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lavoro pubblicato martedì 5 dicembre 2006
ultima lettura mercoledì 23 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Frontiera

di uNico. Letto 1429 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Nel ventitreesimo secolo la nuova frontiera è lo spazio, e come ogni nuovo territorio di espansione, vede l'arrivo di nuovi pionieri in cerca di un'opportunità: anche Karl ha deciso di raggiungere la Frontiera e cercare di rifarsi una vita... Se volete contattarmi, mandate un'email a: nico140@supereva.it

Capitolo 1

Il viaggio si rivelò più scomodo del previsto: il sistema climatizzatore era difettoso, e per tutto il tragitto Karl fu costretto ad indossare un giaccone pesante per non rischiare d'assiderarsi. D'altronde lui era già abituato ai disagi, per cui non ne fece un grosso problema. Entro un'ora sarebbe atterrato e si sarebbe cercato fin da subito un nuovo lavoro adatto alle sue capacità. Ogni tanto ripensava con rammarico al vecchio impiego ma le prospettive che offriva la frontiera a quei tempi erano troppo allettanti per lasciarsele sfuggire!
Da quando il Governo aveva indetto il programma d'insediamento per i nuovi coloni, si sarebbero aperte nuove opportunità d arricchirsi: nuove fattorie e città nascevano un po' ovunque sui pianeti del cosmo più profondo pronte ad offrire mille preziose occasioni a chiunque avesse avuto il coraggio d'avventurarvisi.
Karl non poteva che gettarsi nella mischia, lui che amava la competizione, col rischio di venire assaliti da bellicose tribù d'indigeni pronti a massacrare qualunque intruso che oltrepassasse la barriera.
Scese dalla navetta tutto intorpidito apprezzando la mite aria climatizzata dell'astroporto e si sentì molto meglio! Lo spettacolo che gli si offrì agli occhi una volta entrato nella stazione d transito lo colpì molto: migliaia d persone come impazzite che si affrettavano a raggiungere chissà quale destinazione; c'erano minatori, famiglie d contadini, pronti a sputare il sangue su quelle fertili terre selvagge non ancora assegnate per renderle produttive e rifarsi una vita: ormai la cara vecchia - e sovraffollata - Terra era lontana, e chi arrivava su Lakatt -compreso Karl - doveva rimboccarsi le maniche e darci dentro, anche perché quello era uno dei pochi pianeti ancora scarsamente abitati dal genere umano e d spazioce n'era a volontà. Karl nn aveva idea su come raggiungere la sua meta, WildBourg, e chiese ad un passante: -Scusi, sa come posso arrivare a WildBourg?
 L'altro rispose bruscamente: -Levati dai piedi, amico! e tirò dritto prima che Karl potesse ribattere; ma lui nn si scompose più di tanto, quindi appena fuori dall'atrio cercò uno sportello informativo; s'avvicinò ad un box occupato da rossa e chiese con garbo: -Buongiorno, vorrei sapere come fare... -Un momento, prego.
Karl attese un minuto prima che la ragazza si liberasse dal suo tele-interlocutore: -Prego, diceva? -Ecco - cominciò Karl - dovrei raggiungere Wildbourg, e vorrei sapere se ci sono mezzi... 
Si accorse che la ragazza lo fissava con un'espressione di incredulità: -WildBourg? -Certo: non ci sente bene? 
La ragazza continuò a fissarlo: -Come vuole, sono fatti suoi. Allora: per raggiungere quel luogo deve prendere il corazzato N°011 per Fort Tomaha. Parte tra... 8 cronocicli: può ritirare  il suo bagaglio nell'ala Ovest. Buona permanenza su Lakatt; spero di rivederla ancora vivo... Karl non comprese il perché di quel singolare saluto, e non ci diede peso.
Ritirati i bagagli, Karl si recò verso la stazione per prendere un turbotreno che lo portasse in città. L'uomo fremeva dalla voglia d poter ammirare l'esterno, anche se solo attraverso i monitor, ma proprio allora era in onda il notiziario governativo con una notizia d politica: il senatore Jan Gwoner era stato nominato segretario alla difesa, per prendere il posto d Charle Milcom, silurato a causa d un recente scandalo che coinvolgeva la marina cosmica nei suoi più alti gradi. A Karl non erano mai interessate le magagne che combinavano i "rappresentanti del popolo" e non avrebbe certo cominciato proprio allora, per cui proseguì oltre alla ricerca del suo turbotreno [T-Train - N.d.A.].
