ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 30 dicembre 2006
ultima lettura giovedì 4 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

TAILANDIA 19-20-21-22/12/06

di Nigel Mansell. Letto 1226 volte. Dallo scaffale Viaggi

Domenica 19 novembre 2006 L’aereo è planato lungamente sull’acqua, ora si vedono le imbarcazioni dei pescatori poi la spiaggia, adesso la pista, infi...

Domenica 19 novembre 2006 L’aereo è planato lungamente sull’acqua, ora si vedono le imbarcazioni dei pescatori poi la spiaggia, adesso la pista, infine sfioramo la terra e con uno strattone atteriamo a Phuket. Non ci siamo fidati della gente locale e questa volta a torto, così rifiutando una sorta di navetta siamo finiti con l’autobus di linea a Phuket Town, niente di speciale, poi abbiamo preso una sorta di taxi collettivo per raggiungere Patong dove abbiamo raggiunto il Baumanburi Hotel che avevamo prenotato in aeroporto nello sportello turistico. Nel taxi collettivo un dipendente solerte e molto motivato nell’assolvere sua bizzarra professione, ci ha stipato in quella che è una stiva ricavata nel cassone di un autocarro. Appeso all’estremità del cassone, in bilico sulla strada, il piccolo e scuro uomo non ha smesso di osservarci attentamente, controllando come eravamo seduti sulle panche a tutta lunghezza e non appena ha sospettava che secondo lui ci fosse spazio non utilizzato a pieno, ci ha fatto stringere, più e più volte per chiudere gli spazi della gente che scendeva e per far posto e caricare nuovi passeggeri che via via raccoglieva durante il tragitto. Nella spiaggia di Patong che è la più turistica di Phuket tutto sa molto di Rimini e riviera romagnola, di turismo di massa e ombrelloni. Il rombo delle moto d’acqua fa da colonna sonora e l’odore di creme abbronzanti ti riempie le narici. Alla sera ci siamo lanciati nel flusso di uomini soli che girano tra le vie dove ragazze seminude li attirano nei bordelli. E’ veramente triste assistere a queste scene, vecchi che passeggiano mano nella mano con donne appena più che bambine. Lunedì 20 novembre 2006 Oggi l’intera giornata la dedichiamo al mare e se possibile ad organizzare il nostro passaggio a Phi-Phi Island. Patong è molto turistica, bisogna destreggiarsi tra i bagnanti distesi per terra, gli ombrelloni, le sdraio e le moto d’acqua ed a volte bisogna guardarsi pure dall’altro: ogni tanto qualche ardito si libra in cielo legato a una sorta di paracadute facendosi tirare da motoscafi guidati incoscientemente nello specchio d’acqua di fronte alla spiaggia. In acqua facciamo la conoscenza di un curioso personaggio, parla in francese e ci racconta la sua storia. E’ cresciuto in Algeria, la sua famiglia francese a tutti gli effetti era lì da centotrenta anni, poi per via della politica estera francese degli anni sessanta, all’Algeria venne concessa l’autodeterminazione e loro furono scacciati. Allora Vous etes un pied noir gli dico. Lui conferma ridendo ma scaldandosi ancora di più nel ricordare i fatti della sua vita. Ce l’ha con i francesi e con De Gaulles, dice che utilizzarono addirittura i soldati vietnamiti (che allora facevamo parte dei possedimenti d’oltre mare della Francia) per cercare di scacciarli dalle loro proprietà in Algeria. Infine furono abbandonati a loro stessi e i genitori dello strano personaggio furono sgozzati dagli arabi insorti. L’uomo sulla settantina dice di aver poi fatto il pilota per l’Air France, ha girato tutto il mondo, penso che ora sia molto ricco: vive tra il Principato di Monaco e la Tailandia. Ci racconta che il giorno dello Tsunami lui era qui su questa spiaggia, e come ogni mattina si concedeva una bella nuotata. Improvvisamente l’acqua si riempì di granchi, qualcuno si mise a raccoglierli sul bagnasciuga ma lui da lontano intravide un’enorme onda che arrivava. Uscì dall’acqua e iniziò a scappare. Quando l’onda arrivò era alta almeno quindici metri come gli alberi intorno, anzi quando arrivò scoprì che erano due, una dietro l’altra. Intorno a lui vide macchine volare, tutto venne distrutto, finì anche lui all’ospedale. Ora ha preso residenza sulla collina che ci indica, non si sa mai è meglio stare in alto ci dice. Alla sera, dopo aver prenotato la barca per Phi-Phi Island, la sistemazione non l’abbiamo trovata dicono che è tutto occupato, continuiamo a camminare, ci spingiamo verso est sulla strada parallela a quella della spiaggia, poi attraversiamo nuovamente la strada chiusa al traffico che unisce le due vie parallele. E’ la zona della perdizione: S.O.S. Save Our Souls! Centinaia di ragazze seminude, la maggioranza di una bellezza veramente fuori dal comune, ti invitano a vedere i loro spettacoli hard, ti sorridono… All’interno dei locali ci sono solo donne che accolgono soli uomini occidentali, anche se volte si muovono in branco sembrano lo stesso sempre molto soli. All’esterno dei locali alcune ragazze con le tette di fuori, Anna