? Che?
Daniel sapeva solo che prima o poi, da quella sera, doveva uscire un gesto, uno, solo, che fosse la Sua Risposta adeguata alla poesia di Chiara.
Urlo di disperazione più che altro.
Ma Daniel si fumava la cicca, e non faceva nulla. Nulla.
E fischiettava.
Cretino.

Il peso delle scelte fu allora che lo prese alla sprovvista, inaspettato.
Aveva definitivamente chiuso con Eleonora, Isabella e Carlotta.
Aveva definitivamente chiuso con quella loro strana e fragile amicizia ambigua d’ingenuità.
Perché non le aveva invitate a vedere la partita. O meglio, non aveva detto nulla. Nulla. Stop.
E loro avevano capito, sconfitte. Come aveva capito Chiara, felice.
Ma questo non bastava più, adesso.
E lo sapeva così bene Daniel. Già, così bene.
Ma nulla fece, ancora. Sempre.
Aveva scelto, e il peso della responsabilità, quella tosta e dura che viene su con l’odore della strada che si è appena imboccata, beh fu come un pugno nello stomaco per Daniel.
Proprio allora, lì, perché lì se ne era reso conto per la prima volta.
Adulto?

 -Cosa fischietti?- Lo colse così Chiara, pensieri a mezz’aria. Daniel spense la cicca nell’erba uno due tre volte, con violenza. “Conficcala nella terra”.
- Oh niente-
- Come niente? E’ da mezz’ora che me la sto a sentì-
- Una canzoncina che mi è venuta ieri. Ma nulla di che. Veramente-
- Beh, la melodia mi sembra carina- Sorrise. Primo atto per gettare un filo esile sull’abisso?
- Dai, fammela sentire-
- Ma mi vergogno, su…-
- Non fare il timidone…- E Chiara si sporse appena sopra di lui. Calda, così donna. Per fargli le gatissole…

“O no?”

- Dai Chiara…Chiaraaaaaa! E vabbè…vabbè…te la canto ah ah ah…- Ma Chiara continuava quella sua dolce tortura.
- Guarda che se non la smetti te le faccio io e…-
- E cosa…?!- Inarcò il labbro, sorriso, e se lo morse lieve. Sensuale. 

Sfida?

- Questo-  E Daniel affondò le sue ditacce sui fianchi, e sul ventre di Chiara che rise, e rise. E poi su, e su, fino a dove la pelle si riempie di Donna e diventa intimità di amanti. Sussurri nell’abisso… 
Ma lei gli fermò la mano.
Proprio lì.

“Non ancora. Ora, non ti è permesso”,

fu. Volto di sasso, che poi si scioglie in labbra compiaciute… 
- Allora? Fuuuu…me la cantiiiiiiii?- come se nulla fosse successo. Crudeltà di donna.
E Daniel s’arrese, inerme.

“Distese e canyon,
e grandi praterie

e il vento fra i
capelli.

Il sole alto,
il cuore in gola

e il vento fra i
capelli.

Strani avvoltoi
volano bassi…

E’ solo il vento
o questi uccelli?

Ma quant’è strano,
scherzo del destino…
col vento fra i
capelli.

E voglio ancora rivederti,
ancora una volta,
prima di morire.

Guardami bene negli occhi,
vedrai
la libertà.
Ma il cowboy senza stivali
sono io.

E grattacieli
che toccano il vento:

ora è fumo
tra i capelli.

C’è ancora l’odore
di quella prateria
nel cuore
di un ultimo
addio?

Intanto un’orchidea cresce
ai bordi di un grattacielo.

Ma quant’è strano,
scherzo del destino…
col vento fra i
capelli.

E voglio ancora rivederti,
ancora una volta,
prima di morire.

Guardami bene negli occhi,
un tempo vedevi
la libertà.
Il cowboy senza stivali
ormai sono io”

Ciò che seguì fu silenzio. Silenzio. Schhhh.
Chiara non chiese nulla.
Forse non serviva, forse s’aspettava altro, forse non le piaceva.
Forse, semplicemente non aveva nulla da dire.
Perché ciò che contava in quel momento, quello, solo…
era silenzio.
 Silenzio.

Schhhh…

Ma corpi ancora più stretti, perché l’infinito fa ancora più paura.
E il freddo è un altro bel palliativo, peraltro.

Ma anche quella notte, Daniel, nulla fece. Nulla.
E il vento soffiava così forte. Così forte.
Minaccioso.

fine

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