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lavoro pubblicato domenica 31 dicembre 2006
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

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TAILANDIA 23-24-25-26/12/06

di Nigel Mansell. Letto 1029 volte. Dallo scaffale Viaggi

Mercoledì 22 novembre 2006 Non ci sono macchine sull’isola di Phi-Phi Don, mentre Phi-Phi Lay non è neanche abitata. Le viuzze sono impegnate solo da...

Mercoledì 22 novembre 2006 Non ci sono macchine sull’isola di Phi-Phi Don, mentre Phi-Phi Lay non è neanche abitata. Le viuzze sono impegnate solo da qualche motorino, per il resto solo biciclette o carretti spinti a braccia dai solerti indigeni, stracarichi di qualsiasi cosa. Certo è una bella differenza rispetto a Bangkk o Patong dove si faceva fatica anche ad attraversare la strada. Siamo saliti sul promontorio segnalato dai cartelli come “Point of Vew” per goderci la vista dell’isola dall’alto. Dopo ripidissime scalinate sulle quali abbiamo buttato fiumi di sudore abbiamo raggiunto i due punti, uno a poca distanza dall’altro, da cui si può vedere il panorama. Quello più in alto permette di vedere anche parte del contorno dell’isola. Ci siamo riempiti gli occhi di una vista favolosa, si vede nella sua interezza l’istmo sabbioso che divide le due spiagge, il mare blu splendente rigato dalle barche dei pescatori con le loro strane imbarcazione che avevo visto anche a Bangkok. Un lungo timone esterno posto a poppa, una sorta di lungo tubo in acciaio sul quale vengono montati grossi motori che paiono recuperati da auto dismesse, l’idea è quella di un rudimentale minipimer che una volta immerso nell’acqua permette alle barche di raggiungere velocità considerevoli nel frastuono dei motori senza silenziatori. Abbiamo passato tutto il giorno sulla spiaggia opposta a quella del molo, il mare è eccezionale. Nel frattempo, sotto i nostri occhi, il mare si è ritirato per via della bassa marea lasciando quasi a secco la piccola baia. Le pareti scoscese, verdi di una vegetazione selvaggia che contornano il mare intorno alla spiaggia, fanno apparire il posto veramente come un piccolo paradiso, un paesaggio inconfondibile che vale un viaggio in Tailandia. La sera passeggiamo tra i locali sorti come fughi sull’istmo di sabbia, anche se lo Tsunami aveva mietuto distruzione ovunque hanno ricostruito tutto molto in fretta e ancora non hanno finito, ovunque c’è un piccolo cantiere. Ci sono locali di ogni tipo, francesi, italiani, giapponesi e i punti internet sono infiniti. Tra le vie ci si sente parte di una piccola comunità, anche se siamo in molti sull’isola capita di incontrarci spesso. Come ogni sera appena cale il buio, (molto preso come in tutti i tropici, qui è già notte fonda alle sette), arriva il solito temporale che è una bella trovata, l’aria si rinfresca e rende la temperatura quasi gradevole. Giovedì 23 novembre 2006 Oggi faremo il giro delle Phi-Phi Island in barca: è tutto compreso, per 650 Baht a testa, pranzo, maschere e pinne per fare snorkeling e naturalmente il passaggio nella barca. Inizialmente giriamo intorno alla nostra isola di Phi-Phi Don, ci fermiamo quindi nella Monkey Beach dove i venditori hanno stabilito un tacito patto con le scimmie, hanno bisogno gli uni degli altri, gli animali attirano turisti, così gli ambulanti vendono le loro cibarie e bibite, in cambio riconoscenti danno alle bestiole qualcosa da mangiare; ma l’accordo è fragile e non appena i venditori si fidano le scimmie portano loro via il cibo dai banchi. Raggiunta poi Bambolo Island al largo delle Phi-Phi ci tuffiamo per vedere i fondali. Siamo in dieci sulla piccola barca e direi che è l’ideale né troppi né pochi. Il conducente della barca ci riempie di informazioni che proclama in perfetto inglese, io ne capisco neanche un quarto, per fortuna c’è Anna. Deng, come si chiama il conducente della barca, foraggia i pesci con gli avanzi delle ananas