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lavoro pubblicato venerdì 4 maggio 2007
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

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PRIMAVERA METROPOLITANA

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 842 volte. Dallo scaffale Fantasia

PRIMAVERA METROPOLITANA Le voci disperse della mite primavera annunziano giorni diversi. S’odono venire a frotte sull’ali del vento elettric...

PRIMAVERA METROPOLITANA Le voci disperse della mite primavera annunziano giorni diversi. S’odono venire a frotte sull’ali del vento elettrico ,aggrappate alle antenne radiotelevisive piantate sopra i pigri grattacieli ove impiegati e inquilini albergano grattandosi il capo seduti cercando di risolvere annosi confusi problemi . Scherzano gli zefiri tra l’erbe gialle intossicate dallo smog delle auto in fila sull’alture della collina teschio che sogghigna soddisfatta innanzi al mare in tempesta. Rifioriscono le fronde sugli alberi scheletrici dagli occhi spaventati nel buio dei giorni uguali ,soli in mezzo al cemento. Tendono le timide foglie alla brezza dei zefiri baffuti solcanti i mari e i colli bruni migrando di nazione in nazioni tornano le rondini e non trovano più nidi ove covare le uova. Febo con una flebo al braccio scioglie le nevi dai monti . Corrono le parole rotolano sui ripidi pendi insiemi ai stambecchi ai giovani cervi ,alle marmotte dagli occhietti semichiusi , dalle lepri dalle orecchie a sventola , dalle serpi striscianti sinistre tra le rocce freddi di questa stramba primavera. Le maestose guerce signore dei silenzi degli orfici boschi scuotono gli intrigati rami dal gelo che li copre, accogliendo all’ombra loro il misero pellegrino in cerca di pace ,il pastore stanco salito sui monti per la transumanza. I campi fioriti bruciati dalle piogge acide delle fabbriche sono un letto di morte per gli uccelli in cerca di cibo. Perfino lo spaventapasseri del campo dei papaveri ha cambiato lavoro è diventato marinaio sciacqua e pulisce la nave da cima a fondo perdendo paglia dai calzoni rotti felice del suo nuovo impiego sorride ai gabbiani che lo salutano mentre lui lavora. L’amata pastorella vaga disperata per la città dopo aver subito violenza da un banda di teppisti in un giorno di festa in una stazione oscura della metropolitana , confusa cammina senza meta , fermata dopo fermata narrando ad ogni persona che incontra la sua tragica disavventura, ironia della sorte la cosa desta solo ilarità sembra non interessare a nessun passeggero . Alcuni matti la seguono suonando vari strumenti ma lei non più certa d’ essere viva. Migrano le greggi in tuta mimetica per i pascoli seguite a distanza da un cane in motocicletta , alcune pecorelle con le cuffie all’orecchie ascoltano musica dance, altre copulano , altre ancora sono rapite dal lupo per essere vendute a buon prezzo al mercato generale. La follia non ha un volto ,non ha confini non invita nessuno a pranzo ella è già in te figlia e madre del tuo creare. Navigatore dolente diretto per lidi lontani , onda su onda sfidando l’avversa sorte , solcando mari di sapienza, di carità , giustizia contro tempeste ed ingannevoli uragani , insidie e mali nel giungere su siti sconosciuti ,luoghi d’inenarrabile bellezza , navigatore che navighi in questo oscuro web in cerca di piaceri di versi nuovi , d’amori novelli , fermati ed ascolta il canto doloroso della dolce pastorella, ferita nell’onore. Del suo bel viso cinto d’aura e sogni che ha fatto innamorare generazioni di uomini illustri , di miti pastori , d’artisti di strada, di giullari , d’impiegati , di poeti dall’usato nome simile al verbo che incarna l’amore in nome dell’ arte cercata per calle e contrade. Controverso viso libertà rincorsa lungo i prati della nostra infanzia nome breve e intenso dal suono melodioso quasi materno che annuncia nuovi amori , emozioni , esperienze semiotiche che rendono giovane l’animo nell’ascoltare il suo naturale essere sogno d’un mattino di primavera.


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