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lavoro pubblicato venerdì 24 agosto 2007
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

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Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 2778 volte. Dallo scaffale Racconti

Il concerto era finito. Gino intratteneva Isabella, Carlotta e Eleonora, che ridevano. Gentili. Armando metteva a posto la sua “diavoletto”, con cura,...

Il concerto era finito. Gino intratteneva Isabella, Carlotta e Eleonora, che ridevano. Gentili.
Armando metteva a posto la sua “diavoletto”, con cura, carezzandola con un amore che non c’era ancora, per lui.
E Giangi parlottava serio serio di qualcosa con Paolo. Che rideva, dicendo “Sì”, o “Embè”, e “No, per quello”…
-Quando sei tornata?- Come un elastico tirato troppo che viene mollato all’improvviso, si trovarono faccia a faccia. Stesso dolore, stesso sollievo. Solo il tempo di chiudere un sorriso, di vita.
-        Beh…stamattina…-
-Ah…eeee…com’è stato il viaggio?-
-Così…- Silenzio.
Imbarazzo? Che?
-Sono contento di vederti, sai?-
-Anche io- Sorrise d’immenso Chiara. Semplicemente splendida.
-Senti, dopo andiamo a vedere la partita dell’Italia a casa mia. Vuoi venire anche tu?- Lo disse in un fiato, Daniel.
-Sì. Ma vengono anche…-
Beh, sì…forse. Ma se vuoi…- Bastava questo a Chiara. Solo questo.
Sì, vengo volentieri- E gli tolse un capello dalle labbra, Chiara. Senza un perché, né un percome. Intima. Semplicemente Lei.
Attimo di silenzio, ancora. Rosso…
Maturo ?
-A proposito ma…come facevi a sapere del concerto?-
-Me l’ha detto Gino, l’ho incontrato per caso stamattina sul ponte-
-E che ci faceva lì?- 
“E chi se ne frega”. Gli sussurrò con un sorriso. E una carezza. Chiara.
Per lui. Immensamente, Lui.

 “TU
IO
NOI.

Il Mondo
che guarda
il suo povero
fondo.”

Daniel stava preparando il The solubile nella caraffona di plastica, che sua madre usava per l’acqua del ferro da stiro. Era lì, di fronte alla tavola della cucina con la caraffona in mano. E lì, proprio lì accanto, c’era anche Chiara.
Ogni tanto guardava la caraffa, ogni tanto le mani di Daniel, pulite, da pianista. Poi, ad ogni urlaccio che veniva dal soggiorno, sorrideva, e guardava Daniel.
Lo ritrovava nei suoi occhi. I suoi occhi d’ambra.
Risate rosse.
Daniel mise la caraffa nel frigo, e lo richiuse.
-Perché non ti tagli i capelli?- Si era appoggiata con la mano destra al frigo, Chiara. Proteggendo Daniel, dal fuori.
-Perché? Non sto bene così?-
-No, non è che non stai bene…- sorrisino da donna, tagliata – Semplicemente secondo me stai meglio coi capelli corti. Tutto qui-
-Dici?- E Daniel si aggiustò il ciuffo, e lei, beh, se la rideva.
Poi, un urlaccio più scomposto dell’usuale, lo ridestò al mondo, quel mondo, il suo, a Daniel.
Uno schizzaccio d’acqua tagliò il soggiorno. E due ombre lo seguirono, pazze d’imbecillità.
-Oh…ohhhh…- Tutto si fermò, per un istante, lì in soggiorno. Daniel strappò dalle mani di un Giangi fracico il “liquidator 200”, ancora semipieno. E si ficcò cattivo nelle pupille di Armando, cane bastonato. Perché Armando, subito dopo, andò in cucina e svuotò la bottiglia di plastica mezza piena d’acqua nel lavabo. Sempre con la testa bassa.

“Perché qui comando io”

“Già, comando io”.
E Daniel si voltò guizzo verso Chiara che, inerme, dovette sorbirsi uno schizzone d’acqua che le bagno tutto tutto il petto, il collo… e le sue labbra. Orchidee, ambra, che si schiudono alla rugiada, per il sole. Alla vita.
E lei rimase così, per un po’, sorpresa nel sorriso.
E sensuale, corpo bagnato.
-Ma…che bastardo…- E strappò il liquidator dalle mani di Daniel e sparò, sparò. Ma non lo prese.
Perché Daniel l’aspettava dietro la porta scorrevole, in corridoio.
E quando Chiara l’oltrepassò, la strinse da dietro.
E il liquidator cadde a terra, sul tappeto.
Sdong.

E rimasero così per un po’, Daniel e Chiara. Le sentiva l’odore dei capelli appena bagnati, vaniglia, gialla.
Il collo turgido, pesca, gli sfiorava le labbra, tese. Il torace che si apriva per il fiatone, ma anche per lui, nelle sue braccia, molli.

“Salvami”

“E tu…lasciamelo fare, stupido testardo”

Poi si divincolò Chiara, da lui, puledra. Sbattito di ciglia per tornare al mondo, posata…
-E adesso cosa faccio?! Sono tutta bagnata-
-Oh, non sapevo ti facessi questo effetto..eh eh…- Ma lei balenò gli occhi, toccata nel buio, suo.
E Daniel sbiancò, paura.
-Se vuoi…insomma…- balbettò…
-Mi presti una tua maglietta?-
-Certo- E in un balzo Daniel fu nella sua stanza, cassetto aperto, con Chiara, china, che prendeva una maglietta.
-Ti vado a prendere un asciugamano- scappò via…
-Grazie- e andò nella camera da letto dei suoi, Daniel.
Mentre Chiara ne prendeva una blu, stringendola forte al petto, e alle labbra. Perché lui non c’era.
Poi si alzò. 
Vide l’asciugamano sulla lavatrice, in bagno, e Daniel chiuso nel box doccia, ebete. E scosse la testa mentre entrò nel bagno, richiudendosi la porta dietro di lei, alle spalle.
Buh- Appena uscì fuori dal box doccia, Daniel si sentì un ebete. Chiara stava lì, di fronte a lui, nella sua classica posizione “ma che cretino ho di fronte?”: busto leggermente all’indietro, fronte aggrottata, sopracciglia a virgola, e occhi, beh, liberi e di vento. Che tagliano.
Ma su di lui, lieve.
Tieni questo va- E gli porse la maglietta, Chiara.
E Daniel si sentì doppiamente inerme quando lei, incurante di tutto, si tolse la T Shirt bagnata, attimo dopo.
Lui, stoccafisso appeso all’amo, con la maglietta blu in mano, non potè far altro che guardare.
E lei lo guardò a sua volta. Leggermente rossa appena sopra le guance, un po’ tesa.
Aspettava un giudizio? Una risposta? Che?
Occhi fissi sul reggiseno acquamarina. Intuire seni tondi, pieni, da mousse di panna sopra le fragole. E poi giù all’ombelico, l’inguine, l’incavo delle cosce, ma ahimè coperto dai jeans. “E immagina, allora”. E poi di nuovo su, vertigine, a rivedere tutto, rewind, e morire nelle sue labbra.
Socchiuse di attesa.
Umettate, di lui.

to be continued...

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