"Avvertiamo i signori passeggeri del corazzato 011 per Forte Tomaha che il convoglio partirà dal binario n°7 fra 3 cronocicli, per tanto vi preghiamo per coloro che non avessero ancora provveduto, di volersi munire dell'apposito biglietto alle casse poste nell'atrio o presso un qualsiasi distributore automatico: grazie per l'attenzione, e buona permanenza su Lakatt!"
-- E diamoci una mossa! -- Karl si affrettò a raggiungere la stazione, facendosi faticosamente largo tra la folla: -- Non credevo affatto che ci fosse tutta questa ressa; a quanto pare di questi tempi ci sono molti arrivi... -- 
Karl acquistò il biglietto e si sorprese quando, non appena ebbe pronunciata la sua destinazione al robo-distributore, tutti i presenti lo fissarono, a sentì per un minuto il loro sguardo allibito che lo seguiva...
La città d WildBourg, un avamposto coloniale posto nel bel mezzo delle Terre Selvagge, non era grande, tanto meno la sua stazione, e infatti Karl fu l'unico passeggero tra quei pochi rimasti a bordo, a scendere laggiù. Solo all'esterno poté ammirare il singolare cielo violaceo d quello strano pianeta: il,T-train non aveva finestrini, per guardare 'esterno, quindi avrebbe dovuto necessariamente attendere il mattino seguente per godersi quella natura aliena, l'essenza stessa dell'esotico!
Quel pianeta era una novità assoluta per karl, che non era mai spinto oltre il sistema solare; l'inizio di una nuova vita! Doveva prenotare una stanza e da lì fare un annuncio on-line: non sarebbe stato facile, ma se le sue informazioni erano ancora valide, ce l'avrebbe fatta comunque. All'esterno della stazione l'aria era densa d'umidità, e pioveva leggermente col pallido sole che si sforzava di rendere meno triste l'aria; non c'erano taxi, nel pareggio, e a Karl non piacque: -- A quest'ora non dovrebbero avere clienti... forse posso chiamarli da un chiosco — Karl si guardò attorno, poi notò una specie di distributore incassato nella parete della stazione, e risollevato si avvicinò per chiamare una vettura; questa giunse pochi minuti dopo, era una automatica pilotabile: ~ Buon giorno, signore; X8 è a vostra completa disposizione: se avete dei bagagli potete caricarli nel portello posteriore: confermate l'ordine? -Si, apri pure Rispose Karl e il portello s'aprì silenziosamente. Karl prese posto nella vettura, e accedette al terminale di bordo; entrò nel menu “Servizi>Alberghi” e dopo aver consultato le varie tariffe, scese l'Hotel Agamennon, nei pressi del centro; non era certo il massimo come comodità, ma per una notte sola si sarebbe accontentato: a Karl interessava solo un accesso funzionante alla rete!
~ Vuole guidare lei, Signore? Chiese gentilmente la macchina. -No; preferisco rilassarmi un po'.
 Il mezzo si mise in moto, e Karl si lasciò andare. Un quarto d'ora più tardi però, l'uomo si accorse che l'auto non si stava dirigendo affatto a destinazione, e tentò di farlo notare anche alla A.I., senza ottenere alcuna risposta: -Allora, amico, dove mi stai portando?! Rispondi, maledetto! La macchina rispose tranquillamente: ~Siamo quasi arrivati, AMICO!
Karl s'irritò e contemporaneamente fu preso dal panico dalla strana espressione: -Passami i comandi manuali!
Di colpo la macchina annunciò: ~ Siamo arrivati, Signore...
Sempre più preoccupato Karl si guardò attorno, e capì che di sicuro non era davanti all'albergo! Tutt'intorno del fumo toglieva tutta la visibilità, e Karl bestemmiò contro quel pianeta, impotente dentro quella scatoletta di metallo: poi in quella nebbia innaturale s'intravidero delle ombre minacciose...


Capitolo 2

Le ombre si muovevano a caso, ma era evidente che chiunque ci fosse la fuori non era bene intenzionato! Nonostante Karl sapesse di correre un grave pericolo, cercava di mantenere il sangue freddo necessario a pensare ad una soluzione: -- Se almeno avessi un'arma, invece mi tocca subire impotente come un bambino!
Ad un tratto la portiera s'aprì, e fu allora che Karl si rese conto di non avere alcuna possibilità, quindi cercò almeno di ritardare l'inevitabile: -NON SPARATE, VI PREGO!
Una voce metallica rispose all'appello disperato dell'uomo: -Esci lentamente dal taxi, amico, e non tentare scherzi, mi sono spiegato? -Non sono uno stupido: sto uscendo; mi raccomando, eh?! 
 Karl non riusciva a distinguere le figure nella nebbia, e questo forse gli avrebbe salvatola vita!
-Apri il bagagliaio e tira fuori tutto quello che hai: non lasciare nulla a bordo, o ti fulmino! -D'accordo. 
Karl sentiva il sangue ribollirgli per quanto stava accadendo, ma sapeva che poteva solo obbedire agli ordini e basta! La sensazione di avere un'arma a microonde addosso era sempre orribile, per quanto lui vi fosse abituato, ma i ricordi della guerra riaffioravano ad ogni più insignificante occasione, e questo lo faceva ancor più imbestialire. 
Appena ebbe scaricato tutto, la fastidiosa voce metallica tornò a  farsi sentire: -Allora amico, adesso risali in macchina...
 Quell'ordine stupì Karl: non riusciva a credere che lo lasciassero andare, ma pensandoci bene il motivo era ovvio: lui non sarebbe mai stato in grado di riconoscere i suoi assalitori, neppure dalla voce che sicuramente era camuffata da un sintetizzatore vocale a filtro. Karl tirò un mezzo sospiro di sollievo, ma rimase all'erta per qualsiasi eventualità; risalì a bordo del taxi, ma prima che potesse chiudere la portiera avvertì un acuto dolore alla base del collo e alla nuca, e poi più nulla!

Si ritrovò riverso per terra, senza riuscire a muovere un solo muscolo o una benché minima idea del luogo dove si trovasse, ma capì che era al chiuso, perché poteva sentire distante il rumore della pioggia e ciò lo confortò un poco. La stanza dove si trovava era buia e silenziosa, doveva essere perciò solo; il torpore intanto andava sciogliendosi e pian piano il “sonno” allentava la presa sul suo cervello, e infatti riuscì ad aprire la mano, prima lentamente, poi agevolmente. Il tempo passò ozioso, e Karl riuscì a riprendere il pieno controllo del suo fisico, alleviandone la sofferenza e riacquistando piena lucidità. Il problema era sapere se fosse al sicuro, o se magari dopo la rapina i malviventi non lo avessero abbandonato in qualche buco irraggiungibile da chicchessia!
Al primo tentativo di rialzarsi sentì la testa girargli, ma fu solo un momento e ci riprovò subito, riuscendo a riprendere la posizione eretta; cominciò a guardarsi attorno con attenzione, ma il buio era troppo denso, e Karl dovette procedere a tentoni fin quando non trovò la “porta” e uscì in un corridoio maggiormente illuminato, e qui poteva almeno intravedere sulla destra delle finestre rotte che davano all'esterno, su una distesa erbosa che si perdeva a vista d'occhio con un appena accennata ondulazione in lontananza. -- Dove diavolo sono capitato? Non mi sembrava d'essere uscito dalla città quando mi hanno assalito: come si spiega tutto questo: sono stato rapito, forse? Proprio non appena questa domanda ebbe finito di formularsi nella mente confusa del mandriano, una luce accecante invase l'ambiente, e una nuova sconosciuta voce si fece sentire: -Fermo dove sei, amico, ti tengo sotto tiro, sai?
Karl schermò i suoi occhi abituati ancora al buio, e cercò di comunicare con lo sconosciuto: -Non spari, per favore: son disarmato! -Vieni avanti lentamente, e tieni bene in vista quelle tue luride mani! 
Karl avanzò imprecando contro se stesso, autoqualificandosi come grandissimo idiota: -- ... ma come m'è saltato in ente di venire fin quaggiù!? E' già la seconda volta che mi viene puntata un'arma addosso: non lo sopporto più! --
-Resta lì: dimmi chi sei e da dove vieni! Avanti, non farmi spazientire!
-Posso spiegarle ogni cosa: sono appena arrivato... e stato rapinato, anche!
