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lavoro pubblicato venerdì 20 luglio 2007
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Il pacchetto di cicche

di ilbarlengo. Letto 1123 volte. Dallo scaffale Pulp

Toni prese il pacchetto sul comodino a fianco al letto. Ed estrasse una cicca. “Hey Joe… tell me where you gonna run to now?”.Altri sette giorni se n’...

Toni prese il pacchetto sul comodino a fianco al letto. Ed estrasse una cicca.
“Hey Joe… tell me where you gonna run to now?”.
Altri sette giorni se n’erano andati via col vento.
E troppo vuoto aveva intorno, addosso.
Poi, la accese con un accendino rosa, la cicca, ancora lì sul letto. Ed anche lì, Noemi divenne fumo delicato, vento, che non si può tenere, ma solo amare.
Perché Toni scenerò la cicca nel portacenere, lì, sul comodino.
E non fece nulla. Più nulla.
Come sempre aveva fatto.

“C'mon! Tell me where you gonna run to?”. 
« Driiiiinn ». Il citofono urlò che esisteva anche lui.
E Toni si ridestò di colpo, improvvisa paura addosso.
Poi, riluttante si alzò dal letto, schiacciò il bottone che apriva il portone e uscì sul pianerottolo. Ancora solo. Ma con Jimi che sornione lo seguì, curioso.
- Chi è?- Toni si sporse dal parapetto per vedere chi era. Spuntò una testa.
- Ehm…Ciao Toni-
- Rino?- Poi, ne spuntò un’altra di testa. Noemi.
- E che ci fate qui?- Toni tagliò Noemi. Ma soffice.
- Ehm, perché non scendi?- Rino era alquanto imbarazzato, chissà perché, per cosa. E Noemi lo implorò con occhi liquidi, quasi di pianto, ancora...
- Okay, prendo la giacca e vengo-
E Toni rise, felice.

 -Beh…insomma…è da un pacco che non ci vediamo- Rino guardava in terra, e ad ogni sassolino che incontrava sulla sua strada lo calciava via, nervoso.
- Beh…sì…saranno due mesi almeno…-
- Già…- Rino guardò avanti a sé, Noemi. Lei stava lì, avanti, come sempre. Ma sola.
- Senti ma…Perché mi siete venuti a chiamare scusa? Mi sembra che…insomma…stavate bene…anche in due…-
- Già. E’ stata Noemi che ha voluto. Per me poi, era lo stesso… -
“Sì, come no…”ingurgitò Toni, infastidito.
Ma era sera inoltrata, e tutto quanto fu spazzato via con l’aria fresca di primavera.
Noemi si girò un istante, e sfiorò Toni.
Poi, tornò dritta avanti a se, a guardare il fiume che lento scorreva, inesorabile.
- Senti Rino, non prendiamoci per il culo, ok?
- Come scusa?- Rino rise beffardo, con quella sua classica espressione di superiorità che vestiva ogni volta che si sentiva in svantaggio.
- Sai benissimo di essere un’alternativa…- E Rino rise…
- A me non sembra, visto che io e Noemi stiamo insieme… -
- Insieme?-
- Beh, non proprio nel vero senso del termine, sia chiaro…Abbiamo semplicemente deciso che quando abbiamo voglia di farci, beh, ci chiamamo e… C I  F A C C I A M O-
Quell’ultimo “C I  F A C C I A M O” l’aveva pronunciato con tanta lentezza, Rino.
Gustandosi ogni lettera, sillaba, suono. E la faccia di Toni, morto che parla.
- Ma quindi stasera vi siete fatti?- Lo sputò in un sussurro, Toni. E rabbia rossa gli montò sulle spalle in un istante.
- Beh, no. Stasera abbiamo deciso… -
E Toni rise, violento come quella rabbia che gli si stava sciogliendo addosso.
Ma aveva paura, Toni. Paura di perderla.
E guardò Rino, Toni. Con gli stessi occhi di vita che Rino gli aveva sempre invidiato, sempre.

Invidia. Forse era questo il motivo per cui Toni e Rino non erano mai riusciti ad essere veri amici. Mai.
Eppure era dall’asilo che bazzicavano insieme il mondo.
Ma Rino aveva sempre voluto dominare Toni, da superiore a subalterno. E non ci era mai riuscito. Mai.
Sempre in competizione. Sempre. Anche adesso.
Ma per Toni non era una gara. Ed è questo che Rino non capiva.
E per questo Rino avrebbe perso.
Per sempre, per Lui.
- Qua va bene?- Noemi si girò di scatto, col dito che indicava una discesa in terra battuta che portava sul letto del fiume, sotto un ponticello in cemento.
Ma si accorse degli occhi di raso di Toni che la tagliavano. Aveva saputo, e arrossì. Ma ferma.
“Così, forse, ti darai finalmente una mossa”.
E scese giù per la discesa Noemi.
Con Rino che la seguì subito dopo, ancora sconfitto, e Toni che rise. Bastardo. Ma felice.

Rino si poteva benissimo definire una persona mediocre.
In nulla eccelleva, nulla. Ma tutto sapeva fare in maniera decente.
Mediocre per l’appunto. E questo lo sapeva Rino. Come sapeva che Toni lo invidiava per questo.
Ma Toni non sapeva che anche Rino, a sua volta, lo odiava con tutto se stesso.
Sì, Toni era quello da una spanna sopra, in una cosa, solo una. Ma quello importava. Solo quello.
E per quello lo odiava.
E così Rino aveva sempre tentato di schiacciarlo a Toni. In che cosa non aveva importanza, ma voleva umiliarlo, uccidere quel suo ghigno beffardo.
Ma non era mai riuscito a schiacciarlo, Toni, totalmente suo.
Ma lo stesso lo voleva così tanto, Rino. Tutto se stesso.
Perché Rino voleva semplicemente vendetta.
Perché Rino, come tutti, aveva il terrore di quello che avrebbe potuto trovare domani, al suo risveglio, riflesso, in quello specchio.
E Rino forse, questa volta ci sarebbe riuscito a gustarsela la vendetta. Come sabbia impastata in bocca. Agrodolce…

to be continued...

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