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lavoro pubblicato lunedì 1 gennaio 2007
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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TAILANDIA 27-28-29-30/11/06

di Nigel Mansell. Letto 1505 volte. Dallo scaffale Viaggi

Lunedì 27 novembre 2006 Ban Sala Dan è la capitale di Ko Lanta, è come la versione moderna dei villaggi dei film western: una via e tutte le case con...

Lunedì 27 novembre 2006 Ban Sala Dan è la capitale di Ko Lanta, è come la versione moderna dei villaggi dei film western: una via e tutte le case con i locali pubblici e le abitazioni intorno. Tra la popolazione di Ko Lanta sembra ci sia una buona percentuale di mussulmani o forse si notano di più, al tramonto si sente il richiamo alla preghiera del muezzin e l’autista di risciò che ci ha accompagnato, come altri che abbiamo visto, era una donna dal viso scoperto con la sola esclusione del degli occhi. C’è da dire che i risciò che si usano qui sono diversi, sono formati da quella sorta di scooter con le marce che si usano in Asia a cui viene saldato a lato un carretto a due ruote parallele, per fortuna gli autisti non corrono perché l’insieme del mezzo è molto instabile. Sotto un sole cocente abbiamo visitato la città che non offre niente di particolare se non i locali che si affacciano sul canale che divide le due isole di Lanta e sul quale si trova il porto principale. Abbiamo pranzato appunto in uno di questi locali, il Cat Fish. L’entrata è formata da una caratteristica libreria con libri di tutte le nazionalità con due enormi gattoni che la sorvegliano, mentre sul canale si affaccia una caratteristica veranda che funge da sala da pranzo. Tutte le costruzioni sono delle palafitte costruite parallele al corso d’acqua dove affondano i loro pali per sostenersi. Il nostro resort sulla spiaggia di Long Beach che in realtà si chiama Hat Phraae è costellato di piccoli bungalow di legno tra cui il nostro, disseminati in un piccolo parco in vero un po’ trasandato dalla vegetazione incolta. C’è anche una piccola piscina che si affaccia direttamente sul mare. Tutti alla sera passeggiano sulla spiaggia perché la strada come ho detto è lontana e comunque all’interno c’è ben poco di interessante. Preferiamo sempre mangiare fuori dal nostro albergo ed allora la sera percorriamo sempre la spiaggia alla ricerca dei locali più caratteristici. I luoghi dove si può mangiare sono sempre molto accoglienti con il personale molto gentile, dalle condizioni igieniche più o meno approssimative, ma a questo è meglio non pensare. Si può mangiare in riva al mare sopra la sabbia o distesi in piccoli gazebo appoggiati sui caratteristici cuscini tailandesi dalla forma triangolare. Martedì 28 novembre 2006 Siamo tornati nuovamente a Ban Sala Dan, dovevamo confermare il volo, ce n’eravamo dimenticati. Ci siamo recati nella prima agenzia turistica recante l’insegna della nostra compagnia aerea la Thai. Il gestore dal fare molto barocco, ha fatto le telefonate necessarie, poi ha iniziato a scarabocchiare foglietti con i dati relativi al nostro volo, poi li ha corretti più volte, buttando via i foglietti e sostituendoli con altri, prendeva tempo: infine ci ha chiesto 300 baht. Chiaramente non glie li abbiamo dati, Anna si è opposta, io glie li avrei anche dati pur di levarmi di torno il petulante personaggio. Per chiudere gli abbiamo dato 100 baht e ce ne siamo andati. Ogni mattina facciamo colazione sulla riva del mare (i tavoli del nostro resort sono a fianco della piscina proprio sulla spiaggia), la sera ceniamo sulla spiaggia con i piedi nella sabbia, dopo un po’ queste cose sembrano quasi normali, ma lo che quando sarà a casa in un freddo e piovoso dicembre rimpiangerò