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lavoro pubblicato martedì 19 dicembre 2006
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

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goffredo e la vita di tutti i

di mika. Letto 1082 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quando le cose presero una brutta piega, Goffredo decise di scappare. Lui era un eroe, e su questo niente da discutere, ma non sapeva lottare: le per...

Quando le cose presero una brutta piega, Goffredo decise di scappare. Lui era un eroe, e su questo niente da discutere, ma non sapeva lottare: le peripezie le faceva tutte nella sua testa, i draghi erano nel suo cassetto e le principesse appese al lampadario. Goffredo era eroico quanto pochi perché portava sempre la camicia stirata, la cravatta, i gemelli e i pantaloni di marca,poi parlava bene, aveva lingua mielosa e tagliente,il suo sorriso era dei più accattivanti e bianchevoli di tutto il regno. Ma Goffredo, quando le cose presero una brutta piega, dovette scappare. Il perché è semplice a dirsi: lui meritava una vita migliore, lui meritava un destino di gloria e non poteva sporcare le sue mani nel fango. Ma adesso vi racconterò come andarono i fatti. In un Regno vicinolontano successe che la principessa Lodomilla ebbe un battibecco con l’immagine al suo specchio e quella, al contrario,non lo ebbe con lei.. Alla fine litigarono per chi aveva o non aveva litigato. A Lodomilla piaceva discutere, a lei piaceva farsi del male con le parole che le tornavano indietro e le piaceva perdere le scommesse così da poter piangere come in quei film famosi in cui si piange. Quel giorno piangeva e piangeva talmente tanto che perfino il draghetto di casa, solitamente d’accordo con lei, le dovette dare torto così da causare però un pianto ancora più disperato e soddisfatto. - ma Goffredo dov’è?- si chiese il draghetto. Il principe Goffredo stava giocando a scacchi col gatto ed il gatto perdeva miseramente - Goffredo tu sei proprio un grande eroe- disse il gatto, che aveva una bella coda rossa. Goffredo gonfiò i pettorali e gli addominali, sorridendo al povero micio perdente - Non è importante,la cosa più giusta è che tu adesso legga questo libro.. cioè quel libro..insomma il terzo sulla seconda scaffalatura..o il secondo sulla terza? Il gatto Giacomo lo guardava perplesso mentre indicava a turno le immense costruzioni in legno d’acero contenenti libri. Quando ospitava i suoi amici il Priciperoe diceva sempre, facendoli accomodare sulle poltrone di plexiglass, che tutti quei libri li aveva già letti si e no tre volte, poi sorrideva, tossiva e crocchiava le dita, contemporaneamente gli ospiti annuivano sbadigliavano e fingevano di stupirsi. Tutti sapevano, infatti, che gran parte di quei libri possedevano solo la copertina rigida ma dentro erano vuoti, mangiati dai topi, rosicati fino all’ultimo “e vissero felici e contenti”. Dante, Cicerone, San Tommaso e Byron..tutti divorati e defecati da qualche parte nell’immenso studio e il principe Goffredo li aveva ereditati così com’erano da suo nonno e di libri intonsi e leggibili ce n’erano ben pochi. Certo era che, però, quelli, Goffredo li aveva letti e riletti e li sapeva quasi a memoria: la collezione intera di Piccoli Brividi, le favole dei fratelli Grimm, Cime Tempestose, tre uomini in Barca, Otello-romeo e Giulietta- macbeth(raccolti in un solo tomo), il Corano, Alice nel Paese delle meraviglie e Guerra e pace. Dell’ultimo si era innamorato in adolescenza e fu leggendolo che si rese conto di voler essere un eroe, un grande eroe e così lo diventò. Ritorniamo però alla silente soddisfazione del nostro eroe per la fulminea vittoria su Giacomo, e a Giacomo che muoveva la grossa coda a scatti, aspettando una parola di congedo da Goffredo. La parola non arrivava, arrivò invece un airone viaggiatore che si appollaiò sulla grossa finestra aperta e infilò il becco fra capo e collo di Goffredo, che, soprappensiero, sobbalzò (ma fu un sobbalzo agile e coordinato) - mi scusi signor principe ma arrivano brutte notizie dalla Franconia- sibilò cinguettevole l’airone dal collo lungo e stretto. Ignazio l’airone era noto in tutta la confederazione dei sette regni per la sua puntualità e appunto per il suo collo che pare si facesse massaggiare ogni sera da massaggiatrici cinesi espertissime con oli profumati ed emollienti. Ignazio sorrideva dentro. - E cosa sarebbe?- gracchiò Goffredo, ricomponendosi e afferrando agilmente e possentemente il biglietto che gli era stato poggiato tra la regina e l’alfiere nemico, ormai sconfitto. - La sua principessa promessa sta di nuovo piangendo per motivazioni insulse- Ignazio scosse la testa e con essa dovette ovviamente scuotere (anche se solo in parte) il bel collo bianco e odoroso e Giacomo ne rimase ammaliato. - Ancora? Ancora la mia Lodomilla? Ma quando si stancherà di essere così infantile!