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lavoro pubblicato mercoledì 3 gennaio 2007
ultima lettura sabato 2 marzo 2019

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Il ghiaccciolo

di tambu. Letto 841 volte. Dallo scaffale Sogni

E’ il tramonto, sono uscito a guardarlo, la rada nuvolaglia che si infuoca mi ha sempre dato un senso di onnipotenza, mi sento dio nel vedere ques...

E’ il tramonto, sono uscito a guardarlo, la rada nuvolaglia che si infuoca mi ha sempre dato un senso di onnipotenza, mi sento dio nel vedere questo spettacolo scontato e irripetibile, che se la morta venisse ora a prendermi non sarebbe poi così inopportuna, basterebbe che mi lasciasse lì, a palpebre spalancate. E’ cosi lungo che sembra un tramonto estivo, d’agosto, ma fa un freddo terribile, mi stringo fino a far venire meno il respiro nel mio cappotto scuro, inadeguato come al solito alla stagione; il gelo mi graffia la pelle, devo battere i piedi a terra per sentirmeli, mentre i denti nel loro rapido e inarrestabile ticchettare si fanno sentire da soli, eccome. Sono dilaniato nell’animo, anche la più piccola e stupida delle questioni diviene per me d’importanza cruciale, non so dare il giusto peso alle cose: vorrei rientrare per godermi lo spettacolo al caldo, dalla finestra, ma vorrei anche restarmene qui, si vede meglio e poi la finestra ha i vetri molto sporchi. Alla fine rimango fuori, comunque insoddisfatto della scelta. Rientro solo quando è ormai scesa del tutto la notte, derubata della propria intimità dalle luci della vicina strada, dal vano tentativo dell’uomo di dare luce all’immenso con due lampioni. Il locale in cui mi trovo è un capannone di legno, tenuto piuttosto male, potrebbe ricordare Bonetti, ma è più grande e di legno più scuro. All’esterno il tavolame fradicio si sta scortecciando, e all’interno è buio e c’è puzza di chiuso, la polvere non manca. Ne hanno fatto un bar, ci sono quei cinque o sei avventori decisi a finire i loro giorni lì dentro, fra loro qualche mio amico. Prima di sedermi con loro ordino una cioccolata calda. La barista è piuttosto carina, anche troppo per un posto del genere, ha pure un bel culo, ma quando nel darmi il resto mi sfiora la mano e mi sorride mostra una dentatura raccapricciante, i denti sono tutti storti e sgangherati, alcuni arrivano addirittura a sovrapporsi, le gengive straziate sanguinano. Gelidamente mi allontano, cercavano un compagno per lo scopone. Appena la cioccolata s’è un poco freddata, ne bevo un sorso: niente, non sa di niente, vabbè che ho un po’ di raffreddore ma non fino a questo punto. La faccio assaggiare a chi mi sta affianco, per lui è normale. Incredulo prendo un tramezzino: anch’esso non ha sapore, una sciapa disperazione s’affaccia in me, goloso cronico, incallito; poi mi metto a sentire tutto ciò che mi capita a tiro, cioccolatini, caramelle, caffé, liquori,aranciata, pasticcini, gelati… ma il verdetto non cambia, ogni cosa è spoglia di ogni sapore. Alla fine preferisco non dirne niente a nessuno, già ha dato nell’occhio vedermi saccheggiare mezzo bar, non voglio passare per matto. E così mi ritrovo in piedi in mezzo alla stanza con in mano un ghiacciolo al sapore di ghiaccio. Vado fuori a pisciare continuando a tenere in mano il ghiacciolo su cui cadono diverse gocce d’orina: esso meravigliosamente non si scioglie. A quel punto, vedendomi in mano quella cosa d’un vivido giallo mi torna alla mente l’aroma del cedro e, d’istinto, non riesco a trattenermi dal metterlo in bocca: ha un sapore, non riesco a crederci, e poi è addirittura buono, è stupendo. Corro subito dentro al bar e lo faccio assaggiare al primo che capita, questo quasi mi sviene addosso, in tutta la sua vita mai aveva sentito un sapore, l’emozione è per lui immensa. E così anche gli altri, sono tutti entusiasti della mia creazione, tutti a chiedermi come ho fatto. Io con scaltra lungimiranza taccio, dico semplicemente che l’ho comprato già così, che non gli ho fatto niente; allora loro assaltano letteralmente il frigo dei gelati, ovviamente senza risultati, arrivano perfino a minacciare la barista se non avesse tirato fuori i ghiaccioli gialli. E’ passato del tempo e sono diventato ricchissimo con la mia scoperta, ormai sono anche molto potente, la gente è lietamente drogata del mio prodotto. Mi trovo in uno dei tanti stabilimenti sparsi per il mondo, la mia è una vera e propria multinazionale del piscio; mi fermo a guardare un vascone pieno del mio prezioso segreto, è bellissimo, i riflessi della sua superficie lievemente increspata donano un atmosfera surreale e irrequieta a tutta la stanza, le pareti paiono oscillare mollemente, il soffitto ondeggia anch’esso. Poi mi sporgo per specchiarmi nel liquido giallo e nel rimirarmi ci scivolo dentro; sono sempre stato un buon nuotatore, ma i vestiti mi impacciano, gli anni si sentono e in fondo non mi dispiace annegare nell’oro. ventuno novembre duemilasei scoprendo un algido Calypso blues


Commenti

pubblicato il 05/01/2007 13.54.52
fog, ha scritto: davvero molto originale!!!mi piace!!!ciao

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