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lavoro pubblicato lunedì 4 giugno 2007
ultima lettura lunedì 13 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

il segreto di jonny laterza

di mauriziowlf. Letto 7649 volte. Dallo scaffale Pulp

1. JONATHAN Esistono dei momenti topici nella vita, degli attimi per meglio dire, in cui si compiono svolte irreversibili, si entra in una dimensi...

1. JONATHAN Esistono dei momenti topici nella vita, degli attimi per meglio dire, in cui si compiono svolte irreversibili, si entra in una dimensione differente e nulla sarà di nuovo come prima. Questi attimi sono, però, riconoscibili solo a posteriori analizzando il mondo dei ricordi e non risuonano di tutta la loro importanza nel momento stesso che li si vive. Fu così che Jonathan non dette particolare importanza a quel sorpasso sulla Paulese, poco prima del ponte dell’Adda venendo da Milano, quel sorpasso all’apparenza normale gli avrebbe invece cambiato irrimediabilmente il modo di intendere l’esistenza. Jonathan Miliani faceva il dirigente in una multinazionale dell’Information Tecnology sebbene non è che ne capisse gran ché di computers e affini . Doveva infatti la sua posizione più alle sue parentele che alle sue capacità ma, del resto, per dirigere non è necessario sapere cosa si richiede di fare agli altri. Aveva una bella moglie americana conosciuta durante un’ assegnazione di lavoro in quelle lande, e due figli un maschio ed una femmina, entrambi biondi con gli occhi azzurri. Aveva, e ,magari, in qualche celata corrente di pensiero, credeva ancora di avere durante il lungo coma che seguì quella sfortunata manovra. Quando la sua coscienza ricominciò a confrontarsi con il mondo esterno , la mancanza che sentì per prima non fu né quella di sua moglie tornata nel natio Maryland con le due creature né quella del suo lavoro dirigenziale che non lo avrebbe più atteso, no, la mancanza di cui si rese conto per prima fu molto più concreta, quella delle sue gambe. Entrambe, venne in seguito a sapere, rimasero spappolate nell’incidente e nulla poterono fare i medici se non amputarle poco sotto il ginocchio. Fortunatamente il ritorno all’ordinaria coscienza fu estremamente graduale cosicché la routine dell’ospedale prima e della riabilitazione poi riuscirono ad essere uno scudo per le tentazioni suicide che il Jonathan covava tra le pieghe del suo sconforto, fortunatamente perché la vita aveva molto ancora da offrirgli. E Jonathan avrebbe di li a poco dimostrato di potersi reggere in piedi anche senza averli. Dopo tre lunghi mesi tra ospedale e riabilitazione venne dimesso accessoriato di una sedia a rotelle e di due protesi nuove fiammanti su cui cominciava a destreggiarsi e, secondo il fisioterapista della casa di cura, avrebbe, in pochi mesi, imparato a condurre anche senza l’ausilio del bastone. Ritrovarsi completamente solo e per lo più disoccupato non fu la cosa migliore che potesse capitargli per riacquisire morale e voglia di vivere. La moglie era tornata in America , I suoi genitori erano anziani e non potevano spostarsi da Sulmona dove vivevano, sua sorella era venuta un paio di volte da Pescara dove si era radicata ma, considerando che doveva dividere il proprio tempo tra la cura della propria famiglia e degli anziani genitori non poteva giocoforza essere presente più di tanto dal fratello milanese. Jonathan consumava gran parte delle giornate nell’eseguire i semplici compiti della quotidianità resi più gravosi dalla sua condizione. Nel tempo libero leggeva o si vedeva qualche film ma sempre in casa, la fatica dei lavori domestici, della spesa e, non ultima quella per l’igiene personale gli lasciavano delle serate di profonda stanchezza. Qualche amico