Ma la voce rispose con un tono sprezzante: -Come no! Vallo a raccontare a qualcuno più imbecille di te! Dimmi la verità o t'ammazzo!
Karl non si fece intimidire dalle minacce: -Siete tutti pazzi su questo pianeta!? Voglio parlare con la polizia di WildBurg, immediatamente!
Ci furono alcuni secondi di silenzio, poi la voce prese un tono di scherno: -Allora è prorpio vero che sei un extramundi! Tutti a WildBurg sanno che la polizia se ne sta alla larga da quella schifosa città! E devi essere davvero scemo per essere venuto fin qui in questo periodo!
La risata era come un pugno allo stomaco dell'orgoglio di Karl, che tentò di giustificarsi: -Sono venuto su Lakatt per lavorare, non per farmi prendere in giro dal primo che incontro!
Una figura emerse dal buio, un vecchio dall'aria sveglia e il sorriso sdentato che fece aumentare  il disappunto del mandriano: -Dai, abbassa quelle mani! Benvenuto su questo modesto pianeta a nome del governo locale! Io sono Jimmy “Lone” Prospain, ma qui mi chiamano semplicemente Lone, e sono proprietario di questa splendida fattoria! 
Karl osservò perplesso il vecchio: -Siamo in una fattoria!? A me sembra solo un ammasso di rovine, caro Jimmy Lone!
Il vecchio puntò la sua arma contro Karl, che rimase impassibile: -Non ne capisco molto di armi, ma a me sembra che questa in particolare sia scarica!
-Beh, ma prima non lo sapevi, vero? E comunque posso sempre sbattertela in testa!
-Va bene, va bene; non agitarti o potrebbe venirti un collasso! Cambiando argomento, io vorrei tornare in città per cercare un lavoro: avresti un qualche mezzo da prestarmi?
-Oh, ma non c'è bisogno che tu ti sbatta per chissà quanto per questo: ho io un lavoro che potrebbe interessarti! Poco distante da qui c'è una fattoria... -Se è come questa, risparmiami il favore! -Sfotti pure! No, quella è ancora operativa, in fondo ha solo 15 anni di attività alle spalle; ci ho lavorato per 9 anni come guardiano e il proprietario è una gran brava persona: questa fattoria me l'ha regalata proprio lui, sai? Se dici che ti ho mandato io, puoi stare tranquillo che trpverai subito lavoro! Raccontagli quello che è successo qui, ci crederanno! Ci vorranno tre giorni a piedi fino alla fattoria; ti darò una mappa e dei viveri: armi come purtroppo sai non ne ho, ma è tutto quel che posso fare per te!
-Grazie, vecchio; me ne ricorderò!    


Capitolo 3
Karl partì il mattino seguente alla volta della fattoria dei Sorgentes, una potente famiglia originaria dell'Europa Occidentale che aveva raggiunto Lakatt 30 anni prima in seguito al terzo programma di colonizzazione del pianeta: era gente che contava molto da quelle parti, a quanto gli aveva assicurato il vecchio, ma non sapeva ancora come lo avrebbero accolto, in fondo lui era sconosciuto a chiunque sul pianeta.
Comunque sia Karl si mise in viaggio deciso a raggiungere quella fattoria che ora più che mai rappresentava la sua unica possibilità: nel frattempo ammirava il paesaggio alieno, un po' deluso dalla quasi assoluta piattezza del territorio, che non presentava una folta vegetazione, eccetto per quei bassi cespugli dalle foglie ingiallite e senza fiori. --Il tempo è pessimo, scommetto che piove quasi tutto l'anno.-- 
Karl cominciava a detestare quel clima e non vedeva l'ora di raggiungere la fattoria dei Sorgentes per mangiare qualcosa di caldo e soprattutto starsene al coperto; aveva ancora due giorni abbondanti di cammino davanti a se senza conoscere i pericoli che potessero celarsi in quella zona, perciò si teneva pronto a tutto anche se non aveva armi con se. Ogni tanto col binocolo cercava di scorgere una costruzione o un riparo dove accendere un fuoco, ma la ricerca risultava vana e così Karl dovette arrangiarsi a dormire all'aperto, esposto alle intemperie.
