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lavoro pubblicato martedì 5 giugno 2007
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

PRIMO ZANOTTI VS PADRE PIO

di mauriziowlf. Letto 7384 volte. Dallo scaffale Pulp

PRIMO ZANOTTI Vs I MIRACOLI DI PADRE PIO 1. Il miracolo delle fiamme gialle Ottavio Boscolo lavorava come commercialista nello studio che fu della buo...

PRIMO ZANOTTI Vs I MIRACOLI DI PADRE PIO 1. Il miracolo delle fiamme gialle Ottavio Boscolo lavorava come commercialista nello studio che fu della buonanima di suo padre e che sarebbe stato di lì a qualche anno nelle mani di quello spericolato di suo figlio. Anzi si poteva dire che già lo era visto che da alcuni anni che era lui a mantenere i rapporti con i clienti più importanti mentre a Ottavio erano rimaste più che altro le dichiarazioni dei redditi degli anziani del quartiere e già quelle erano troppo per lui. Ormai non aveva più voglia di lavorare e, non appena finiti i lavori di ristrutturazione della casetta che si era comprato nei pressi di Arco di Trento, avrebbe lasciato l’attività al giovane rampollo e ad i suoi intrallazzi. Perché Ottavio Sapeva che il figlio intrallazzava e faceva finta di non accorgesene del resto lo fanno quasi tutti nel suo campo. Aveva paura però, una paura molto comune tra la sua categoria, la paura della finanza. Così ogni mattina, appena uscito di casa per recarsi al lavoro baciava il santino di Padre Pio raccomandandosi di non fargli trovare gli uomini in grigio, almeno fino al suo pensionamento. Un giorno, mentre era impegnato nel suo atto di devozione quotidiano appena fuori dal cancello di casa incontrò un cliente un certo Zanotti che l’anno precedente si era rivolto a lui per delle dichiarazioni ici relative ad un rustico che aveva venduto. Lo Zanotti salutò cortesemente e non fece nessuno sguardo particolare ma Ottavio si sentì comunque un tantino imbarazzato e decise di cercare per il suo gesto dei momenti in cui pensava di non essere visto. Fù così che un giorno sentendosi al sicuro da sguardi indiscreti aprì il portafogli ne estrasse l’immagine del sant ’ uomo e si apprestò a riverirla e, nel preciso istante sentì una forte botta sulla testa e poi più nulla. Fu Primo Zanotti , mentre cercava la sua auto visto che non ricordava dove l’avesse parcheggiata la sera prima, a ritrovare il malcapitato e ad avvertire 113 e 118. Mentre aspettava i soccorsi si ritrovò a pensare ad alta voce rivolto ad un boscolo ridotto all’ incoscienza un ‘ mi sa che Padre Pio non ha funzionato eh?’ Ma Primo non poteva sapere che mentre il Boscolo veniva aggredito e rapinato da qualche balordo la Guardia di Finanza perquisiva il suo ufficio uscendone poi in compagnia di chili di faldoni da portare in caserma e del giovane Boscolo da portare a S Vittore. L’arma usata per la rapina, un fiasco da 1,5 litri di vino rosso con un etichetta che quello dichiarava e non altro ‘ VINO ROSSO’, accese un lume nella mente di uno dei due poliziotti accorsi sul luogo con la loro fiammante pantera. Poco prima avevano cercato di fermare ed identificare un paio di punkabbestia che erano riusciti a dileguarsi tra le macerie di un edificio in via abbattimento. 2. Il miracolo dello zucchero marrone - Gaina che minchia stai facendo ? Stai a rota?- Disse il kala rivolto al suo sodale detto appunto il gaina che si stava sfregando la schiena contro un palo di cemento come preso da spasmi - no minchia e che mi prude di brutto ci sto sclerando marcio - - ti sarai preso la scabbia o qualcosa del genere, ma adesso piantala e tira fuori il tutto - Il Gaina tirò fuori il portafogli sottratto al Boscolo e cominciò a frugargli dentro allora cinquanta venti cinque ... Settantacinque euro la carta d’identità .. Che faccia da sfigato ... Niente carte di credito si vede che ne aveva un altro di portafoglio vabbeh ah... Un santino di padre Pio tieni va serve per i filtri ...