veniva ogni tanto a trovarlo, magari portando qualche birra o un poco di gangia e gli teneva compagnia una serata ogni tanto . La gangia lo tranquillizzava e questo sentiva che era bene , prese l’abitudine di farsene procurare dall’amico Carlo. Altra consolatrice della grama esistenza che fece in quei tempi fu la masturbazione. Ormai ogni giorno e spesso più volte in un giorno trovava il momento propizio per massaggiare il suo fallo esagerato lasciando che la sua mente vagasse tra fantasie che pensava allora ben difficilmente sarebbero tornate ad affacciarsi alla sua realtà. Col tempo e l’esercizio le sue capacità miglioravano tanto che a vederlo passeggiare per la strada non si sarebbe mai immaginato che quel leggero zoppichio derivasse da una si profonda mutilazione. Aumentò così anche la sua auto stima e la voglia di riaffacciarsi al mondo, di muoversi, di vedere gente e, soprattutto ,di una donna. Una nuova sferzata nella sua esistenza venne dal suo ex collega nonché quasi amico Zanotti , o meglio venne dalla decisione di quest’ultimo di convolare a giuste nozze con la Silvia e dalla serata di addio al celibato alla quale Jonathan era stato invitato. Primo, era questo il nome dello Zanotti, fu il primo in ogni brindisi della serata, iniziata alla trattoria da Aldo e finita in un locale di spogliarello in fondo a via Padova. Ed il primo di conseguenza ad accusare il colpo. Quando la fanciulla, debitamente istruita, si presentò al tavolo dell’allegra brigata per invitare il festeggiato sul palco a partecipare al suo numero Primo era già incapace di intendere e di volere, i compagni spinsero allora Jonathan tra le braccia della giovine visto che ormai la mancia era stata data .... Un attimo di sconcerto poté essere estrapolato dall’espressione del volto della danzatrice quando levando i pantaloni all’ospite riconobbe le due protesi, sconcerto tramutatosi in stupore quando le movenze dello spettacolo indussero al Jonathan un erezione e la ragazza nonché il pubblico astante poterono notare un rigonfiamento del boxer decisamente al di fuori dell’ordinario. Al termine della serata il livello ormonale di Jonathan era al di sopra di ogni possibile soglia di guardia e, metaforicamente rotto il salvadanaio, cominciò ad informarsi se qualcuna delle ragazze fosse casualmente disponibile a trascorrere il resto della notte a casa sua previo adeguata ricompensa. Quasi tutte declinarono l’invito o chiesero cifre al di fuori del suo budget mentre una gentile ragazza romena di nome Nadia fu lieta di seguirlo. Passate alcune ore tra contorcimenti vari Nadia, prima di congedarsi lasciò un biglietto da visita di un improbabile service cinematografico denominato Federico Falloni Films s.n.c . Disse nel caso fosse interessato di presentarsi per un provino e di fare il suo nome che per ogni nuovo attore che recuperava avrebbe ricevuto un bonus... Resistette solo quattro giorni poi telefonò. La raccomandazione di Nadia fece il suo effetto La persona all’altro capo del filo gli chiese di presentarsi per un provino la settimana successiva di giovedì alle due di pomeriggio portando con se anche gli esiti di taluni esami del sangue . Il provino ebbe un particolare indice di gradimento tanto che il regista tale Gerolamo Deodato in arte Federico Falloni gli ritagliò una piccola parte nella pellicola in produzione la città delle mogli insoddisfatte . Il suo ruolo fu piuttosto marginale e limitato alla grande orgia finale. Ebbe comunque il suo nome tra i titoli di coda, o meglio il suo pseudonimo, Jonny Laterza scelto in virtù dell’unica gamba rimastagli in piena funzionalità. Nella successiva produzione del Felloni la dolce fica Jonny ottenne un ruolo più importante tanto che fu persino premiato