Ovunque si volgesse lo sguardo trovava solo la monotonia di quel terreno ondulato fino all'orizzonte quasi spoglio e questo lo irritava ancor più; fu solo grazie alla sua determinazione se riuscì a superare quella situazione ed arrivare al giorno seguente. Fu fortunato a incontrare solo mandrie di qualche strana ed innoqua creatura che abitavano in quella zona: --Chissà quanto mi pagherebbero per un esemplare di quelli più grossi!--, pensava Karl osservandoli mentre correvano o pascolavano tranquilli, inconsapevoli della presenza di quell'intruso venuto da lontano.
Il mattino seguente Karl scrutava lo sconfinato territorio con la solita speranza di trovare riparo dall'incessante pioggia, quando uno strano verso ttirò la sua attenzione: era una di quelle creature da pascolo che veniva assalito da un paio di probabili predatori simili a ragni giganti dotati di artigli che gli si erano attaccati sui fianchi e stavano affondando i colpi con una straordinaria violenza! Karl era inorridito da quello spettacolo ed in particolare per l'aspetto mostruoso dei due assalitori, e proseguì la sua marcia pregando di non trovarsene mai uno di fronte! Per tutto il mattino l'uomo si guardò attorno con maggiore circospezione, e non avendo un riparo dove eventualmente rifugiarsi, cominciava ad innervosirsi.
--Sta' calmo, Karl; cerca di non pensarci e aumenta il passo!
L'uomo cominciava a dubitaredi riuscire ad arrivare alla fattoria, anche se non gli restava altro da fare che andare sempre avanti - sempre ammesso ovviamente che non avesse sbagliato direzione, perchè allora non sarebbe giunto né alla fattoria né in alcun altro posto!
Controllava costantemente la sua posizione col GPS e il segnale disturbato dalla coltre di nubi impediva un'accuratezza attendibile, con la conseguenza di non poter sapere neppure con esattezza la posizione della fattoria; --Se solo avessi un trasmettitore... Invece sono qui lontano kilometri da qualsiasi avamposto civilizzato!--
La solitudine era stata sempre una delle più fedeli compagne di viaggio di quell'uomo che aveva vissuto anche per mesi su certi pianeti isolato dal resto dell'umanità; era solo la sua determinazione a farlo proseguire oltre alla voglia di uscire da quel'ambiente ostile; in più le nubi cominciavano ad assumere un aspetto minaccioso, come se qualcosa di terribile stesse per scatenarsi, e questo non piacque a Karl.
Passò anche quel giorno e come giunse la notte le cose peggiorarono: si era appena steso nella speranza di riuscire a dormire, quando il vento crescente gli portò alle orecchie una specie di lamento, che sembrava avvicinarglisi: --Ma beene! Adesso ho anche le allucinazioni!-- L'uomo volse lo sguardo in direzione della voce che sembrava chiamarlo per nome! Subito fu investito da una sferzata d'acqua che gli impedì di vedere qualcosa, segno che la tempesta stava per scatenarsi - e lui non aveva modo di ripararsi! --Qui le cose si mettono senza dubbio malissimo!
L'assordante ed insopportabile boato dei fulmini avrebbe sovrastato qualsiasi rumore, ed era quasi impossibile orientarsi con tutta l'acqua sollevata dal vento che quasi facva perdere l'equilibrio reso già precario dal vento che viaggiava a circa cento km orari! In quelle condizioni non poteva certo sperare di raggiungere la fattoria, ci sarebbe voluto un miracolo... Vagò alla cieca per ore sotto il continuo martellamento della pioggia, e infine cadde per terra completamente sfinito, perdendo anche i sensi. 
Si risvegliò con una febbre terribile, e a fatica riuscì a rialzarsi in piedi, ma gli sembrò subito di trovarsi a bordo di una centrifuga impazzita e ritornò a mangiare il fango. --Se mi fermo sono perduto! Non posso proprio ora! 
Con uno sforzo immane si mise in ginocchio chiudendo gli occhi per non subire un'altro attacco di nausea, e consultò subito il suo biochip diagnostico trovando conferma alle sue preoccupazioni: prese il kit medico dallo zaino trovando solo garze e pomate per le ferite, nulla che potesse alleviare lo stato penoso in cui versava. Fu quella la prima volta che la sua determinazione vacillò, ma più a causa della febbre che per disperazione. Lentamente arrancò sul terreno per qualche minuto, poi fu vinto dalla stanchezza e crollò nuovamente a terra; si voltò a guardare il cielo e solo allora si accorse che un pallido sole lo illuminava, lo stesso che lo aveva accolto qualche giorno prima a chissà quale distanza da quel posto sperduto. --Però ne ho fatta, di strada! 
