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lavoro pubblicato mercoledì 31 gennaio 2007
ultima lettura martedì 13 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Oggi sposi -seconda parte-

di Ciro Ascione. Letto 1196 volte. Dallo scaffale Racconti

La strada che separa l'albergo da casa di mia cugina è un misto veloce di curve e saliscendi che mio padre ed i suoi cento cavalli affrontano con agil...

La strada che separa l'albergo da casa di mia cugina è un misto veloce di curve e saliscendi che mio padre ed i suoi cento cavalli affrontano con agilità. Come al solito arriviamo in anticipo. L'accoglienza ci viene data da un gruppo di zie che inglobano mia madre per portarla a subire tutte le piccole e grandi torture a cui una donna deve sottoporsi prima di presenziare a qualunque cerimonia (trucco, parrucco e scelta di futili ma indisepnsabili accessori da abbinare al vestito). Mio padre si aggrega ad un inutile conversazione su non mi ricordo cosa con gli altri uomini abbandonati dalle proprie mogli. Io non rientrando in nessuna delle categorie precedenti rimango a guardare i miei cuginetti che giocano alla playstation su un televisore LCD a 36 pollici. Il gioco è di una violenza spettacolare e ne vengo rapito. Mentre sono lì con la mia armatura ammaccata dai colpi subiti, lo spadone a due mani sporco del sangue di quelli a cui sto cercando di esportare il concetto di democrazia una mano sulla spalla mi fa gelare il sangue. Mi giro di scatto pronto a tagliare una nuova testa ma di fronte a me non c'è Saddam Hussein scappato da Guantanamo con la voglia di farmela pagare ma solo Elio, il marito di mia cugina, che mi invita a fare un giro con lui a Montecatini prima di andare a prendere le pizze per il pranzo. Immaginando che, nonostante il vento, quattro passi mi avrebbero fatto bene, accetto volentieri e lo accompagno a prendere la macchina. Come al solito la mia immaginazione è molto lontana dalla realtà. Infatti l'unica a camminare è stata l'auto che ha percorso ogni via della nota località normale fino a quando Elio mi dice “siamo arrivati” e si ferma davanti ad una pizzeria. L'auto ed io tiriamo un sospiro di sollievo. La vetrina della pizzeria è lucida e ci si può specchiare. Lo faccio. Mi accorgo che tutto il lavoro che lo shampoo, il phono ed io avevamo fatto per trasformare i miei capelli da una massa di ricci informi ad una composta e coccolosa morbidezza è stato distrutto dal vento. Mentre penso ad una soluzione le pizze sono pronte. Torniamo a casa. Insieme a noi arriva anche Mario, lo sposo, che mentre divora una fetta di pizza grande come un foglia A3 mi suggerisce di passare da con lui dal barbiere per farmi dare una sistemata ai capelli. Accetto. Siccome parecchio tempo mi divideva dall'avere di nuovo una capigliatura accettabile mi metto a giocare alla playstation con il mio cuginetto Pasquale, detto Paki, ansioso di farmi vedere il videogioco del Wrestling. Inutile dire che mentre lui dimostrava un ottima coordinazione oculo-motoria ed una strabiliante memoria nel ricordarsi per ogni personaggio la combo giusta, io annaspavo schiacciando dei tasti a caso sul joypad e guardavo il mio omino a cui venivano inflitte le più atroci sofferenze. Mario mi chiama, io ed il mio omino smettiamo di soffrire e Paki di sentirsi un piccolo Dio. Il piano è semplice: fiori, zia con i fiori a casa della sposa, barbiere, albergo e come tutte le cose semplici non lo è mai. Il fiorario, con cui avevamo appuntamento alle due, alle due e mezza non era ancora aperto. Mio cugino leggermente infastidito dalla cosa se la prende prima col “pat' a' turc o pat' e' tutt' e' turc'” tipica figura partenopea, poi con la “maremma hagna” ed infine siccome il toscano è il padre dell'italiano con la “Madonna....” e non continuo perchè almeno per la Madonna ho rispetto. Mia zia scoppola Mario ricordandogli che fra poche ore sarebbe stato in una chiesa. Decidiamo di andare dal barbiere. Veniamo accolte da tre ragazzine festose e più contente dello sposo per l'imminente matrimonio. Iniziano ad armeggiare con ogni sorta di agenti chimici sui nostri poveri capelli. Dopo un po' la ragazza che cura la mia immagine tira fuori un apparecchio sorprendente e pochi secondi dopo sulla mia testa ruotano ad intervalli regolare ed altezze diverse tre lampade che emanavano un caldo bestiale. Rimango un paio di minuti a sentirmi il centro di un piccolo sistema solare al contrario al termine dei quali i miei capelli sono una scultura in spuma-gel-resina indistruttibile da qualunque agente atmosferico. Fatto ciò ripassiamo dal fioraio. Fortunatamente aperto, mia zia non avrebbe retto un altra bestemmia e la testa di Mario un altra scoppola. Con una guida degna di mio padre le tappe fioraio-casa sposa e casa sposa-albergo sono una pura formalità per la 106 di mio cugino. Arrivo non saluto nessuno e vado di corsa a cambiarmi. Durante la corsa verso l'ascensore per rispondere ad un mio zio mi distraggo ed inciampo in un gradino cadendo malamente. le frasi che riesco a sentire sono tre “Milanes' nun sì propr' bbuon” “Ciro ti sei fatto male?” “Muoviti che sei in ritardo” a cui prima di sparire in ascensore rispondo “O' Zi' nun scassà o cazz'” “No mamma” “Minchia pà a momenti morivo e tu pensi al ritardo”. Mentre l'ascensore mi porta al terzo piano sento un ginocchio gonfiarsi. Arrivo in camera. Mi cambio. Cinque minuti e sono di nuovo nella hall ma questa volta bello come il sole ed un ginocchio palpitante. Si può partire per andare in chiesa.


Commenti

pubblicato il 04/02/2007 22.16.44
Giovanni Geno, ha scritto: =) ehy si sei tu non ricordavo il nome...=) avevo letto due tuoi racconti che mi erano piaciuti ti ringrazio per aver fatto in modo che le potessi leggere =) hai alcuni spunti che mi piacciono!

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