al festival internationelle du cinema pornografique per la miglior scena di cunnilingus. Il successivo trentatré centimetri sopra il cielo lo avrebbe visto come principale protagonista maschile. Quando uscì transavanguardia era ormai una star del genere. La produzione organizzò un party per la presentazione della nuova opera Jonny era naturalmente presente, fino a mezzanotte circa quando disse di aver bevuto troppo e di aver bisogno di due passi all’aria fresca. Aprì la portafinestra, uscì in cortile e nessuno degli astanti ebbe più l’occasione di vederlo. 2. GIUSEPPE Il telefono squillò, o meglio riprodusse le prime battute delll’overture del Guglielmo Tell di Rossini, cazzo ... Francesca si era di nuovo divertita nel modificargli la suoneria. Le smisurate carpe del laghetto beate nella loro obesità non fecero una grinza. Era il Direttore. Avvicinò l’apparecchio all’orecchio - pronto - disse poi ascoltò in silenzio per qualche istante quindi - sto entrando ora..... Due minuti e sono in ufficio -. - Che rompicoglioni - fu la frase che si lasciò uscire dalle labbra una volta chiusa la comunicazione. Lentamente, come se stesse salendo le scale del patibolo prese la via della redazione. Il Dir lo attendeva impaziente con un fascicolo in mano, si sentiva pronto a ricevere il solito compitino, partendo da una serie di foto ricuperate da qualche paparazzo avrebbe dovuto inventarsi la solita sceneggiata dove isso tromba issa e lo piglia in culo da o malommo..... - buongiorno ! Ti offrirei anche la colazione ma ormai è quasi ora di pranzo !- - Lascia stare... Mi s’è rotta la lavatrice è dalle sette di stamattina che asciugo pavimenti!- mentì spudoratamente - sarà..... Comunque al lavoro... Ho un’inchiesta da affidarti- Alla parola inchiesta Giuseppe trasalì. Il dir continuava a usare termini del tutto fuori luogo come se quei quattro pettegolezzi che pubblicava sulla sua rivista avessero anche una minima parentela col giornalismo . Ma quel giorno vi fu qualcosa di diverso , non si trattava di scoprire se la tizia caia avesse issato o meno, in contemporanea con un paio di stentoree tette sintetiche anche un’ altrettanto stentoreo paio di corna sulla fronte del fidanzato sempronio. No, il compito che gli fu affidato riguardava la recente quanto misteriosa scomparsa di un divo del porno. Avrebbe dovuto intervistare qualcuno dell’ambiente, qualche vicino di casa, condire il tutto con un poco di colore e dare il tutto alle stampe sotto il titolo che il dir aveva già scelto il segreto di jonny laterza . C’era la possibilità di divertirsi e ci si mise d’impegno. Fase uno , raccolta informazioni , digitando Jonny Laterza su google uscirono diciotto pagine di link e non fu immediato ricavare il sito ufficiale della casa di produzione che aveva ospitato le gesta dello scomparso. Www.federicofallonifilms.com. All’interno le locandine dei films con le istruzioni relative all’acquisto dei medesimi su supporto DVD. Le opere erano presentate in ordine di produzione a cominciare da Analcord per passare a otto pollici e mezzo ed i vitelloni e le vacche ,ma nella nota esplicativa di queste opere giovanili del Falloni mancava il nome di Jonny Laterza che faceva la sua comparsa con la città delle mogli insoddisfatte nella terza riga della nota, crescendo via via fino ad occupare il posto d’onore sulla locandina di transavanguardia. Il sito non riportava numeri di telefono, vi era però l’indirizzo che, copiato ed incollato nell’apposito campo del sito di pagine bianche dette il risultato voluto. - pronto buongiorno, sono Giuseppe Scarlicchia di Comet tv vorrei parlare con l’ufficio stampa per favore.