- - No, sei fuori ... Non si fanno i filtri con Padre Pio...- - Cazzo dici ... Sarai mica diventato cristiano?- - Ma no... E che ci ho un debito con lui - disse il Kala mettendosi il santino in tasca ... Due cagne cominciarono ad azzuffarsi rumorosamente interrompendo la conversazione costringendo i due ragazzi a richiamarli all’ordine - Keta!!! Cazzo fai buona lì - urlò il Kala - Mina cuccia!!- gli fece eco Il Gaina per poi riprendere l’argomento della discussione teologica testé interrotta - Scusa com’è sta storia del debito se quando è morto tu non eri nemmeno nato?- - se te lo dico non ci credi - - non credevo nemmeno che le stelle si muovessero prima di aver preso un trip ... Avanti aprimi la mente...- disse in tono provocatorio - vedi .....- cominciò il Kala un poco titubante - è stato una volta più o meno sei mesi fa' ero scoppiato marcio, stavo malissimo e non sapevo che cazzo fare stavo in zona piazzale Brescia avevo un puntello da quello parti e sto stronzo non si è visto sono stato tre ore a aspettarlo e lui niente....- - Era il Gibbone ?- - Sì , come lo sai ?- - mi ricordo che girava da quelle parti e lo hanno gabbiato giusto un sei mesi fà - - Sì, mai io allora non lo sapevo e stavo male e.... Hai presente quella chiesa dove hanno una statua di Padre Pio proprio fuori?..- - Sì, come cazzo si chiama.... in Piazza Velasquez- - Sì, appunto sotto quella statua ci sono un sacco di cose che la gente mette lì per chiedere le grazie o per ringraziare - - Sì .. Che minchioni - - Aspetta ... C’era un bigliettino ed un pezzo di stagnola... Sul biglietto stava scritto grazie a tè ho davvero smesso.... E nella stagnola un ventino di brown sugar.... Un vero miracolo.- - Ma dai!!- - Minchia ti giuro!!- Keta e Mina ricominciarono a fare casino ma non si stavano azzuffando questa volta, c’erano ospiti, polizia, quando il Gaina se ne accorse gli erano ormai addosso urlò uno - Sbirro di merda - e mollò un cartone sul naso all’agente che ricambiò la cortesia con sollecitudine sì che il Gaina non sarebbe stato in grado di camminare da solo nel momento di varcare il portone di piazza filangeri al due. Il Kala vistosi accerchiato si rannicchiò a terra e d’istinto si mise a baciare il santino e fu questo probabilmente a fermare il pesante anfibio del poliziotto anche lui probabilmente devoto al santo di Pietralcina ed il Kala entrò a S Vittore con tutte le sue ossa intere. 3. Il miracolo dell’amore Quattro giorni dopo Primo Zanotti stava leggendo il giornale sulla scrivania di un collega e sorrise al titolo delle pagine locali. Quarantena a S Vittore. Si trattava di un epidemia di scabbia che aveva costretto le autorità ad una massiccia campagna di disinfestazione che avrebbe reso impossibile accogliere nuovi ospiti almeno per parecchi giorni. Non approfondì l’articolo vistò che gli era arrivata una chiamata all’ospedale S Carlo per la macchina della TAC con un alimentatore saltato. Proprio dove lavorava sua moglie, vabbè se l’intervento non fosse stato troppo lungo l’avrebbe accompagnata a casa. Il lavoro fu rapido e indolore un leva e metti così Primo scese al pronto soccorso dove Silvia era di turno. All’accettazione c’era Clara un amica di Silvia che Primo aveva incontrato già qualche volta in passato. - Ciao Clara ...- - oh ciao Primo ... Che ci fai da queste parti - - ero a lavorare al terzo piano ... Senti Silvia è ancora dentro ?..- - non lo so, aspetta che chiedo ...- Alzò la cornetta, non aveva il viva voce ma il volume era piuttosto alto e Primo poté ascoltare entrambe le parti della conversazione senza che Clara se ne accorgesse. - Ciao Mario , sono Clara ... Silvia è ancora lì da voi?- - chi cip? no... Figurati ha staccato mezz’ora fa' e se ne è andata con ciop..