che ci aveva offerto, facendo così in modo che quando entriamo in acqua ci ritroviamo tra una miriade di pesci multicolore, sembra di essere in uno di quei documentari che si vedono alla televisione. Mangiamo il pranzo che ci hanno preparato stesi sulla bianca spiaggia di Bambolo Island, poi costeggiamo di nuovo le scogliere verdi a strapiombo sul mare. Ricordano quelle di Capri ma al contrario di quelle queste sono completamente rivestite di una rigogliosa vegetazione. Nel frattempo il sole si è nascosto dietro alle nuvole che sembrano annunciare a suon di tuoni un colossale temporale. Senza la calda luce del sole le rocce a strapiombo sul mare ora hanno acquisito un’aria quasi sinistra, spettrale. La sensazione viene confermata ed ampliata quando sbarchiamo sulla Maya Beach della Phi-Phi Lay, la spiaggia diventata arcifamosa grazie al film “The Beach” con Di Caprio. La spiaggia è silenziosa, c’è poca gente, a parte rare eccezioni non si può soggiornare su quest’isola. Ci inoltriamo nella vegetazione lasciando la spiaggia e muovendoci verso l’interno. Seguiamo l’unico sentiero battuto, mentre camminiamo la sensazione di essere in un luogo fantasma viene confermata. Raggiungiamo l’estremità opposta dove attraversando un foro nelle rocce della scogliera accediamo nuovamente al mare. Purtroppo manchiamo il tramonto, ci sono delle masse nuvolose in basso all’orizzonte, speravo di vederlo dalla barca perché da Phi-Phi Don è impossibile per via delle montagne che coprono il sole quando si tuffa nell’acqua. La sera mangiamo nella zona del pontile. Ci sono delle sorte di stand dall’aspetto non molto rassicurante, sembra di essere in una fiera di paese abbandonata, invece ci troviamo molto bene, sia come prezzi che come qualità. Un estroverso ed esuberante cuoco che pare cinese, cucina al momento, sotto i nostri occhi, perché non c’è la cucina, i fornelli sono a vista. E’ veloce e fantasioso e si gode il ruolo da protagonista mentre gli ospiti lo osservano, poi passa tra i tavoli per raccogliere i complimenti. Venerdì 24 novembre 2006 E’ così bella la spiaggia di Ao Lo Dalam che è quella contrapposta a quella di Ao Ton Sal, quella che fa anche da porto, sull’istmo di sabbia di Phi-Phi Don. Sembra di essere in paradiso. Si assapora un’aria di pace e tranquillità. L’acqua è calma, dalle sfumature verdi o azzurre a seconda delle profondità dei fondali dalle sabbie bianche, incorniciata dalle colline verdissime a strapiombo sul mare. Il mare continua a ritirarsi per poi tornare a colmare la piccola baia della nostra spiaggia, cosicché puoi trovarti davanti uno specchio d’acqua caldissima immobile o la sola sabbia da cui affiorano parti di formazioni rocciose sui si possono intravedere timidi tentativi di insediamenti coralliferi. Davanti a tutta questa bellezza viene da lasciarsi andare e di non pensare a nulla, ci si sente tranquilli senza il desiderio di null’altro che non sia un pinapple juice ghiacciato. Con la bassa marea è bello razzolare come una gallina tra le sabbie cosparse di un’altra miriade di forme di vita che prende il posto di quelle celate dalle acque. Ci sono granchietti, piccoli pesci che si nascondono nel fondo sabbioso delle poche pozze di acqua rimaste, degli strani molluschi che ricordano lumache senza guscio che strisciano da buchi che si sono scavati nella sabbia per poi ritirarvisi frettolosamente non appena le tocchi con i piedi. Ovunque qui intorno ancora parla della tragedia dello Tsunami, su quest’isola le vittime sono state moltissime e non si esclude possa succedere ancora, l’oceano qui intorno è ad altissimo rischio di terremoti marini. La gente locale però è stata solerte, si è rimboccata le maniche e ha ricostruito tutta da capo: l’isola è nuovamente molto accogliente. C’è chi dice che l’hanno snaturata, che si è costruito troppo, ma non si può parlare di condimento a chi non ha neanche la pietanza, come si può negare l’inconfutabile fonte di