dice che sono transessuali, (mah starò invecchiando), si fanno fotografare. I giapponesi che tra i turisti si distinguono sempre come i più imbecilli, si fanno fotografare al loro fianco, alcune coppie nell’azione di stringere le tette alle giovani tailandesi, lo spettacolo è veramente desolante: questi giapponesi non possiedono né il senso del limite né quello del buon gusto, sembrano privi di intelletto e discernimento, dei bambini cresciuti in perenne gita scolastica che non riescono ad apprezzare le belle cose, a loro interessa solo fotografarle. Più in là uomini con serpenti, altri che mostrano foto pornografiche, tutti che cercano di vendere qualche cosa, di trarre un qualche guadagno da questa folla di occidentali allupati e curiosi come noi. La polizia sorniona osserva la scena da debita distanza. Martedì 21 novembre 2006 Ieri siamo stati relativamente poco al sole ma siamo riusciti a bruciarci lo stesso. Ci siamo svegliati distrutti: forse il sole, forse il troppo camminare… Dopo una lauta colazione a buffet durante la quale non riesco assolutamente a trattenermi, abbiamo fatto un piccolo giretto per vedere se riuscivamo di trovare una sistemazione a Phi-Phi Island, ma niente da fare sembra veramente tutto completo. Fa niente, noi il passaggio con la barca l’abbiamo prenotato, andremo lo stesso. Phi-Phi Don, che con Phi-Phi Lay compone le Phi-Phi Island, si staglia sul mare come una cattedrale nella pianura, come le strutture gotiche della cattedrale di Chartres nelle campagne dell’Ile de France che vidi dall’autostrada mentre lasciavo Parigi per la Bretagna. Le scogliere verdi svettano specchiandosi nel mare azzurrissimo. Le molte imbarcazioni ormeggiate al largo delle spiaggette più esclusive ci annunciano che ormai siamo arrivati. Una volta sbarcati, nel caos dei turisti appena arrivati e tra gli abitanti del luogo che ci assalgono come sanguisughe mi pare di essere approdato nell’isola della Tortuga, è il covo dei pirati. C’è tantissima gente, c’è chi arriva e chi parte, chi torna dalle immersioni, i locali che cercano di venderci di tutto ma per fortuna ci offrono anche una sistemazione. Troviamo subito quella che ci aggrada, presso lo J.J. Bungalow. Ci è andata bene, 1.800 Baht a notte, ci dicono anche qui che è tutto esaurito, e che quindi non c’è molto da scegliere, vogliamo crederci. Il posto è circa a cinquecento metri dal porto, immerso nel verde: ci piace. Mercoledì 22 novembre 2006 Non ci sono macchine sull’isola di Phi-Phi Don, mentre Phi-Phi Lay non è neanche abitata. Le viuzze sono impegnate solo da qualche motorino, per il resto solo biciclette o carretti spinti a braccia dai solerti indigeni, stracarichi di qualsiasi cosa. Certo è una bella differenza rispetto a Bangkk o Patong dove si faceva fatica anche ad attraversare la strada. Siamo saliti sul promontorio segnalato dai cartelli come “Point of Vew” per goderci la vista dell’isola dall’alto. Dopo ripidissime scalinate sulle quali abbiamo buttato fiumi di sudore abbiamo raggiunto i due punti, uno a poca distanza dall’altro, da cui si può vedere il panorama. Quello più in alto permette di vedere anche parte del contorno dell’isola. Ci siamo riempiti gli occhi di una vista favolosa, si vede nella sua interezza l’istmo sabbioso che divide le due spiagge, il mare blu splendente rigato dalle barche dei pescatori con le loro strane imbarcazione che avevo visto anche a Bangkok. Un lungo timone esterno posto a poppa, una sorta di lungo tubo in acciaio sul quale vengono montati grossi motori che paiono recuperati da auto dismesse, l’idea è quella di un rudimentale minipimer che una volta immerso nell’acqua permette alle barche di raggiungere velocità considerevoli nel frastuono dei motori senza silenziatori. Abbiamo passato tutto il giorno sulla spiaggia opposta a quella del molo, il mare è eccezionale. Nel frattempo, sotto i nostri occhi, il mare si è ritirato per via della bassa marea lasciando quasi a secco la piccola baia. Le pareti scoscese, verdi di una vegetazione selvaggia che contornano il mare intorno alla spiaggia, fanno apparire il posto veramente come un piccolo paradiso, un paesaggio inconfondibile che vale un viaggio in Tailandia. La sera passeggiamo tra i locali sorti come fughi sull’istmo di sabbia, anche se lo Tsunami aveva mietuto distruzione ovunque hanno ricostruito tutto molto in fretta e ancora non hanno finito, ovunque c’è un piccolo cantiere. Ci sono locali di ogni tipo, francesi, italiani, giapponesi e i punti internet sono infiniti. Tra le vie ci si sente parte di una piccola comunità, anche se siamo in molti sull’isola capita di incontrarci spesso. Come ogni sera appena cale il buio, (molto preso come in tutti i tropici, qui è già notte fonda alle sette), arriva il solito temporale che è una bella trovata, l’aria si rinfresca e rende la temperatura quasi gradevole.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: