ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 11 maggio 2007
ultima lettura sabato 27 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La coscienza di Seno

di gregnapola. Letto 1838 volte. Dallo scaffale Umoristici

Questa mattina mi sono svegliato che mi sentivo dentro la carica di un leone, di dieci leoni, di 100 leoni, di un’intera mandria di leoni. Praticamen...

Questa mattina mi sono svegliato che mi sentivo dentro la carica di un leone, di dieci leoni, di 100 leoni, di un’intera mandria di leoni. Praticamente non riuscivo a scendere dal letto. Ho cominciato a fissare intensamente il soffitto; dopo un po’, esso mi ha detto: “Cazzo c’avrai da fissare con ‘sto sguardo da Bondi sotto vuoto ….”. Ho raccolto le ultime energie che mi erano rimaste: ci ho messo un po’ di tempo, perché erano sparse un po’ per terra, un po’ sul letto, un po’ le ho vendute all’ENEL, per arrotondare lo stipendio e far quadrare il bilancio. Mi sono alzato. Nel passare davanti allo specchio, esso mi guarda e mi dice: “Aò, ‘ndo vai? Sei così sbattuto che se ti vedeva Leopardi ti metteva nel suo ‘Zabaglione di pensieri’”. Il mio specchio è la dimostrazione che si può essere riflessivi e ignoranti. Ci tengo a precisare che non è questa la mia mattina tipo. Il più delle volte mi sveglio con il suono della pendola che batte le ore. Capite? la mia giornata inizia con una serie di battute – e non sono nemmeno io a farle. Ho cercato di insegnare un po’ di tecnica, di tattica, alle ore; gli ho detto: “Se voi non vi fate battere tutte le mattine, ci guadagniamo tutti: per voi è meno umiliante e la pendola non mi rompe il cazzo tutte le mattine”. Purtroppo, non è facile convincere le ore, perché sono suonate. Gli dico: “Ragazze, è una vita che vi fate battere: un po’ di dignità, via: che ci vuole, ogni tanto, a strappare almeno un pareggio?”. Però devo stare attento a non prendermela troppo, altrimenti il cuore comincia a farmi troppe battute al minuto. Basta, ve lo devo confessare, non posso più andare avanti così: io sono malato, molto ma-la-to. Una malattia gravissima, che devasta la mia vita fin dai primordi: sono vittima di giochi di parole, battute, calembour, doppi sensi. La mia vita è un dramma senza fine: non esistono farmaci o terapie per questa malattia. E’ incurabile. Quando il medico mi ha comunicato che era incurabile, io gli ho detto che mi dispiaceva per lui, ma doveva farsi coraggio. Il dottore però mi ha spiegato che incurabile era la malattia, non lui. Per guarire ho cercato di fare come Zeno, quello della Coscienza di Svevo - o viceversa: la mattina quando mi alzo scrivo sul muro la prima battuta che mi viene in mente e giuro che sarà l’ultima. Poi la sbarro con una riga in diagonale. Le pareti di casa mia sono piene di ultime battute barrate. Ho battuto ogni record di ultima battuta. Non è servito a nulla: mia moglie mi evita, gli amici mi evitano, i colleghi mi evitano. I lettori, mi evitano. Come se avessi la peste, l’AIDS. Io non l’ho avuto l’AIDS, però so che è brutto. Poi l’AIDS non mi piace, perché è una malattia mortale e io punto all’immortalità, ma non esistono malattie immortali. Faccio tante battute, ma non di caccia; se mai, di … no, che ce n’è già troppa per le strade di Roma. Faccio molte battute, però non batto: è contro la mia natura. Gli amici mi hanno mandato tante volte a dar via il culo, ma io non posso, perché i miei Maestri mi hanno insegnato che non si devono fare battute volgari: troppo facile strappare il riso con la volgarità; più difficile è strapparlo con i piedi. Infatti, perfino i cinesi che fanno tutto con i piedi, il riso lo strappano con le mani. Io riesco a strappare un sorriso, qualche volta anche una risata; una risaia intera non l’ho mai strappata. Vedete che non se ne viene fuori? Gira che ti rigira, sempre sui cinesi si finisce. Del resto, il comico riesce ad essere tale se induce al riso. Se invece induce alla prostituzione, allora sì che sono battute volgari. Ho anche pensato al suicidio, ma non ho risolto molto: a forza di pensarci mi è solo venuto il mal di testa. Quando sono nato ho dato, involontariamente, una pedata sulla passera a mia mamma: è stata la mia prima battuta sul sesso. Per giunta, fatta coi piedi anche quella. Io non sono stato allattato al seno perché a mia mamma se ne è andato il latte e la colpa è stata mia: anche da poppante facevo già battute cretine e a mia mamma le è andato il latte ai calcagni. Da questa situazione mi è derivato un dramma esistenziale: non resisto di fronte a un seno per così dire florido - e sempre per un gioco di parole: non essendo stato allattato al seno, dal seno vengo continuamente allettato. Avverto come un’attrazione magnetica, come Charlot nel film ‘Tempi moderni’. Davanti a una quinta mi esplode dentro la ‘Nona’ di Beethoven diretta da von Karajan e rimasterizzata in digitale su CD. Ho cercato almeno di farmi riconoscere come invalido civile: la Commissione, dopo aver ascoltato le mie battute, ha sentenziato che non posso essere dichiarato civile. Sono contento che non vi ho fatto ammazzare dalle risate: i morti mi tolgono l’appetito, anche se non ho mai capito come fanno.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: