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lavoro pubblicato giovedì 10 maggio 2007
ultima lettura venerdì 21 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un sacrificio per Thor

di Raffaele Giugliano. Letto 1052 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quello che state per leggere è un racconto in cui si affronta con ironia il tema del potere e delle sue radici, simboleggiato da Thor, e il tema del tentativo di regolare una realtà complessa, simboleggiato da Erik Vakund. L'imprevisto è sempre dietro l'angolo e sempre pronto a sorprenderci.

Un suono acuto e fastidioso lo svegliò di soprassalto. Con un gesto deciso Thor, il dio del tuono, scostò le coperte, afferrò la sveglia e la scagliò contro le pareti, poi si levò a sedere e rimase immobile ad osservare i pezzi metallici sparpagliati sul pavimento marmoreo, a venti centimetri dalle pareti, a due metri dal suo letto.
- Un tempo sarebbero stati venti chilometri, - sospirò.
Ripensò a quando i vichinghi solcavano i mari, depredavano le città che si affacciavano sulla costa e attraversavano l’oceano, fino alle coste americane. Ripensò alle volte in cui lo avevano adorato, avevano invocato la sua protezione e lui aveva combattutto al loro fianco. All’inizio li aveva aiutati solo perché era nel suo interesse farlo. Gli dei hanno bisogno degli uomini più di quanto gli uomini abbiano bisogno degli dei, perché la forza degli dei è nella fede e nell’adorazione degli uomini.
- Fede e adorazione, un prezzo onesto in cambio del nostro aiuto, - aveva sempre sostenuto il figlio di Odino, un prezzo che gli uomini avevano smesso di pagargli.
Lentamente Thor aveva perso il vigore che lo aveva reso leggendario e invincibile quando si abbatteva sui nemici impugnando Mjolnir, il suo martello incantato. Nessuno, né uomo, né demone, né dio poteva maneggiare il martello di Thor, perché nessuno, eccetto Thor, aveva la forza necessaria per sollevarlo. Ora neanche lui.
I tempi erano cambiati da quando gli dei combattevano giganti, uccidevano orchi e ispiravano poeti e cantastorie, che ne narravano le impavide gesta. I tempi erano cambiati da quando festeggiavano con sontuosi banchetti in cui l’ambrosia scorreva a fiumi e la musica riempiva le sale.
- Da quando ci sono delle metodologie per valutare in modo oggettivo l’operato di un dio? - Si chiese il tonante, mentre faceva colazione e leggeva la lettera di convocazione presso l’ufficio del dott. Erik Vakund, che gli era stata recapitata con la posta mattutina.

Gent. Sig. Thor,
siamo spiacenti di informarLa che da verifiche eseguite dal nostro ufficio il Suo operato è stato valutato oggettivamente insoddisfacente. La valutazione è stata eseguita in ottemperanza alle metodologie approvate con delibera n. 123/05 del 5 Novembre 2005, in vigore dal 1 gennaio 2006. Come prescritto dalla legge 145/99 La convochiamo a presentarsi presso i nostri uffici al numero civico 58 di via Silvio Baratta il giorno 20 Luglio 2006 alle ore 10.00 a.m. per esaminare la Sua situazione.
Qualora non si dovesse presentare presso i nostri uffici nel giorno indicato e non presentasse entro tre giorni lavorativi una motivazione valida per la sua assenza ci vedremo costretti ad intraprendere nei Suoi confronti le azioni previste dalle leggi vigenti.

Cordiali Saluti,
dott. Erik Vakund

 

Il 20 Luglio 2006 il dio del tuono si recò presso l’ufficio del dott. Erik Vakund, che lo ricevette alle ore 10.00 a.m. come indicato nella missiva.
- Signor Thor, - gli disse amabilmente dopo aver esaminato attentamente la sua cartella, - lei sa perché è stato convocato?
- Perché secondo i vostri criteri oggettivi il mio operato non è soddisfacente.
- ... negli ultimi anni, - aggiunse doverosamente Erik Vakund - solo negli ultimi anni. Il suo curriculum dimostra che in passato lei sia stato una divinità di prima grandezza.
- Secondo criteri oggettivi?
- Certamente, quali altri? - rispose il burocrate, non cogliendo il sarcasmo nella voce del dio del tuono. - Come le dicevo il suo curriculum non lascia dubbi sulla qualità del suo operato... in passato, ma recentemente è evidente che abbia perso molti consensi.
- Consensi? - chiese stupito il figlio di Odino. - Ero convinto che il problema fosse non aver ucciso giganti, scatenato violenti uragani, ispirato ballate epiche.
- Non è questo il problema. Anzi devo aggiungere che sono un assiduo lettore delle opere ispirate alle sue gesta. Le conservo a casa, nella mia libreria personale, ma sapendo che oggi sarebbe venuto in questo ufficio le ho portate con me. Sarebbe così gentile da autografarle? Scriva a Erik Vakund, con affetto Thor
Il Tonante autografò i poemi presentatigli dal suo interlocutore, senza per questo perdere di vista il motivo della sua visita.
- Mi stava dicendo che il mio operato non viene valutato in base alla produzione poetica che le mia gesta hanno ispirato.
- Infatti. Quella era la vecchia procedura. Penso che l’abbiano modificata perché da un po’ di tempo non vengono prodotti poemi epici di valore.
- Come la canzone dei Nibelunghi?
- Per esempio.
- Cosa prevede la nuova procedura?
- Oggi esaminiamo i sacrifici che gli umani compiono come atto di devozione nei confronti degli dei. - rispose Erik Vakund.
- Purtroppo, - continuò il burocrate - non risultano sacrifici in suo onore da oltre otto secoli.
- LEI MI STA PRENDENDO IN GIRO, - tuonò il figlio di Odino alzandosi in piedi.
Per la prima volta da quando era iniziato il loro colloquio Erik Vakund riconobbe in quel dio, sconfitto dai secoli e dalla storia, il guerriero che in tempi remoti era stato il baluardo di Asgard... e ne ebbe paura.
- Non mi permetterei mai, - rispose il burocrate con voce sommessa, - è tutto scritto nel suo fascicolo. Prego, legga pure.
- NON FINGA DI NON CAPIRE. SA BENE CHE DA SECOLI GLI UOMINI OCCIDENTALI NON SACRIFICANO AGNELLI AGLI ALTARI DEGLI DEI.
- Lei ha ragione, - ammise il burocrate - mi sono spiegato male e le chiedo scusa se, inavvertitamente, l’ho offesa. In questo ufficio il termine sacrificio viene usato in senso lato.
- Come sarebbe a dire? - chiese il dio del tuono.
- Le nuove procedure hanno introdotto molte tipologie di sacrifici, di cui quella che lei ha citato è quella, come dire, più teatrale.
- Io avrei detto più tradizionale.
- Certamente, più tradizionale. Come lei ha detto non ci sono molti che ancora sacrificano agnelli sull’altare degli dei. Per questo motivo stiamo estendendo il concetto di sacrificio.
- Si spieghi meglio.
- Gli uomini dicono che chi rinuncia ai propri averi per dare tutto ai poveri fa un sacrificio, chi lascia il proprio paese per fare il medico tra i poveri del terzo mondo fa un sacrificio e noi ci stiamo adeguando.
- Da quando sono gli dei ad adeguarsi agli usi degli uomini?
- I tempi cambiano e noi stiamo cambiando per stare al passo coi tempi. È triste ammetterlo, ma è necessario, nell’interesse di tutti.
- Non di tutti, solo agli dei che parlano di pace, amore e fratellanza a scapito della stirpe più antica, quella degli dei guerrieri, la stirpe di mio padre Odino, di Zeus e di Khali.
- In effetti quando fu approvata l’estensione del concetto di sacrificio ci fu chi evidenziò questo problema e avanzò delle altre proposte.
- Quali proposte?
- Se ha un attimo di pazienza le faccio vedere con i suoi occhi.
Erik Vakund si alzò e si diresse verso la parete alla sua destra dove c’era una libreria ricca di fascicoli e manuali. Esaminò velocemente i testi conservati negli scaffali e ne estrasse un libricino.
- Ecco, - disse porgendoglielo - questo è l’elenco completo dei sacrifici che utilizziamo per valutare l’operato degli dei. Ciò che le interessa si trova al primo capoverso di pagina ventitre . Come vede c’è l’approvazione delle più alte autorità in materia. C’è la firma di Om in persona.
Il dio del tuono lesse ad alta voce.

Comma 33: saranno considerati sacrifici ad una divinità tutti gli atti violenti che siano compiuti nel nome della summenzionata divinità. Tra questi sono incluse le torture fisiche e psicologiche eseguite su uomini e animali e/o atti eseguiti allo scopo di terminare la vita di uomini e animali.

- Interessante, - disse il figlio di Odino... e continuò a leggere.

Comma 34: saranno considerati sacrifici ad una divinità tutti gli atti violenti che siano compiuti da esseri umani convinti di essere la summenzionata divinità. Tra questi sono incluse le torture fisiche e psicologiche eseguite su uomini e animali e/o atti eseguiti allo scopo di terminare la vita di uomini e animali.

- Non capisco, - disse pensieroso.
- Il comma 34? In effetti è molto controverso. Molte divinità non erano favorevoli alla sua introduzione, d’altra parte è un ottimo strumento per valutare l’operato degli dei che inducono gli uomini alla pazzia, che, bisogna ammetterlo, stanno facendo un ottimo lavoro.
- Se ho capito bene, - sorrise amaramente il dio del tuono, - per voi sono sacrifici le rinunce ai propri averi in favore dei poveri, le torture e le morti inflitte da chi crede di essere un dio e chissà quanti e quali altri sacrifici non convenzionali.
- Le nuove procedure contemplano una casistica molto ricca.
- Sembra che tutte le divinità abbiano trovato il modo di far risultare che qualcuno stia compiendo dei sacrifici per loro.
- Non proprio tutti, - gli rispose il burocrate porgendogli nuovamente il suo fascicolo.
Il dio del tuono lo aprì e iniziò a leggere. Lesse delle sue imprese eroiche, delle battaglie, delle vittorie. Ancora una volta si ricordò di quanto un tempo fosse stato potente e ammirato e di quanti anni fossero passati da allora. Una nota in rosso nell’ultima pagina del suo dossier evidenziava che da otto secoli nessuno compiva sacrifici in suo nome. Il dio restituì il dossier che sanciva la sua definitiva caduta.
- È sicuro che non ci siano errori? - domandò.
- Sicurissimo.
- Non è mai capitato che il suo ufficio non abbia conteggiato qualche sacrificio?
- Mai.
- È sicuro che sia aggiornato?
- Certissimo, - rispose il burocrate guardando il suo orologio - l’ho stampato un’ora fa, poco prima che lei entrasse nel mio ufficio. - Potrebbe eseguire un ulteriore controllo? - chiese il figlio di Odino
- Non sarebbe necessario, ma se lo desidera..
Il burocrate riaccese il computer, si collegò agli archivi centrali e cercò il dossier del dio del tuono.
Erik Vakund sgranò gli occhi, incapace di nascondere la propria sorpresa. Il dossier era stato aggiornato. Il sistema aveva registrato venti sacrifici a carico del figlio di Odino. Il primo era stato eseguito alle 10.10, l’ultimo alle 10.45.
Guardò per un attimo la lista delle pratiche da sbrigare prima del termine della giornata. In base alle procedure approvate con delibera n. 123/05 del 5 Novembre 2005 grazie agli ultimi venti sacrifici l’operato del dio non poteva più condiderarsi inadeguato al suo rango. Il burocrate sapeva che non gli restava che comunicargli la novità e congedarlo con qualche frase di circostanza, ma non riuscì a trattenere un sospiro pensando a ciò che significavano per lui questi sacrifici giunti in extremis. Se fossero stati eseguiti ventiquattro ore prima avrebbe potuto disdire l’incontro e chiudere la pratica allegando una nota e la versione aggiornata del dossier di Thor. In questo caso avrebbe dovuto seguire una procedura più macchinosa, approvata anch’essa con delibera n. 123/05 del 5 Novembre 2005. Erik Vakund era tenuto a redigere un rapporto dettagliato del colloquio con il dio del tuono e sulle ragioni per cui stava chiudendo la pratica.
- Mentre stavamo parlando il suo dossier è stato aggiornato.
- Può ripetere? - Mentre stavamo parlando qualcuno ha eseguito dei sacrifici a suo carico. Venti, per la precisione. Al momento non sono in grado di darle maggiori dettagli. Dovrò svolgere delle ulteriori indagini, lei mi capisce? - Ritiene che esista la possibilità che quei sacrifici non siano validi? - No! Questo lo posso sicuramente escludere. I sacrifici sono validissimi. Bisogna solo appurarne la natura, l’identità dell’autore e se le ha richiesto qualche favore particolare, richiesta che sarà nostra cura comunicarle. Si tratta di procedure standard. In ogni caso la sua situazione è chiarita. Le invierò in giornata la comunicazione ufficiale che non sussistono più le ragioni per cui lei è stato convocato.
- Quindi il mio operato è soddisfacente? posso stare tranquillo?
- Certo, almeno fino alla prossima valutazione.
Il dio del tuono lasciò l’ufficio del burocrate. Erik Vakund si affacciò alla finestra e lo vide allontanarsi pensieroso verso casa.
- Chi mi ha salvato? - si chiese il figlio di Odino.
- Chi lo ha salvato? - si chiese il burocrate.

Quella mattina, in un campeggio della costiera Cilentana, a pochi chilometri da capo Palinuro, un ragazzino aveva aspettato che suo padre montasse la veranda, poi era corso a giocare ai super eroi contro i mostri cattivi. Aveva distribuito ai suoi amici i picchetti rimasti inutilizzati, ma aveva tenuto per sé il martello. Finito il gioco era corso a tuffarsi tra le onde insieme a loro, ma prima aveva riposto martello e picchetti nella veranda, accanto al suo fumetto preferito. Uscendo aveva lanciato uno sguardo fugace alla copertina: “ Marvel Comics presenta: Il Mitico Thor”, ed era partito di corsa verso il mare, passando accanto al terreno dove aveva ucciso i mostri cattivi, il terreno su cui giacevano le carcasse di venti scarafaggi.



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