- - Mi dispiace Primo e uscita giusto poco fa'- . A Primo questa storia di cip e ciop suonava decisamente male ma non poteva bloccare il desk di un pronto soccorso per una questione personale e se ne andò forte nella sua mente della convinzione che questa storia meritasse di essere approfondita. Il giramento di maroni si accentuò decisamente poco dopo quando Primo, salito in macchina ricevette un SMS, era Silvia .- ciao stasera faccio tardi problemi al pronto soccorso mi dispiace baci Silvia - . Passò qualche ora in cui Primo non riusciva a decidersi sul da farsi . Dapprima pensò di mandargli un messaggio di risposta del tipo - prenditela pure comoda anzi non tornare per niente, puttana!- ma scartò l’ipotesi , voleva guardarla in faccia e sentire cosa gli avrebbe detto nel frattempo aprì la bottiglia di rum e cominciò a sorseggiarla e l'alcol non lo aiutò di certo a stilare un lucido piano d’azione. Dopo un sorso forse troppo abbondante pensò anche di attendere che si presentasse alla porta di casa aprirle tirargli uno schiaffone e richiudere. Fu allora che si rese conto che il bere lo stava facendo sragionare, si fece un caffè ed una doccia fredda e si rimise a riflettere sul da farsi. In fondo cosa voleva .... Meglio che cosa avrebbe voluto ... Semplice lui voleva lei ... Nient’altro che lei, l’avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto che voleva che lei restasse sua ... Il suo cervello cominciò a fantasticare segno che l'alcol era ancora attivo nel suo sangue .. Si immaginò lei dirgli solo una parola .... Scusa e lui l’ avrebbe perdonata, abbracciata, baciata avrebbero fatto l’amore e .... Proprio in quel frangente sentì il campanello suonare si precipitò alla porta la spalancò era lei, stette un mentre sulla soglia a guardarla, a guardarla come se fosse la prima volta che la vedeva la prese e la baciò e sentì le sue labbra rispondergli. La baciò e la ribaciò le strinse, le leccò, la morse, erano entrambi nudi prima ancora di richiudere la porta. E fu una notte di fuoco come raramente se ne vedono al quarto anno di matrimonio, lo fecero e lo rifecero godendo e facendo godere l’altro. E ancora avrebbero goduto quando Primo dissolse la sua ultima erezione tra le pareti del colon del suo amore visto che un dolore da eccessivo uso aveva ormai reso impraticabile la strada maestra. Ormai albeggiava erano esausti ma contenti, Primo si sentiva ormai alle spalle le sue paure pensava che fosse tutto passato, e commise l’errore di non far finta di non sapere. Si era alzato per confezionare una sigaretta e, dopo che le sue mani esperte ebbero compiuto tutte le operazioni del caso accese e, rivolgendosi al suo dolce amore gli partì una frase che non aveva provato prima nel suo cervello fu quasi un riflesso spontaneo o una vendetta del suo subconscio: - allora .... Con chi di noi due scopi meglio? - - Grandissimo Bastardo - - AH SONO IO IL BASTARDO!! Tu la vai a dare in giro a destra e manca e poi il bastardo sono io?- la voci si stavano alzando e Primo capii che dalla roulette di quella lite non sarebbe uscita la parola che lui si attendeva non avrebbe ricevuto nessuno ‘ scusa’ e nulla sarebbe stato più come prima. Silvia si rivestì in modo approssimativo e uscì gridando vaffanculo e sbattendo la porta ‘VAFFANCULO A TE ‘ gli urlò dietro primo uscito nel pianerottolo e andate affanculo tutti quanti rivolto ad alcuni vicini che lanciavano lamentele da dentro le loro abitazioni. Primo si accese la sigaretta ma prima di riuscire a prendere sonno dovette costruirne ancora un paio belle cariche. Nel frattempo il dottor Carmelo Siniscalchi si era svegliato nel pieno della notte e non riusciva a riprendere sonno, si alzò andò in cucina a mangiucchiare qualcosa aprì il frigo e si soffermò a rimirare un’ immaginetta di un frate con la barba bianca a cui sembrò chiedere qualcosa una grazia o per essere più precisi una Silvia. Poco dopo suonò il cellulare... Era lei .... Era Lei!!! - Ciao, senti, ho un problema ... Posso venire da te ....- Certamente .. Dove sei.. Ti vengo a rendere?- - no , sono vicina arrivo subito poi ti spiego.....- Carmelo strizzò l’occhio al frate e pronunciò un grazie..... 4. Il miracolo della Lancia spezzata L’ufficio si stava saturando del fumo del suo sigaro Luca si alzò per aprire la finestra senza interrompere la conversazione in corso tramite il suo auricolare blue tooth. Della legge antifumo se ne fotteva, lui era il padrone e nessuno avrebbe potuto dirgli niente. Camminava nervosamente per la stanza mantenendo però il tono della sua voce gentile e accomodante stava facendo presente che il sistema automatico di produzione aveva avuto un problema tecnico e ciò avrebbe causato un ritardo nella consegna... Alla risposta dell’altro interlocutore Corrugò la fronte ma la sua voce non tradì il suo nervosismo - d’accordo onorevole.. Come vuole lei .. Faremo il lavoro a mano come ai vecchi tempi ..... La saluto onorevole... I miei omaggi alla signora ....- .Dopo il click della fine comunicazione premette un altro tasto ..- Giuliano?.... Nel mio ufficio ... Subito!- tempo due minuti e il Giuliano era lì da lui. Due minuti che Luca passò a maledire quel cazzone del Boscolo che si era fatto fottere proprio quando c’era bisogno di lui. - Allora... Domani l’onorevole è qua... Gli ho fatto presente le nostre difficoltà e lui ha deciso di fare alla vecchia maniera - - Cazzo!- - appunto ... Procura i contanti e chiama pel di carota digli di stare dietro al vecchiaccio e di parargli il culo finché non è tornato a Roma . Il vecchiaccio si presentò puntuale il giorno dopo per l’incasso, come ai vecchi tempi, senza scorta e con un gilerino trapuntato con tasca a scomparsa tirato per l’occasione fuori dall’armadio dove giaceva fin dai lontani tempi di mani pulite. Nel mentre il fido Giuliano svolgeva il compito di rimpinguare l’imbottitura di quel capo con biglietti gialli, verdi e viola l’onorevole come a suggellare l’affare testé raggiunto realizzò un disegno di polvere sul vetro della scrivania di Luca. Era un disegno molto semplice, alcune piccole striscette bianche che di lì a poco i due fecero sparire attraverso i loro nasi. Poco dopo Calogero Sgaramella riportava il suo camion verso casa dopo lungo peregrinare nei territori d’oltralpe, aveva appena imboccato la tangenziale Ovest quando una Lancia Thesis blu ministeriale sfrecciò ad una velocità pazzesca seguita poco distante da un Audi nera . Calogero fece appena in tempo a rivolgere lo sguardo verso l’immagine di Padre Pio che teneva sul cruscotto per chiedergli che lo proteggesse da simili pazzi che successe. La lancia colpì il guard rail a folle velocità e prese il volo per ricadere sull’asfalto proprio di fronte al camion di Carmelo, troppo vicino perché egli potesse fermarlo. L’auto nell’impatto si spaccò in due parti , l’avantreno scivolò a sinistra mentre l’abitacolo sulla destra. Malgrado fosse circondato di rottami il camion di Calogero era intonso. Nelle tre ore che ci vollero perché fosse liberato dal centro di quell’ ammasso di rottami egli si convinse fermamente che la sua miracolosa salvezza fosse opera del frate santo e si ripropose, prima ancora di tornare a casa di acquistarne una statua in bronzo da fissare nell’abitacolo del suo camion. Ebbe anche il tempo di studiarne l’esatto posizionamento ed il miglior metodo per assicurarla alla struttura. 