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lavoro pubblicato giovedì 25 gennaio 2007
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

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Il consacrato - cap 02

di Leonardo Colombi. Letto 1084 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 02 - L'incubo e la realtà Il sonno di Helge fu tormentato dagli incubi. Rivisse in rapida e caotica successione molti dei recenti ricor...

Capitolo 02 - L'incubo e la realtà Il sonno di Helge fu tormentato dagli incubi. Rivisse in rapida e caotica successione molti dei recenti ricordi della sua vita le missioni che aveva affrontato seguendo il volere della Luce, le persone che aveva incontrato e aiutato, le creature delle tenebre e i demoni contro cui aveva combattuto. Rivisse tutto ciò che la sua esperienza di guerriero della Luce gli aveva fatto conoscere, il dolore ed il potere della magia, la sofferenza umana nascosta nel presente e nelle visioni che di tanto in tanto giungevano ad indicargli la via o chi avesse bisogno del suo aiuto. Si ritrovò in una selva di tenebre e fiamme, ovunque circondato da occhi gialli e famelici che lo osservavano crudeli. Spiriti affranti spuntavano all’improvviso cercando in lui aiuto e consolazione, lo attraversavano con tutto il loro dolore lasciandolo con un’intima sensazione di gelo e desolazione. Tentò allora una fuga, abbandonando il proprio destino mentre da remote distanze giungevano risate e urla, riecheggiavano nell’aria mentre il panico e l’ansia crescevano in lui. Disperato attraversò la selva di fiamme che avvampava e urlò per il contatto con il fuoco. I suoi vestiti presero fuoco e rapidamente si divincolò per strapparseli di dosso mentre attorno a lui ogni cosa cambiava. Cadde il silenzio ed il vuoto prese il sopravvento dipingendo un mondo in cui tutto si muoveva al rallentatore, tristemente privo di elementi paesaggistici e di luce. Il cielo sopra di lui divenne sempre più scuro fino a divenire rosso. Nel vuoto in cui si ritrovò percepì la presenza di un altro essere ma non fece nemmeno in tempo a capire di cosa si trattasse che già questo gli era addosso. I due si azzuffarono per un poco fino a quando Helge riuscì a fatica a liberarsi dalla presa del mostro che aveva il corpo ricoperto di squame, braccia abnormi e il muso appuntito. Lo riconobbe all’istante e rabbrividì alla vista di Mirinon, l’ultimo demone contro il quale si era battuto. E questi nuovamente gli si scagliò addosso, attraversandolo mentre rideva malvagiamente come fosse puro spirito. Helge cadde all’indietro mentre il suo nemico svaniva in un’ombra. Fu allora che osservò il cielo e, come sottoposto ad una cinica tortura senza tregua alcuna gli eventi precipitarono. Come in quel giorno, la sciagura si abbatte su di lui: dall’alto piovve su di lui un aereo in fiamme. E poi il buio e nuovamente la luce abbacinante di una clinica…un finto risveglio e le parole del medico che lo stava assistendo…quelle parole che non avrebbe mai più dimenticato… “Noooo!!” Helge si svegliò di soprassalto, ansante a causa della scioccante rivelazione che aveva rivissuto in sogno. Una diagnosi che non aveva mai accettato e che appariva come un’assurda e crudele condanna del suo operato. Ma purtroppo era pura e cinica verità…. Da quel giorno, la sua vita era nuovamente cambiata anzi. Aveva rinnegato il proprio ruolo di guerriero della Luce, aveva maledetto quella dannata Luce a cui era stato consacrato e per la quale aveva sacrificato tutto, tutto…e per cosa? Solo perché la magia che fino ad allora l’aveva servito, gli si rivoltasse contro? Solo perché la stessa forza che l’aveva sostenuto nella sua atroce e disperata lotta contro le forze del Tenebre iniziasse a divorarlo dall’interno come un cancro? A causa dell’eccessivo uso della magia, per qualche assurdo motivo questa aveva iniziato a consumare il suo corpo, divorandone le energie per compensare l’immane spreco da lui compiuto solo per eccessivo altruismo… Sorrise amaramente…maledizione! Non era giusto! Non era giusto affatto! Perché? Perché proprio a lui? Perché una simile condanna? Se l’era domandato spesso ma non aveva compreso né ottenuto risposta alcuna…anzi…addirittura era stato del tutto abbandonato. O perlomeno, così si sentiva. Nessuno era giunto in suo soccorso, nessun emissario della Luce a recargli spiegazioni o conforto. Nemmeno la Luce gli aveva più parlato nonostante l’avesse cercata, eccome se l’aveva cercata. Aveva disperatamente tentato di ristabilire un contatto che sentiva come reciso, come se all’improvviso fosse diventato cieco o sordo, incapace di percepire la presenza della Tenebra o della Luce. Aveva cercato rabbiosamente…ma nessuno aveva risposto al suo richiamo…o quasi… Poi, improvvisa e inaspettata giunse una delle sue crisi. La magia all’interno del suo corpo prese a ribollire, scuotendolo come se fosse una marionetta. Gli mancò il respiro e i suoi muscoli vennero come trapassati da sottili aghi di gelo mentre lentamente essa fuoriusciva dal suo corpo svuotandolo. Malgrado il dolore atroce, malgrado la sofferenza si impose di non urlare. Aveva