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lavoro pubblicato mercoledì 14 febbraio 2007
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il consacrato - cap 03

di Leonardo Colombi. Letto 1081 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 3 : Ricostruendo il puzzle Helge si sedette e osservò il proprio piatto combattuto dal desiderio di mangiare quanto preparato dal ...

Capitolo 3 : Ricostruendo il puzzle Helge si sedette e osservò il proprio piatto combattuto dal desiderio di mangiare quanto preparato dal suo ospite e dal pensiero di assecondare le suppliche del proprio stomaco ancora scosso. “Ma non ricordi proprio niente?” chiese di nuovo Balrog. “Purtroppo no…è come se fossi…come dire…vuoto…” “Uhm…in effetti hai bevuto molto…vediamo…da dove cominciamo…ti ricordi del pub? Della tipa che ti sei fatto?” “…” Stupore, dubbio e poi volto accigliato: “la tipa che ti sei fatto?” si chiese silenziosamente Helge. Io? Proprio non ricordava…si sforzò ma nulla riemerse. Scosse la testa, un po’ vergognandosi nell’ammettere che non si ricordava minimamente dell’accaduto. “Beh, era carina…peccato averla trattata in quel modo barbaro…pensavo che voi seguaci della Luce aveste un po’ più di rispetto per la vita altrui…” disse con serietà il demone. “Perché? Come l’ho trattata?” chiese stupito e preoccupato al contempo l’uomo mentre con la forchetta tastava il cibo sul piatto. Aveva paura di apprendere la verità visto il dubbio, palese, che il demone aveva creato in lui con quella domanda. Ma al contempo era curioso e voleva conoscere cosa era accaduto. Altrimenti non avrebbe chiesto proprio nulla al tipo in jeans e camicia che gli sedeva di fronte: non indossava gli stessi vestiti alla moda che gli aveva visto addosso la sera prima (almeno questo lo ricordava) ma ugualmente non perdeva il proprio fascino e la propria eleganza tipica di un essere totalmente votato all’apparire come egli era. “Praticamente vi siete scolati più di qualche drink, avete parlato un poco e poi vi siete spostati fuori dal locale e lì l’hai quasi…beh, sì…l’hai più o meno violentata…” Per poco il boccone di uova e bacon non gli andava di traverso. Helge tossì per lo stupore e lo shock della rivelazione ma ugualmente si sforzò di mantenere il controllo. Poi, angosciato e temendo il peggio, chiese maggiori spiegazioni. “Diciamo che tecnicamente lei ci stava, solo che hai calcato la mano, l’hai forzata…ovviamente era ubriaca forte anche lei…come possiate aver così poco rispetto per il vostro fisico e abusare in modo simile dell’alcol proprio non me lo spiego comunque…in ogni caso, dopo un po’ che eravate nel vicolo l’hai legata ad un muro con catene magiche e te la sei scopata…” Helge assimilò le parole del demone in silenzio, cercando di ricordare… Registrò anche il particolare delle catene magiche intenzionato a tornare sull’argomento in un secondo momento. Era da molto infatti, dal giorno della diagnosi, che l’uso della magia era per lui qualcosa di ostico e doloroso, una pratica che gli costava enorme fatica per ottenere risultati nemmeno lontanamente paragonabili al potere che era in grado di esercitare quando ancora era al servizio della Luce. In ogni caso, a questo avrebbe pensato poi. Non che la cosa non lo sorprendesse, semplicemente era molto più sconvolto dalla rivelazione precedente. “Va bene, ammettiamo anche che io abbia fatto tutto questo…che l’abbia costretta a… a far l’amore contro voglia anche se lei…come hai detto tu…in un certo senso ci stava…” “Tecnicamente si” confermò Balrog prima di bere un po’ di succo d’arancia. “Ok..tecnicamente ci stava…ma…come dire…le ho fatto del male? Voglio dire…” “No, tranquillo…l’hai solo lasciata appesa per un poco al muro prima di sciogliere le catene e poi te ne sei andato. Non l’hai picchiata, questo no. Ma comunque non hai avuto rispetto per lei. Anzi, ti sei comportato come una bestia…fortuna che era ubriaca…” “Capisco..” udito questo, Helge si sentiva appena appena un po’ sollevato. Provava profonda vergogna e un’assurda indignazione per se stesso e per il proprio comportamento “… per fortuna non le ho fatto di peggio... Dannazione! Come ho potuto? Come..” “Ma di che ti preoccupi, scusa?” Helge lo guardò senza capire cosa intendesse l’altro. “Era un’umana, un essere inferiore a noi. E per di più ubriaca. Una persona senza valori, senza rispetto per se stessa e senza null’altro in mente che divertirsi!” “Ma cosa diamine stai dicendo? Gli umani non sono inferiori a noi e in ogni caso avrei dovuto comportarmi diversamente…” “Sarà…ma non si possono negare gli istinti…” “Oh, ti prego risparmiami…parlare con te di queste cose è inutile. Piuttosto, dimmi: è stata lei a farmi l’occhio nero e a procurarmi questi lividi?” portandosi la mano al volto si toccò la mascella. “No” rispose l’altro “quello è successo al chiosco”. “Quale chiosco?” Balrog sorrise “Ma allora non ricordi proprio niente?” “No…in ogni caso…ma tu dov’eri? Mi hai spiato per tutto il tempo senza fare nulla?” “Ehi, ehi…mi hai piantato in asso dentro il pub