5. Il miracolo da un milione di euro Silvia si svegliò male dopo aver dormito poco. In una notte le era caduto tutto addosso. D’accordo, prima o poi sarebbe successo questo lo sapeva non si era illusa di poter tirare avanti molto col piede in due scarpe, è che... Indubbiamente Primo scopava molto meglio. Rallentata dalla sua testa pesante Silvia raggiunse la cucina. Carmelo era già là, aveva messo la moka sul fuoco e stava lanciando un breve cenno di devozione nei confronti di un immagine di Padre Pio. In quel momento realizzò che Carmelo non avrebbe mai potuto rappresentare qualcosa di più che un mero trastullo. - Che fai ti raccomandi a Padre Pio?- disse lei in tono sarcastico - non scherzare..... Tu non ci crederai ma lui mi ha aiutato molto - - vabbeh allora chiedigli di farmi trovare un milione di euro- disse in tono scherzoso ma non troppo... Cinque anni di convivenza furono necessari perché si stufasse di Primo, rusticone ma in fondo un bravo cristo mentre per fargliene avere abbastanza di questo bacia pile le bastarono quattro ore. Più tardi, al pronto soccorso mentre la sua mente girava in continuazione per cercare di pianificare le basi per una nuova fase dell’esistenza risuonò l’allarme di un codice rosso in arrivo. Alcuni paramedici e un medico si apprestarono a circondare la barella e portarla in rianimazione nel tentativo che di lì a poco si sarebbe rivelato vano di riesumare l’alito di vita che ancora albergava in quel corpo. La dipartita del malcapitato fu accolta con un malcelato sollievo da parte di una serie di pazienti in attesa da più di due ore. Silvia stava raccogliendo i vestiti del defunto che nella concitazione del momento erano stati buttati a terra e si accorse di uno strano gilè imbottito con una vistosa scucitura da cui facevano capolino diversi biglietti da cento, duecento e cinquecento. Tempo cinque minuti e, fingendo una nausea, se ne andò a casa con il suo nuovo gilè. I colleghi non si insospettirono e, quando disse di avere la nausea, tutti pensarono che fosse rimasta incinta. Primo era al lavoro e anche se fosse stato lì gli avrebbe detto che doveva riprendersi le sue cose... Estrasse i biglietti e li contò un milione di euro ..... Tondi tondi. Nell’esaltazione del momento con la mente occupata da meravigliosi propositi per la sua nuova vita non si rese conto di alcuni rumori di ferraglia che sembravano provenire dalla sua porta e... Quando si vide dinnanzi uno spilungone rosso come un fiammifero lanciò un urlo che ben presto si mutò in un rantolo soffocato da un paio di robuste mani serrate attorno alla sua gola. 6. Ci vorrebbe un miracolo Primo era uscito di casa , era salito in macchina e si era avviato verso il suo lavoro pur senza averne la minima voglia. Si muoveva come se avesse inserito il pilota automatico ripetendo gesti consueti ormai memorizzati direttamente dalle sue viscere. La sua vita stava andando a rotoli, e lui stava andando a lavorare come fosse un cazzo ma, non appena si accorse scientemente di essere intrappolato in una coda ai limite della sopportazione umana per accedere alla tangenziale ovest decise di mandare tutto affanculo. Chiamò l’ufficio millantando un malessere e non appena possibile lasciò quel calvario a quattro ruote e si ridiresse verso casa. Perlomeno a quell’ora non era un impresa parcheggiare vicino a casa , beccò un posto proprio davanti al portone. Entrando fu urtato da un lungagnone rosso che usciva dal portone, uno che non aveva mai visto ne conosciuto, gli mandò un ‘ và sto stronzo!’ Con tutto il cuore. Aveva appena poggiato la sua borsa da lavoro e levato le scarpe quando realizzò di essere rimasto senza cartine, lanciò un’imprecazione vagamente blasfema, reinfilò le scarpe e si accinse ad uscire. Non appena aperta la porta si trovò dinanzi due carabinieri. Erano stati chiamati da un vicino che aveva sentito alcune urla provenire dall’appartamento. Approfittando della porta aperta uno dei due militi aveva posto il proprio piede sulla soglia ad impedirne il richiudersi. Chiesero di poter vedere la moglie, Primo obiettò che in quel momento si trovava