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lavoro pubblicato domenica 5 agosto 2007
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

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Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 1944 volte. Dallo scaffale Racconti

Tirò fuori la chitarra, Daniel. Era una Stratocaster Strato. SS, Rossa. Come il suo occhio destro, rosso di congiuntivite…? Poi la scaletta ignota, ch...

Tirò fuori la chitarra, Daniel. Era una Stratocaster Strato. SS, Rossa. Come il suo occhio destro, rosso di congiuntivite…? Poi la scaletta ignota, che depose proprio ai suoi piedi, a destra  dell’asta del microfono.
Guardò fuori, Piazza Italia. Da quel palchetto sghembo, sembrava tutto così…uguale.
Armando stava accordando la chitarra, seduto sul suo amplificatore Marshall. Daniel aveva sempre voluto farci i baffetti di cartone, al suo amplificatore. In onore del mitico Walker Texas Ranger.
Che figo che era. Sparava a tutti quelli che gli stavano sul cazzo, così, sempre con la stessa faccia cornuta.
Sempre la stessa. Sempre.
Secondo Daniel era proprio nato così Walker, con i baffetti alla belzeblu e la stessa faccia cornuta.
Chissà che spavento per l’ostetrica. Bastava che uno gli diceva “A stronzo”, e lui bang, lo faceva secco.
Poi giù dalle sue parti si lamentavano anche dei ragazzini che a scuola, col fucilone del papi in mano, ammazzavano la profa di mate che gli sta sul cazzo, e la tipa che gli piace, e le amiche che hanno detto alla tipa di non uscire col tipo perché era troppo sfigato…bah… Proprio strano questo pazzo pazzo mondo.
Ma Daniel non aveva voglia di accordarla, la chitarra. Ed era in buona compagnia.
Giangi era seduto lì, sopra quel suo sgabellino sghembo, di falsa pelle strappata, color caccola, totalmente sovrastato dalla batteria di quarta mano che aveva davanti. Aveva le bacchette in mano, a mezz’aria, in piena fase contemplativa del mondo. Sembrava che stesse aspettando qualcosa. Forse l’ispirazione, o che l’effetto pakistano passasse almeno un po’. Chissà…
Intanto Gino continuava i suoi esercizi bacino-pelvici di allenamento. Col basso a tracolla, stava provando con puntiglio le varie posizioni rockettare che avrebbe via via assunto durante lo show. Tutto questo, mentre boccheggiava come un pesce all’amo ormai all’aria, allenando le proprie labbra a espressioni boccali “bagna – mutande”.
- Ue, Daniel. Noi siamo pronti- Paolo il rosso li guardò un istante, solo uno, come se si vergognasse. Poi scosse la testa desolato, da dietro quel suo mixer afgano dell’ante guerra a lato del palco.

“Intanto son più alto di te. Ah ah.”

- Prova prova prova…Ok Paolo-
Si sentiva così figo Daniel quando faceva le prove microfono. Era lì che tutti capivano chi era il cantante, il re, il fulcro dello show. Si mise a tracolla la chitarra e guardò sotto. Era l’una e mezza di pomeriggio e non c’era un cane.
Ma chi se ne frega, pensava Daniel.
Era troppo divertente stare lì, su un palco.
Ci si sentiva per un istante, uno solo, diversi, speciali.

Sbirciò ancora verso il pubblico, Daniel. C’era una simpatica famigliola con mamma e passeggino, papà e figlia in groppa, figlioletto maggiore che ciucciava un gelato strafottente.
Poi, sorrise Daniel. Vide Carlotta, Isabella e Eleonora. E le ringraziò, Daniel, con le labbra secche di emozione.
Sussurrò – Grazie-
Perché non se le aspettava, Daniel. Aveva litigato con loro.
Loro dicevano che Daniel era cambiato da quando era diventato amico “di…insomma…quella”.
Ma Daniel sapeva che la verità era molto più semplice. Chiara aveva rotto uno strano legame che li univa, a Daniel, Isabella, Carlotta e Eleonora. E alla fine la colpa non era neanche di Chiara.
Semplicemente si era cresciuti, e si erano messi di mezzo gli ormoni. E quello strano giocattolino innocentemente malizioso, ma innocuo, beh, si era semplicemente rotto, definitivamente.
Di questo ci erano rimaste più male Carlotta e Isabella, cotte di Daniel, ma in silenzio, chissà perché, per cosa.
E per questo odiavano Chiara.
Semplice.
E Daniel un po’ ci aveva sofferto per questo. Perché aveva perso per sempre quelle nottate tutti insieme, in pigiama, come “amiche del cuore”, a tirarsi cuscinate e farsi domande sussurrate e rosse di prima volta.
Probabilmente, tutto era finito a Pinè, nella casa di villeggiatura di Eleonora, in quella camera da letto. Su quel letto. Solito gioco, e Isabella era salita cavalcioni su Daniel. Come sempre, come tante altre volte.
Ma quella volta qualcosa si era mosso sotto Isabella.
E per la prima volta Isabella aveva capito che, forse, voleva proprio che qualcosa si muovesse sotto di lei, per lei.
Ma Daniel aveva solo Chiara negli occhi.
E tutto si sgonfiò come un palloncino bucato.
Erano stati gli ormoni, e Isabella non gli perdono mai più questo, a Daniel. Mai Più.
Perché poi non gliel’aveva detto.