Trovò la forza di ridere, un lusso che non si concedeva da parecchi mesi in là. Un attimo dopo la testa ricominciò a vorticare fin quasi a far vomitare il povero Karl. Ad un certo punto si fece risentire persino quel lamento che il giorno prima aveva preannunciato la tempesta, ma stavolta lo sentiva lontano, come un pianto di morte. --Ora ne sono sicuro: sto impazzendo!--, pensò il febbricitante Karl, che aveva almeno quell'attenuante. Il fenomeno come la prima volta durò per pochi secondi, poi si dileguò. --Speriamo che smetta: non voglio morire da pazzo! Forse farei meglio a lasciare perdere tutto, e lasciarmi morire... tanto sono sulla strada giusta... per l'aldilà...
La vista del cielo lo stava quasi ipnotizzando, non sentiva più forza nelle sue membra, mentre la vista gli si offuscava; in quelle condizioni non poteva certo proseguire e allora si limitò ad attendere la fine ammirando il rapido avvicendarsi di nubi ke non lasciavano neppure intravvedere il colore di quell'alieno e dinquieto cielo, in netto contrasto con la calma rassegnazione dell'uomo moribondo.
Quello stato di cose fu interrotto bruscamente nel pomeriggio quando Karl si accorse che quella strana voce lo kiamava per nome: -Karl, dove sei? Torna in casa, ti prego!
L'uomo riconobbe immediatamente quella voce che non sentiva da quasi quindici anni e lacrime cariche di nostalgia riscaldarono il viso dell'uomo. Karl vide la foschia che aleggiava nell'aria assumere una forma vagamente umana che si gli avvicinò; la figura gli era familiare nonostante fosse poco più di un bagliore distinguibile dalla nebbia circostante: -Avanti karl, torna in casa o ti buscherai un altro malanno: guardati come sei bagnato fradicio. Vieni con me per riscaldarti davanti ad un bel fuoco...
Lo spettro si allontanò finchè scomparve nella nebbia. Karl riuscì con grande sforzo a sollevare il braccio omai addormentato: -kathrina, non lasciarmi qui da solo! Ormai Kathrina era tronata nei meandri della sua memoria, troppo lontana perchè potesse sentirlo.
Le cose peggiorarono quando una seconda voce fece sentire la sua presenza e riportò a galla un altro ricordo: -Ehi, ragazzo! Sei pronto a lasciare il mondo dei vivi?!
      Al solo sentire il suono sgradevole di quella voce Karl non potè evitare il crescere della rabbia e facendolo sentire anche peggio; aveva riconosciuto in essa quella del gran bastardo che fu il suo padre adottivo e che rispondeva al nome mai troppo dannato di Scott Drewson, un trafficante di organi sia biologici che artificiali e protesi biomeccanche senza scrupoli. Karl credeva di averne rimosso il ricordo dalla sua memoria ma evidentemente si sbagliava ala grande! -Preparati a raggiungermi per farmi compagnia all'inferno, figliolo: ci sono tanti amici qui sotto!
      -Ciao Logan, ti godi l'aria fresca di Lakatt? Ti stiamo tutti aspettando! Ti ricordi di me, vero Logan?
      -Come potrei scordare te e quegli altri bastardi dei tuoi compari? Non illudetevi però perché dovrete aspettare per molto tempo prima ke mi unisca a voi! Inaspettatamente Karl aveva riacquistato la voglia di vivere in quanto nn apprezzava la prospettiva di godere della compagnia infernale di tutti quegli assassini, ladri e criminali che aveva ucciso o consegnato al boia.
      Numerose ombre si stavano accalcando vicino al corpo dell'uomo ke incominciava a perdere la pazienza: -Andtae via, bastardi: nn mi avrete mai! SPARITE! Solo allora le ombre cominciarono a dileguarsi anche se ognuna rideva per il piacere che provavano nel vedere Karl in quelle condizioni; solo "Drewson" disse un'ultima frase: "Noi ti aspetteremo: abbiamo tutto il tempo che vogliamo!" E anche lui svanì nella foschia... 