guadagno che rappresenta una forte presenza del turismo. Alla sette di sera quando anche l’ultimo battello è salpato e non se ne aspettano altri è come se si chiudesse la porta di casa, ci si sente parte di una piccolo villaggio: è veramente particolare quest’isola. Sabato 25 novembre 2006 Oggi è l’ultimo giorno che passiamo a Phi-Phi Don, domani con il battello che abbiamo prenotato ci trasferiremo a Ko Lanta. Questa è come l’isola della Maga Circe e noi siamo i mariani di Ulisse, non ce ne vorremmo mai andare ma se non ci decidiamo chissà, potrebbero trasformarci in maiali anche a noi. Quando il sole brucia di più mi alzo per recarmi nel piccolo supermercato vicino alla spiaggia per prendere dei gelati o qualcosa da bere. Oggi mentre stavo per entrare ho visto abbattermi contro, dall’alto della pensilina che protegge l’entrata del negozio, una sorta di animale nero, ho avuto l’impressione che fosse un pipistrello o qualcosa del genere. Istintivamente ho fatto un salto indietro spaventato, poi mi sono guardato intorno e c’erano due o tre ragazzi del posto seduti di fronte all’entrata su comode sdraio che ridevano a crepapelle. Hanno creato con il materiale dei sacchi dell’immondizia un qualcosa che assomiglia veramente molto ad un pipistrello, lo hanno legato sotto la pensilina con dello spago e ogni volta che passa qualcuno glie lo fanno cadere addosso, e dopo si divertono un mondo a vedere la reazione della gente spaventata. Mentre di buon grado accetto lo scherzo, rido anche io e mi fermo a guardare gli altri malcapitati che dopo di me cadono vittima dello scherzo. C’è veramente da morire dal ridere sembra di vedere una candid camera. Abbiamo cenato sull’istmo che da sul porto, in riva al mare osservando in lontananza le barche dei pescatori con le loro lucine fioche che si perdevano nel buio, intenti nella pesca che praticano ogni notte. Domenica 26 novembre 2006 Abbiamo preso il battello per Ko Lanta, il nostro soggiorno a Phi-Phi Island è terminato. Tra le due isole ci sono venti chilometri di mare, infatti appena usciamo dalla baia intravediamo all’orizzonte le alture di Ko Lanta. Già sul battello veniamo abbordati da molti procacciatori che la lavorano per conto degli albergatori, concordiamo quindi di soggiornare al Lanta Long Beach Resort in cima all’isola. Al porto ci attende un pick-up, ci sistemiamo sul cassone come usa la gente di qui. Una volta arrivati scegliamo un simpatico bungalow per 600 baht dotato del solo fan, il ventilatore: il condizionatore della camera di Phi-Phi ci stava facendo ammalare. Il resort è proprio sulla lunghissima spiaggia di sabbia. Alla sera grazie ad Anna prenotiamo l’aereo per il ritorno da Krabi a Bangkok tramite internet, stampi il biglietto e tutto è O.K., è molto semplice. Internet ha annullato le distanze, qui in ogni sperduto villaggio, in ogni solitaria spiaggia, basta che sia qualche turista, si è sicuri di trovare un internet point con collegamento ADSL, dubito che sul Lago Maggiore (da dove veniamo noi) ci siano tutte queste possibilità per i turisti. Qui a Long Beach ci si sposta camminando sulla spiaggia, è molto più veloce e semplice, tanto tutti gli insediamenti turistici sono tutti localizzati sulla spiaggia, sarebbe inutile raggiungere la strada principale all’interno. Di notte si cammina al buio, per fortuna che c’è la luna. Si passa da piccole concentrazioni di resort e localini illuminati al buio della spiaggia, dirigendosi verso altri centri illuminati che si vedono in lontananza. Questi piccoli agglomerati nascono intorno ai numerosi resort disseminati sulla costa, c’ è sempre un internet point, un piccolo supermercato, un bel po’ di ristoranti e bar, e l’immancabile baracchino dove si fanno i massaggi. Mangiamo in riva alla spiaggia in uno di questi conglomerati poco distante dal nostro resort, con i piedi nella sabbia e le stelle come soffitto.


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