- - La signorina all’altro capo lo mise prima in attesa e poi lo passò al signor Deodato che altri non era se non lo stesso Federico Falloni. - Guardi da domani sono molto impegnato sul set del mio nuovo film ma, visto che si tratta di Jonny posso trovarle un buco oggi, se vuole può venire qui nel primo pomeriggio . - Giuseppe non se lo fece ripetere due volte e dopo dieci minuti era già a cavallo del suo scooter. Il Deodato/Falloni aveva la chiacchiera pronta e fece un ampia rassegna della sua opera vantandone meriti artistici che sinceramente pochi oltre lui avrebbero saputo cogliere, portò anche il giornalista a visitare gli studios e gli permise di scattarne alcune fotografie. La parte della conversazione più interessante fu ovviamente quella riguardo Jonny. - Jonathan, Jonathan Miliani è il suo vero nome lo pseudonimo lo trovai io Jonny Laterza ovviamente per via della sua terza gamba ma mi piaceva anche per il richiamo di tipo letterario . Me lo raccomandò Nadia Gradisca un attrice che lavorava con me fin dai tempi di Analcord. Ovviamente anche Gradisca è un nome d’arte ..... Bè appena lo vidi decisi di utilizzarlo per dare qualche tocco stile Freak Show alla mia opera, gli feci levare la parte intermedia delle protesi...- - Protesi? ...di che protesi stiamo parlando- Deodato Falloni prese un paio di DvD e li porse a Giuseppe come omaggio - constato con dolore che lei non ha visto i miei films, tenga questi e veda di recuperare. Jonny era stato amputato di entrambe le gambe poco sotto al ginocchio come conseguenza di un incidente stradale. Dicevo che gli feci indossare solo la parte terminale delle protesi , aveva quindi i piedi attaccati alle ginocchia e un bigolo che toccava terra, un effetto comico dirompente..... Seppe inoltre dimostrare un dinamismo fuori dal comune, grazie alla sua interpretazione l’orgia finale ne la città delle mogli insoddisfatte è ormai una vera e propria pietra miliare del genere ricordo che gli dissi buttati e vai di fantasia e fu come liberare una fiera in gabbia. Lui si arrampicava , saltava e faceva capriole e nel frattempo leccava e penetrava tutto ciò che era alla sua portata. Un vero portento, guardi qui.- mostrò una foto che teneva incorniciata sulla scrivania laddove Jonny contemporaneamente leccava una passera dal manto biondo sodomizzava una brunetta con gli occhi azzurri ed infilava un paio di dita per mano in due culi di passaggio. - La brunetta che lo sta prendendo nel di dietro è la Gradisca a quanto ne so i due si sono frequentati anche al di fuori della sfera professionale anzi ... Aspetti ....- Il maestro Felloni fu così gentile da telefonare alla Gradisca prossima protagonista della nuova pellicola della casa e le strappò un appuntamento per le sei e mezza di quella sera stessa. Giuseppe non avrebbe potuto pretendere di più ringraziò il proprio ospite e ripartì sul suo scooter verso la Maggiolina. Là vive Nadia Gradisca e, poco distante vi era anche l’abitazione di Jonny. Aveva tempo e decise di fare una prova di giornalismo sul campo tentando alcune brevi interviste citofoniche ai vicini del Jonathan ricavandone solo qualche vaga frase di circostanza ed un paio di sonori vaffanculo. 3. NADIA Nadia Gradisca abitava al secondo piano di una delle casette liberty della Maggiolina, Non aveva più i capelli neri e lisci come nella foto che Giuseppe aveva visto poche ore prima, aveva i capelli ricci, castano chiaro, quasi biondo era molto carina anche se con un aria di scazzatura stampata sulla faccia. Il look era più quello di una casalinga che di una pornostar . - Lei deve essere il giornalista che si interessa di jonny- disse appena aperta la porta - in effetti... Mi chiamo Giuseppe Scarlicchia e lavoro per comet tv - disse porgendo la mano - piacere - rispose lei stringendola in una solida presa - si accomodi... Ma si levi le scarpe prima ....