al lavoro e, solo dopo aver fatto mente locale e ricordato di aver ben occultato le tracce di sostanze non perfettamente legali nell’appartamento, acconsentì alle pressanti richieste dei due di poter entrare e dare un occhiata, così per essere più tranquilli. Non appena quello che appariva come il più zelante dei due aprì la porta del bagno lanciò un sonoro ‘ minchia!!!!’, uscì di corsa e puntò la pistola verso il voltò di Primo e gli intimò di stare fermo aggiungendo delle bizzarre illazioni sulla passata professione della madre. Fino al trasporto in caserma per il fermo Primo non seppe il perché di quel trattamento e ossessivamente si domandava che cazzo avesse mai trovato il caramba nel suo cesso. Solo ore dopo venne a sapere che Silvia, la sua Silvia era in quel bagno a terra privata del dono della vita. Lo seppe nel peggiore dei modi, il maresciallo lo stava interrogando chiedendogli di confessare, Primo avrebbe confessato volentieri anche solo per levarselo dai coglioni ma sinceramente non sapeva cosa avrebbe dovuto confessare. Quando lo erudirono sui fatti lanciò un bestemmione, seguito da alcuni istanti di catatonia e da una serie di frasi sconclusionate intervallate da singhiozzi di pianto. Il maresciallo dovette desistere in quando era ormai compromessa la possibilità stessa di comunicare con l’imputato. Intanto il mandato d’arresto era stato emesso dal sostituto procuratore di turno quindi l’interrogatorio sarebbe avvenuto con tutti i crismi in carcere di li a qualche giorno. In carcere, ma non a S Vittore, sgombrato per l’epidemia di scabbia, Primo fu caricato su un cellulare assieme ad un altro detenuto tale Piergiorgio Boscolo per essere tradotto al carcere di Piacenza. Malgrado la gran parte dei suoi pensieri fossero indirizzati a Silvia Primo si rendeva conto di essere messo male in prima persona. I vicini li avevano sentiti litigare durante la notte e il cadavere di Silvia era in bagno mentre lui stava cercando di andarsene se si aggiunge che statisticamente quasi tutte le donne assassinate sono vittima del loro marito il quadro era completo. In poche parole per evitare trent’anni di galera gli ci sarebbe voluto un miracolo. 7. Un incidente miracoloso Calogero Sgaramella stava anch’egli discendendo l’A1 all’interno della cabina di guida del suo TIR adorna di una scintillante statua di padre Pio in bronzo alta settantotto centimetri. Un grosso Suv guidato da un grande stronzo compì un repentino taglio di corsie costringendo un paio di autoveicoli ed il camion di Calogero ad una brusca frenata. Quest’ultima mise in moto una serie di contraccolpi tra cui quello che fece saltare i blocchi che assicuravano la statua del santo all’abitacolo causandone la caduta sul cranio dello sfortunato autista. La perdita di conoscenza di Calogero si tramutò nel giro di pochi attimi nella causa scatenante di uno dei più clamorosi incidenti che si ricordino da quelle parti. Linea verde si limitò a dichiarare un asettico A1 chiusa in direzione Bologna per un incidente in località Rottofreno uscita obbligatoria Casal Pusterlengo. Mentre avendo a disposizione un accesso a internet si sarebbe potuto osservare attraverso la web cam delle autostrade un incredibile groviglio di lamiere. Primo si trovò sbalzato sull’asfalto abraso ma sostanzialmente sano senza la consapevolezza delle dinamiche che lo avevano portato in quelle condizioni. Vicino a lui, a sinistra, il suo collega detenuto anche lui tutto sommato intero mentre a destra un’ Audi nera capovolta con all’interno il cadavere di un lungagnone rosso ancora assicurato alle cinture di sicurezza. Era lo stesso uscito dal portone di casa sua l’altro giorno. Primo realizzò e gli sputò in faccia. - Pel di carota!- esclamò il Boscolo appena riavutosi. - Lo conoscevi?