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lavoro pubblicato sabato 24 febbraio 2007
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

tempi moderni

di maxwell. Letto 934 volte. Dallo scaffale Generico

Di cosa realmente ho bisogno per vivere? Quali sono i reali bisogni primari dell'uomo? Ci penso e ci ripenso, ma proprio attentamente, spremendomi le ...

Di cosa realmente ho bisogno per vivere? Quali sono i reali bisogni primari dell'uomo? Ci penso e ci ripenso, ma proprio attentamente, spremendomi le meningi. E subito assisto ad un incontro di wrestling nella mia testa. Pensieri contrastanti si buttano al tappeto vicendevolmente. Ed io assisto allo spettacolo seduto in poltrona, come un fan appassionato della lotta. Mancano solo i popcorn. Ma cosa dico? I popcorn sono più da cinema. Una birra la vedo più indicata per l'occasione, o almeno è questa l'immagine in testa alle classifiche degli standard culturali. Il fatto è che nell'era consumistica che viviamo, tutto sembra essere primario, indispensabile, più che necessario. Il telefonino, la macchina alla moda, l'ultimo modello trandy di occhiali da sole, gli occhiali in genere, ( oggi li porta anche chi vede dieci decimi ), le scarpe giuste, il look giusto, persino le frasi giuste, ( tre e solo tre ma studiate a pennello per essere fashion ). Siamo proprio una bella società di m-arionette. Il trattino non è un errore. E' che stavo per scrivere minchioni. Ma che vivi fuori dal mondo? Scusate, era un pensiero che al momento aveva la meglio su chissà quale altro pensiero. Cerco di recuperare un angolino insonorizzato nella mia testa, dove poter riflettere e magari dipanare questo enorme groviglio di contraddizioni. Ho bisogno dell'aria per respirare. E quella al momento, nonostante le innumerevoli contaminazioni, non manca. Ma chissà che un giorno non ci troveremo a passeggiare per strada muniti di bombola di ossigeno. Sono troppo pessimista?Chiedo scusa, volevo essere spiritoso. Ho bisogno di cibo per mangiare. E quello, ringraziando il Signore, nonostante le innumerevoli adulterazioni che hanno subito i prodotti che madre natura ci dona, non manca. Parlo ovviamente di me, visto che ad altre latitudini c'è chi non direbbe lo stesso, anzi sarebbe disposto a mangiare anche solo le adulterazioni. Poi cos'altro? Ah, acqua da bere. A proposito, mi è venuta un pò sete. Mi si è seccata la gola a furia di........che stupido che sono, come se stessi parlando. Adesso bevo un bel bicchiere di acqua Gaudianello. Eh si, perchè l'acqua che esce dal rubinetto fa cagare. Anche in questo caso, un velo di imbarazzo ammonisce la mia ironia del cazzo, se penso alla gente che muore nel mondo proprio per l'assenza d'acqua, risorsa davvero primaria per la sopravvivenza dell'organismo. Ovviamente ho bisogno di soldi per comprarmi da mangiare e da bere. E non solo. Ho bisogno di soldi per vestirmi e per vivere in una casa quanto meno dignitosa. E ho bisogno di tanti soldi, perchè tutto costa e anche caro. Dunque devo lavorare. E devo essere vigile, affinchè il sistema non mi schiacci riducendomi ad una pila. Una volta si diceva che il lavora nobilita l'uomo. Non credo di aver mai capito bene il senso di queste parole. Lavoro da tanti anni, dunque dovrei sentirmi più che nobilitato e invece non sento niente. Cosa dovrei sentire? Quali sono i sintomi dell'essere nobilitato? Non riesco a non pensare ai ripetuti sforzi fatti per non essere disumanizzato dal lavoro. Eh si, perchè siamo chiamati a produrre senza sosta, quasi fossimo delle macchine disumane. Bisogna incrementare i fatturati, moltiplicare il gruzzolo, in modo da mantenere imperturbate e ben distinte le due fazioni: il ricco e il povero. MA NON DOBBIAMO MORIRE TUTTI? E le altre domande dove sono finite? Parlo di tutti gli interrogatvi intimi tipo: Che ci faccio qua? Qual è il senso della vita? Cose di