- urlò Goffredo con voce baritonale. Si alzò, si diresse verso lo specchio, si guardò di sbieco, si aggiustò il colletto e proferì verbo – dalla mia lodomilla andrò più tardi, adesso mi voglio purgare con un bel succo d’ananas e forse dopo, aver nuotato nel laghetto, la soccorrerò. Ho bisogno di un po’ di svago.- Goffredo ha parlato. Ignazio si ritirò, spiccando il volo graziosamente, Giacomo si accoccolò sulla poltrona in plexiglass e,maledicendo i nuovi materiali ecologici ma freddi, si addormentò. Nel bosco, dietro la grotta, in fondo alla via, a lato dei cespugli di rovi, c’era la casa della strega Rasposa e, accanto alla casa, uno stagno in cui viveva il Gigarospo. Rasposa e Gigarospo erano marito e moglie da ben centosettantasei anni ma avevano deciso di conservare ognuno i suoi spazi, così da non stancarsi l’uno dell’altra perché si sa poi come vanno a finire i matrimoni. La mattina la bella rasposa, appena sveglia, si pettinava i capelli con un pettine d’osso, districava i fitti ricci e poi buttava i capelli caduti e spezzati dalla finestra, lì dove si accumulavano nei giorni estivi per poi essere raccolti appena il freddo si fosse fatto sentire e con lui il bisogno di coprirsi. Gigarospo amava l’uncinetto e, usando i forti e rossi capelli della moglie, riusciva a ricavane sempre belle e calde copertine per se e per i suoi. Insomma: la loro era una bella famiglia, felice ed equilibrata, se non fosse che Gigarospo non riusciva e non riusciva a concepire girino alcuno..e dire che ci avevano provato eccome! In tutti i modi, perfino con formule magiche e pozioni ma niente, la pancia di Giga rimaneva la stessa bella gonfia verde e vuota pancia di sempre. Quella sera, come tutte le sere, Rasposa si mise sulla sua sedia a dondolo scricchiolante a suonare la chitarra e ad intonare canzoni da bar, accanto Gigarospo canticchiava “senza molto applicarsi” a detta sua, un’affermazione mai vera: gorgheggiava come un usignolo o come pavarotti durante le prime all’opera.. quella sera la luna era piena e a Rasposa andava di fare l’amore ma anche di danzare nuda attorno ad un palo con le sue amiche ma era da woodstock che non le vedeva - chissà che fine avranno fatto..- borbottò - chi, cara?- le chiese gentile Gigarospo che, vedendola triste, si preoccupava sempre - oh niente..le mie amiche di un tempo..a volte mi mancano..- a queste parole gigarospo gracchiò di dolore e tristezza: non avrebbe mai voluto vedere la sua adorata sposa così triste e la cosa non accadeva dai tempi del loro fidanzamento, da quando lui le aveva chiesto un po’ di tempo per riflettere. Decise dunque, da bravo marito innamorato, di fare del suo meglio per renderla felice. Goffredo di Burlonia, figlio di Malfazio terzo e nipote di Egidio dodicesimo, aveva un grande amico ed era una grossa e grassa quercia ad un miglio dal castello. La quercia si affacciava sul laghetto e lì dentro si specchiava, tra i pesciolini he sembravano sguazzarle tra i rami, le ranocchie, le zanzare, le Il nosto eroe arrivò a cavallo e, ansimando, vi scese - Norberto!- urlò – Norberto!- - Ehi, ehi con calma..- rispose l’albero, scuotendo le foglie – certo non mi muovo di qui Goffredo scosse la capigliatura folta e si avvicinò al suo amico albero - Norberto, caro amico, temo che con Lodomilla non ci sia più nulla da fare- Questo discorso l’albero lo sentiva almeno una volta al mese ed era sempre la stessa sotria: Lodomilla era lamentosa, acida, distaccata e Goffredo non poteva avere accanto a sé una donna che non riusciva nemmeno per errore a fargli un complimento o una gentilezza. E poi piangeva, piangeva sempre - quando ti deciderai a lasciarla?- gli chiese allora l’albero, come gli chiedeva ogni volta. Sedendosi Goffredo scosse la testa. L’erba era morbida e curata, gli scoiattoli grigi scesero correndo da Norberto e lo solleticarono per controllare che non avesse armi o che, magari, avesse cibo Goffredo scoppiò a ridere tanto il solletico - ciap! Lot! Smettetela! Possibile che non lo riconoscete mai? È il mio amico Goffredo! Su su andate!- allora Ciap e Lot si allontanarono, inseguendosi, verso un ‘altra quercia più in là - sono così stupidi..- aggiunse poi a bassa voce Norberto L’albero voleva bene a Goffredo, gliene aveva sempre voluto, vedeva in lui qualcosa di geniale, originale e bello, qualcosa che lo stesso Goffredo non riusciva a vedere, se non nelle notti di luna calante. In quelle notti al nostro eroe succedevano cose davvero stane..


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