- - di vista , si occupava di security aziendale era un ex funzionario del sismi, insomma uno che faceva cose losche per conto terzi -.- Questo Bastardo ha ammazzato mia moglie!- - Beh , sapendo di chi si tratta è anche verosimile ....- Nel mentre lo sguardo di Primo riconobbe uno strano gilè da cui facevano capolino alcune banconote lo prese a parzialissima ricompensa dei guai che sto pel di carota gli aveva fatto passare. Poi corse giù dalla scarpata. In fondo un torrente nel quale Primo riconobbe il suo Tidone e cominciò a risalirlo di corsa verso le propria terra natia. Il Boscolo vista la decisione con cui lo Zanotti prese la sua strada decise di seguirlo. Dopo un paio d’ore i due lasciarono il letto del torrente per proseguire per le campagne Fino a raggiungere un capannotto abbandonato dove avrebbero potuto riposarsi qualche ora tra il fieno rinsecchito attendendo il buio della notte. A mente quasi fredda cominciarono ad aprirsi. Il piergiorgio Boscolo era un commercialista di quelli che intrallazzano con industriali e politicanti, disse di avere un fracco di soldi in Svizzera e alle isole Kaiman e disse pure che lo avrebbe ricompensato a dovere se l’avesse aiutato a raggiungere un certo paesino in provincia di Como. Primo disse di non aver bisogno di soldi ma di un modo per spenderli da uomo libero . - Beh questo è il mio lavoro - Lo interruppe il Boscolo. - E’ semplicissimo, andiamo ad Albonico, là ho un contatto, uno spallone moderno specializzato nel passaggio di capitali ma se ben pagato si occupa anche di persone, quindi Svizzera, Mendrisio lì conosco un vero artista. Il miglior contraffattore di passaporti d’Europa, quindi, una volta recuperata una nuova identità, Lugano. Là un direttore di banca amico mio sarà molto discreto nel fare domande se apri un conto, ma attenzione la Svizzera non è più un posto sicuro è solo una stazione di passaggio, imperativo quindi aprire un conto cifrato alle Kaiman su cui bonificare tutto quanto, quindi volare alle Kaiman dove aprire vari conti con nomi diversi dove riversare il tutto e poter finalmente spenderli anche con delle carte di credito perfettamente legali. L’importante è usare sempre un conto alla volta così se vieni scoperto passi ad un altro e minimizzi le perdite... Ancora più importante è arrivare ad Albonico senza farsi prendere..- - E qui forse qualcosa posso fare io - chiosò Primo senza dare ulteriori particolari. Nottetempo svicolò verso casa del suo amico Giancarlo che come aveva previsto fu ben lieto di aiutarlo soprattutto dopo che Primo gli ebbe giurato di non aver ucciso Silvia. 8. L’ultimo giorno da Primo Il giorno dopo i due fuggitivi si trovavano sul fondo del cassone di un camioncino nascosto alla vista degli esterni da una parete di damigiane di Gutturnio. Piergiorgio era stato di parola, incontrarono lo spallone di Albonico, il falsario di Mendrisio ed infine il direttore di banca di Lugano senza omettere l’apertura del conto via internet ad una banca delle isole Kaiman. Durante la cena Il commercialista diede a Primo, che ormai non doveva più chiamarsi a quel modo bensì Giuseppe Paterlini come recitava il suo nuovo passaporto , le ultime istruzioni su cosa doveva fare per potersi godere il frutto delle sue fatiche. Fu molto dettagliato consigliandogli anche l’ agenzia più conveniente per prenotare il volo per le Kaiman ed il miglior resort dove risiedere una volta raggiunte quelle lande. Lui sarebbe rimasto in Svizzera ancora qualche giorno aveva un sacco di amici a cui aveva elargito dei favori ed era sicuro che l’avrebbero aiutato. Per l’ultima sera della loro società il Boscolo, o meglio il signor Pessimo Antonio come da nuovo passaporto, propose una serata ‘figa e champagne’ in un night di sua conoscenza . A Primo/Giuseppe lo champagne non piaceva perché gli mette l’acidità sul resto del programma invece era più