- il soggiorno era molto carino, parquet di quercia ed un arredamento minimale e di buon gusto, il divano era basso, probabilmente autocostruito e di fronte aveva un tavolino non più alto di una quarantina di centimetri. - la avverto, niente foto,- disse indicando la nikkon Che Giuseppe portava appesa al collo - sul sito delle ff prodactions potrà trovare il mio book ufficiale e scaricare direttamente le immagini che le servono- - Come vuole - rinchiuse l’apparecchio nella sua custodia ed estrasse il registratore, lo appoggiò sul tavolo e, prima di accenderlo chiese il permesso. - Senta, come il signor Deodato le avrà sicuramente anticipato sto lavorando ad un servizio sulla scomparsa di Jonny Laterza e volevo farle qualche domanda a proposito... E mi è stato detto che i rapporti tra di voi andavano oltre il mero aspetto professionale...- - Per favore dammi del tu , il lei mi fa' sentire vecchia... Comunque sia sì ci frequentavamo anche fuori dal set e magari abbiamo anche fatto sesso qualche volta ma così in amicizia, senza impegno, io non sono la sua donna e lui non è il mio uomo , siamo amici, questo sì e abbiamo qualche interesse in comune, andavamo a teatro assieme e frequentavamo lo stesso maestro di yoga-. - Yoga?....Jonny faceva yoga senza gambe?!- - Sì, certo da un anno circa e gli riusciva anche bene ....- un fischio interruppe la conversazione - l’acqua sta' bollendo.... Gradisci una tazza di tè?- - più che volentieri grazie-. Nel mentre Nadia si spostava in cucina a preparare gli infusi l’attenzione di Giuseppe si dirigeva verso la libreria.... C’erano Bukowski, Pinckets, Burroughs, il Dalai Lama,Wu Ming,Terzani, una biografia dei Rolling Stones,un paio di Lonley Planet Tailandia e Messico, altri tomi che Giuseppe non riuscì ad identificare ma, soprattutto c’era Osho, un ripiano intero della libreria era occupato da suoi testi. Questa per Giuseppe era una bizzarra circostanza visto che proprio il giorno appresso si era dovuto occupare di una conduttrice televisiva di quelle tutta coca e silicone che tanto vanno di moda oggigiorno devota in qualche modo a questo personaggio e, giacché nulla ne sapeva, dovette frettolosamente recuperare qualche sommaria informazione grazie a santo Google. Quando Nadia tornò con le tazze di tè Giuseppe aveva in mano un volume e ne stava esplorando la quarta di copertina. Si sentiva un poco in imbarazzo come se invece che appresso alla libreria fosse stato colto a rovistare nel cassetto della biancheria intima e parlò per primo - scusa.... Ma sei una saniasyn?- sperando di aver pronunciato correttamente la parola letta il giorno appresso su internet e, soprattutto di averne inteso correttamente il significato. -No, Quei libri me li ha regalati Jonny, lui è un seguace. Mi disse che li avrei trovati interessanti ed è vero ma non abbastanza per farmi passare l’allergia alle appartenenze e soprattutto ai maestri.- A quel punto Giuseppe fu colto da una repentina illuminazione su come avrebbe impostato il suo articolo , una conversione! Sì quelle cose che piacciono tanto al direttore, certo che si fosse trattato di Padre Pio sarebbe stato il massimo ma anche sto santone indiano poteva andare poi aveva ancora sul computer i file scaricati l’altra volta , tutta fatica risparmiata, provò ad accennarlo a Nadia : - Ma, secondo te , Jonny potrebbe essere partito per qualcosa di simile ad un viaggio spirituale, magari in India in qualche ashram?- .... - Non lo so, guarda, se stava architettando qualcosa a me non ha detto niente , certo che preferirei di gran lunga saperlo a prendere l’ombra sotto una palma in una spiaggia di Goa che impigliato nel fango da qualche parte in fondo all’idroscalo.- Uno squillo, il cellulare di Nadia, rispose e cambiò stanza per proseguire la conversazione , Giuseppe si gustò il tè verde al gelsomino, non era male anche se avrebbe preferito una birra. Dopo pochi minuti Nadia tornò - mi dispiace ma ho un urgenza familiare mi trovo costretta a metterti alla porta....- - niente di grave spero - - lo spero anch’io, il mio ex marito ha avuto un incidente in macchina ed è al pronto soccorso per controlli devo andare a recuperare mio figlio all'asilo- - capisco, ...ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso- nel frattempo si infilava il cappotto e raggiunse la porta. Nadia uscì insieme a lui e corse in macchina . L’aria cominciò a vibrare nelle giuste frequenze per riprodurre le note iniziali di un capolavoro di Rossini, Giuseppe si rese conto di non aver ancora levato quell’assurda suoneria dal proprio cellulare e rispose, era il direttore. Chiamava dopo una riunione e informava il redattore della decisione di riposizionare la testata su un target più maturo, in pratica si sarebbero rivolti praticamente ad un pubblico di pensionati, quindi niente più inchiesta su un divo del porno, di Jonny Laterza si sarebbe occupata qualche altra testata. - La storia ha preso una piega che potrebbe interessare anche il nuovo pubblico - cercò di interloquire Giuseppe - e cioè quale?- - una conversione spirituale - - Padre Pio?- - no, oso....- - Per carità! Niente santoni indiani per i miei pensionati, o Padre Pio o niente! Domani mattina ti voglio in ufficio presto almeno alle nove! Ti ho già girato via mail tutto il materiale per l’articolo su Albano!.- E chiuse la comunicazione senza attendere la risposta. Nadia salendo sulla sua vettura sentì distintamente quel giornalista urlare da solo : -NO NO NO!!!! ALBANO NO!!! Meglio l'Afganistan ......Meglio l'Afganistan- Doveva andare all’asilo e non si poteva permettere di farci caso più di tanto si limitò a pensare che i giornalisti sono spesso gente strana senza immaginare che tra quelle parole estemporanee si celava involontariamente il segreto di Jonny Laterza. 4. AMJD Amjd a otto anni era già un provetto cavaliere che a detta di molti sarebbe potuto divenire un’ eroe del buscashik . Badava alla mandria di famiglia, da solo, da quando la tosse di suo padre era divenuta così forte da impedirgli di lavorare. Un disgraziato giorno una squadra di elicotteri appartenenti all’esercito dei miscredenti sorvolò la valle a volo radente e nemmeno con la sua proverbiale abilità Amjd riuscì ad evitare di essere disarcionato dal cavallo ormai completamente imbizzarrito. Cadde su alcune rocce affioranti battendo la testa e la schiena. Fu per miracolo che si salvò o meglio quasi per miracolo visto che per tutta la vita avrebbe portato con se il ricordo di quello sfortunato pomeriggio. Sarebbe rimasto claudicante e balbuziente per il resto dei suoi giorni. Altro che buschashik Amjd avrebbe dovuto rinunciare allo stesso lavoro dell’allevatore di cavalli che per generazioni aveva significato il sostentamento e talora il benessere della sua famiglia . Questo il padre, già tormentato dalla malattia, lo capiva bene . Un giorno lo chiamò, gli indicò il tomo del corano e gli si raccomandò di cercare in quello il suo conforto sicuro com’era che la misericordia divina solamente avrebbe potuto condurre quel povero ragazzo sulle strade di un esistenza dignitosa. Dopodiché fu preso da un attacco di tosse, sputò sangue, molto sangue, se ne riempì la bocca tanto che il suo ultimo respiro si perse in una bolla. Amjd prese molto seriamente il consiglio del padre nel suo letto di morte e prese l’abitudine di portare il libro sacro sempre con se in una bisaccia e di tanto in tanto di aprirlo e leggerne alcuni