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lavoro pubblicato venerdì 23 febbraio 2007
ultima lettura venerdì 25 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Albert e Mark

di Vito Rubino. Letto 883 volte. Dallo scaffale Pulp

Mitragliatrici di pioggia crivellavano stanchi muri, come condannati a morte senza ultimo desiderio. Albert correva, inseguito dai suoi pensieri, più...

Mitragliatrici di pioggia crivellavano stanchi muri, come condannati a morte senza ultimo desiderio. Albert correva, inseguito dai suoi pensieri, più rabbiosi di pitbull affamati. Mark, il buon vecchio Mark, l’amico e lo scudo dai tempi delle merendine, lo aspettava rinchiuso nel suo cappotto nero e consunto, sotto cadenti portici incrinati come vecchie schiene d’immigranti muratori. Gli occhi di Albert trasudavano rabbia. Gli occhi di Mark quelli di una nonna che con il pollice insalivato ti smacchia il sugo secco dalla bocca. Albert si fermò nella visione di Mark. Si fermò ed ascoltò. “La verità è che non ci puoi fare niente. Le cose succedono. Le cose non succedono. Per quello che sei stato, che sei e che sarai, rimani un agglomerato di particelle che vive in un sistema di cose miliardi di volte più grandi di lui. E ne sei parte. L’illusione ti da speranza. La disillusione t’abbatte. E mentre fai su e giù su questa altalena, sei come un bambino trasognato, che aspetta che la grande madre lo porti finalmente a casa, dove i muri profumano di biscotti, dove nessuno può fargli più male, dove la pace, finalmente, è l’unico suono esistente” Nella testa di Albert suoni e trambusti fecero breccia, trafiggendo corazze d’inutile dolore. La voce d’una vecchia urlava con ruvida grazia il suo nome, un pallone taceva i suoi rimbalzi, schiamazzi si chetavano al tintinnio di posate metalliche sul coccio. Albert e Mark camminarono vicini in un unico pensiero, quello di una zuppa calda mescolata da densi racconti invernali. © Vito Rubino 2007


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