una dignità, un orgoglio che quella condanna non dovevano piegare. Poi, come sempre accadeva, qualche istante dopo tutto era concluso. Quindi si calmò, recuperando il controllo di sé, sforzandosi di far tornare il suo respiro alla normalità. Doveva calmarsi e smettere di pensare all’ingiusta sorte che il destino gli aveva riservato: agitarsi non serviva a niente. Coi pensieri tornò allora all’incubo che aveva sognato… Ripeteva lo stesso sogno da mesi ormai, una pena aggiuntiva che andava a rammentargli quanto era accaduto e fargli pesare quell’istintiva decisione presa a fin di bene, solo per salvare le preziose vite di quegli umani…di quegli stessi umani per cui aveva consacrato la sua vita sacrificando se stesso alla causa della Luce… Al solo pensiero la rabbia e l’amarezza tornarono a tormentarlo e di conseguenza chiuse le mani a pugno. Percepì allora un lieve dolore alle nocche e nella semi oscurità delle stanza cercò di comprenderne il motivo. Solo allora si rese conto che pure la mascella gli doleva e che la vista era un po’ confusa. Tastandosi sentì che non tutto era a posto, aveva le mani doloranti e lievemente sbucciate mentre con tutta probabilità doveva avere un occhio nero anche se non avvertiva né gonfiore né dolore attorno alle orbite. Probabilmente aveva altri lividi sul corpo: chissà quando se li era procurati? Cercò di ricordare ma non aveva ricordi in tal senso. Forse aveva fatto a botte la sera prima…magari era scoppiata una rissa…chi poteva dirlo? A mala pena ricordava di essere andato in quel pub con Balrog…praticamente non ricordava quasi nulla della sera precedente… Sentiva la testa vuota e lo stomaco sottosopra. In ogni caso, simili ferite quando ancora la magia era in lui una forza amica, si sarebbero rimarginate in meno di un istante. Ma ora tutto era cambiato. Ora la magia era per lui una sorta di veleno corrosivo che ancora permeava il suo corpo ma non per sostenerlo ed essere per lui un aiuto nella lotta alle forze del Vuoto. No, la magia era per lui una condanna a cui non poteva sottrarsi, indissolubilmente legato ad essa fin dal giorno della sua consacrazione alla Luce, quella stessa forza divina che ora lo aveva abbandonato. Helge allora si alzò dal letto, ancora un poco confuso e stordito. Aveva addosso solo un paio di boxer grigi e una maglietta bianca. Si diresse verso il bagno e nell’attraversare il corridoio percepì del rumore provenire dalla cucina e dal soggiorno. Balrog, con tutta probabilità. Anche se in effetti il dubbio che potesse trattarsi di qualcun altro l’aveva sfiorato. Dopotutto, non rammentava cosa era successo la notte precedente e poteva benissimo essere che avesse portato a casa un’amica o qualcun altro. Comunque fosse, ora non gli importava. E nemmeno gli interessava sapere se avesse sentito o meno la sofferenza da lui patita poco prima mentre la magia tornava a consumarlo e poi ad abbandonare il suo corpo. Quello che voleva era andare in bagno a verificare le proprie condizioni fisiche. Si osservò allo specchio: i corti capelli castani tutti spettinati, il viso magro con la barba di due giorni e due rari e malinconici occhi di colore grigio verde. Come sospettava aveva un occhio nero ma fortunatamente non era particolarmente gonfio, anzi. Le nocche delle mani erano invece spellate e tutto lasciava supporre che si fosse azzuffato con qualcuno. La mascella dolorante suggerì che forse era stato colpito al volto…o magari era caduto da solo…magari non era successo niente di increscioso e semplicemente aveva avuto qualche incidente di percorso di cui al momento non rammentava alcunché… Dannazione! La cosa non gli piaceva, per quanto stupida e insignificante fosse: la consapevolezza di non sapere cosa avesse fatto lo irritava e lo infastidiva oltremodo. D’altra parte aveva esagerato con l’alcol e ora, semplicemente, ne pagava le conseguenze. Matematico. Tornò quindi nella propria camera, si mise addosso un paio di jeans ed una maglietta rossa e bianca e si recò in cucina. Balrog era indaffarato ai fornelli e stava cucinando pancetta e uova mentre, a parte, due fette di pane tostato stavano a raffreddarsi comodamente adagiate sopra un piatto di porcellana decorato. Quando vide Helge lo salutò e gli sorrise: “Dormito bene, vecchio mio?” “Ne bene né male…” “Beh, scusami se te lo dico, ma non hai proprio un bell’aspetto! Se ti va di mangiare, la colazione è pronta: non servirà a migliorare la tua faccia ma almeno potrò riempirti lo stomaco!” “Simpatico come al solito, eh? Comunque…a proposito della mia faccia…cosa è successo ieri sera? Come mai sono ridotto così?” Balrog nel frattempo gli si avvicinò con due piatti fumanti in procinto di appoggiarli sul tavolo: pancetta e uova strapazzate con pane tostato per entrambi. “Come? Non ti ricordi?” “Beh…in effetti no…devo aver esagerato con l’alcol…” “Questo è poco ma sicuro” disse mentre già iniziava ad assaggiare il cibo che aveva appena terminato di cucinare. “Buon appetito!” gli augurò poi mentre Helge osservava il piatto abbondante che il demone aveva cucinato per lui.


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