passi. Il vecchio iman prese in simpatia quella creatura sfortunata eppure così devota tanto che tempo dopo quando gli emissari di un’associazione caritatevole saudita chiesero il suo aiuto per cercare bravi e devoti giovani bisognosi a cui offrire la possibilità di studiare quello di Amjd fu il primo nome che gli consigliò. La madre lo lasciò partire visto che non potendo più attendere ai cavalli o fare altri lavori pesanti lo studio avrebbe potuto, forse, evitargli una ben misera esistenza. Da allora però non l’avrebbe più rivisto, non solo lei, nessuno al villaggio l’avrebbe più rivisto tranne Abdullah il sarto che anni dopo di ritorno da un viaggio a Kabul sostenne aver incontrato Amjd ad un posto di blocco con la barba lunga, il turbante nero ed un Kalashnikov al collo. La pattuglia prendeva ordini da lui riferì. Non tutti lo credettero però, visto che, da quando aveva preso l’abitudine di curare il proprio mal di schiena con l’oppio, Abdullah da molti non era considerato una persona del tutto attendibile. 5. LUCIANO A quanto pare una tempesta devastante stava spazzando le steppe dell’ asia centrale e a tutti gli aerei in volo venne intimato di cercare ricovero nel più vicino aeroporto disponibile. Un segno di come la sovrastruttura tecnologica attraverso la quale si districano le nostre esistenze altro non sia che un fragile castello di carte di fronte alla strabordante potenza della natura un aiuto a rientrare nei propri limiti una lezione di umiltà sì, ma anche una colossale rottura di coglioni per Luciano Rossi Ortopedico milanese in aspettativa e costretto dagli eventi ad una imprevista sosta di quattordici ore tra le sale d’aspetto dell'aeroporto di Samarcanda. Non di tutto l'aeroporto, solo del settore partenze visto che ai passeggeri in transito non fu consentito l’attraversamento della dogana. E così dell’antica capitale di uno dei più imponenti imperi della storia quello di Tamerlano avrebbe ricordato solamente qualche scomodo sedile e qualche pessimo caffè . Fece conoscenza con un giornalista italiano Giuseppe che lavorava per reporters sans frontiers. Anche lui di Milano Giuseppe sembrava molto interessato alla storia di Luciano anche dal punto di vista professionale, si era ripromesso di andarlo a trovare all’ospedale una volta giunti a Kabul. E fu di parola. Un paio di giorni avanti lo vide scendere da un risciò abbigliato con qualche prodotto del locale artigianato, con la macchina fotografica pronta allo scatto appesa al collo. Luciano ben volentieri si prestò ad essere il suo Cicerone o meglio il suo Virgilio, conducendolo tra i gironi della struttura sanitaria, soprattutto in quello di sua competenza quello delle gambe. Gambe spappolate, incancrenite, moncherini, venivano amputate, curate, cauterizzate e, sostituite con succedanei in metallo, plastica e legno. Più tardi, mentre sorseggiavano un bicchiere di tè sotto il porticato Giuseppe tirò fuori qualche domanda sul cosa porta un medico benestante di Milano a lasciare il proprio habitat per venire in un posto come quello a prestare la propria opera a titolo gratuito in un mondo distante migliaia di miglia. A Luciano questi discorsi non piacevano per nulla, lui non aveva un perché. Si sentiva di dover fare certe cose e le faceva. Ribatté sul cosa ci faceva un giornalista milanese in un posto come quello rischiando anche la cotenna invece di starsene comodamente a scrivere di Albano tra le carpe obese di Segrate. Ad un certo punto cercò di attirare l’attenzione del proprio ospite verso una situazione che si andava sviluppando nel cortile. Un gruppo di degenti stava affrontando una seduta di fisioterapia riabilitativa sotto la guida di un fisioterapista dai lineamenti decisamente occidentali. Uno