      --Finalmente! Non li sopportavo! Adesso devo riuscire a riprendere le forze necessarie a rialzarmi e metteri al coperto prima che... Solo in quell'istante si accorse del tempo che era passato e il tramonto appena conclusosi. --Accidenti: è già buio! Devo sbrigarmi...
Karl si sforzò molto e alla fine riuscì ad infilarsi nel sacco di ricovero. Prima di addormentarsi l'uomo consultò i dati fornitigli dal chip diagnostico scoprendo le sue condizioni essere migliorate notevolmente; riuscì ad addrmentarsi un pò più tranquillo due ore dopo anche a causa dell'estenuante clima caldo-umido. Non poteva certo intuire l'incombente minaccia che gli si avvicinaza rapida e silenziosa come un gas velenoso in una stanza chiusa nella quale le vittime stiano assaporando il loro ultimo sonno in cui sono destinati a rimanere definitivamente.
L'uomo si rigirava nel suo giaciglio per via del noto problema, quando qualcosa lo avvertì che stava per morire! C'era una sorta di strana eccitazione nel'aria simile ad una famelica frenesia di uccidere!
Al suo imprvviso risveglio Karl si ritrovò attorniato da una decina o forse più di quegli spaventosi esseri incontrati ed evitati poco tempo prima mentre attaccavano un erbivoro alieno; adesso erano lì, lo avevano raggiunto ed erano in quel momento a pochi passi da Karl che emettevano versi assurdi simili a sadiche risate e tenevano puntati contro l'uomo i loro enormi "artigli", rimanendo forse in attesa di qualche mossa di ciò che per loro era una nuova tipologia di preda, in modo da giustificare il successivo ed inevitabile inseguimento.
--Magari, se resto immobile andranno via... Sperò Karl mentre essi continuavano a ridersela allegramente: --Ma guarda questi... Intanto Karl continuava a restarsene immobile nel suo giaciglio, e dopo un tempo come infinito le creature iniziarono lentamente ad avvicinarsi, insoddisfatte del comportamento della preda, sempre coi loro artigli puntati contro l'uomo. 
Durante questa fase, sotto lo sguardo incredulo di Karl le creature iniziarono a cambiare il loro aspetto: dove prima vi era la testa era comparsa una forma anatomicamente umanoide simile ad un busto e alla sommità di esso una testa umana mascherata! Karl era impallidito a quella vista: --Non... non può essere vero! Questo è un fottutissimo incubo!
Come se non bastasse un'altra tempesta era in arrivo, preannunciata da assordanti fulmini che riempivano l'aria di sinistri bagliori che conferivano alle creature delle sfumature inquietanti. Proprio allora una delle creature si avventò sull'uomo che non potè evitare di venire afferrato e sollevato per aria pronto per essere divorato; Karl urlò al cielo la sua impotente disperazione e come se qualcuno da lassù avesse accolto la sua richiesta d'aiuto, un fulmine colpì la zampa artigliata di quell'immondo essere, il quale emise un verso raggelante di dolore. Il fulmine, tanto vicino da poter essere quasi afferrato, stordì Karle lo mandò per terra dove si risvegliò ansimante e con un gran mal di testa; poi sentì come lontane delle voci: -Si è svegliato, Jont. -Bene: portiamolo a casa, adesso.
karl si voltò incredulo in direzione di quli insoliti suoni vocali e con suo enorme stupore vide che trattavasi non altro che di esseri umani! Eppure ciò che gli fece credere di essere diventato pazzo fu la risposta alla sua ovvia domanda: -Siamo della Fattoria Sorgentes.


Capitolo 4

ANCORA IN FASE DI ELABORAZIONE: ATTENDERE , PREGO.

La termocoperta ke l'avvolgeva dava a Karl una sensazione di pace avvolgente, e dopo giorni passati sotto la pioggia s'addormentò velocemente, e quando giunse alla fattoria venne lasciato a dormire in una stanza. Peer Sorgentes raccomandò ai suoi uomini d lasciar riposare il forestiero fino al suo risveglio. Quando entrò nel salone centrale trovò la sua famiglia - la moglie Lisa e i due figli, Saul e Patric - ke lo fissavano incuriositi: -Allora caro, mi dici ki era quell'uomo?
-Dicci, papà! Ki era quello strano signore?