questo genere. Tutte queste domande sono andate dimenticate o ci siamo dati ad una sorta di ubriacatura per non pensare? Non capisco. Davvero non capisco. Mi guardo attorno e mi accorgo di essere stato brutalmente spogliato della mia condizione umana. Prima di me, per la società contano i miei titoli e la posizione che ricopro all'interno di essa. L'altro giorno, ho incontrato un amico che non vedevo da tempo. Prima nacora di chiedermi come stavo, il suo interesse è andato al lavoro che svolgo. Abbiamo chiacchierato per circa dieci minuti e per tutto il tempo una vocina dentro di me urlava: Ma io non sono il mio lavoro. Nè i soldi che guadagno o a quale livello della scala gerarchica la società mi colloca possono raccontare chi sono io. Una pubblicità di qualche tempo fa recitava: Fermate il mondo, voglio scendere. Per quanto alcune volte la tentazione sia forte, io non voglio nè posso uscire dal mondo. E poi, prima o poi, la morte penserà a questo. Voglio solo provare a capire come intrufolarmi in questo meccanismo perverso senza esserne travolto, schiacciato, violentato. L'altro giorno ero in metropolitana e i discorsi di alcune persone hanno catturato la mia attenzione. Non ci posso fare niente, sono un inguaribile curioso. Ma non del pettegolezzo o del gossip. Quello lo lascio fare agli esperti del settore che riempiono pagine e pagine dei magazine più in voga. Ma poi di che? Delle vacanze delle veline? Del ritorno di fiamma tra la Ventura e Bettarini? D'aria? Del nulla? Va beh, in sintesi la frase che metteva d'accordo i signori in metropolitana era la seguente: I tempi sono cambiati. Allora mi chiedo, ma cosa vuol dire che i tempi sono cambiati? Subito mi torna in mente una riflessione adolescenziale. Da ragazzino, mi chiedevo come mai il passato acquistava nel ricordo, nei miei ricordi, un valore nostalgico? Allora, il passato mi appariva sempre come un tempo felice rispetto al presente. Mi viene in mente una riflessione di Einstein che recita così: Un uomo contento è troppo soddisfatto del presente per pensare al futuro..........( o al passato, aggiungo io ). Mi sa che non ero tanto contento a quei tempi. Ed ora sono contento? Diciamo che mi difendo meglio di allora. Rivisito sempre meno il passato. I tempi sono cambiati. Certo tutto cambia. Tutto è in continuo divenire. Come diceva Eraclito: Non possiamo mai bagnarci due volte nella stessa acqua. Ho appena finito di leggere una singolare autobiografia di Albert Einstein. Si tratta di una raccolta di lettere e riflessioni dello scienziato, datate a partire dai primi del novecento, fino alla metà del novecento. Gli argomenti trattati sono i più diversi: la morte, la pace, la guerra, l'uomo nella sua vera essenza...........un vero e proprio viaggio introspettivo, direi. Era la prima volta che mi capitava di leggere qualcosa su Einstein che non riguardasse la ricerca scientifica, ma volta esclusivamente a delineare i tratti del pensiero di un uomo davvero geniale. Leggendo, ho notato che ciò che era cento anni fa è rimasto immutato, forse esasperato, fino ad oggi. Einstein lamenta una sfrenata e insensata corsa dell'uomo verso il potere, la fama, i soldi......................apparire prima di essere..................tutti i vantaggi di avere un nome famoso...................e le speculazioni di sempre. Allora, ancora una volta, mi chiedo: cosa intendiamo quando diciamo che i tempi sono cambiati? Certo, abbiamo assistito e contribuito ad uno sviluppo tecnologico senza eguali. Oggi maneggiamo aggeggi sofisticati, impensabili fino a cinquanta anni fa. Abbiamo accorciato le distanze tra i continenti..........................forse manca l'unico vero e importante cambiamento: l'evoluzione intima e spirituale dell'uomo. E allora ancora una volta mi chiedo: di cosa realmente ho bisogno per vivere?


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