e io sono venuto a cercarti. Ho visto che ti stavi dando da fare e ti ho lasciato libero di agire come meglio credevi. Non dimenticare che sono un demone ed io le rispetto le libertà altrui…non come voi della Luce…” “Che vorresti dire?” “Che noi del Vuoto siamo i veri difensori della libertà, del libero arbitrio mentre voi della Luce, voi sedicenti illuminati servitori della causa del bene non fate altro che intromettervi nella vita degli umani, non fate altro che dettare principi morali ed esercitare una malsana influenza sul destino delle genti..” “Sono menzogne, e lo sai. Noi agiamo solo per riparare alle vostre azioni, alle tentazioni che inducete nelle persone, al danno che create all’equilibrio del mondo. Siete voi per primi ad traviare gli umani e a spingerli alla ricerca di piaceri e bisogni illusori…siete voi che li portate ad esercitare libertà nocive o a ricorrere alla violenza e noi tentiamo solo...” “In ogni caso io non ho violentato nessuno” constatò vigliaccamente il demone usando gli eventi della notte precedente per mettere con le spalle al muro il suo interlocutore. Helge tuttavia lasciò perdere preferendo evitare di farsi coinvolgere in una discussione sulle azioni della Luce e delle Tenebre. Non gli piacque l’accusa che palesemente l’altro gli aveva rivolto (da che pulpito poi..) ma per il momento preferì cambiare discorso soprattutto perché un tipo come Balrog, un demone, non avrebbe mai e poi mai potuto cambiare né il proprio modo di pensare e di guardare al mondo né tanto meno la propria natura di servitore delle tenebre e del vuoto. “Lasciamo perdere questi discorsi…piuttosto spiegami cos’è successo dopo…” “Come vuoi. Dopo aver lasciato quella povera ragazza a chiedersi che male avesse fatto per meritarsi un simile trattamento..” “Ehi, dacci un taglio…ero ubriaco…” “E questo ti giustifica, forse…?” “No, non mi giustifica…” Helge dovette ammetterlo “..dovrò trovarla…e scusarmi…spiegarle…rimedierò, stanne certo…ma per adesso smettila con le tue insinuazione e prosegui con il resoconto” Balrog sorrise interiormente, parzialmente soddisfatto, ma all’esterno non fece trapelare alcunché. Indubbiamente traeva piacere nell’osservare il suo ex-nemico caduto così in basso e coperto di vergogna per delle azioni che nemmeno ricordava di aver compiuto. “Dopo averla lasciata ti sei diretto verso l’auto e stavi per andartene chissà dove. A casa suppongo. Per fortuna sono arrivato a fermarti appena in tempo prima che ti mettessi al volante: chissà cosa avresti combinato…Avresti potuto far del male a qualcuno sai? Un atteggiamento davvero irresponsabile per un guerriero della luce…” Helge batte un pugno sul tavolo: spazientito dalle continue sfrecciatine del demone lo fulminò con lo sguardo. “Ok, ok…la smetto…ma proprio non ricordi nulla?” Il guerriero della luce decaduto scosse la testa mentre con le posate inforcava un altro pezzo di bacon pronto a portarselo alla bocca. “Dunque, stavi per metterti al volante quando sono arrivato a fermarti. Poi mi sono seduto alla guida e siamo partiti per tornare a casa. Durante il tragitto però sei stato male e ci siam dovuti fermare nei pressi di un chiosco, sai, uno di quei capanni a margine della strada in cui vendono panini e bibite anche a notte fonda…” L’altro annuì. “Beh, ci siamo fermati lì vicino e tu hai vomitato anche l’anima…eri proprio sbronzo sai…in auto non hai fatto altro che vaneggiare e sputazzare ovunque…bisognerà pulirla per bene prima di usarla di nuovo…comunque… ti sei fiondato fuori dall’auto e hai vomitato a margine della strada…ed io nel frattempo mi sono diretto verso il chiosco per prenderti un caffé…” “Carino da parte tua: davvero un perfetto esempio di demone altruista!” “Spiritoso! Lo sai che ci tengo a te…” e nel pronunciare queste parole mascherò abilmente la malvagità che esse sottintendevano facendo in modo che nulla trasparisse dal suo viso e dai suoi occhi anonimi. “Comunque…sono andato al chiosco a prenderti il caffé quando tu ti sei rialzato e ti sei diretto verso di me e gli altri che si stavano tranquillamente gustando il loro panino…e…” per un poco smise di parlare mentre beveva un altro sorso di succo lasciando Helge a smaniare in attesa di sapere la verità su quanto era accaduto in seguito. “…e poi ti sei messo ad insultare tutto e tutti, a distribuire calci e pugni vaneggiando di mostri e demoni…l’alcol ti aveva dato alla testa evidentemente…all’inizio i tizi hanno cercato di evitarti ma poi sei diventato incontrastabile…hai iniziato a tempestarli di colpi…eri una furia incontrollabile…” “Cazzo!” “Eh si! Li hai proprio pestati di brutto, con la ferocia tipica di voi guerrieri…non hai risparmiato nessuno…addirittura hai sollevato un panca e ti sei accanito con uno di essi finito a terra…” “Cazzo!” Helge si mise le mani nei capelli e comprese di aver davvero superato il limite, di essersi spinto troppo oltre mentre di fronte a lui il demone, tranquillo, continuava a sorseggiare il proprio succo all’arancia.


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