-Calmi, adesso... E' un forestiero, d sicuro. Era ancora svenuto, e pertanto ne potremo sapere d più solo quando si risveglierà. Ho già avvertito il dottor Darst; arriverà tra un paio d'ore. Per il momento è meglio lasciarlo riposare in tutta tranquillità.
-Aveva una brutta cera, quel poveraccio - fece notare Patric, il primogenito sedicenne.
-A Joshke ha detto d'essere sbarcato quattro giorni fa sul pianeta e di essere stato costretto a lasciare la città. Pare abbia viaggiato sotto il temporale, fino ad ammalarsi.
-Allora è contagioso! Kiese preoccupata la moglie; il suo sguardo tradiva la sua enorme preoccupazione per la presenza di pericolosi germi all'interno dello scudo ambientale.
-L'ho fatto portare in una stanza apposita dell'infermeria; comunque il dottore sarà presto da noi per valutare eventuali riski.
Karl riuscì finalmente a dormire tranquillo, sentendosi completamente al sicuro. Il mattino seguente ricevette visita dal medico della fattoria, ke lo sottopose a vari esami clinici: quello fu il primo ed unico contatto per aqlcuni giorni.
Nel frattempo il Sorgentes cercò di risalire alla sua identità e apprese ke quello sconosciuto aveva raccontato la verità ai suoi soccorritori: il suo nome e relativa skeda d'identità figurava nelle liste dei nuovi arrivi; eppure stentava a credere ke avesse percorso tutti quei kilometri all'esterno: il pianeta era ancora molto selvaggio anche da quella parte della Frontiera e nessuno era tanto folle da viaggiare a piedi col pericolo incombente di attacki dai "Fregh", e dagli animali selvaggi.
-Dev'essere un tipo speciale, a quanto pare... La voce del primogenito fece sobbalzare il Sorgentes, ke si voltò di scatto. 
-Quando sei entrato?! Non t'ho neppure sentito arrivare!
-Eri particolarmente concentrato sul terminale e non volevo disturbarti. Vedo ke il nuovo arrivato ha attirato la tua attenzione: hai scoperto qualcosa d'interessante?
-Sembrerebbe un tipo a posto, ma non si può mai dire, oggigiorno: c sono troppi criminali in fuga dalla Repubblica, ke qui possono nascondersi facilmente. Quell'uomo potrebbe essere anche un serial killer, per quanto ne sappiamo; stavo consultando apposta la Rete Criminale...
-Lo terremo d'ockio... -Per adesso possiamo stare tranquilli: rimarrà in quarantena per almeno una settimana. Ora va' a studiare, Patric. 
Karl si riprese velocemente e ricevette la visita del Sig Sorgentes in persona cinque giorni dopo: -Le devo la vita, Mr Sorgentes, e le assicuro ke saprò sdebitarmi...
-Deve ringraziare la sua buona sorte, se ha incontrato Tex e Lyam da quelle parti...   E' a loro ke deve la vita, non certo a me!
-Ha ragione... 
Sorgentes e Karl discussero a lungo, e il fattore cercò di non mettere in allarme l'estraneo, mentre Karl evitò accuratamente di raccontare delle sue allucinazioni durante l'ultima notte passata nella prateria. Il suo racconto lasciò perplesso l'altro, e solo quando accennò all'incontro col veckio Jimmy Lone, Sorgentes si rassicurò del tutto: - Quindi è stato Prospain ad indirizzarla da noi...
-Certo: se conrtollate la mappa, vedrete segnata la posizione della veckia fattoria, dove l'ho incontrato: ha detto ke qui avrei potuto trovare del lavoro con una buona paga.
-Vedrò quello ke posso fare; ora pensi solo a riposare...
Il fattore lasciò Karl alle cure del dottore per pensare bene alla situazione.
A tavola la moglie lo guardò apprensiva, combattuta tra il timore ke provava nei riguardi del nuovo arrivato e la fiducia ke riponeva nel marito: lui fece finta di nulla, e dopo pranzo tornò a consultare la rete.
--Mmh, non risulta ke sia coinvolto in alcun processo federale, e la sua fedina penale è pressokè pulita: solo un paio di arresti per ubriakezza da giovane, e... un momento! Un'accusa di tentato omicidio a 23 anni per l'assassinio di un industriale di Lope: dovrò indagare su quell'uomo...
Sarà meglio controllare anke i registri del lavoro per conoscere i suoi spostamenti recenti.  





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