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lavoro pubblicato mercoledì 4 luglio 2007
ultima lettura mercoledì 17 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le conseguenze dei libri

di Gianluca Parravicini. Letto 1910 volte. Dallo scaffale Umoristici

Sono due notti che non prendo sonno. Non dormo perché non ho sonno, eppure dovrei averne, ma non ci riesco, gli occhi si chiudono, si riaprono, ma è...

Sono due notti che non prendo sonno. Non dormo perché non ho sonno, eppure dovrei averne, ma non ci riesco, gli occhi si chiudono, si riaprono, ma è tutto quello che mi piove addosso che mi fa stare sveglio. Sul comodino ho i soliti libri che non leggo, le solite pagine che non apro, le solite copertine che non consumo. Tutte le cose più inutili sono sul comodino, dimenticavo, c’è anche una sveglia che sorveglia tutto il tempo che sono sveglio per poi buttarmelo in faccia con una luce soffusa. L’ultimo libro l’ho comprato ieri, è un testo di psicanalisi, quarantotto euro per quattrocento pagine, sta ancora sul tavolino in soggiorno, non so se avrò il coraggio di portarlo qui in camera da letto, oramai sul comodino non c’è più spazio. Odio i libri, non mi piacciono le loro spigolature, quelle copertine rigide, tutte quelle centinaia di pagine flessuose che presuntuosamente chiedono di essere lette. I nomi di tutti gli autori che credono di saperla lunga, che indossano sempre giacche di velluto e pullover a girocollo, detesto anche il loro look. Detesto quei sigari che aspirano, quegli occhiali paurosamente tondi, quelle capigliature dismesse, quei loro sorrisini ebeti. Tutti quegli applausi che gli tributano, gli autografi sulle copertine, le solite domande sceme: cosa ha voluto dire con quella frase? Quando esce il suo prossimo libro? Meriterebbero solo di essere presi a pugni, uno per ogni pagina che hanno osato scrivere. Eppure io sono lì, quasi ogni giorno in libreria, a respirare l’odore di quella carta, a lasciare scivolare lo sguardo sulle migliaia di copertine colorate, a ficcare il naso in ogni reparto. Nelle librerie di Milano potrei camminare ad occhi chiusi, Feltrinelli, Mondadori, Rizzoli, Libreria del Giallo, del Corso…. frequento anche le più piccole, come la libreria del Mare, anche se non so nuotare. Sono lì per loro….. Le conosco tutte le commesse delle librerie della città. Le conosco di vista, solo qualche chiacchiera, qualche consiglio, in realtà è l’erezione che mi procurano le donne che stanno in mezzo ai libri che mi fa frequentare le librerie. Non posso farci nulla, è una cosa più forte di me, le osservo in mezzo agli scaffali intente a spostare ingenti tomi rilegati o ad aggiustare qualche volume in esposizione e sono subito preda di una irruente erezione. Entro sempre in libreria con pantaloni di almeno una taglia superiore alla mia per nascondere tutta quella sovrastima che provo per loro. Spesso mi capita di porre qualche domanda, magari chiedo di un libro che ho visto da qualche parte in un’altra libreria. Adoro vederle all’opera, cercare sugli scaffali, poi se non trovano il testo sono subito prodighe nel volermelo procurare. Settimana scorsa mia hanno telefonato per confermarmi che il libro era arrivato, non ricordavo più neanche il titolo. Disgraziatamente al telefono c’era una voce maschile, così non sono andato neppure a ritirarlo. Non ho ben capito cosa mi succede quando entro in una libreria, se non vedo commesse sono calmo, tranquillo, ma appena ne intravedo una, la mia curiosità comincia a prendere consistenza, sento subito il bisogno di osservarla anche da lontano. Mi piace vedere come si rapporta con l’ambiente, come maneggia i libri, come li sposta, poi sento la necessità di domandarle un’informazione, anche la più banale, tipo, siete aperti la Domenica? Non posso fare a meno di comperare i libri che gli ho visto toccare, due mesi fa ho osservato una giovane commessa per mezzora, in tutto quel tempo aveva toccato una ventina di libri, li ho subito comprati tutti, ora sono nello sgabuzzino uno sopra all’altro, non so neppure quale siano i loro titoli. Saranno almeno tre ore che mi rigiro nel letto, un piede sotto al lenzuolo e l’altro sopra, così, solo per sperimentare le sensazioni, confrontarle, e forse anche perché non so mai che decisione prendere. A volte passo delle ore fuori dalle librerie, perlustro il quartiere, cerco di impedirmi di entrare, mi sforzo a guardare altre vetrine, PC, videocamere, divani, scarpe, ma la testa è sempre dentro a quelle dannate librerie. Alla Feltrinelli c’è una commessa miope che ogni volta che prende per le mani un libro lo avvicina al suo seno prosperoso, quasi a sfiorarlo. Oramai conosco ogni suo gesto, ho in casa almeno dieci libri che presi in mano da lei hanno compiuto quel percorso. Già, perchè una volta che i libri hanno raggiunto casa mia tutta quella seduzione svanisce, l’incanto si disperde, il problema è che non posso fare a meno di comprarli, è più forte di me. Ora li guardo accatastati uno sull’altro, centinaia, migliaia di euro buttati via, mi sento stronzo, ma so che domattina, prima di andare in ufficio penserò all’itinerario delle librerie da visitare in giornata. E’ sempre così, un giorno dopo l’altro che si rigira su se stesso come ora io mi rigiro nel letto a cercare risposte a domande disperse nel buio di una stanza piena di libri non letti. Forse tutte queste migliaia di pagine intonse, tutte queste parole che ho vicino ma che non ho mai pronunciato cercavano solo qualcuno che non le leggesse ma che le lasciasse stare, qualcuno che offrisse loro un riposo, un abbandono, un silenzio, con tutto questo chiasso di parole che c’è in giro…..


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