possibilista, oddio non che fosse stato mai un appassionato di incontri mercenari ma ora era un latitante e si sarebbe dovuto adattare al suo nuovo ruolo. Due entraîneuse piantonarono il loro tavolo per assicurarsi che lo champagne scorresse in abbondanza il Pessimo Antonio aveva deciso di pagare tutto lui quella sera, compreso l’epilogo in albergo. Antonio si appartò con Lisa una binda ben formata con accento vagamente slavo. Giuseppe varcò la soglia in compagnia di Anna o qualcosa del genere il tasso alcolico era troppo alto perché si ricordasse il nome con precisione. Ebbe durante la serata il modo di conoscerla meglio. Ne conobbe le labbra , il sesso, il culo ed infine il nome. Annalisa non Anna ed era italiana, di Albenga per l’esattezza ma viveva a Milano dove frequentava la facoltà di architettura . Per permettersi la vita da studente fuori sede in una città come Milano bisogna ingegnarsi in qualche modo e quell’occupazione part time in un night di Lugano presentava un rapporto tempo impegnato/denaro ricavato decisamente vantaggioso rispetto ai vari call center o cassiera da Mc Donald che aveva provato in precedenza. Alle sei e quaranta partiva il treno per Milano di Annalisa alle sette e quarantacinque quello per Zurigo di Giuseppe verso le sei scesero assieme per recarsi alla stazione. Giuseppe aveva saldato il conto la sera ed uscirono direttamente, non chiamarono un taxi, decisero di fare due passi. Il silenzio tipico delle ore in cui il sonno regna sovrano era forse ancora più silenzioso in Svizzera. Attraversarono la piazza, poi sentirono l’urlo. Piergiorgio Boscolo alias Antonio Pessimo stava raggiungendo la strada direttamente dalla finestra della sua stanza al sesto piano aiutato in ciò dalle possenti braccia di uno dei suoi famosi “amici “. Primo affrettò il passo senza dire una parola Annalisa lo seguì senza chiedere niente. Aveva ormai imparato che spesso l’ignoranza aiuta ad invecchiare. 9. Il miracolo della noce Passati un paio di giorni Giuseppe aveva finalmente terminato la lunga serie di intricati passaggi che l’avrebbero reso un uomo libero e ricco. Tradendo una certa emozione infilava la sua nuova card in un ATM machine e , con infinita soddisfazione, intascò il denaro che ne era uscito. Funzionava, cazzo se funzionava, dalla fessuretta metallica uscirono i soldi che gli servivano. Non sapeva di preciso quanto del milione di euro si fosse già perso ma sapeva a sensazione che gli sarebbe bastato per diversi anni. Tornò al suo resort, passò al bar, ordinò un cuba libre, si sdraiò su un amaca e stette per un po' a rimirare la spiaggia con particolare attenzione rivolta ai minimali tanga indossati dalle avventrici. Non poteva accorgersi intento in siffatte importanti questioni di essere osservato. Poco distante infatti Gerolamo Steccona capitano della guardia di finanza in missione all’estero alla ricerca del tesoro nascosto del latitante Piergiorgio Boscolo lo aveva riconosciuto. - Non c’era dubbio era lui, Primo Zanotti, quello che aveva strangolato la moglie - si disse - due piccioni con una fava..... Stavolta la promozione non gliela poteva negare più nessuno, Maggiore Girolamo Steccona -. Estrasse dal portafogli un immaginetta di Padre Pio e stava per pronunciare il suo sentito ringraziamento al santo quando una pallonata colpì pesantemente il tronco di una palma. La vibrazione provocò il distacco di una noce di cocco che caso volle cadde proprio sulla testa dell’ufficiale provocandogli otto lunghi giorni di coma. Primo notò delle macchie rosse sui palmi delle sue mani, pensò di averle appoggiato su qualcosa di sporco e non ci fece troppo caso.


Commenti

pubblicato il 28/06/2010 18.50.39
mauriziowlf, ha scritto: vi invito a visitare la pagina di primo zanotti su facebook ...

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