di non averle apprezzate abbastanza. La musica che va per la maggiore qui sulla spiagge è l’album Clandestino di Manu Chao e tutte le canzoni di Bob Marley. A Phi-Phi c’erano anche molti rasta che imitavano lo scomparso cantante, molto spesso nei locali pubblici c’erano le foto di Marley o i classici disegni che lo rappresentano, e non di rado si vedevano sventolare bandiere con la sua faccia stilizzata o con i colori della Giamaica. Devo dire che comunque è un’ottima colonna sonora per il luogo, rispecchia la voglia di lasciar andare le cose come vanno e di non farsi troppe domande. Come ogni pomeriggio le nuvole si sono addensate, pensavamo che sarebbero scese solo alcune gocce come al solito, per poi lasciare di nuovo posto al sole, invece si è scatenato un temporale tropicale. I tuoni erano fortissimi, pareva che i lampi si potessero abbattere sulle nostre teste, siamo allora corsi verso il nostro bungalow in cerca di riparo. Poco dopo è tornato il sole, l’aria è diventata più fresca e io ho finito di leggere il sesto libro che è il modo migliore per godere a pieno il relax della spiaggia ed apprezzare i raggi del sole sulla pelle. Il violento temporale ha come lavato l’aria, il cielo si è reso più limpido, anche l’acqua del mare è diventata più fresca e gradevole. Abbiamo ritrovato la sabbia della spiaggia tutta bucherellata come un groviera a causa dell’impatto dei violenti goccioloni di pioggia che vi si sono abbattuti lasciandola umida e di un colore grigiastro scuro. Mercoledì 29 novembre 2006 Questa mattina ci siamo recati a Ban Si Raya per visitare la città vecchia. Con una sorta di risciò o tuk-tuk che come avevo già detto qui sono formati da una un carretto saldato ad una sorta di scooter ottenendo così una specie di side-car, abbiamo attraversato trasversalmente l’isola di Ko Lanta. L’interno è molto verde, le strade in buona parte sono cementate e molto tortuose, costellate di sali-scendi. Per fortuna gli autisti sono molto scrupolosi e non vanno più veloci di 70 km/h., altrimenti con queste strade sarebbe un disastro. Leggendo la guida ci si aspetta molto di più, in realtà la cosa più interessante sono le antiche costruzioni in legno sorte sulla costa, sopravissute all’edilizia selvaggia che qui tutto attacca come un parassita che ghermisce senza fretta la pianta prescelta. Questo è comunque un discorso complesso, come si può condannare questa gente che vede nel turismo una lucrosa fonte di sostentamento e pertanto costruisce per accoglierne sempre di più? Forse bisognerebbe far comprendere loro il valore del conservare di tutto ciò che antico, che rappresenta la loro storia: ma penso che questo sia molto difficile, credo che la cultura di preservare ciò che è antico e parla del passato non faccia ancora parte dei loro valori, loro vivono al presente. Abbiamo passeggiato in lungo e in largo sulla costa percorrendo anche una sorta di molo in cemento che si protende verso il mare. Davanti a noi, in lontananza, si scorgono verdi scogliere e isole lontane che si buttano a capofitto nel mare; verso il mare aperto, segno dell’importanza commerciale delle rotte che lo solcano, grandi navi mercantili si stagliano all’orizzonte. Ogni tanto mentre passeggiavamo abbiamo sbirciato nelle case degli abitanti. Nella maggioranza sono composte principalmente da un grosso locale vuoto dove loro mangiano e compiono le attività giornaliere, non ci sono mobili o suppellettili, di solito si scorge solo un televisore ad addobbare lo stanzone. La popolazione non è certo ricca ma pare godere di un tenore di vita accettabile e dignitoso, nessuna chiede la carità ma tutti ci guardano con curiosità. La maggioranza delle persone ha il telefonino e in ogni nucleo familiare non manca mai