dei degenti disse qualcosa ad alta voce, qualcosa che Giuseppe non era in grado di comprendere Luciano sì. Spiegò che l’uomo si stava lamentando della difficoltà degli esercizi e aveva rivolto al suo istruttore una frase del genere . Luciano disse a Giuseppe di non perdersi la scena. L'istruttore si sollevò i pantaloni rimboccandoli a partire dall’orlo rivelando così a poco a poco la presenza di due arti artificiali. Il contestatario si ammutolì e si concentrò per ripetere l’esercizio nel migliore dei modi possibili. Il giornalista che volle saperne di più su quell’uomo. Era anch’egli italiano e milanese. Anzi anni prima era stato addirittura un paziente del dottor Luciano si chiamava Jonathan.... Giuseppe volle parlargli poi assieme , in privato per un oretta almeno, gli fece anche delle foto e, quando salì sul risciò fuori dell’ospedale per farsi riportare in albergo cominciò a pensare al favoloso pezzo che avrebbe di lì a poco battuto sul suo computer avrebbe se solo avesse potuto. 6. ANTOINE Chiusa la porta dell’ufficio dietro le sue spalle Antoine rigadeau tenente colonnello dell’esercito canadese addetto alle pubbliche relazioni della missione NATO in Afganistan si sedette alla scrivania e, prima di ributtarsi nel suo ingrato compito, aprì il primo cassetto con la chiave e ne estrasse una bottiglia di Burbon canadese , aprì il tappo, ne usmò il contenuto per poi ingollarne due lunghi sorsi. Gli serviva, ah se gli serviva, un sorso di medicina ed uno sguardo alle montagne innevate all’orizzonte della sua finestra e per un attimo era a casa nel suo paese. Lontano da una guerra che non poteva chiamare tale, lontano da un mondo che non capiva e non avrebbe mai capito, un mondo dove un uomo non può bere una birra ma può tranquillamente stuprare una bambina di nove anni senza perdere la sua rispettabilità se è abbastanza ricco e potente da convincere i genitori a concedergliela in moglie. Un istant message apparve sullo schermo del computer riportandolo alla gravosa routine dei suoi doveri. Era il generale Wilkinson che gli chiedeva se il comunicato stampa sull’attentato al main bazar era pronto . Era quasi pronto. Lo rilesse attentamente prima di rilasciarlo. In sintesi un convoglio di autovetture appartenenti alle forze Nato era stato quel giorno oggetto di un attentato suicida nei pressi del main bazar. L’attentatore si era buttato in mezzo ai fuori strada , urtato dal paraurti venne scaraventato ad alcuni metri di distanza laddove la cintura ripiena di tritolo fece il suo effetto su di un misero risciò. Tre le vittime. L’attentatore tale Amjd Massur già ricercato in quanto ufficiale della milizia talebana. Yussuf Rabban guidatore di risciò regolarmente autorizzato ed il suo passeggero Scarlicchia Giuseppe di nazionalità italiana giornalista membro dell’organizzazione reporters sans frontieres. Prima di cliccare su send fece un altro sorso, poi un altro, la bottiglia si stava svuotando rapidamente, era l’ultima della sua riserva, almeno fino alla prossima licenza....


Commenti

pubblicato il 05/06/2007 9.58.28
Basi, ha scritto: Ecco un altro colpo gobbo di Mauriziowlf! Il destino, sempre beffardo, guida le vite dei protagonisti di questo racconto, persone che tutti abbiamo incontrato almeno una volta. Ambienti noti, a volte riconoscibili, riportano ad un vissuto quotidiano, monotono fatto di gesti ripetuti che viene ad un tratto sconvolto da un probabilissimo evento imprevisto. Evento che propaga le sue conseguenze su tutto e tutti.
pubblicato il 28/06/2010 18.53.36
mauriziowlf, ha scritto: anche se in questo racconto il suo ruolo è quello di una comparsa vi ricordo la pagina facebook di primo zanotti..

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