Perché?

 Paolo fece segno col dito, sull’orologio a picchiettare, che era tardi. Daniel si girò verso Gino, ma non c’era più. C’era solo il suo basso, appoggiato all’amplificatore. Stava salutando qualcuno, Gino, che doveva essere appena arrivato. Poi, con un sorrisone a 98 denti, in due balzi fu di nuovo sul palco, pronto.
E Daniel capì chi era, prima di sciogliersi, neve al sole…

Era un po’ abbronzata Chiara, ma non poi così tanto. Lo guardava, Chiara, liquida, cercando qualcosa.
Una risposta?
E tutto quanto passò. Panta Rei. Per poi fermarsi lì, eterno, nel sorriso di Daniel. E di Chiara.
Poi, sempre ridendo, Chiara fece uno strano segno col dito, prima di appoggiarsi, testa su un lampione.
“Lì, aspetta. Solo per me”.

“Sì … amore ?… sì…”.

E dopo un minuto che Armando strimpellava l’intro di Satisfaction, beh, Daniel finalmente capì che voleva dire quello strano segno di Chiara. E sputò fiato sul microfono.
Si ricordava solo la prima strofa.
Ma poco importava.

 “Satisfaction” andò anche abbastanza bene. Giangi perdette le bacchette solo due volte, cambiando di ritmo a malapena tre. Daniel era riuscito a cantare ben una strofa e mezza, prima di ripetere quello che si ricordava all’infinito. Gino se la gustava a sculettare e scimmiottare Elvis, boccheggiando in stile “bagna- mutande”, che lo rendeva tanto soddisfatto di sè. E Armando s’impiglio con i capelli nelle corde della sua “Diavoletto” solo una volta.
Anche “Stand by me” riuscì. A “Light my Fire” Armando si dimenticò dell’assolo, ma filò.
“Regina di cuori” divenne un pezzo di tre versi. E “Smoke on the Water” pezzo unplugged involontario, perché a metà prima strofa Giangi si perdette le bacchette fra le mani, chissà come, chissà perché, passando il resto della canzone a cercarsele sotto la batteria. Ma tutto filò, tutto. Perché era così divertente. Perché scimmiottavano il Rock su un palco, bastardamente felici.
Perché c’era Chiara, lì, liquida. Per Daniel.
Solo per lui.

Paolo fece segno “ultima canzone”, e Daniel annuì.
Poi, Daniel guardò Gino, che capì…

“Dum dum dum dum…”

– Questa canzone, beh, la vorrei dedicare a un’amica molto…molto…ehm…speciale-
Daniel negli occhi di Chiara. Chiara su di lui, nella sua voce. E gli ultimi due spettatori se ne andarono, sbuffando.
Ma quella canzone non era per loro, no. Quella canzone era per le notti di marzapane, per l’odore di vaniglia della sua pelle, per il suo alito che viveva e pulsava nuovo, in lui, bello. Uomo.
Non era di nessun’altro quella canzone. Non ora.
“See the stone set in your eyes…”

“Sì, li vedo … amore ? ”
“Anch’io.”

E Daniel non si accorse di una strana smorfia sulle labbra di Gino. E neanche Chiara.
Perché quel momento era solo per loro.
Solo per loro.
Per questo, Isabella, Carlotta ed Eleonora, eressero in faccia a Daniel l’ultimo muro, definitivo.
In quel momento, da quel momento.

to be continued...

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