almeno una di quegli scooter atipici con le marce, della Honda, Yamaha o Suzuki, tanto sono tutti uguali. Si vedono anche nuovissimi pick-up di fabbricazione giapponese, che da noi hanno prezzi che si aggirano intorno ai 40.000 EURO. Sempre spingendoci verso il lato Est della costa abbiamo assistito alla raccolta delle noci di cocco. Un uomo con due scimmie ammaestrate e vincolate alla sua volontà da lunghe corde, induce gli animali a salire fino in cima alle palme e poi con grida e tirando le corte ordina loro di scuotere le piante per fare cadere le noci mature. La raccolta a cui noi assistiamo è molto proficua e le scimmie scendono velocemente dalle piante come i pompieri sui pali non appena ricevono la chiamata, per salire altrettanto rapidamente sulle altre. Una volta tornati alla nostra spiaggia dedichiamo il resto della giornata al sole, è l’ultima. Non appena il sole è tramontato ci siamo goduti l’aperitivo stesi sui cuscini triangolari tailandesi osservando quello che ancora parlava dell’astro e che ancora tingeva l’orizzonte. Giovedì 30 novembre 2006 Abbiamo lasciato Long Beach quasi all’alba, con un pulmino stracarico fino all’inverosimile ci siamo diretti all’aeroporto di Krabi per prendere il volo dell’Air Asia che abbiamo precedentemente ordinato tramite internet. Staremo un giorno Bangkok e il giorno dopo partiremo per l’Italia: abbiamo preferito evitare la tirata unica, sarebbe stato troppo pesante. Con due traghetti abbiamo attraversato prima il canale che divide le due isole di Ko Lanta e poi quello che le divide dal continente. Il volo è stato molto veloce ed alle 15,00 eravamo di nuovo al nostro Bosso Hotel di Bangkok dove avevamo soggiornato all’inizio della nostra permanenza in Tailandia. A Bangkok ci aspetta veramente una temperatura da bagno turco. Ci mancava ancora qualche pensierino per i nostri affetti che abbiamo lasciato in Italia così ci siamo fiondati al MBK che abbiamo eletto come miglior centro commerciale. Il caldo umido, poi il freddo glaciale dei locali condizionati, la gente ovunque e le luci artificiali all’interno dei vari stand dell’enorme centro commerciale, ti provocano quasi una sensazione di svenimento, come avevamo già sperimentato al nostro arrivo in Tailandia. Per muoverci abbiamo utilizzato il famoso Sky Train, una metropolitana che viaggia sopraelevata anziché sotto terra, risolvendo brillantemente i problemi di mobilità, ma deturpando il già compromesso paesaggio con ciclopici viadotti in cemento armato. Dopo tre ore fatte di un continuo girovagare, senza meta, e quasi perdendo l’orientamento fra le varie mercanzie della follia del centro commerciale, la testa mi girava come se mi fossi fatto tre giri della morte in un ottovolante, abbiamo così realizzato che era abbastanza. Abbiamo fatto una capatina in albergo per depositare i frutto dei nostri acquisti e ci siamo diretti verso Patpong con il taxi. Patpong è quello che può definirsi a pieno titolo un vero “puttanaio”. Donne seminude ti chiamano dai locali, gente per strada ti propone spettacoli sexy e in mezzo alla via il mercato notturno. A lato i bordelli, nella mezzeria della strada le bancarelle dove si trovano delle splendide occasioni, borse, penne, vestiti e orologi perfettamente contraffatti: qualcosa dobbiamo comprare! Ormai si è fatto tardi, riprendiamo lo Sky Train e scendiamo al capolinea che coincide con la nostra destinazione, è quasi mezzanotte. Nel caos della città che non va mai a dormire, entriamo in un Seven-Eleven, piccoli supermercati onnipresenti in Tailandia, ci prendiamo una birra e qualche panino e ci ritiriamo nella nostra camera d’albero per una cena molto frugale, con il letto come tavolo.


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